1. Depero a Milano. La creazione della memoria
Quando: 13 febbraio 2026 - 02 agosto 2026
Luogo: Milano, Museo Bagatti Valsecchi
Nella settimana in cui si ricorda, il 20 febbraio, la pubblicazione nel 1909 del Manifesto del Futurismo su “Le Figaro”, vogliamo aprire questa rassegna con la mostra che Milano dedica uno dei grandi protagonisti della seconda stagione del movimento. Al Museo Bagatti Valsecchi è stata da pochi giorni inaugurata Depero Space to Space. La creazione della memoria, visitabile fino al 2 agosto 2026. Il progetto riporta l’attenzione su Fortunato Depero nel contesto delle celebrazioni legate all’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.
Curata da Nicoletta Boschiero e Antonio D’Amico, e realizzata in collaborazione con il Mart di Trento e Rovereto, l’esposizione mette in dialogo oltre quaranta opere di Depero, dagli anni Trenta agli anni Cinquanta, con la collezione permanente della casa museo ottocentesca dei fratelli Bagatti Valsecchi. Il percorso si concentra sul parallelismo tra due esperienze diverse ma accomunate dall’idea di costruire uno spazio abitativo in cui antico e contemporaneo convivono in modo coerente.
Depero, figura centrale del secondo Futurismo, non fu solo pittore ma anche progettista, scenografo e autore di arredi e allestimenti. Già negli anni Venti si occupò dell’organizzazione di mostre di arti applicate a Monza (1923 e 1927) e partecipò all’Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes di Parigi nel 1925, dimostrando un interesse costante per il rapporto tra opera e ambiente. Negli anni Cinquanta diede vita alla Casa d’Arte Futurista Depero a Rovereto, concepita come spazio unitario in cui le opere dialogano con l’architettura.
Proprio questo aspetto è al centro dell’allestimento milanese, progettato dallo studio A-Fact, che inserisce le creazioni futuriste negli ambienti neorinascimentali del museo. Il confronto evidenzia la comune tensione a costruire un’identità tra luogo e opera, tra memoria storica e modernità, sia nella dimora dei Bagatti Valsecchi sia nel progetto museale di Depero.
La mostra segna anche il ritorno dell’artista a Milano a trentacinque anni dall’ultima grande retrospettiva cittadina. Il legame con la città è documentato già nel 1946, quando Depero espone alla Galleria Il Camino, sostenuto dal collezionista Gianni Mattioli, e nella successiva rivalutazione critica del 1962, con una retrospettiva curata da Guido Ballo.
Il percorso si conclude con la rievocazione del ViBiBar (Vino-Birra Bar), locale decorato da Depero nel 1937 per le Cantine Cavazzani di Bolzano, qui richiamato attraverso appuntamenti serali che trasformano temporaneamente il museo in un bar futurista. Ad accompagnare la mostra un catalogo edito da Silvana Editoriale, con saggi dei curatori e di studiosi che approfondiscono il ruolo di Depero nella storia del Futurismo e delle arti applicate del Novecento. Scopri di più.
2. Davide Sartori. Alla Triennale Milano il vincitore del Premio Luigi Ghirri
Quando: 11 febbraio 2026 - 22 marzo 2026
Luogo: Milano, Triennale Milano... leggi il resto dell'articolo»

Davide Sartori, Mimicking the positions you take (2024)
Restiamo a Milano ma cambiamo completamente registro: dopo il dialogo tra memoria storica e progetto d’ambiente dedicato a Depero, il nostro percorso si sposta su un piano intimo e individuale. Alla Triennale Milano, dall’11 febbraio al 22 marzo 2026, è in programma The Shape of Our Eyes, Other Things I Wouldn’t Know di Davide Sartori, progetto fotografico che affronta il tema del legame familiare e della memoria personale.
La mostra, a cura di Ilaria Campioli, Daniele De Luigi e Damiano Gullì, presenta il lavoro vincitore della dodicesima edizione di Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri, promosso dal Comune di Reggio Emilia nell’ambito di Fotografia Europea. Grazie alla partnership con Triennale Milano, il progetto approda ora negli spazi milanesi.
Al centro della ricerca di Sartori c’è il rapporto con il padre, indagato attraverso una serie di tentativi di avvicinamento, fisico ed emotivo. I rispettivi luoghi professionali – l’aeroporto, dove lavora il padre, e lo studio fotografico dell’artista – diventano scenari di incontri e azioni condivise. La fotografia si trasforma in strumento di confronto, in un continuo scambio di ruoli che mette in discussione gerarchie e aspettative legate alla figura paterna.
Il progetto combina ritratti, azioni collaborative documentate e materiali d’archivio, costruendo un racconto che intreccia presenza e assenza, distanza e bisogno di connessione. Le immagini non si limitano a registrare un’esperienza, ma diventano prova tangibile di una relazione in trasformazione.
La ricerca di Sartori riflette sul modo in cui la fotografia può influenzare la memoria personale e collettiva. Fotografia documentaria, immagini costruite e materiali preesistenti si sovrappongono, invitando il pubblico a interrogarsi sulla veridicità dell’immagine e sul suo potere di modellare il ricordo.
Nato nel 1995, Davide Sartori vive attualmente nei Paesi Bassi. Si è laureato nel 2024 alla Royal Academy of Art dell’Aia e nel 2025 ha ottenuto il Premio Luigi Ghirri, dopo essere stato presentato nella mostra Unire/Bridging a Reggio Emilia. L’esposizione in Triennale si inserisce nel programma dedicato alla promozione della scena artistica italiana contemporanea, offrendo uno sguardo su una generazione che utilizza la fotografia come strumento di indagine personale e sociale. Scopri di più.
3. Lucy Jochamowitz. Verso Casa/Altri Tentativi
Quando: 12 febbraio 2026 - 06 marzo 2026
Luogo: Firenze, Fondazione Il Bisonte

Lucy Jochamowitz. Verso Casa/Altri Tentativi 32x25cm acquatinta, maniera allo zucchero e inchiostro a rullo 2025
Dopo il confronto con l’architettura storica nel progetto dedicato a Depero e l’indagine intima nella mostra di Davide Sartori, il tema dell’abitare torna al centro in una dimensione insieme simbolica e personale. A Firenze, alla Fondazione Il Bisonte, dal 12 febbraio al 6 marzo 2026 è in programma Verso Casa/Altri Tentativi di Lucy Jochamowitz.
Il titolo orienta la lettura del progetto: la “casa” non è intesa come edificio funzionale, ma come spazio affettivo e luogo di memoria. Nei lavori esposti, l’abitare si configura come un movimento, un avvicinamento progressivo a un nucleo identitario che non coincide necessariamente con un luogo fisico, ma con una dimensione emotiva e simbolica.
La ricerca di Jochamowitz si colloca in una zona di confine tra memoria personale e costruzione di un immaginario archetipico. Attraverso figure iconiche e forme riconoscibili, l’artista costruisce una grammatica visiva che richiama temi come lo sradicamento, l’identità femminile e il senso di appartenenza. Le opere, come osserva Simone Guaita nel testo critico, delineano una sintassi che rimanda a una grafia mnemonica, in cui ogni elemento diventa traccia di un’esperienza vissuta.
Nata a Lima nel 1954, Lucy Jochamowitz Garibaldi si è formata tra il Perù e Firenze: dopo gli studi alla Pontificia Università Cattolica del Perù, si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 1983, specializzandosi poi in grafica d’arte presso la Scuola Internazionale per l’Arte Grafica Il Bisonte. Dal 1984 insegna incisione all’Istituto Lorenzo de’ Medici e dal 2006 è docente di affresco, disegno e pittura alla Gonzaga University in Florence.
La sua attività espositiva comprende partecipazioni alla Biennale di Venezia, al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, al Museo Marino Marini e al Museo Santa Maria della Scala di Siena, oltre a mostre in Perù, Giappone e Cuba. Vive e lavora a Firenze. Scopri di più.
4. Mikayel Ohanjanyan. Legami: Ties That Bind
Quando: 14 febbraio 2026 - 30 agosto 2026
Luogo: Carrara, mudaC | museo delle arti di Carrara

Mikayel Ohanjanyan, Legami Ties that Bind, 2025, marmo statuario bianco di Carrara, Cavi d'acciaio inox, 121x210x90 cm_ph. Nicola Gnesi
Il tema dei legami, che attraversa idealmente questa Settimana, trova una sintesi esplicita nella mostra Legami: Ties That Bind di Mikayel Ohanjanyan, al mudaC | museo delle arti di Carrara dal 14 febbraio al 30 agosto 2026. Dopo le riflessioni sulla memoria storica e sull’identità personale, qui il concetto di legame si traduce in una forma scultorea concreta, radicata nella materia stessa della città.
L’esposizione, a cura di Christopher Atamian e Tamar Hovsepian, presenta cinque sculture in marmo statuario bianco concepite come un’unica installazione monumentale. I blocchi, apparentemente informi e tra loro incompatibili, sono tenuti insieme da cavi in acciaio inox che incidono profondamente la pietra, generando una tensione visibile. Il gesto del legare diventa così elemento strutturale e simbolico.
Le opere sono state progettate appositamente per Carrara, città in cui l’artista ha aperto un nuovo studio e che è gemellata con Yerevan, sua città natale. Il marmo, materiale identitario del territorio, viene utilizzato non come superficie levigata e conclusa, ma come massa attraversata da forze opposte. La tensione tra peso e trazione richiama un’idea di interdipendenza e di resilienza.
Nato a Yerevan nel 1976, Ohanjanyan si è formato all’Accademia Statale di Belle Arti della capitale armena e all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Vive e lavora tra Firenze e Carrara. Nel 2015 ha partecipato al Padiglione Nazionale dell’Armenia alla 56ª Biennale d’Arte di Venezia, premiato con il Leone d’Oro. Tra i progetti internazionali più significativi si ricordano interventi per La Statale Arte all’Università di Milano, la partecipazione al Frieze Sculpture Park di Londra e alla FIAC On Site di Parigi.
In Legami: Ties That Bind il concetto di connessione non è affidato a un racconto, ma inscritto nella materia. Blocchi separati vengono tenuti insieme in un equilibrio precario ma necessario, suggerendo una riflessione su identità, memoria collettiva e relazioni umane. La mostra è accompagnata da un catalogo con testi critici e sarà visitabile per tutta l’estate, offrendo al pubblico l’occasione di confrontarsi con una scultura che fa della tensione il proprio principio costruttivo. Scopri di più.
5. Paola Adamo. Transiti
Quando: 14 febbraio 2026 - 28 marzo 2026
Luogo: Firenze, Crumb Gallery

Paola Adamo. The Other Side 2017 - Olio su tela 35x50 cm
Dopo aver attraversato i “legami” come nodo tra memoria, identità e materia, il nostro percorso si chiude con il tema dei transiti, intesi come passaggi fisici e concettuali. A Firenze, alla Crumb Gallery, dal 14 febbraio al 28 marzo 2026 è in programma Transiti, mostra personale di Paola Adamo che apre la stagione espositiva 2026 dello spazio.
L’artista presenta una serie di dipinti a olio realizzati con una tecnica minuziosa, che richiede precisione e controllo del dettaglio. Le immagini costruiscono ambienti sospesi, in cui la presenza sembra convivere con l’assenza, e il tempo appare stratificato: un viaggio forse mai compiuto ma interiorizzato, che riaffiora come memoria.
Il progetto si articola come un itinerario scandito da “stazioni” dai nomi emblematici – Logos, Polemos, Humanity, Comfort Zone – che rimandano a condizioni mentali e culturali prima ancora che a luoghi reali. Il riferimento dichiarato alle eterotopie di Michel Foucault orienta la lettura verso spazi che sospendono o ribaltano le relazioni abituali, generando una sensazione di straniamento.
Le opere nascono da una riflessione sui “non luoghi” e sulla transitorietà delle condizioni sociali e politiche contemporanee. In particolare, il ciclo dedicato alle stazioni ferroviarie e metropolitane utilizza l’immagine del luogo di passaggio come metafora di un cambiamento possibile. La linea gialla, elemento ricorrente, assume un valore simbolico: segna un limite ma invita anche a interrogarsi sulla possibilità di oltrepassarlo.
Nata a Napoli nel 1983, Paola Adamo vive e lavora a Firenze. Formata all’Accademia di Belle Arti di Napoli, ha partecipato a mostre personali e collettive e a progetti di riqualificazione di spazi pubblici, tra cui interventi permanenti a Firenze e a Napoli. La selezione presentata alla Crumb Gallery restituisce una sintesi della sua ricerca, tra figurazione e astrazione, in cui lo spazio dipinto diventa dispositivo di riflessione. Scopri di più.
Pubblicato il 18/02/2026 dalla Redazione
Itinerarinellarte.it

itinerarinellarte.it è un sito che parla di arte in Italia coinvolgendo utenti, musei, gallerie, artisti e luoghi d'arte.