L'avvicinarsi delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 ha attivato un ampio palinsesto culturale che trova nella montagna e nella stagione invernale un tema privilegiato di riflessione. Neve, vette, sport e paesaggio diventano così elementi centrali di mostre che, pur molto diverse tra loro per linguaggi e periodi storici, contribuiscono a costruire un grande racconto sul rapporto tra uomo e ambiente alpino.
La neve come metafora e memoria: Chiharu Shiota al MUDEC
Il percorso si apre simbolicamente a Milano, al MUDEC – Museo delle Culture, con The Moment the Snow Melts di Chiharu Shiota. L'installazione, concepita appositamente per l'Agorà del museo, utilizza la neve come immagine fragile e transitoria, trasformandola in una potente metafora delle relazioni umane e del tempo. Fili sospesi che scendono dall'alto e fogli di carta con nomi e tracce di presenze passate costruiscono una sorta di nevicata immobile, congelata in un istante che invita alla contemplazione.
Shiota lavora sulla tensione tra connessione e separazione, presenza e assenza, proponendo uno spazio immersivo che diventa luogo di meditazione collettiva. L'opera inaugura il programma del MUDEC dedicato alle Olimpiadi Invernali e anticipa un più ampio progetto sulla neve intesa non solo come fenomeno naturale, ma come elemento culturale e simbolico, anche in relazione ai temi della trasformazione e del cambiamento climatico.

Chiharu Shiota al MAO di Torino, foto allestimento - Photo courtesy: MAO di Torino
Per chi desidera approfondire la ricerca dell'artista, la grande mostra The Soul Trembles al MAO Museo d'Arte Orientale di Torino offre un quadro completo della sua produzione, mettendo in dialogo installazioni, disegni e materiali che affrontano temi universali come identità, memoria e legami umani.
L'inverno come costruzione dell'immaginario: la Collezione Salce
Dal linguaggio dell'arte contemporanea si passa alla costruzione dell'immaginario collettivo con Un magico inverno. Bianche emozioni dalla Collezione Salce, ospitata al Museo nazionale Collezione Salce di Treviso. La mostra racconta come l'inverno, da stagione temuta e associata a difficoltà e isolamento, si sia progressivamente trasformato in un momento di attrazione e desiderio, soprattutto grazie allo sviluppo degli sport invernali e del turismo alpino.

Carlo De Zulian, Cortina, 1941 ca. Cromolitografia su carta
Manifesti storici, grafica pubblicitaria, materiali d'epoca e documenti audiovisivi restituiscono l'evoluzione del paesaggio montano e del costume, evidenziando il ruolo centrale della comunicazione visiva nella costruzione di un'estetica dell'inverno. La montagna emerge come spazio di svago e di festa, ma anche come motore economico e simbolico, capace di ridefinire l'identità delle comunità alpine. La mostra si inserisce nel programma dell'Olimpiade Culturale, sottolineando il legame tra memoria storica e attualità.
... leggi il resto dell'articolo»
Sport, territorio e identità: Vette a Palazzo Besta
Il racconto prosegue in Valtellina, a Palazzo Besta, a partire dal 28 gennaio, con Vette. Storie di sport e montagne. L'esposizione affronta in modo articolato il rapporto tra paesaggio alpino, sport invernali e cultura, intrecciando materiali storici, cimeli, manifesti e installazioni contemporanee.

RAM, Italy this winter, manifesto pubblicitario, 1935 - Museo nazionale Collezione Salce
Il percorso è strutturato attorno a nuclei tematici che raccontano la storia delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi invernali, l'evoluzione del turismo sportivo e il suo impatto sul territorio, oltre al ruolo delle donne nello sport. Ne emerge una riflessione ampia sulle trasformazioni delle comunità montane, chiamate a confrontarsi con modernità, infrastrutture e nuove prospettive economiche. L'attenzione al paesaggio e alla sostenibilità rende la mostra non solo una celebrazione dello sport, ma anche un'occasione per interrogarsi sul futuro delle Alpi.
La montagna dipinta: Gian Marco Montesano a Trento
A Trento, lo Studio d'Arte Raffaelli presenta Alpensinfonie, personale di Gian Marco Montesano. La mostra propone una nuova serie di opere dedicate all'ambiente alpino, dove fauna selvatica, imprese sportive e memoria visiva si fondono in un paesaggio sospeso tra realtà e immaginazione.

Gian Marco Montesano, La reine de glace, 2025, olio su tela, 200 x 150 cm
Il riferimento alla suggestione musicale evoca una dimensione sinfonica della pittura, fatta di ritmi, pause e riprese visive. Le grandi tele dialogano con opere di formato più contenuto, spesso inserite in cornici storiche che richiamano la tradizione alpina. Montesano sembra suggerire un equilibrio possibile tra la percezione della montagna come spazio incontaminato e le sfide imposte dalla presenza umana e dagli sport alpini, restituendo un'immagine complessa e stratificata del paesaggio.
L'inverno nella storia dell'arte: il Castello del Buonconsiglio
Sempre a Trento, il Castello del Buonconsiglio ospita L'inverno nell'arte. Paesaggi, allegorie e vita quotidiana, una rassegna di ampio respiro che attraversa secoli di rappresentazioni figurative. Dipinti, sculture, incisioni e oggetti raccontano l'inverno nelle sue molteplici declinazioni: stagione allegorica, tempo di lavoro e di festa, spazio di gioco e di difficoltà.

Jan Wildens, Pattinatori su ghiaccio – gennaio 1615, Genova, Palazzo Rosso
Il percorso espositivo mette in dialogo capolavori come l'Adorazione dei Magi nella neve di Pieter Bruegel il Giovane con scene di vita quotidiana, allegorie e rappresentazioni ludiche, offrendo una lettura articolata del rapporto tra uomo e natura. La mostra si inserisce nel programma dell'Olimpiade Culturale, sottolineando la lunga tradizione iconografica che lega l'inverno all'immaginario europeo.
Sguardi contemporanei sugli sport invernali: Simone Tribuiani
Ancora a Trento, Cellar Contemporary presenta Let it Snow di Simone Tribuiani. La mostra nasce in occasione delle Olimpiadi Invernali e propone una serie di opere dedicate agli sport sulla neve.

Cellar Contemporary presenta Let it Snow di Simone Tribuiani - foto allestimento
La pittura di Tribuiani si caratterizza per un particolare rapporto con il tempo, inteso come dimensione sospesa e stratificata. I paesaggi innevati e le figure sportive diventano così occasioni per riflettere sulla memoria e sulla possibilità di trattenere ciò che è destinato a scomparire. L'evento sportivo si trasforma in pretesto per una riflessione più ampia sullo scorrere del tempo e sulla persistenza delle immagini.
Il paesaggio alpino come visione simbolica: Giovanni Segantini a Bassano del Grappa
Nel quadro delle mostre che riflettono sul rapporto tra arte e montagna, l'antologica dedicata a Giovanni Segantini ai Musei Civici di Bassano del Grappa occupa una posizione centrale, riportando l'attenzione su uno degli artisti che più profondamente hanno legato la propria ricerca al paesaggio alpino. La mostra propone una rilettura aggiornata della sua opera, inserendola nel contesto dei dibattiti figurativi europei di fine Ottocento e superando l'immagine di un artista isolato per restituirne la piena statura culturale.

Giovanni Segantini, Ritorno dal bosco, 1890. © Segantini Museum St. Moritz - Deposito della Fondazione Otto Fischbacher Giovanni Segantini
Il percorso espositivo segue un ordine cronologico e geografico che accompagna il visitatore dagli esordi milanesi, segnati dall'ambiente di Brera e dalle suggestioni scapigliate, fino alle esperienze decisive in Brianza e in Svizzera. In queste fasi si definisce progressivamente una pittura sempre più concentrata sul rapporto tra uomo e natura, dove luce e colore diventano strumenti privilegiati per esprimere valori emotivi e simbolici. Le opere brianzole, in particolare, mostrano l'emergere di una visione pastorale lontana dal genere aneddotico, fondata su una profonda comunione tra figure umane, animali e paesaggio.
Uno dei momenti più coinvolgenti della mostra è senza dubbio quello dedicato alla produzione matura legata all'ambiente alpino, sviluppata durante il soggiorno svizzero e culminata nelle grandi composizioni dei paesaggi montani. Qui la montagna diventa palcoscenico della sua visione panteistica e simbolica, dove Segantini si esprime come uno dei principali protagonisti del Divisionismo italiano. L'ultima sezione è dedicata agli esiti più estremi di questa ricerca, quando il paesaggio alpino viene trasformato in immagine universale e senza tempo, esprimendo in pieno la concezione del Simbolismo naturalistico dell'artista.
Le Dolomiti come esperienza immersiva: Silvia De Bastiani
A Milano, a partire dall'11 febbraio prossimo, la Fabbrica del Vapore ospiterà Water and Peaks di Silvia De Bastiani. La mostra presenta una serie di acquerelli monumentali dedicati ai luoghi delle Olimpiadi Invernali, realizzati spesso en plein air e in condizioni ambientali estreme.

Silvia De Bastiani. Water and Peaks, cm 86x132
Le opere restituiscono un'esperienza immersiva del paesaggio alpino, dove luce, atmosfera e silenzio diventano elementi centrali. L'allestimento essenziale e la presenza di materiali di studio e video permettono al pubblico di entrare nel processo creativo dell'artista, sottolineando il rigore e la precisione di una pittura che unisce osservazione scientifica e sensibilità poetica.
La montagna come territorio mentale: Nicola Nannini
Sempre a Milano, la Galleria Area/B, a partire dal 30 gennaio, presenta Se una notte d'inverno... di Nicola Nannini. La mostra trasforma le Dolomiti in un campo d'indagine pittorica e mentale, dove osservazione dal vero e ricostruzione mnemonica convivono.
Attraverso disegni, dipinti di piccolo e grande formato e installazioni, Nannini costruisce una vera e propria topografia interiore, in cui il paesaggio alpino diventa spazio di proiezione emotiva. La presenza umana, introdotta nelle ultime sezioni, dialoga con la monumentalità delle vette, restituendo un'immagine complessa e stratificata della montagna contemporanea.

Nicola Nannini, Cortina. Una sera di inverno, 2025. Olio su tavola (100x100 cm)
Verso Milano Cortina 2026
A completare questo itinerario ideale è il progetto Cortina di Stelle al Lagazuoi EXPO Dolomiti, che ribadisce come l'Olimpiade Invernale sia anche un grande laboratorio culturale. A 2.732 metri, al Lagazuoi EXPO Dolomiti, l'arte multisensoriale di Fulvio Morella dialoga con le storie e i cimeli di tre grandi atleti paralimpici.
Il percorso espositivo, che intreccia 36 tra opere d'arte e cimeli storici, sarà visitabile fino al 5 aprile 2026 tutti i giorni negli orari di apertura della Funivia Lagazuoi (h. 9.00 – 17.00).
Pubblicato il 06/01/2026 dalla Redazione
Itinerarinellarte.it
itinerarinellarte.it è un sito che parla di arte in Italia coinvolgendo utenti, musei, gallerie, artisti e luoghi d'arte.