I. "Berthe Morisot. Pittrice impressionista" alla GAM di Torino
Uno degli ultimi appuntamenti attesi per questo 2024 che ha visto la celebrazione del movimento pittorico che nasceva 150 anni fa a Parigi con una serie di grandi mostre anche in territorio italiano. Berthe Morisot fu l'unica donna tra i fondatori del movimento impressionista, e la GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino le rende doveroso tributo con un'esposizione organizzata e promossa da Fondazione Torino Musei, GAM Torino e 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE, a cura di Maria Teresa Benedetti e Giulia Perin, in collaborazione con il Musée Marmottan Monet di Parigi, istituzione che vanta la più grande raccolta di opere di Berthe Morisot, da cui provengono importanti dipinti, e con la consulenza scientifica di Sylvie Patry, tra i maggiori esperti internazionali di Morisot.
Grande interprete della Nouvelle Peinture, Berthe Morisot ha avuto un ruolo importante nella storia del movimento partecipando a sette delle otto mostre impressioniste che si sono tenute dal 1874 al 1886 (unica assenza nel 1879 per la nascita della figlia). Nel 1874 Berthe sposa Eugène Manet, fratello di Édouard, entrando di diritto nella famiglia.
L'allestimento della mostra accoglie anche un display, appositamente ideato per il percorso espositivo, di Stefano Arienti, artista italiano tra i più riconosciuti, che crea un confronto con Morisot e i valori del linguaggio impressionista, a cura di Chiara Bertola, Direttrice della GAM. La mostra è aperta al pubblico da mercoledì 16 ottobre. Scopri di più.
II. Tina Modotti e Mimmo Jodice in mostra a Torino

Tina Modotti, Concha Michel e i suoi assistenti all'inaugurazione della Escuela Libre de Agricultura No. 2 "Emiliano Zapata" a Ocopulco, Messico, 1928 Archivi Cinemazero - Pordenone
Restiamo a Torino per la doppia inaugurazione, sempre nella giornata di mercoledì 16 ottobre, delle nuove mostre presentate da CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia dedicate ai due personaggi di primissimo piano del panorama della fotografia del Novecento: parliamo di Tina Modotti e di Mimmo Jodice.
Per Tina Modotti l'esposizione è a cura di Riccardo Costantini, promossa da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e realizzata in collaborazione con Cinemazero. Il percorso espositivo si snoda intorno alla sua vita, partita da un'umile famiglia di Udine, per giungere negli Stati Uniti e successivamente in Messico, da dove è stata esiliata, migrando in Germania, Russia, Spagna, per poi ritornare in Messico, dove si è spenta a soli 46 anni. Le 300 opere esposte a Torino raccontano in tutte le sue sfaccettature la poliedricità, le peculiarità artistiche, l'indole curiosa e libera di Tina Modotti, raccogliendo inoltre diversi materiali inediti, video, riviste, documenti, ritagli di quotidiani, ritratti dell'artista, nonché fotografie che risalgono alla prima e unica esposizione che realizzò Tina Modotti nel 1929 e che testimoniano e rendono giustizia all'arte della fotografa.
In concomitanza con la mostra dedicata a Tina Modotti, fino al 2 febbraio 2025, la Project Room di CAMERA ospiterà Mimmo Jodice. Oasi, nata in collaborazione con Fondazione Zegna. Curata da Walter Guadagnini con la collaborazione di Barbara Bergaglio, la mostra presenta per la prima volta 40 immagini appartenenti alla serie realizzata dal fotografo napoletano tra la primavera e l'inverno del 2008, per una committenza ricevuta dalla Fondazione. Scopri di più sulle due mostre.... leggi il resto dell'articolo»
III. "1950-1970. La Grande Arte Italiana" ai Musei Reali di Torino

Novelli Gastone, Poetry reading tour, 1961 -Olio, grafite, pastelli, acrilico e tempera su tela,220x330x3 cm
E' davvero una settimana piena di importanti novità espositive questa per Torino, e dobbiamo insistere ancora con la città della Mole per una quarta mostra che, dopo Impressionismo e Fotografia, ci porta nella grande pittura e scultura del secondo dopoguerra italiano fino agli anni '70. A cura di Renata Cristina Mazzantini e Luca Massimo Barbero, ci sono tutti i grandi nomi che gli appassionati dell'arte del secondo Novecento ben conoscono, per un totale di 79 opere provenienti dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Da Piero Manzoni e Capogrossi, da Lucio Fontana ad Alberto Burri. Ancora Afro e Piero Dorazio, fino a Carla Accardi, Giulio Turcato, Gastone Novelli, Toti Scialoja. Da Pino Pascali a Mimmo Rotella, da Sergio Lombardo a Tano Festa, Giosetta Fioroni, Franco Angeli e Mario Schifano, fino alla contemporaneità di Michelangelo Pistoletto e Emilio Isgrò.
Un'occasione davvero imperdibile per gli abitanti di Torino o per chi ha maggiore facilità a raggiungere questa città rispetto alla Capitale, per ammirare un così nutrito numero di opere significative dei più importanti esponenti dell'arte italiana di quello straordinario periodo che va dal superamento dell'informale, con la nascita del gruppo Forma 1 e dell'esperienza che passa sotto il nome di Pop Art italiana, in particolare a Roma, e la grande spinta innovatrice portata da Lucio Fontana e Manzoni a Milano, per arrivare a grandi artisti ancora viventi e culturalmente molto influenti come Pistoletto e Isgrò. Scopri di più sulla mostra.
IV. Il Cinquecento a Ferrara, la nuova mostra a Palazzo dei Diamanti

Francesco Luteri detto Dosso Dossi , Circe, c. 1525, Olio su tela, cm 100,8 x 136,1, Washington, National Gallery of Art, Samuel H. Kress Collection
L'apertura al pubblico risale a sabato 12 ottobre, ma è comunque di recentissima apertura anche la mostra che rappresenta la seconda tappa di una più ampia e ambiziosa indagine del tessuto culturale e artistico intitolata Rinascimento a Ferrara. 1471-1598 da Borso ad Alfonso II d'Este, vale a dire la stagione compresa tra l'elevazione della città a ducato e il suo passaggio dalla dinastia estense al diretto controllo dello Stato Pontificio. "Il Cinquecento a Ferrara. Mazzolino, Ortolano, Garofalo, Dosso" è il titolo completo dell'esposizione che racconta le vicende della pittura del primo Cinquecento a Ferrara, dagli anni del passaggio di consegne da Ercole I d'Este al figlio Alfonso (1505) fino alla morte di quest'ultimo (1534).
All'inizio del nuovo secolo si sviluppa una nuova scuola, più aperta agli scambi con altri centri, che ha come protagonisti Ludovico Mazzolino, Giovan Battista Benvenuti detto Ortolano, Benvenuto Tisi detto Garofalo e Giovanni Francesco Luteri detto Dosso Dossi. Se Garofalo e Dosso sono noti al pubblico, e il loro percorso è stato approfondito in maniera organica in diverse occasioni, per Mazzolino e Ortolano si tratta di un debutto assoluto, con un approfondimento quanto mai necessario per illustrare e comprendere meglio il variegato panorama della pittura ferrarese dei primi decenni del XVI secolo. L'estro bizzarro di Mazzolino (c. 1480 – c. 1528) spicca con evidenza a confronto con l'atteggiamento di Giovan Battista Benvenuti detto Ortolano (c. 1480/85 – c. 1530), caratterizzato invece da un naturalismo convinto e sincero. Per saperne di più sui quattro pittori e sulle loro opere continua a leggere.
V. Botero e Ligabue a Roma
Sono già aperte al pubblico da alcune settimane, un paio per Ligabue, circa un mese per Botero, ma sono comunque recenti e meritano di essere messe ancora in evidenza per l'importanza dei nomi in gioco. Per Botero si tratta della prima grande mostra italiana dopo la sua scomparsa di un anno fa, con oltre 120 opere esposte, che consentono di ammirare la maestria dell'artista colombiano con tutte le diverse tecniche con cui si confrontò nel corso della sua carriera, inclusa la pittura ad olio, la scultura, i pastelli, il disegno a matita, i carboncini e le sanguigne, a dimostrazione della profondità e della versatilità del suo lavoro. Fu proprio in Italia che, all'inizio degli anni '50, mentre studiava le immense forme e gli straordinari colori della pittura del Quattrocento, comprese il proprio interesse quasi innato per i volumi, e cominciò la sua trasformazione stilistica.
Nonostante il suo animo cosmopolita, Botero non scordò mai le sue origini colombiane: trasformò i propri ricordi della Colombia e della sua infanzia nei temi principali delle sue opere. Affermava di essere "il più colombiano dei colombiani" e seppe integrare l'essenza della sua terra natia nella tradizione rinascimentale italiana. Leggi di più sulla mostra, curata da Lina Botero e Cristina Carrillo de Albornoz Fisac, e guarda il video racconto per immergerti direttamente tra le sale di Palazzo Bonaparte.
La mostra "Antonio Ligabue. I misteri di una mente" è invece allestita nel Museo Storico della Fanteria, prodotta da Navigare Srl con il patrocinio di Regione Lazio e di Città di Roma, da una iniziativa di Difesa Servizi SpA. L'esposizione, curata da Micol Di Veroli, Dominique Lora e Vittoria Mainoldi, presenta 74 opere datate tra la fine degli anni Venti e i primi anni Sessanta del Novecento, provenienti da tre collezioni private di Reggio Emilia, di Parma e di Roma. A 32 sculture bronzee raffiguranti una eterogenea rappresentanza di animali, tra i quali cani, caprioli, capre, cerbiatti babbuini, leoni e pantere, si affiancano 18 dipinti a olio dai colori pieni, vivaci, e dallo stile inconfondibile, tra i quali anche un celebre autoritratto del 1957, insieme a 3 disegni e 21 puntesecche, distribuite in un percorso cronologico in 5 sezioni: 1. Animali da cortile; 2. Animali selvaggi; 3. Cani; 4. Animali da bosco; 5. Autoritratti, fiori e campagne. Per saperne di più continua a leggere.
VI. L'Elvis di Andy Warhol a Napoli

Andy Warhol. Triple Elvis, Gallerie d'Italia Napoli (allestimento)
Anche in questo caso non si tratta di una nuova apertura, ma la mostra è stata aperta al pubblico da meno di un mese e rappresenta un grande evento per gli amanti della Pop Art e dell'artista che più di tutti l'ha incarnata. Alle Gallerie d'Italia di Napoli, per la curatela di Luca Massimo Barbero, "Andy Warhol. Triple Elvis" espone un significativo focus espositivo di opere di Andy Warhol, tra cui tre fondamentali cicli grafici riuniti per la prima volta e provenienti dalla Collezione Luigi e Peppino Agrati, importante raccolta d'arte contemporanea formata tra gli anni Sessanta e Ottanta del Novecento e confluita, grazie al lascito del Cavalier Luigi Agrati, nel patrimonio storico-artistico tutelato e valorizzato da Intesa Sanpaolo. La mostra dossier intende raccontare l'originale e straordinaria ricerca artistica di Warhol a partire dall'opera Triple Elvis del 1963, anno in cui l'artista per la prima volta lavora sulla ripetizione dell'immagine in occasione della mostra dedicata agli «Elvis Paintings» alla Ferus Gallery di Los Angeles.
VII. Ultimi giorni al Mart per i Surrealismi e Luigi Serafini

Il Sogno di Luigi Serafini, foto allestimento
Da qui in avanti passiamo invece in rassegna alcune mostre che sono agli ultimi giorni di apertura. Per chi non avesse beneficiato dell'ingresso gratuito previsto la prima domenica del mese, resta ormai solo il prossimo weekend per non perdere due mostre quanto mai interessanti, in particolare per chi è affascinato dalle ricerche pittoriche che si sono ispirate alla Metafisica e al Surrealismo. Si tratta di "Surrealismi. Da de Chirico a Gaetano Pesce" e "Il sogno di Luigi Serafini". Per avere un assaggio di cosa vi attende, potete prendere visione dei nostri video-racconti realizzati a seguito di una nostra visita alle due mostre.
La mostra dedicata a Luigi Serafini, di cui ha lui stesso curato l'allestimento, rappresenta un'approfondita antologica sulla vasta attività creativa dell'artista che investe i campi dell'architettura, del design, della pittura, della scultura, della grafica, della fotografia e dell'arte digitale. Il progetto "Il sogno di Luigi Serafini" nasce da una profonda amicizia con Vittorio Sgarbi e Luigi Serafini, e ruota attorno all'opera più celebre dell'artista, qual Codex Seraphinianus, "impresa" universale pubblicata in due tomi da Franco Maria Ricci nel 1981 e presentata in una mostra a Palazzo Grassi a Venezia l'anno successivo, che rappresenta una vera enciclopedia fantastica più volte oggetto di ristampe ed edizioni internazionali, con oltre 300 pagine scritte in una lingua inesistente, scrittura asemica, e finemente illustrate. La mostra però va ben oltre, creando un colorato e multiforme percorso in tutta la vasta produzione di Serafini, che non mancherà di stupire e affascinare.
Un'immersione nei sogni fantastici e spiazzanti di una settantina di artisti, per circa 160 opere esposte è invece "Surrealismi. Da de Chirico a Gaetano Pesce", che origina dall'esposizione di due grandi opere di Gaetano Pesce (di cui una posta all'esterno, nello spazio circolare da cui si accede al museo) e di alcuni capolavori di Giorgio de Chirico e Alberto Savinio, per svolgersi poi in quattro sezioni tutte da scoprire. Continua a leggere.
VIII. Firenze saluta Louise Bourgeois

Installation view of "Louise Bourgeois, Do Not Abandon Me" Museo Novecento, 2024. Photo by Ela Bialkowska OKNO studio © The Easton Foundation/Licensed by S.I.A.E., Italy and VAGA at Artists Rights Society (ARS), NY
Domenica 20 ottobre giunge al termine anche la doppia mostra dedicata alla grande artista francese scomparsa nel 2010, che la città di Firenze le ha dedicato nelle sedi del Museo Novecento e del Museo degli Innocenti.
La grande scultura Spider Couple (2003), una delle creazioni più celebri ed emblematiche della Bourgeois, installata nel cortile del Museo Novecento, introduce alla più estesa e importante rassegna di gouaches rosse di Louise Bourgeois con un focus tematico sul motivo della madre e del bambino. Nel complesso progettato da Filippo Brunelleschi, il Museo degli Innocenti ospita invece Cell XVIII (Portrait), un'opera di forte impatto visivo in potente risonanza con la storia e la collezione degli Innocenti.
Attraverso la sua arte, Louise Bourgeois ha indagato le complesse dinamiche della psiche umana e ha spesso affermato che il processo creativo era una forma di esorcismo: un modo per ricostruire ricordi ed emozioni al fine di liberarsi dalla loro presa. Sebbene si sia dedicata ampiamente alla pittura e al disegno, nel corso degli anni sarà soprattutto la scultura a costituire una parte fondamentale del suo lavoro, tutto incentrato su elementi autobiografici, tensioni e traumi familiari, spesso rielaborati in chiave metaforica. Scopri di più sull'artista e sulla mostra fiorentina.
Pubblicato il 16/10/2024 dalla Redazione
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