Chiariamo subito. Non si tratta di una mostra su Leonardo o Caravaggio, e neppure su Arcimboldo, per quanto di lui siano esposti due splendidi dipinti 'doppi' (uno specchio consente di vedere con stupore che ciò che in un senso appare un ritratto fatto con frutta e ortaggi, specchiato diventa una bellissima e ricca natura morta). Si tratta di una mostra su come nel Cinquecento cambia il modo di guardare alla natura da parte dell'uomo, si trattasse di studiosi, artigiani o artisti.
E Palazzo Te non deve essere visto come semplice contenitore (certo, mai potrebbe esserlo, vista la sua bellezza e ricchezza), ma come uno dei soggetti della mostra stessa. Attore protagonista, o almeno coprotagonista di questa storia, come lo è stato nel caso delle sue mostre precedenti, che hanno visto protagonisti Picasso e le metamorfosi e Rubens tra "trasformazione e libertà". Si tratta di un modo illuminato che la Fondazione Palazzo Te ha concepito per celebrare al meglio il Cinquecentenario del capolavoro rinascimentale di Giulio Romano. Un modo per riaffermare la modernità di molti dei temi che sono centrali negli affreschi ma anche nell'architettura del Palazzo, ritrovandosi in importanti capitoli della storia dell'arte e della cultura nei secoli a venire.
Con questa mostra si parla di Natura, una natura da ammirare, da imitare ma anche da temere. Nel Cinquecento, col suo Rinascimento culturale, ma anche ai giorni nostri. Una tela di Jacopo Bassano mostra e ammonisce sugli effetti devastanti che una natura maltrattata può scatenare sulle nostre vite. Se non fosse per il soggetto religioso che sovrasta la scena e per gli oggetti che non appartengono al nostro tempo, il riferimento ad accadimenti di queste ultime settimane o anni sarebbe fortissimo.
Così come i venti di tempesta rappresentati dal tratto unico e inconfondibile di Leonardo, uno che dello studio della natura ha fatto il soggetto centrale di tutta la sua geniale attività, richiamano a esperienze vissute e temute sempre più frequentemente anche oggi.
L'uomo del '500 si sente cosa diversa dalla natura e dalle altre creature che abitano il nostro pianeta e vuole diventare creatore egli stesso, copiando e cercando perfino di animare oggetti ispirati ad animali e altri soggetti naturali. E cinquecento anni dopo l'uomo contemporaneo sembra voler fare un nuovo salto, ricreando come artificio ciò che lo distingue davvero da tutti gli altri animali: il suo cervello e la capacità di astrazione e ragionamento, creando un'intelligenza artificiale.
Ecco quindi come dovevano apparire gli automi, di cui qui sono esposti nell'ultima sala alcuni notevoli esemplari, agli occhi degli uomini del Cinquecento. Qualcosa da guardare con lo stesso stupore con cui oggi noi guardiamo alle AI che, nel giro di una manciata di mesi, hanno sconvolto il nostro modo di guardare all'artificiale. Non a caso questa sezione, l'ultima della mostra, si chiama Animare.

Foto allestimento mostra, sezione Animare - Foto Itinerarinellarte.it...leggi il resto dell'articolo»
È una mostra, quindi, in cui gli oggetti non vanno guardati come artefatti secondari o di contorno rispetto ai dipinti e alle sculture, ma come testimonianze altrettanto preziose e straordinarie dello spirito del tempo e dell'opera d'ingegno che era degli artisti come degli orefici e degli altri artigiani, le cui creazioni abbellivano e in qualche caso animavano i palazzi e le ville dei Signori del tempo. La natura non era però solo fonte di ornamento, tutt'altro: i giardini erano anche produttivi, i pesci e la carne finivano evidentemente nei mercati e sulle tavole e qui ispiravano e diventavano a loro volta protagonisti della pittura dal naturale, come quella che si può ammirare nella sezione Conoscere.
Ma riprendiamo con ordine, per quanto sinteticamente, il percorso espositivo curato da Barbara Furlotti e Guido Rebecchini e messo in scena da Michele De Lucchi. La mostra procede per sezioni dal forte carattere tematico: si parte con Creare, dove lo stupore è assicurato dalla presenza di due sculture splendide, quanto preziose per provenienza e fattura (la prima, esempio di arte romana, con Diana Efesia, proveniente dal MANN di Napoli, dea che nel Cinquecento divenne personificazione stessa della dea Natura, e la seconda, una Dea Natura di Niccolò Tribolo proveniente da Fontainebleau).

Diana Efesia - II secolo d.C. - Alabastro e bronzo, 210x75x55 cm - Napoli, Museo Archeologico Nazionale - Dettaglio, foto Itinerarinellarte.it
Si prosegue con Distruggere, dove troviamo due disegni di Leonardo e il dipinto di Jacopo Bassano, ma anche un arazzo su disegno di Raffaello. Segue Sentire, che ci porta all'interno di una grotta artificiale, dove l'uomo del Cinquecento ritrovava e ricostruiva nei propri giardini e nelle proprie ville il senso della natura incontaminata. Si arriva quindi alla sala dedicata al Riprodurre, dove sono protagonisti libri illustrati, manufatti di artigianato di oreficeria e argenteria, dove il soggetto naturale diviene contemporaneamente oggetto di studio e modello artistico, e al Conoscere con i notevoli esempi di pittura dal naturale del Maestro di Hartford e di Vincenzo Campi (insieme ad Arcimboldo la grande "star" in ambito artistico nella Milano di quegli anni).

Foto allestimento mostra, sezione Conoscere - Foto Itinerarinellarte.it
A seguire ci attende Stupire, dove incontriamo finalmente i dipinti di Arcimboldo e di Caravaggio, e in chiusura la già citata Animare, dove protagonisti sono gli automi.
Proprio Giuseppe Arcimboldo e i suoi ritratti nature morte ci appare come la summa perfetta di questo percorso di confronto continuo tra natura e artificio. Troviamo qui esposti L'ortolano, un olio su tavola datato 1590-1593, proveniente da Cremona, dove l'artista mette a frutto la sua abilità di pittore di cose naturali, raffigurando realisticamente frutta, verdura e foglie, disposte accuratamente in un recipiente. Il dipinto nasconde in realtà una seconda immagine: se vista al contrario, la composizione diventa il volto sorridente di un ortolano. Il secondo suo dipinto esposto è Il cuoco, ancora un olio su tavola, datato intorno al 1570, e proveniente dal Nationalmuseum di Stoccolma. Qui il soggetto è composto da un maialino, un pollo e altri pezzi di carne tra due piatti in metallo, che di nuovo danno vita ad un'immagine reversibile: se girato di 180 gradi, il piatto di cibo assume le fattezze di un volto grottesco. Arcimboldo, con queste sue originali e geniali composizioni, sembra voler suggerire la molteplicità del reale. Ricordiamo che Arcimboldo fu al servizio dell'imperatore Rodolfo II e dell'arciduca Ferdinando II del Tirolo, entrambi amanti dell'alchimia, appassionati dei segreti della natura, protettori di intellettuali e scienziati, e importanti collezionisti di reperti naturali, curiosità e opere d'arte.

Foto allestimento mostra con l'opera di Giuseppe Arcimboldo "Scherzo di ortaggi (L'Ortolano)", 1587-90 - Olio su tavola, 36x24 cm - Cremona, Museo Civico Ala Ponzone - Foto Itinerarinellarte.it
Nella stessa sala "troneggia", al centro di uno dei baldacchini con drappeggio utilizzati da Michele De Lucchi per la messa in scena di opere e oggetti così diversi per tipologia e dimensioni, in un percorso che apparisse omogeneo e continuo, l'Autoritratto in veste di Bacco di Caravaggio (la nostra immagine di copertina), un olio su tela datato intorno al 1595, proveniente dalla Galleria Borghese di Roma. Il dipinto risplende di quella realtà e carnalità di cui Caravaggio fu maestro assoluto, nel dare forma a un soggetto mitologico, il dio Bacco, senza rinunciare all'ambiguità tipica delle sue rappresentazioni. Pur col capo cinto d'edera e un grappolo d'uva tra le mani come da tradizione, la figura appare allo stesso tempo deperita e fragile, con un'apparenza quasi da convalescente. Il dipinto risale agli inizi dell'attività di Caravaggio, quando il pittore lavorava ancora alla giornata, raffigurando soprattutto giovani accompagnati da brani di natura morta: frutta, fiori, strumenti musicali.

Maestro di Hartford - Vaso di fiori, frutta e ortaggi - ante 1607, olio su tela - Roma, Galleria Borghese - Foto Itinerarinellarte.it
In conclusione, Inventare la natura. Leonardo, Arcimboldo, Caravaggio è una mostra che per essere apprezzata appieno deve essere approcciata con la giusta consapevolezza e una grande attenzione al dettaglio. La consapevolezza che molti degli oggetti che si incontrano lungo il percorso espositivo sono testimonianze straordinarie, a volte rarissime se non uniche, e per questo devono essere osservati e compresi singolarmente, con gli occhi dell'uomo contemporaneo che osserva un "reperto" del passato, ma anche cercando di "sentire" quello stesso stupore che l'uomo del Cinquecento provava di fronte ad essi. Così i dipinti, in numero contenuto (chi si aspettasse una mostra "di quadri" resterà allora deluso), non vanno guardati solo per lo stile, i colori, le scene, ma per quello che rappresentano nel contesto di questo racconto. Si riuscirà allora a sentirsi da un lato parte di una grande storia dell'ingegno e della sensibilità umana sviluppatasi nel corso dei secoli, ma anche in una straordinaria vicinanza a quella sensibilità, curiosità e stupore, perché, con le debite differenze, quello spirito "rinascimentale" e lo stupore e insieme il timore verso la natura sono, a ben vedere, ancora straordinariamente attuali, in un tempo di grande trasformazione e drammatica incertezza com'è il nostro.
Per tutte le altre informazioni sulla mostra prosegui qui.
Pubblicato il 26/09/2026
Riproduzione riservata.
È vietata la riproduzione, anche parziale, dei contenuti pubblicati su questo Magazine con qualsiasi mezzo, senza il preventivo consenso scritto ed esplicito dell'Editore, salvo quanto espressamente consentito dalla legge sul diritto d'autore.
Itinerarinellarte.it

itinerarinellarte.it è un sito che parla di arte in Italia coinvolgendo utenti, musei, gallerie, artisti e luoghi d'arte.