1. Concetto Pozzati. Da e per Morandi
Quando: 17 gennaio 2026 - 15 marzo 2026
Luogo: Bologna, Casa Morandi
Casa Morandi è la dimora-studio dove Giorgio Morandi ha vissuto e lavorato dal 1933 al 1964. Il carattere di questo luogo è parte integrante di ogni visita: non si tratta di una semplice sede espositiva, ma di un ambiente legato ai tempi e ai gesti quotidiani del lavoro, dove la dimensione domestica e quella dello studio coincidono e dove il rapporto con gli oggetti e con lo spazio è un elemento fondamentale dell'esperienza.
Dentro questo contesto, dal 17 gennaio viene presentata la mostra Concetto Pozzati. Da e per Morandi, curata da Maura Pozzati e realizzata in collaborazione con l'Archivio Concetto Pozzati, che omaggia Concetto Pozzati (Vo', 1935 – Bologna, 2017), tra i protagonisti più attivi della cultura italiana del secondo dopoguerra. Definito «il corsaro della pittura», Pozzati ha costruito un percorso capace di attraversare e mettere in dialogo correnti diverse del Novecento, dagli inizi con esplorazioni attorno al Surrealismo all'Informale, per maturare in un terreno assimilato alla Pop Art. Seguendo un suo personale stile, diventa infatti uno degli esponenti più rappresentanti della Pop Art italiana, intesa non tanto come celebrazione del consumo ma come indagine sul rapporto arte-merce, fino allo spostamento dell'attenzione verso una «critica del guardare e dell'occhio». Pozzati si è distinto anche per il suo intenso impegno didattico e critico. Dal 1967 insegna all'Accademia di Belle Arti di Urbino, che in seguito dirigerà; poi insegna nelle Accademie di Firenze, Venezia e Bologna. Ha partecipato a rassegne internazionali come la Quadriennale di Roma (1959, 1965, 1973, 1974, 1986), l'Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia (1964, 1972, 1982, 2007, 2009, 2013), documenta di Kassel (1964) e le Biennali di San Paolo (1963), Tokyo (1963) e Parigi (1969).
L'idea della mostra a Casa Morandi nasce dal suo legame con il grande pittore e incisore bolognese, su cui Pozzati ha scritto alcuni testi considerati fondamentali, tra cui Il tempo “autre” di Morandi, presentazione della mostra Morandi e il suo tempo (1985–1986), e un ritratto nel diario Concetto Pozzati. Parola d'artista (Corraini, 2007). In queste pagine emerge un rapporto dichiaratamente conflittuale: Morandi è descritto come «un uomo scomodo, che non ho amato e che non amo», mentre la sua pittura è riconosciuta come un «microcosmo irraggiungibile».

Concetto Pozzati, Da e per Giorgio Morandi, 1964 Olio e tempera su tela, 77,5 x 67,5 cm Archivio Concetto Pozzati
La presentazione della mostra prende forma nel titolo Da e per Morandi, scelto da Pozzati per una serie di lavori che testimoniano un dialogo durato oltre quarant'anni con l'opera del maestro, sviluppato attraverso dipinti, testi e riflessioni sul metodo pittorico. Il percorso espositivo si apre con Da e per Giorgio Morandi (1964), realizzato in occasione della partecipazione di Pozzati alla XXXII Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia e a documenta III di Kassel: un'opera che segna la transizione dall'informale organico verso una pittura più oggettuale.
Seguono i lavori del ciclo Restaurazione (1973), in cui rose e nature morte si sovrappongono a incisioni ingrandite di Morandi, come se immagini appartenenti a epoche diverse condividessero lo stesso processo creativo. Nel 1974, con Quattro più quattro. Per Morandi e Dal dizionario della restaurazione: bottiglie confezionate da e per Morandi, la ricerca si spinge oltre, grazie all'inserimento di reperti, fotografie e scritture, in un lavoro di appropriazione e riorganizzazione del passato. In questo contesto, una dichiarazione dell'artista esplicita il metodo: «Appropriazione-citazione-sovrapposizione-organizzazione. Investigazione sul passato. Uso del Passato. Usare è fare. Fare è vivere».
A chiudere la mostra sono presentate alcune carte della serie A casa mia (2007–2008), un nucleo intimo e malinconico in cui gli oggetti domestici diventano presenze affettive e icone della quotidianità familiare. Il confronto con Morandi, qui, torna a coincidere con la dimensione della casa e con la densità dei suoi oggetti: non come citazione ornamentale, ma come terreno di riflessione sul tempo, sul metodo e sulla vita materiale della pittura. Scopri di più.... leggi il resto dell'articolo»
2. Alessandro Moreschini. L'ornamento non è più un delitto
Quando: 17 gennaio 2026 - 22 marzo 2026
Luogo: Bologna, Museo Civico Medievale

Alessandro MoreschiniL'ornamento non è più un delittoVeduta di allestimentoBologna, Museo Civico Medievale, 2026 Courtesy Settore Musei Civici Bologna | Musei Civici d'Arte Antica
Museo Civico Medievale di Bologna è uno dei luoghi storici più significativi del sistema museale cittadino. Ospitato nel complesso quattrocentesco di Palazzo Ghisilardi Fava, il museo conserva collezioni che attraversano il Medioevo europeo, tra sculture, oreficerie, miniature, armi, tessuti e manufatti legati alla dimensione simbolica e rituale degli oggetti.
Dal 17 gennaio il Museo ospita una "incursione" di arte contemporanea con la mostra Alessandro Moreschini. L'ornamento non è più un delitto, a cura di Raffaele Quattrone, realizzata dai Musei Civici d'Arte Antica del Comune di Bologna in collaborazione con Ehiweb e Pasöt.
Alessandro Moreschini, nato a Castel San Pietro Terme nel 1966 e attivo a Bologna dagli anni Novanta, ha costruito una ricerca coerente e riconoscibile, concentrata sul valore dell'ornamento come forma di pensiero e come strumento critico. Lontano tanto dal minimalismo più rigoroso quanto dall'immaginario ipertecnologico, il suo lavoro si sviluppa attraverso superfici meticolosamente lavorate, trame vegetali e pattern decorativi che trasformano gli oggetti e ne ridefiniscono la presenza. Fin dagli esordi, il suo percorso è stato seguito da Renato Barilli, che ne ha riconosciuto precocemente l'originalità, inserendolo nella mostra Officina Italia e individuando nella sua pratica una tensione capace di spostare l'asse della pittura dal rigore hard a una dimensione più sensibile e soft.
Il titolo della mostra riprende una frase di Barilli, pronunciata nel 2020, che diventa qui chiave di lettura dell'intero progetto. L'ornamento, a lungo marginalizzato nella tradizione occidentale come elemento superfluo, viene reinterpretato da Moreschini come gesto etico e come pratica di attenzione, capace di restituire valore alla dimensione affettiva del guardare e alla relazione tra corpo, oggetto e spazio.
Il dialogo con il Museo Civico Medievale si fonda su una consonanza profonda. Le opere contemporanee non si impongono sulle collezioni storiche, ma si inseriscono tra i reperti in modo discreto, stabilendo connessioni visive e simboliche con miniature, ori, oggetti votivi e superfici antiche. Il percorso espositivo si articola in diversi ambienti del museo, accogliendo interventi pensati come presenze integrative, capaci di attivare un confronto silenzioso tra epoche e sensibilità differenti. Scopri di più.
3. Sergia Avveduti. Ombra Custode
Quando: 15 gennaio 2026 - 01 marzo 2026
Luogo: Bologna, Museo Civico d'Arte Industriale

Sergia Avveduti Verso l'occidente, 2025 Stampa lambda su carta fotografica Fuji su dibond, cm 50 x 42 (Jean-Baptiste-Siméon Chardin da La casa di carte,1737-1740, Londra, National Gallery) Stampa lambda su carta fotografica Fuji su dibond, cm 38 x 42 (Jean-Baptiste-Siméon Chardin da La casa di carte, 1735 Parigi, Musée du Louvre) Veduta di allestimento Museo Civico d'Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, Bologna, 2026
Museo Civico d'Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini occupa il piano terra di Palazzo Davia Bargellini, edificio storico nel centro di Bologna tuttora di proprietà della Fondazione Opera Pia Davia Bargellini. Il museo conserva collezioni eterogenee di arti applicate, arredi, dipinti, sculture e oggetti d'uso che documentano la cultura materiale cittadina tra Medioevo ed età moderna.
Dal 15 gennaio il museo ospita la mostra Sergia Avveduti. Ombra Custode, progetto personale dell'artista, a cura di Elena Forin, realizzato in collaborazione con AF Gallery. Sergia Avveduti, nata a Lugo nel 1965 e attiva a Bologna, affianca alla pratica artistica l'insegnamento all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Il suo lavoro si sviluppa attraverso scultura, installazione, fotografia e stampa su materiali diversi, spesso a partire da immagini tratte dalla storia dell'arte, che vengono rielaborate mediante sottrazioni, spostamenti di contesto e interventi puntuali. L'attenzione è rivolta allo spazio, agli oggetti e ai modi in cui il patrimonio visivo del passato può essere ricollocato nel presente.
Il progetto espositivo prende avvio da un elemento preciso delle collezioni permanenti del museo, alcuni ricami realizzati dalle giovani ospiti del Conservatorio delle Putte di Santa Marta, il più antico istituto di educazione femminile di Bologna, fondato nel 1505. Le ragazze, accolte in condizioni di fragilità economica e sociale, vivevano isolate dal mondo esterno e venivano formate all'arte del ricamo, un'attività che univa disciplina, apprendimento e lavoro. I manufatti, spesso copie di dipinti o stampe celebri realizzate in seta a punto pittura, venivano utilizzati come arredi o come quadri tessili e contribuivano alla costruzione di una dote o di un futuro sostentamento.
A partire da questa storia, Avveduti mette in relazione la funzione di conservazione del museo con quella di protezione ed educazione svolta dalle Opere Pie, sottolineando come entrambe si fondino su un'idea di cura esercitata in modo discreto, spesso lontano dalla visibilità. Le opere in mostra, molte delle quali inedite, sono distribuite negli ambienti del museo e comprendono sculture, installazioni, stampe fotografiche e lavori su seta.
Alcuni interventi dialogano direttamente con opere e arredi presenti nelle sale. In Berlina (2025), sotto una carrozza settecentesca decorata con le Virtù Cardinali, l'artista dispone piccoli gruppi di libri che introducono un riferimento esplicito al sapere e alla formazione. In Verso l'occidente (2025), due stampe tratte da dipinti di Chardin vengono collocate sulla parete che ospita Giocatori di dadi di Giuseppe Maria Crespi, stabilendo un confronto tematico basato sull'assenza delle figure, rimosse digitalmente per lasciare emergere gli ambienti.
Il riferimento al lavoro manuale delle putte del Conservatorio emerge in modo diretto nelle sculture in cera Anni tra i secondi (2025), che raffigurano mani impegnate in gesti complessi legati al taglio e alla precisione, e in Il pensiero nell'ombra (2025), dove una mano e una testa di lupo condividono lo stesso supporto, alludendo alla doppia dimensione di protezione e controllo. Scopri di più.
4. Michael E. Smith a Palazzo Bentivoglio
Quando: 30 gennaio 2026 - 26 aprile 2026
Luogo: Bologna, Palazzo Bentivoglio

Palazzo Bentivoglio ospita l'artista statunitense Michael E. Smith
Palazzo Bentivoglio si trova in via del Borgo di San Pietro, nel centro storico di Bologna. L'edificio, di origine rinascimentale, conserva al suo interno ambienti articolati che includono spazi ipogei utilizzati oggi per progetti espositivi contemporanei. Negli ultimi anni il palazzo ha ospitato mostre pensate in stretta relazione con l'architettura, invitando gli artisti a confrontarsi con ambienti non neutri, segnati da funzioni e trasformazioni successive.
Dal 30 gennaio Palazzo Bentivoglio presenta una mostra personale di Michael E. Smith, a cura di Simone Menegoi e Tommaso Pasquali. L'esposizione si sviluppa negli spazi sotterranei del palazzo, che l'artista ha scelto come luogo esclusivo dell'intervento.
Michael E. Smith, nato a Detroit nel 1977, è attivo da oltre vent'anni nel campo della scultura e dell'installazione. La sua pratica si concentra sull'uso di materiali trovati, scarti industriali e oggetti di recupero, impiegati in configurazioni essenziali e spesso ridotte al minimo. Le sue mostre sono concepite come interventi unitari, in cui numero, posizione e qualità degli elementi sono strettamente legati allo spazio che li ospita. Ogni progetto è pensato come irripetibile e costruito a partire da ciò che il luogo rende possibile.
Il lavoro di Smith nasce nel contesto della Detroit postindustriale e mantiene un legame diretto con temi come consumo, abbandono e trasformazione degli oggetti. I materiali utilizzati conservano tracce evidenti del loro uso precedente e vengono presentati senza mediazioni narrative, lasciando che siano la loro presenza fisica e il rapporto con l'ambiente a determinare il senso dell'opera.
Per il progetto a Palazzo Bentivoglio, l'artista si confronta con i sotterranei dell'edificio, ambienti caratterizzati da murature irregolari, variazioni di quota e condizioni luminose controllate. Qui Smith interviene riducendo al minimo gli elementi esposti e lavorando sul rapporto tra oggetti, architettura e luce, in continuità con il suo metodo abituale. I curatori sottolineano come il contatto con questo spazio abbia attivato nell'artista una riflessione più personale, legata anche a una storia familiare finora mai affrontata apertamente nel suo lavoro. Scopri di più.
5. GAP - pubbliCITTÀ> 2026
Quando: 03 febbrario 2026 - 08 febbraio 2026
Luogo: Bologna, Ex chiesa di San Nicolò

Vantees, Nossa Senhora das coisas impossíveis que procuramos em vão, foto di Guglielmo Onofri
Ex chiesa di San Nicolò di San Felice si trova all'incrocio tra via San Felice e via dell'Abbadia ed è ciò che resta di uno dei più antichi complessi monastici della Bologna cristiana. Nel corso dei secoli l'edificio ha subito ampliamenti, rifacimenti e cambi di funzione, fino alle soppressioni ecclesiastiche e alla perdita del ruolo parrocchiale. Dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale è stato definitivamente dismesso come luogo di culto, utilizzato temporaneamente come palestra e poi abbandonato. Oggi si presenta come uno spazio privo di copertura, attraversato dalla vegetazione, in cui facciata, abside, cripta e murature convivono con un grande vuoto centrale, restituendo l'immagine di una rovina urbana ancora in attesa di una destinazione.
In occasione di ART CITY Bologna 2026, dal 3 all'8 febbraio 2026, l'ex chiesa riapre eccezionalmente al pubblico con GAP, mostra a cura di Serendippo in collaborazione con Rione San Nicolò. L'intervento segna la prima riattivazione pubblica temporanea dell'edificio dopo anni di chiusura e si inserisce nel progetto pubbliCITTÀ> 2026, dedicato all'arte contemporanea diffusa nello spazio urbano bolognese.
GAP entra nell'ex chiesa mettendosi in relazione con la sua condizione attuale, fatta di vuoto, incompiutezza e trasformazione, lavorando sul tempo del prima e del durante. La mostra si sviluppa come esperienza temporanea autonoma. Installazioni, performance e interventi visivi sono pensati in relazione diretta allo spazio, alla sua storia e alla condizione di cantiere inteso come stato, più che come passaggio.
La performance Kore precipita di Greta Affanni rielabora la figura mitologica di Kore-Persefone come metafora di passaggio e trasformazione. Attraverso la recitazione di poesie d'artista e l'uso della voce, l'azione performativa abita lo spazio della chiesa mettendo in relazione presente e memoria.
Con Ricochets, Lou Nugues ed Elena Menini utilizzano pietre fluviali provenienti dall'ex edificio come supporti per immagini fotografiche e interventi pittorici. Il lavoro richiama la storia della Bologna delle Acque e si apre alla partecipazione del pubblico, invitato a contribuire a una costruzione collettiva.
Guglielmo Onofri presenta Uscita di emergenza, una cianotipia su plexiglas retroilluminato che trasforma l'immagine della Luna in un segnale simbolico, collocato tra orientamento funzionale e dimensione contemplativa.
In Flow State, Lorenzo Crosti (SATOЯ) realizza un ambiente visivo generativo basato su algoritmi non legati all'intelligenza artificiale. La proiezione evolve attraverso trasformazioni continue e imprevedibili, instaurando un rapporto diretto con il vuoto architettonico dell'ex chiesa.
L'installazione site-specific Nossa Senhora das coisas impossíveis que procuramos em vão di Vantees introduce nello spazio sagome leggere sospese, tratte da fotografie di passanti bolognesi, trasformando l'ex chiesa in un luogo attraversato da presenze silenziose.
Maria Paola Landini presenta Carriole, una serie fotografica dedicata alla carriola come oggetto minimo del cantiere urbano. Le immagini, in dialogo con quelle realizzate dall'artista per le pensiline TPER di Piazza Medaglie d'Oro, riflettono sul cantiere come condizione permanente della città e sul rapporto tra infrastrutture, lavoro e memoria dei luoghi.
Il progetto di installazione e light design, a cura dell'architetto Pierluigi Molteni, interviene sullo spazio senza modificarne la natura di rovina e di luogo in trasformazione, accompagnando la percezione dell'architettura esistente.
Oltre all'ex chiesa di San Nicolò e a Piazza Medaglie d'Oro, pubbliCITTÀ> 2026 comprende una mostra collettiva con tutti gli artisti coinvolti presso 5C Lab, in vicolo de' Facchini 5/C. Scopri di più.
Pubblicato il 21/01/2026 dalla Redazione
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