Si parte da Napoli per scoprire il ritorno alla pittura di Carlo Maria Mariani, scoperta che continua a Trento, dove l'arte degli anni '80 è messa in dialogo col presente, per proseguire con la retrospettiva dedicata a Mimmo Rotella a Genova.
Si cambia completamente registro per la seconda parte, dove troviamo contesti particolari e protagonisti internazionali, con Arne Quinze nell'ambiente naturale di OCA – Oasi Dynamo, e Philippe Berson a Gibellina, nel quadro delle iniziative per Capitale dell'Arte Contemporanea.
1. I Segni dei Tempi. Carlo Maria Mariani a Capodimonte
Quando: 16 aprile 2026 - 14 luglio 2026
Luogo: Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte

Mostra Carlo Maria Mariani al Museo Capodimonte, foto allestimento - credits Museo e Realbosco di Capodimonte
La donazione del dipinto I Segni dei Tempi (2019) offre l’occasione per una mostra dedicata a Carlo Maria Mariani, a cura di Antonio Martino e Andrea Viliani, allestita nelle sale del Museo e Real Bosco di Capodimonte. Il progetto riunisce otto opere dell’artista, provenienti da collezioni private, accostate a una selezione di oggetti delle raccolte museali.
Il dipinto che dà il titolo alla mostra rappresenta un punto di sintesi della ricerca di Mariani, fondata sul confronto tra tradizione classica e pensiero contemporaneo. In particolare, il dialogo tra Raffaello e Marcel Duchamp costituisce uno dei nuclei principali della sua riflessione.
L’inserimento dello Scolabottiglie duchampiano all’interno di uno spazio figurativo di ascendenza rinascimentale evidenzia una pratica che combina citazione, costruzione pittorica e riferimento concettuale. Il passato non è oggetto di recupero stilistico, ma ambito operativo in cui si sviluppa il lavoro.
Il percorso comprende opere come Iper/ri/cognizione 2, Orfeo ed Ercole che riposa, che rimandano alla statuaria antica, insieme a lavori come Composizione 5 e Dopo il bagno, in dialogo con figure centrali del Novecento.... leggi il resto dell'articolo»
Gentil e Gaia documenta un intervento performativo nelle Logge di Raffaello, evidenziando l’interesse per la relazione tra opera, spazio e presenza reale. Ricorrenti sono elementi come la mano e la mela, che sintetizzano il rapporto tra gesto e pensiero.
L’allestimento include anche manufatti storici, tra cui piatti della manifattura Giovine e un bronzetto dell’Ercole Farnese, oltre a edizioni legate a Duchamp e Beuys. La mostra si configura come un confronto tra epoche diverse, dalla Magna Grecia alle avanguardie del XX secolo. Scopri di più.
2. Anacronismi e discronie. Arte italiana dagli anni Ottanta ad oggi
Quando: 24 aprile 2026 - 06 settembre 2026
Luogo: Trento, Palazzo delle Albere

Chiara Calore, Trip in nature, 2025,. Galleria Giovanni Bonelli
Il dialogo tra passato e presente prosegue nella mostra del Mart a Palazzo delle Albere, dedicata alle ricerche artistiche italiane dagli anni Ottanta a oggi. Il progetto, a cura di Margherita de Pilati e Ivan Quaroni, riunisce circa 70 opere di quasi 50 artisti.
Il percorso indaga pratiche che si sviluppano fuori da una temporalità lineare, attraverso ritorni iconografici, citazioni e riletture della storia. La mostra evidenzia come, negli ultimi decenni, numerosi artisti abbiano lavorato su forme di discontinuità temporale.
La sezione dedicata alla Transavanguardia segna il ritorno alla pittura dopo le esperienze concettuali, con artisti come Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente e Mimmo Paladino, che recuperano mito e narrazione.
Seguono le esperienze degli Anacronisti, orientate verso un confronto diretto con la tradizione pittorica, e le ricerche dei Nuovi-Nuovi e del Nuovo Futurismo, che introducono elementi legati alla cultura visiva contemporanea e ai media.
Il percorso comprende anche lavori che affrontano il rapporto con la storia e la memoria, come quelli di Paolo Ventura e Max Rohr, e opere che rielaborano iconografie sacre o mitologiche, come nel caso di Nicola Samorì e Francesco Vezzoli.
Le ultime sezioni presentano ricerche più recenti, tra paesaggio, figura e sperimentazioni tecniche, con artisti under 35 che proseguono il confronto con la storia dell’arte attraverso nuovi linguaggi. Scopri di più.
3. Mimmo Rotella. 1945–2005
Quando: 24 aprile 2026 - 13 settembre 2026
Luogo: Genova, Palazzo Ducale

Mimmo Rotella, Tenera è la notte, 1963 décollage su tela165x124 cm Collezione privata
A Genova, Palazzo Ducale dedica una retrospettiva a Mimmo Rotella a vent’anni dalla scomparsa. La mostra, curata da Alberto Fiz, ripercorre oltre sessant’anni di attività attraverso più di cento opere provenienti da collezioni pubbliche e private.
L’esposizione è articolata in cinque sezioni tematiche che seguono l’evoluzione del lavoro dell’artista, dalle prime sperimentazioni astratte del dopoguerra fino alle opere più tarde.
Al centro del percorso si colloca il décollage, tecnica che caratterizza in modo decisivo la ricerca di Rotella. Lo strappo dei manifesti pubblicitari diventa un procedimento che mette in evidenza la stratificazione delle immagini urbane.
Tra le opere in mostra figurano lavori come La tigre, Il punto e mezzo e Tenera è la notte, insieme a interventi dedicati all’iconografia cinematografica, in particolare a Marilyn Monroe.
Accanto ai décollage sono presentate altre tecniche sperimentali, tra cui artypo, effaçage, frottage e tele emulsionate, che testimoniano la varietà della ricerca.
Negli anni Ottanta Rotella sviluppa le sovrapitture, in dialogo con il ritorno alla pittura, mantenendo un confronto con la cultura visiva contemporanea e con i linguaggi della comunicazione. Scopri di più.
4. Arne Quinze. Ceramorphia. I'm a Gardener
Quando: 25 aprile 2026 - 01 novembre 2026
Luogo: San Marcello Piteglio, OCA – Oasi Dynamo

Quinze Iamgardener, 2026, OCA Oasy Contemporary Art and Architecture ©Mattia Marasco
Nel contesto naturale dell’Oasi Dynamo, il progetto OCA – Oasy Contemporary Art and Architecture accoglie una nuova installazione di Arne Quinze e una mostra personale negli spazi espositivi.
Ceramorphia, già presentata alla Biennale di Venezia 2024, si inserisce nel paesaggio dell’Appennino pistoiese come intervento che rielabora forme vegetali e processi di crescita, senza riprodurre direttamente elementi naturali.
L’opera utilizza la ceramica per costruire strutture che evocano germinazioni e trasformazioni, mettendo in relazione intervento umano e dinamiche ambientali.
Parallelamente, la mostra I'm a Gardener presenta dipinti e lavori su tela incentrati sul rapporto tra uomo e natura, attraverso composizioni caratterizzate da stratificazioni cromatiche e tensioni dinamiche.
La ricerca di Quinze si sviluppa a partire dall’osservazione della biodiversità, con particolare riferimento al giardino che circonda il suo studio in Belgio, considerato come un laboratorio di sperimentazione.
Il percorso di OCA comprende inoltre installazioni permanenti di artisti e architetti internazionali, configurandosi come un itinerario che attraversa boschi e radure, in cui ogni intervento nasce dal confronto diretto con il luogo. Scopri di più.
5. Philippe Berson. Mummie
Quando: 20 aprile 2026 - 31 dicembre 2026
Luogo: Gibellina, Belìce/EpiCentro della Memoria Viva

Philippe Berson, Cappuccini. Foto di Gaetano Costa
Il rapporto tra materia e memoria è al centro della mostra dedicata a Philippe Berson, ospitata a Gibellina nell’ambito delle iniziative per Capitale dell’Arte Contemporanea 2026. Il progetto, curato da Gaetano Costa, si concentra su una fase significativa della produzione dell’artista.
La ricerca di Berson si sviluppa attraverso la combinazione di materiali eterogenei, tra cui metallo, terra, carta e ossa animali, lavorati con tecniche che richiamano la saldatura e il ricamo.
Il percorso espositivo ruota attorno all’installazione Cappuccini mon amour, ispirata alle Catacombe dei Cappuccini di Palermo, con una serie di figure antropomorfe disposte in composizioni di forte intensità espressiva.
Le sculture presentano una tensione tra fragilità e resistenza, con forme che rimandano a corpi sospesi tra dimensione organica e costruzione artificiale.
Accanto alla produzione scultorea, la pratica dell’artista include pittura e performance, in cui il corpo diventa parte integrante del lavoro.
Formatosi anche come gioielliere, Berson mantiene nella sua opera una forte componente artigianale, visibile nella precisione delle lavorazioni e nell’attenzione ai dettagli ornamentali.
Le figure realizzate si configurano come presenze fuori dal tempo, costruite a partire da materiali di recupero e trasformate in elementi carichi di memoria e significato. Scopri di più.
Pubblicato il 29/04/2026 dalla Redazione
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