Più legata alla terra la ceramica, più etereo il vetro, la prima ha trovato spazio tra i materiali eletti per la scultura già nei primi decenni del Novecento. Pensiamo per esempio ad Arturo Martini, che lavora negli anni Dieci del Novecento come ceramista, per affermarsi negli anni Venti e Trenta tra grandi esposizioni e commissioni pubbliche. Tra i luoghi chiave per la lavorazione della ceramica vanno senz'altro ricordati Albissola, in Liguria, Nove in provincia di Vicenza, e Faenza, in Emilia-Romagna. Ad Albissola sono legati grandi nomi dell'arte del Novecento. Lo stesso Arturo Martini, ma anche Pietro Melandri e Fausto Melotti, fino ad arrivare a Enrico Baj, Lucio Fontana, Asger Jorn, Wifredo Lam, Carlos Carlé, Roberto Crippa, Emilio Scanavino, Giuseppe Capogrossi, Emanuele Luzzati e Bruno Munari.

Carlos Carlé, Semisfera, 1982, gres, 43,5x44x17,5 cm. Foto Pino Dell'Aquila. Collezione privata, Torino - esposta nella mostra del 2025 dedicata all'artista ad Albissola Marina, MuDA - Centro Esposizioni
Di Asger Jorn (Danimarca, Vejrum 1914-Aarhus 1973), che giunse nella città ligure nella primavera del 1954, resta ad Albissola Marina una Casa Museo, in un luogo che l'artista ristrutturò e modificò secondo i principi della propria libera e spontanea immaginazione, che si possono ritrovare ancora oggi, visitandola. La Casa Museo Asger Jorn fa parte del MuDA, il Museo Diffuso Albisola, ed ospita anche delle esposizioni temporanee. La mostra in corso in queste settimane, visitabile fino al 14 marzo 2026, è dedicata all'artista olandese Koen Taselaar (Rotterdam, 1986), a seguito di una sua residenza artistica.

Sur Plus Plus di Koen Taselaar, esposta alla Casa Museo Asger Jorn - foto di Claudio Pagnacco
Lo stile Albisola 1925 è il soggetto di una mostra organizzata nel centenario dell'Art Déco, aperta al pubblico il 23 ottobre scorso, e visitabile fino al 1° marzo, per celebrare un linguaggio che, tra gli anni Venti e Trenta, rese la ceramica albisolese protagonista di una raffinata stagione artistica internazionale. L'esposizione è allestita nel Museo della Ceramica di Savona, proponendo oltre 350 manufatti d'epoca che raccontano un periodo fondamentale per la storia del design, in cui la tradizione si apriva al gusto moderno. Non manca un riferimento alla ricerca contemporanea, con una sezione dedicata al ceramista faentino Andrea Salvatori, qui protagonista nella duplice veste di artista e di collezionista.

Nel tempo del Déco. Albisola 1925 - Ph. Claudio Pagnacco... leggi il resto dell'articolo»
La scultura in ceramica di Lucio Fontana è invece protagonista di una grande mostra alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, dal titolo Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana. Si tratta della prima personale mai realizzata in ambito museale ad essere esclusivamente dedicata allʼintera produzione di opere in ceramica del grande artista italo-argentino, ideatore del Manifesto Blanco e del Manifesto dello Spazialismo.
E' proprio la curatrice di questa mostra, la storica dell'arte Sharon Hecker, a sottolineare che "A lungo associata allʼartigianato più che allʼarte, oggi la ceramica di Fontana sta ricevendo una nuova attenzione grazie al rinnovato interesse per questo materiale nellʼarte contemporanea".

Lucio Fontana Ritratto di Esa Portrait of Esa Terracotta smaltata, dipinta e pietra rosa applicata: bianco, marrone e rosa Glazed ceramic: white, brown and pink cm 57 x 43 x 27 Collezione privata © Fondazione Lucio Fontana, Milano, by SIAE 2025
L'opera di Fontana è la prova plastica di come la materia prima della ceramica, la creta, nelle mani di un artista voglioso di sperimentare, si presti a dare forma alle creazioni più diverse, figurative o astratte, restando ruvida e grezza, oppure liscia, smaltata e dipinta, e a intrecciare i linguaggi dellʼarte e dellʼartigianato, del design e della manualità.
Ci sarebbe tanto da dire su ciascuno degli artisti che hanno saputo lasciare un segno unico nella storia dell'arte utilizzando la ceramica, ma la necessità di sintesi ci spinge a trovare una conclusione del capitolo dedicato a questo materiale, riservando uno spazio alla grande tradizione nella lavorazione dell'argilla in Emilia-Romagna, dovuta alla ricchezza nel sottosuolo di questa particolare roccia sedimentaria, in particolare nella regione che include i comuni di Sassuolo, Imola e Faenza.
Guardando al contesto artistico contemporaneo, chi ha saputo ritagliarsi uno spazio assolutamente originale è il duo Bertozzi & Casoni, società fondata nel 1980 a Imola da Giampaolo Bertozzi (1957) e da Stefano Dal Monte Casoni (1961-2023). Nonostante la scomparsa di Casoni nel 2023, Bertozzi continua ancora oggi a portare avanti il marchio Bertozzi & Casoni con nuove produzioni.

Bertozzi & Casoni - Omaggio a Maria Lai - dettaglio opera presentata presso MLB Maria Livia Brunelli Gallery a Ferrara nel 2025
Caratteristica della loro produzione artistica sono le nature morte, ovvero il "rifare il vero", composizioni in cui ogni singolo elemento, i mozziconi di sigaretta, le banconote, i tessuti e le spugne di scarpe da ginnastica, le pagine di un libro, tutto è rigorosamente realizzato in ceramica, per un effetto "iperrealistico" che li rende indistinguibili dall'oggetto reale.
Nelle loro rappresentazioni, che rinnovano la grande categoria artistica della vanitas in un'ottica contemporanea e concettuale, ricorrono frequentemente in particolare rifiuti e scarti del nostro consumo quotidiano, finendo per sollecitare interrogativi, non senza una nota ironica, sulla natura della condizione umana. La loro opera ha conquistato l'attenzione di gallerie e istituzioni museali in tutto il mondo, rinnovando in un contesto artistico la grande tradizione che da sempre ha caratterizzato la produzione del nostro Paese nell'ambito dell'artigianato.
In questi giorni, e fino al mese di aprile, è possibile ammirare diverse tra le loro opere più significati al Museo e Real Bosco di Capodimonte, nell'ambito della mostra Bertozzi & Casoni. Metamorfosi. E' proprio in questo luogo, nel lontano 1980, che Bertozzi & Casoni trovarono l'ispirazione per avviare la loro ricerca artistica, in occasione della celebre mostra Civiltà del Settecento, quando incontrarono alcune delle maggiori espressioni dell'arte del Settecento napoletano. La mostra presenta una selezione di circa venti importanti opere, tra cui alcuni inediti realizzati appositamente per Capodimonte, come Fenicottero degli stracci (2025), rivisitazione in ceramica policroma della più nota opera di Michelangelo Pistoletto, la Venere degli stracci.

Bertozzi & Casoni Fenicottero degli stracci 2025 ceramica policroma Proprietà Bertozzi & Casoni
Uno sguardo all'attualità espositiva ci porta a ricordare anche un'artista veneta classe 1966, Fiorenza Pancino, la cui opera è stata esposta nel 2019 alla Galleria Comunale d'Arte di Faenza, e che sarà protagonista a Bologna negli spazi della galleria BoA Spazio Arte, a partire dal 27 gennaio prossimo, con la mostra Fiorenza Pancino. Oro vivo.
Spostiamo ora l'attenzione sul vetro, la cui lavorazione artigianale è un'altra grande eccellenza del made in Italy. In questo caso il territorio d'elezione è Venezia, e in particolare l'isola di Murano. L'arte vetraria veneziana vanta una tradizione che risale al lontano medioevo, quando i contatti col Medio Oriente e la Siria avevano facilitato la nascita delle prime vetrerie che realizzavano oggetti d'uso comune. Fu poi un'invenzione, quella del vetro cristallino, dovuta al muranese Angelo Barovier (1405-1460), che consente di avere un vetro trasparente e purissimo, a suggellare l'assoluta leadership di Venezia nella sua lavorazione.
Facciamo un salto nel tempo di oltre cinquecento anni per arrivare all'impiego del vetro, e della tramandata maestria degli artigiani vetrai muranesi, non solo per la realizzazione di oggetti di design moderno, ma anche come mezzo di espressione dell'arte contemporanea, con cui si sono misurati alcuni dei più grandi artisti contemporanei.
Per testimoniare questa realtà approfittiamo della circostanza di una bella mostra ospitata a Palazzo Thiene a Vicenza: Glasstress Vicenza: A Selection.
La mostra, visitabile fino all'8 marzo 2026 e curata da Francesca Valente e Jean Blanchaert, è una perfetta testimonianza e sintesi di cosa può produrre la collaborazione tra maestri vetrai muranesi e grandi artisti contemporanei di tutto il mondo.
Sono esposte oltre 40 opere d'arte e design in vetro, per merito di un progetto, nato nel 2009 da un'intuizione di Adriano Berengo, che negli anni ha creato una grande vetrina globale dedicata al ruolo del vetro soffiato, casting e a lume, nell'arte e nel design. Il progetto espositivo a Palazzo Thiene consente di ammirare, in un solo luogo, opere concepite da alcuni dei maggiori artisti nazionali, come Emilio Isgrò, Alfredo Pirri e Michelangelo Pistoletto, e internazionali, come Ai Weiwei, Vanessa Beecroft, Tony Cragg, Koo Jeong A, Marya Kazoun, Jaume Plensa, Laure Prouvost, Thomas Schütte, Sean Scully, Peter Shire, Pascale Marthine Tayou , Koen Vanmechelen, Robert Wilson, Erwin Wurm.
L'opera di Erwin Wurm, in quel caso anche con sculture di grande dimensione, l'avevamo già incontrata nel 2024, nelle splendide sale della Biblioteca Nazionale Marciana a Venezia, con la mostra Deep.

Erwin Wurm, Ice Dress (Substitutes), 2024, glass, 69.5 x 25 x 11 cm, photo: Markus Gradwohl © Erwin Wurm & Bildrecht Wien, 2024
L'artista, già presente alla 54^ e alla 57^ edizione della Biennale d'arte di Venezia, e divenuto noto per le sue One Minute Sculptures, in quell'occasione aveva presentato sia sculture di grande dimensione, che opere più piccole, realizzate appunto in vetro, di cui un esemplare, un Ice Dress, è esposto anche nella mostra vicentina.
Si tratta di opere che esplorano l'aspetto concettuale della sua ricerca artistica, dove il vuoto e i volumi diventano un mezzo per eliminare la concretezza della persona, lasciando spazio alla sua idea. In questi, come in altri soggetti, il vetro consente infatti a Wurm di muoversi tra presenza e assenza, visibilità e invisibilità.
Venezia e l'arte del vetro, sono d'attualità anche in queste settimane, con un'altra mostra in cui un'artista contemporanea deve dialogare con l'architettura e l'arredo permanente di un palazzo storico della città lagunare, in questo caso nel Museo Correr e le sue sale canoviane.
Si tratta del primo capitolo del ciclo Dialoghi Canoviani, progetto dedicato all'incontro tra la scultura di Antonio Canova e la ricerca contemporanea. Protagonista di questa edizione è Karen LaMonte con la mostra Nocturnes, a cura di Chiara Squarcina e Eraldo Mauro. L'artista statunitense è nota per le sue sculture in vetro, ceramica e bronzo che indagano l'identità, e, come nell'opera di Wurm, la presenza e l'assenza del corpo umano attraverso l'abito.
Sono presentate quattro sculture, realizzate in vetro dalle tonalità profonde del blu e del grigio, che evocano la quiete e il mistero del notturno. Protagonista è anche la luce, modulata con precisione, che assume un ruolo fondamentale nell'attraversare la materia trasparente, evidenziando le superfici e suggerendo un movimento lieve, quasi i tessuti fossero morbidi e sfiorati da una leggera brezza.

Karen La Monte "Nocturnes" - foto Sergio Camplone
E' proprio nella trasparenza e nel modo di intercettare e riflettere la luce che il vetro esprime una caratteristica unica nel contesto della scultura. Se la ceramica rimanda alla profonda materialità della terra, le forme modellate dal vetro incarnano delle presenze nello spazio che richiamano allo stesso tempo anche l'idea di assenza, di indefinito, quasi fosse un Eidolon, un simulacro incorporeo, di ciò che rappresenta, come nella piccola scultura Brainless Figure in Glass, in cui Ai Weiwei raffigura se stesso, esposta a Vicenza.

Glasstress Vicenza A Selection, Installation view (opera di Ai Weiwei) - foto Itinerarinellarte.it
E per chi fosse più interessato al mondo del design e dell'oggettistica, va ricordato che è appena stata inaugurata in Triennale Milano la mostra Vinicio Vianello. Il design del vetro a Murano, che vuole affrontare proprio il tema del ruolo centrale del vetro come luogo di incontro tra arte, design e sapere artigianale, attraverso la figura di Vinicio Vianello, uno dei protagonisti più significativi della Venezia del secondo dopoguerra.
Nel momento in cui il design affermava progressivamente la propria autonomia disciplinare, Vianello elaborava, negli anni Cinquanta, il concetto di forma variabile, intesa come dialogo dinamico tra progettazione e produzione artigianale. Gli oggetti in mostra sono realizzati in vetro soffiato e incarnano alcuni dei concetti cardine della pratica di Vianello, tra cui l'asimmetria, lo spazialismo, l'orientamento verso l'industrial design e l'unione delle tecniche produttive artigianali con la logica progettuale.
I suoi vasi in vetro hanno ottenuto importanti riconoscimenti internazionali, tra cui il Compasso d'Oro e il Grand Prix alla Triennale di Milano del 1957.

Vinicio Vianello. Il design del vetro a Murano - foto Gianluca Di Ioia - GDI STUDIO
Pubblicato il 17/01/2026
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