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Giovanni Segantini: a Bassano del Grappa una grande mostra con capolavori assoluti

E' una grande mostra che vuole restituire a Giovanni Segantini la statura di protagonista assoluto dell'arte europea della seconda metà dell'Ottocento quella proposta al Museo Civico di Bassano del Grappa dal 25 ottobre al 22 febbraio del prossimo anno, realizzata in collaborazione con la Galleria Civica Segantini di Arco e il Museo Segantini di St. Moritz.
di Antonio Giuliani

Giovanni Segantini al Museo Civico di Bassano del Grappa - foto allestimento

Si tratta di un progetto espositivo di assoluto spessore scientifico, a cura di Niccolò D'Agati, presentato con un allestimento molto curato, ideato dall’artista visivo Mustafa Sabbagh, e con quasi cento opere provenienti dai due musei dedicati a Segantini, oltre che da altre importanti collezioni. Una vita e una carriera artistica breve, quella di Giovanni Segantini, morto a Pontresina, in Svizzera, a soli quarantun anni, ma che lo vide già in vita tra gli artisti più acclamati del suo tempo. La mostra ne ricostruisce l’intero percorso artistico: dal periodo di formazione, in cui entra in contatto e si confronta con gli esponenti del Naturalismo lombardo e della Scapigliatura, fino agli ultimi anni trascorsi a Savognin e a Maloja, dove si dedica al simbolismo naturalistico.

L’esposizione si apre con una delle opere più tarde, l’Ultimo autoritratto del 1898, proveniente dalle collezioni del Castello Sforzesco di Milano, per trasmettere subito ai visitatori l’immagine che lo stesso Segantini volle consegnare di sé. Un’immagine di artista che seppe costruire il proprio mito già in vita, alimentando quella figura romantica dell’artista sensibile e solitario, ma che fu in realtà molto abile nell’utilizzare i mezzi di comunicazione del suo tempo – la carta stampata, la fotografia e gli scritti autobiografici. In questo fu un uomo sorprendentemente vicino alla nostra modernità.

Segantini, ultimo autoritratto

Giovanni Segantini, Ultimo autoritratto (dettaglio), 1898 - carboncino, polvere d'oro, gesso bianco su carta - Milano, Castello Sforzesco

Si comprendono così i tratti quasi messianici del suo ultimo autoritratto, in sintonia con l’immagine di artista “vate” che, negli anni Novanta dell’Ottocento, si era ormai consolidata attorno alla figura di Segantini, non solo in Italia ma anche nel Nord Europa.

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Il periodo milanese

Nella prima parte del percorso espositivo, dedicata alle opere milanesi, si riconosce già la grande attenzione che Segantini riserva al tema del colore e della luce, elementi destinati a diventare centrali nella successiva esperienza divisionista. Significativa in tal senso è La falconiera del 1880, messa a confronto con Il falconiere di Tranquillo Cremona: nel dipinto di Segantini emerge in tutta la sua forza la dimensione psicologica che l’artista attribuisce al colore.

Sempre del 1880 è anche lo splendido Ritratto della signora Torelli, importante prestito dal museo di St. Moritz, che all’epoca si fece notare perché il suo stile veniva accostato a quello di Manet, segnando l’inizio della fortuna di Segantini tra i collezionisti.

Segantini a Bassano del Grappa, periodo milanese... leggi il resto dell'articolo»

Giovanni Segantini al Museo Civico di Bassano del Grappa - foto allestimento - al centro: Ritratto della signora Torelli del 1880 

Segue un ampio spazio dedicato al tema della natura morta, uno dei motivi centrali di questo periodo per Segantini. Tra le opere esposte spicca L’oca appesa, proveniente da Zurigo, in cui l’artista riesce a restituire la sensazione tattile del piumaggio dell’animale. Si procede quindi con una serie di lavori collegati alla figura del suo mentore e gallerista Vittore Grubicy de Dragon, provenienti dalla collezione dello stesso Grubicy. La sezione si conclude con il grande Ritratto di Vittore Grubicy de Dragon intento a fumare la pipa, realizzato da Segantini nel 1887, durante il soggiorno a Savognin.

Segantini a Bassano, allestimento, il ritratto di Vittore Grubicy

Giovanni Segantini al Museo Civico di Bassano del Grappa - foto allestimento - a sinistra il Ritratto di Vittore Grubicy de Dragon

Gli anni in Brianza

Un nuovo e importante capitolo biografico e artistico per Segantini è rappresentato dal periodo trascorso in Brianza, tra il 1880 e il 1886. La sezione dedicata si apre con un'opera che non veniva esposta dal 1956, vero capolavoro della concezione naturalista dell'artista, in cui luce e colore sono studiati sul vero: La Ninetta del Verzée. L'opera, conosciuta per lo più in bianco e nero, è stata riproposta al pubblico grazie alla generosità dei proprietari. La natura morta con pesci e granchi qui raffigurata fu dipinta dal vero, come testimonia l'ampio carteggio tra Segantini e Vittore Grubicy, che da Milano organizzava spedizioni in Brianza per procurargli i soggetti. Il titolo è tratto da un componimento del poeta milanese Carlo Porta, che racconta di una pescivendola, la Ninetta appunto, che aveva il suo banco al mercato del Verzée di Milano.

Segantini, La Ninetta del Verzée

Giovanni Segantini, La Ninetta del Verzée, 1880-83, Olio su tela, Torino, collezione privata, Courtesy Armando Audoli

Completano la sezione dedicata al periodo brianteo diverse scene d'interno, in cui Segantini dimostra di guardare alla pittura di genere nord-europea e olandese. Grubicy, che aveva vissuto in Olanda per cinque anni, indirizzò infatti l'artista verso quei modelli pittorici allora molto diffusi. In quegli anni le opere di Segantini ottengono un crescente riconoscimento in quel paese: nel 1883 vince la medaglia d'oro all'Esposizione di Amsterdam con la prima versione dell'Ave Maria a trasbordo, conquistando un importante mercato collezionistico, mentre in Italia il successo era ancora da venire.

Segantini nel contesto europeo: l'influenza di Millet

Nel rapporto di Segantini con la pittura europea è fondamentale il contatto, sempre per tramite del suo mentore, con fotografie e libri dedicati all’opera di Jean-François Millet, molto conosciuto negli ambienti artistici olandesi. Questa conoscenza “a distanza” è testimoniata nella mostra di Bassano da un interessante confronto tra il dipinto di Millet La pastorella con il suo gregge, prestito del Musée d’Orsay, e un soggetto analogo di Segantini, del 1884, intitolato Dopo il temporale. Quest’ultima, esposta al Salon di Parigi, gli valse l’appellativo di “emulo italiano di Millet”, definizione che egli cercò poi di contrastare.

Segantini, allestimento con opera di Millet

Giovanni Segantini al Museo Civico di Bassano del Grappa - foto allestimento - a sinistra: Dopo il temporale del 1884 di Giovanni Segantini - a destra: La pastorella con il suo gregge del 1863 di Jean-François Millet (Museo d'Orsay)

Da Millet, Segantini trae certamente una nuova visione della composizione pittorica, caratterizzata da un tono monumentale della scena che – per usare le parole del curatore Niccolò D’Agati – è “al tempo stesso naturale ma anche mentale”. Seguono poi alcuni notturni, che testimoniano come in questi anni l’artista sia diventato un pittore delle ombre, con la predominanza di tonalità argentee e verdi che esprimono la dimensione emotiva della luce e del colore.

L’attenzione di Segantini al contesto europeo è evidenziata, nella selezione delle opere in mostra, anche da un approfondimento dedicato alla figura del seminatore, soggetto centrale nella poetica di Millet e notoriamente ripreso anche da Van Gogh. Entrambi gli artisti sono messi a confronto con un’opera di Segantini del 1897, concepita come copertina di un almanacco socialista.

Ave Maria a trasbordo: un capolavoro che nasconde un segreto rivelato

Il primo piano della mostra si chiude con un altro assoluto capolavoro del periodo brianteo, l’Ave Maria a trasbordo, oggetto, proprio in occasione di questa mostra, di un approfondito studio diagnostico che ne ha portato alla ridatazione al 1888, come rifacimento sovrapposto a una versione precedente. La prima realizzazione del soggetto, datata 1882 e – come ricordato in precedenza – presentata ad Amsterdam l'anno successivo, si deteriorò a causa della tecnica utilizzata: Segantini aveva infatti impiegato pigmenti organici mescolati con vernici che col tempo si sfaldarono.

Segantini, Ave Maria a trasbordo

Giovanni Segantini al Museo Civico di Bassano del Grappa - foto allestimento - Ave Maria a trasbordo, 1888

Nel 1886, su richiesta di Vittore Grubicy, Segantini la ridipinge; quella versione si trova oggi sotto la pittura visibile. Lo stesso 1886 segna l’avvicinamento dell’artista al Divisionismo, introdotto proprio da Grubicy. L’opera, realizzata in studio, utilizza la tecnica del colore diviso, ma Segantini non ne fu pienamente soddisfatto. Due anni più tardi tornò dunque a intervenire sul dipinto, realizzando la versione definitiva, oggi esposta a Bassano. All’epoca il quadro fu venduto a Londra a un banchiere tedesco, avviandosi a diventare una vera e propria icona dell’arte segantiniana.

Una nuova ricerca della luce nel colore

La mostra prosegue al piano superiore con le opere dal 1886 fino al 1899, presentando la successiva evoluzione della pratica artistica di Segantini, quella della ricerca della luce nel colore, come dimostra l'opera di apertura della sezione "Contrasto di luce" del 1888, che, in apparente contrasto col titolo, propone in primo piano delle pecore. Qui la pittura diventa più materica e dominante sul soggetto, col segno filamentoso caratteristico della fase divisionista, realizzato con colori puri.

In questa sezione, tra i capolavori assoluti, va citato Sole d’autunno del 1887, una delle prime opere realizzate a Savognin. Il dipinto, acquistato appena un anno fa dalla Galleria Segantini di Arco, viene qui esposto per la prima volta in epoca contemporanea accanto a Allo sciogliersi delle nevi, opera dell’anno successivo, come già accadde nel 1888.

Segantini, allestimento, Sole d'autunno

Giovanni Segantini al Museo Civico di Bassano del Grappa - foto allestimento - Sole d'autunno, 1887

Il soggetto rappresentato dai due lavori — un paesaggio — è lo stesso, e ancora una volta i titoli non lo indicano direttamente, ma si concentrano sull’elemento luministico e naturalistico. La vera protagonista, nelle intenzioni di Segantini, è la luce: in Sole d’autunno è quella calda e dorata della stagione, riflessa dal paesaggio e dalla mucca in primo piano. L’opera fu criticata al tempo, poiché ritenuta simile a un arazzo trecentesco, privo di ombre e dai contorni forti.

Per Segantini, ogni punto del quadro assume la stessa importanza nella composizione: tutto emerge su un unico piano, enfatizzato dalla luce resa con pennellate non ancora pienamente divisioniste, ma già materiche e di colore puro, accostate con grande sensibilità cromatica.

Il Divisionismo segantiniano

Sulla parete accanto si entra nel cuore dei grandi capolavori del Divisionismo segantiniano degli anni Novanta, a partire da All’Ovile (1892), straordinario esempio di uno dei soggetti più cari all’artista: gli interni delle stalle. Qui riemergono i temi pastorali della Brianza e quello della maternità, declinata nel confronto tra la dimensione umana e quella animale. Diversamente dalle opere precedenti, però, l’attenzione si concentra ora sull’analisi della luce, che diventa vibrante grazie alla stesura divisa di colori complementari. Il soggetto diviene quasi un pretesto per indagare gli effetti della luce artificiale in un ambiente buio.

Segantini, ritorno dal bosco

Giovanni Segantini, Ritorno dal bosco, 1890. © Segantini Museum St. Moritz - Deposito della Fondazione Otto Fischbacher Giovanni Segantini

Uno spazio particolare è riservato al dipinto scelto come immagine guida della mostra, Ritorno dal bosco, della fine degli anni Ottanta, altro importante prestito del Museo di St. Moritz. Anche in questo caso, come per Ave Maria a trasbordo, le analisi hanno rivelato la presenza di una ristesura su un dipinto precedente del 1888, ritenuto perduto, intitolato Effetto di neve a Savognin. Quest’ultimo, raffigurante due turiste che slittavano tra le nevi del paese, era stato esposto a Londra nello stesso anno, senza però ottenere successo, convincendo Segantini a rielaborarlo nel 1889.

Pur nella distanza tra i due soggetti, l’artista riuscì a conservare molto della composizione originaria, conferendole però una nuova profondità psicologica, nella quale la luce crepuscolare trova corrispondenza nella figura femminile di spalle. L’opera è costruita su una gamma di bianchi e grigi che, in realtà, sono frutto della giustapposizione di toni gialli, azzurri, aranciati e violetti, secondo la logica divisionista. Come sottolinea il curatore Niccolò D’Agati, si tratta della dimostrazione che per Segantini la pittura è espressione di un’idea, in cui ogni colore rappresenta un sentimento, fino a trasfigurare la realtà proposta dal soggetto iniziale.

Il simbolismo naturalistico

L’ultima parte del percorso espositivo è dedicata alla ricerca sul simbolismo naturalistico, ovvero alla capacità di Segantini di trasformare la rappresentazione del reale in un linguaggio simbolico, conferendo alla pittura un valore ideale. Qui è esposto Pascoli di primavera, uno dei capolavori del periodo di Maloja negli anni Novanta: una celebrazione della stagione della rinascita, espressa attraverso il vitalismo del colore e della luce più che dal soggetto stesso, e dalla raffigurazione di un vitellino come emblema del rinnovarsi della vita. Questa forza intrinseca della pittura di Segantini, capace di far esprimere una sua vitalità che va oltre il tema rappresentato, è riconosciuta anche da Vasilij Kandinskij, che nel suo Lo spirituale nell’arte (1911) gli attribuisce un ruolo significativo nella genesi dell’arte astratta.

Segantini a Bassano, La Vanità

Giovanni Segantini al Museo Civico di Bassano del Grappa - foto allestimento - La Vanità, 1887

Tra le opere conclusive della mostra spicca quello che l’artista considerava il suo capolavoro simbolista, La vanità del 1897, proveniente da Zurigo. Anche qui assistiamo a una trasfigurazione del reale: il paesaggio è autentico — la fonte in cui si specchia la figura femminile esiste realmente nei dintorni di Maloja — ma Segantini lo trasforma in una visione mentale. L’artista lavora a lungo a questo dipinto, fin dall’86, per studiare la resa della luce naturale che si riflette sull’erba rugiadosa. Il risultato è un paesaggio che avvolge la scena in primo piano, le cui linee sembrano riprendere e fondere le curve della figura femminile e del dragone, amplificandone il pathos emotivo.

La mostra di Bassano del Grappa restituisce così l’intera parabola creativa e umana di Giovanni Segantini, dimostrando la sua grandezza pittorica in ogni fase della carriera e invitando a rileggere l’ultimo Segantini — quello più celebre — alla luce di un’evoluzione tecnica e interiore che merita di essere riscoperta nella sua completezza.

Con questa esposizione, la città di Bassano del Grappa riafferma il proprio ruolo di polo culturale di riferimento nel Nord-Est, come sottolineato dal sindaco Nicola Finco e dalla direttrice dei Musei Civici Barbara Guidi, che hanno anche annunciato la candidatura della città a Capitale Italiana della Cultura per il 2029.

Il Museo Civico è aperto tutti i giorni, compresi festivi, dalle 10:00 alle 19:00.
Chiuso i martedì, il 25 dicembre e il giorno di Pasqua.


Pubblicato il 25/10/2025

Co-fondatore e attuale editore di Itinerarinellarte.it, oltre che ideatore e editore di Itinerarinelgusto.it, appassionato e collezionista di arte contemporanea, in qualità di fisico si è occupato di indagini micro-climatiche per la conservazione di manufatti artistici ed è tra gli autori di "La tomba di San Pietro: restauro e illuminazione della Necropoli Vaticana". edito da Electa. Dal 2017 coordina l'attività editoriale di questo magazine online e scrive di mostre d'arte moderna e contemporanea e di turismo dell'arte.

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