Incontri

Incontriamo 4 maestri dell'arte contemporanea

Martedì 14 e mercoledì 15 Marzo 2017 siamo stati ospiti negli studi di quattro maestri dell'arte contemporanea italiana. Ogni incontro diretto da Stefano Sassi era in diretta Facebook sul nostro canale ufficiale.

 

MIRKO PAGLIACCI

Non c’è dubbio che il nome di Mirko Pagliacci comincia a brillare nel variegato mondo dell’arte contemporanea quando viene legato al Metropolismo. Anzi Pagliacci è esponente di riguardo insieme a Nico Paladini nella costituzione del Metropolismo, movimento fondato nel 1987, e animato con fondamento culturale da Achille Bonito Oliva ed Omar Calabrese. In confronto diretto con la fotografia e con i moderni mezzi tecnologici, i metropolisti utilizzano la pittura come luogo di condensazione e ripetizione di immagini. Per molti è la forma più avanzata di pop art italiana, partendo da stereotipi propri di questa arte, fino alla pubblicità di se stessa.

Si trasferisce a Roma nel ’70 diplomandosi al Liceo artistico di Via di Ripetta sotto la guida di Carrino e Roccamonte. In seguito si iscrive ai corsi di Turcato e Avenessian nella Scuola del Nudo, frequentando poi gli studi di alcuni artisti quali Calabria, Schifano, Vacchi, Behan. Col tempo diventa uno dei principali assistenti e collaboratori dello studio di Mario Schifano.

Le sue opere costituiscono una soggettiva sul mondo che si snoda attorno al recupero dell’immagine e all’impronta che l’uomo lascia su di essa. Soprattutto Pagliacci ripropone anche la cultura estetica in chiave contemporanea.

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BRUNO ALLER

Pittura e parole nell’arte contemporanea hanno spesso trovato una relazione strutturale e di creazione. Per capire Bruno Aller rimandiamo soprattutto ad una mostra che lui ha fatto alla fine del 2016, Frammenti di pittura per una Gesamtkunstwerk , allude all'opera d’arte totale nella quale convergono poesia e musica, filosofia e pittura; quando il termine fu teorizzato da Wagner si diffuse come un virus nell'arte europea a cavallo fra ‘800 e ‘900.
La tradizione è custodia del fuoco e non è adorazione della cenere; è una frase di Mahler che Aller ama ricordare. Ora, se per lui la tradizione è quella della grande astrazione geometrica del ‘900, non c’è dubbio che essa, memoria continuamente riattualizzata, sia diventata alimento e impulso per un incessante dialogo con il presente. Pittore ed incisore, grande maestro dell’astrazione pittorica, le sue opere sono contraddistinte dal segno e dal gesto, dalla stesura del colore per stratificazione. Per Aller la tela è una superficie di riflessione, dove si alterna la forma progettuale con la forma emozionale attraverso i colori ed i segni che lascia sulle sue opere. Tutti i suoi lavori hanno un punto di fuga, utile per ricominciare il percorso, la meditazione intorno alla pittura, che in parole dell’artista “essa non è vita ma è come la vita, è così essenziale da non poterne fare a meno”.

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FABRIZIO CAMPANELLA

Fu turismo, Astrattismo, Spazialismo, Concettuale. Saper attingere da queste fonti e trarne una nuova sintesi è il lavoro, l’arte di Fabrizio Campanella. E questo spiega perché il suo lavoro ha trovato subito allocazione non solo in Italia ma anche all’estero. Una pittura la sua ormai universalmente riconosciuta che, novità, entra in relazione con i moderni strumenti di divulgazione di massa. Quello che colpisce in Campanello è questo continuo interagire, come forma anche di studio. Tra i primi lavori che lo hanno posto all’attenzione della critica, c’è anche questa relazione con la musica, nel senso che la musica riesce a dettare ritmi e tempi della pittura stessa. Ma quello che si nota subito in Campanella è che questa pittura astratta non è mai fine a se stessa. L’artista rimano, scrive Gianluca Marziani, conosce passato e presente del linguaggio pittorico, si capisce subito che non esiste casualità nei suoi processi elaborativi. Nel suo caso un astratto che affascina come una figurazione., perché il lavoro di Campanella ci dice che non esiste un’astrazione pura, nel senso che è impossibile astrarsi da qualcuno o qualcosa.

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RENZO BELLANCA

Artista complesso e a tutto tordo: pittore, scenografo, insegnante all’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Renzo Bellanca è stato più volte avvicinato a grandi del passato ma ogni confronto è poi risultato vano perché un grande sperimentatore e ricercatore come lui risulta sempre mutevole. Conferire all’informale una forma, sembra questo l’obiettivo di fondo aiutandosi con una pittura materica, per certi versi scultore, vicina al graffitismo, là dove necessario. Una pittura universale però che Bellanca ha proposta non solo in Italia ma anche in molto paesi stranieri e in tutti continenti. In lui c’è anche la memoria e in questo senso riporta lo spettatore all’opera di Giorgio Celiberti che è stato un suo preciso interlocutore. Ma la sua arte affonda soprattutto nella memoria dell’antico. Non a caso si è lasciato ispirare da Pompei, Ostai, Taormina, Paestum, ecc.. Ma tutto ciò per dare un substrato diverso al suo essere informale, non a caso qualcuno lo ha definito l’artista degli strati. Ed è forse anche per questo che l’opera di Bellanca suscita emozioni diverse in ogni singolo spettatore. Tra gli artisti che lui richiama c’è sicuramente Tàpies soprattutto per quanto riguarda la tecnica di stesura dell’impasto pittorico, spesso congiunto all’utilizzo del collage.

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Itinerarinellarte.it