Il titolo della mostra "Realtà e visione", che comprende 22 dipinti realizzati dal 1939 al 1988 apre a un duplice registro della pittura di Giuseppe Migneco, da una parte l'abnegazione per il lavoro e la dignità delle persone comuni, dall'altra rappresentare il colore così com'è nella realtà. Una capacità introspettiva attraverso il visibile che esalta l'anima più profonda. Un artista che ha saputo associare impegno civile e ricerca estetica mantenendo sempre vivo il legame con le proprie radici siciliane e con la grande tradizione figurativa italiana. Giuseppe Migneco abbondona gli eccessi del passato per proiettarsi in una pittura decisamente accattivante cogliendo l'essenzialità della bellezza idealizzata come quella che Danton chiamava "l'apre veritè". E infatti nelle sue opere c'è molta verità soprattutto contro le asprezze della vita, anche a costo di "maltrattare" il suo stile formale stravolgendo figure e cose per mostrarne tutta la miseria della condizione umana.
Il percorso espositivo, che comprende 22 dipinti realizzati dal 1939 al 1988, muove dal periodo di "Corrente", il movimento milanese di cui Migneco è stato un protagonista, e giunge ai suoi ultimi lavori. Nel dopoguerra l'artista affina il suo gusto per il "realismo sociale" subendo l'influsso dei pittori murari messicani. Un suo ammiratore lo definì "intagliatore di legno che scolpisce col pennello". Tra le tematiche principali, la riflessione sull'uomo, svolta con la maggior crudezza possibile, anche attraverso alcuni emblematici autoritratti (Autoritratto, 1941; Autoritratto con Luca, 1962-63; Autoritratto, 1980-85), cui fa da contrappunto un'idea maestosa della natura, vista come una inesauribile fonte di vita e di energia, nonostante la violenza cui spesso è sottoposta. Il percorso di ricerca artistica come già detto viaggia su due binari paralleli ma spesso intersecati fra loro: realtà e colore. Partendo dall'elemento pittorico, usato come mezzo per esaminare il colore, passa allo studio dello spazio attraverso l'uso di una stratificazione viva ed intensa attraverso i suoi colori sempre forti e vivaci con tratti violenti e netti, le figure dure e coraggiose rendono le sue tele espressione della lotta esistenziale, nel continuo e profondo confronto con l'umanità e con gli eventi che l'assediano, nella coscienza e nella speranza di libertà e di memoria, al di là dell'assurda solitudine dell'esistenza. I segni stratificati attraverso vari materiali nelle sue composizioni riprendono vita con un nuovo significato come ricordi, memorie del mondo naturale e di un tempo passato in continuo colloquio con la storia e con l'ambiente ma soprattutto con la contemporaneità, rifiuti ancora vivi della quotidianità in un suggestivo connubio tra materia e colore dai risvolti spesso anche lucidi e giocosi. Dimensioni fortemente figurative di una emozione che non si accontentano della superficie della tela ma cercano nella sostanza della materia l'essenza vera dell'opera. Variazioni anche minime di spessore ottenute dalla fantasia e all'estro di Micheco che crea sulla superficie una suggestione pittorica a volte impercettibile a volte più sfacciata. D'altronde l'inventiva è ciò che interessa all'artista ed è il valore aggiunto del suo lavoro. Le tele di questa serie sono più gestuali e segniche mentre gli ultimi lavori sono più meditativi e armonici. Si evocano spazi lontani, orizzonti interiori che tracciano la linea del tempo. L'atto creativo viene colto nel momento, unico ed irripetibile, quel gesto, quello strappo, quella macchia di colore non sarà mai uguale a prima e l'intenzione si combina con l'imprevedibilità del risultato. Le opere di Micheco ci esaltano per la loro espressività formale e per la loro capacità tecnica attraverso una visione moderna di fare pittura. L'artista manifesta un universo fantastico nella profondità di colori accesi e vivaci creando figure immaginarie a volte irreali che ci riportano ad una realtà rarefatta con esiti e propositi che ci fanno riflettere sulla condizione dell'umanità del mondo. Inoltre ricercando tra i suoi innumerevoli soggetti tra situazioni bizzarre o stravaganti ci porta a ripensare alle sue impressioni e ai suoi sentimenti caratterizzati dai suoi ricordi affidandosi costantemente alle leggi del sogno interiore. In definitiva una sorta di teatro della vita dove le circostanze a volte angosciose portano l'artista a ripensare ai possibili rimedi e a dare una nuova possibilità di vita a tutti i suoi personaggi. Il dato più significatico di questa poetica risponde ad un'infinità di proposizioni anche autobiografiche, come lo stesso artista afferma: "ho iniziato, senza sapere cosa realmente stavo per fare. Ora mi rendo conto di non poterne più fare a meno. I miei lavori sono dei compiti che eseguo per esprimere la mia libertà, di vita e di speranza in un mondo migliore come le idee dei giovani, messaggi di serenità."
Giuseppe Migneco nasce a Messina nel 1903. Conclusi gli studi classici, si trasferisce a Milano per studiare medicina; per mantenersi realizza illustrazioni per il "Corriere dei piccoli". L'interesse per il panorama artistico italiano e l'amicizia con Beniamino Joppolo, avviata nel '34, lo introduce alla cerchia di artisti del movimento "Corrente", tra cui Treccani, Guttuso, Mattioli, Cassinari, che lo convincono ad abbandonare gli studi per dedicarsi pienamente alla pittura. Attraverso il gruppo avvia la propria carriera espositiva partecipando alla prima esposizione del 1939 alla Permanente di Milano. La pittura di
Migneco è profondamente segnata dalla sua militanza politica e dall'impegno ideologico, che orientarono in modo decisivo le sue scelte espressive: i riferimenti al realismo di Courbet e alle esperienze del postimpressionismo e dell'espressionismo europeo, in particolare Van Gogh, Permeke e Kokoschka, confluiscono in un uso personale del colore e a una figurazione vicina al primitivismo. I soggetti ricorrenti sono tratti dal mondo popolare siciliano: contadini, pescatori, pastori, assumono il valore di icone simboliche di una realtà arcaica e collettiva; temi che diventano il fulcro di una ricerca intensa e originale, capace di coniugare la sperimentazione pittorica di Migneco con il gusto del pubblico. La carriera espositiva di Migneco si sviluppa con continuità a partire dagli anni Quaranta segnandone precocemente il riconoscimento critico. Nel 1940 tiene a Genova la prima doppia personale con Sandro Cerchi alla galleria di Stefano Cairola, presentata in catalogo da Joppolo, che ne sottolinea l'unità tra visione poetica e pittura. Nello stesso periodo partecipa più volte al Premio Bergamo (1940-42) e tiene una seconda personale nel 1941 alla Bottega di Corrente di Milano. Accanto all'attività espositiva, Migneco avvia un'intensa collaborazione con il mondo editoriale, realizzando illustrazioni e copertine per testi letterari, fino a importanti progetti editoriali degli anni Settanta, tra cui volumi dedicati a Montale e alla poesia contadina russa.
Dopo l'interruzione dovuta alla guerra, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, riprende l'attività con nuove mostre personali e collettive all'estero, espone nelle più prestigiose gallerie di Zurigo, Amburgo, Amsterdam, Stoccarda, Parigi e New York, consolidando il proprio ruolo nel panorama dell'arte italiana del Novecento. Non mancano le partecipazioni alle principali rassegne nazionali: la Quadriennale di Roma, dal 1948, la Biennale di Venezia, dove espone più volte tra il 1948 e il 1958. Negli anni Settanta, quella particolare visione arcaica e magnetica della Sicilia finisce per prevalere, favorendo sì la fortuna dell'artista presso il pubblico, ma attenuando quella spinta innovativa che aveva segnato i momenti più alti della sua opera. Migneco muore a Milano il 28 febbraio 1997.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Maria Pacini Fazzi con la prefazione di Ermindo Tucci, il testo critico di Elena Pontiggia e la documentazione fotografica delle opere esposte.
L'esposizione è visitabile gratuitamente con i seguenti orari: giugno e settembre 16.00-19.00, luglio e agosto 17.00-22.00, nei giorni di concerti del festival Villa Bertelli Live la mostra sarà chiusa il pomeriggio e aprirà la mattina con orario 10.00-13.00; chiusura anticipata mostra 27 agosto, chiusura per santo patrono 28 agosto.
Per informazioni: T. +39 0584 787251, www.villabertelli.it.
Pubblicato il 18/07/2026
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Antonio Castellana
Antonio Castellana, è critico d’arte, scrittore, curatore, conduttore televisivo, (presso Canale Italia) fondatore della Galleria d’arte on line “Arte Collezioni”. Laureato in Storia dell’Arte con una tesi su Giorgio De Chirico. Corrispondente de “La Gazzetta di Modena” e “Il Resto del Carlino”, collaboratore de “L’Indicatore Mirandolese”, della rivista Euroarte di Milano. Collabora con i siti artistici Pitturiamo, l’Archivio Monografico dell’Arte Italiana, Pittart, Galleria Milanese, Momarte, la Galleria DEM, l’Enciclopedia dell’Arte e con Orler TV su progetti artistici nazionali. Partecipa agli eventi proposti da Art Consulting il più grande centro di diffusione dell’arte italiana. Ha pubblicato più di 20 progetti editoriali, dando prova di una grande apertura verso artisti soprattutto emergenti e ricerche internazionali. Per cinque edizioni consecutive è stato Direttore Artistico della Biennale Nazionale di Pittura di Modena. Ha istituito il Premio d’Arte dedicato a Giovanni Pico della Mirandola in collaborazione con il Centro Internazionale di Cultura di Mirandola, ha fondato la corrente pittorica “Novarte” con lo storico dell’arte Tiziano Soldavini di Carpi (MO). A livello nazionale sono tantissime le critiche d’arte che ha scritto per molti artisti affermati italiani tra i quali Ghelli, Alinari, Pomodoro, Rapetti, Capogrossi, Schifano. E’ autore di tre volumi dedicati all’arte nonché di svariati saggi per riviste artistiche e culturali e per cataloghi di mostre. La sua lezione di arte contemporanea “Capire l’arte moderna” è stata presentata in numerosi spazi espositivi. Inoltre organizza moltissime mostre, collettive ed eventi artistici nel nord d'Italia con la partecipazione di artisti di tutta Italia. La sua attività scientifica si è orientata, prevalentemente, all'approfondimento della Metafisica e di altri movimenti sorti in Europa nella seconda parte del secolo XX; mentre in campo didattico e divulgativo ha preso in considerazione anche le manifestazioni più importanti dell'arte moderna e contemporanea. Curatore di cataloghi per spazi pubblici e per gallerie private, annovera anche partecipazioni a Comitati scientifici e a Convegni nazionali, così come contributi a mostre in istituzioni pubbliche. Ultime rassegne organizzate: “Stop al Femminicidio”, “Arte e Moda”, “I Top 200” “I Maestri del Colore”, “Biennale di Cremona”, “Triennale di Venezia”, a novembre 2025 “Triennale di Milano”. Inoltre Antonio Castellana introduce artisti di talento, anche sconosciuti, nel panorama artistico italiano.
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