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Mario Raciti: il pittore che cerca l'«altrove» in mostra a Palazzo Reale

Con la grande antologica Opere 1952–2025 aperta a Palazzo Reale di Milano dal 1° luglio al 20 settembre 2026, Mario Raciti riceve finalmente il riconoscimento istituzionale che una città come Milano deve a uno dei suoi pittori più autentici e intransigenti.
di Antonio Giuliani

Mario Raciti, Presenze, 1963, Milano - Museo del Novecento - foto Riccardo Molino (immagine guida della mostra)

L'opera di Mario Raciti (Milano, 1934) viene ricondotta al Simbolismo Astratto nella pittura italiana del dopoguerra, ma il suo è da sempre un percorso autonomo, con oltre 70 anni di carriera documentata. Come ha scritto il critico Sandro Parmiggiani, la sua è "una pittura che respira aria d'altrove", o "un'aria d'altro luogo e d'altro mese e d'altra vita", per dirla con i versi de L'aquilone di Giovanni Pascoli.

Lo stesso Raciti scrive: "La pittura adombra, ed esprime. Quella che più adombra, a volte è la più intensa". Per questo Raciti ama dipingere sulla carta: un supporto che permette traslucidità, velatura, sovrapposizione di strati in modo più immediato e intimo rispetto alla tela. Il suo processo non è illustrativo. La sua pittura vuole incarnare uno stato emotivo, percettivo, quasi psichico, lavorando per sottrazione: strati sovrapposti, poi rivelati, poi nascosti di nuovo. Le figure che emergono nelle sue opere non sono disegnate ma "apparite".

Questo approccio lo avvicina più alla musica che alle arti visive tradizionali. Ogni tela è una composizione: ha una struttura interna, un'armonia, una risoluzione che non sempre arriva, o che arriva solo a chi è disposto ad aspettare davanti all'opera.

Il Cilclo delle Presenze-Assenze (1970–1982)

Tra il 1970 e il 1982 Mario Raciti attraversa quella che è probabilmente la stagione più densa e strutturalmente complessa della sua carriera: il ciclo delle Presenze-Assenze. Il titolo, apparentemente ossimorico, è in realtà il programma di una ricerca pittorica che dura oltre un decennio e che porta l'artista a formulare per la prima volta in modo compiuto il proprio linguaggio.

Il punto di partenza è una domanda di ordine percettivo prima ancora che formale: come si dipinge qualcosa che c'è e non c'è al tempo stesso? Come si rappresenta una soglia, quella linea sottile tra il dentro e il fuori, tra la coscienza e il mondo, tra la presenza fisica e la sua dissoluzione? Raciti non risponde con l'allegoria, né con il simbolo esplicito. Risponde con la struttura stessa della pittura: il modo in cui il colore è steso, rivelato, nascosto, il modo in cui una figura emerge da un fondo che è già altra figura.


Mario Raciti, Presenze Assenze

Mario Raciti, Presenze Assenze, 1975 - Foto Riccardo Molino

Il ciclo nasce nel momento in cui Raciti si allontana definitivamente dall'eredità più gestuale dell'Informale italiano per elaborare qualcosa di più freddo, più meditato, che i critici hanno poi collocato nell'area di quello che Sandro Parmiggiani ha definito "astrazione significativa": una pittura che non rinuncia al residuo di senso, che porta in sé un'intenzione semantica senza tuttavia tradurla in immagine leggibile. Le tele delle Presenze-Assenze hanno spesso campiture di grigio, ocra spenta, verde plumbeo: toni che non dichiarano se stessi ma si aprono verso qualcosa che non si mostra.

Le figure che abitano questi lavori sono sagome, silhouette, tracce antropomorfe che sembrano apparire dal fondo della tela come se la pittura le avesse contenute da sempre e solo adesso le lasciasse affiorare, o viceversa, come se stessero lentamente sprofondando in essa. È questa doppia direzione - emergere/sparire - a giustificare il nome del ciclo. Non una presenza che si oppone all'assenza, ma una condizione sospesa tra le due....leggi il resto dell'articolo»

Il critico Sandro Parmiggiani, che ha accompagnato il lavoro di Raciti in numerosi saggi a partire dagli anni Ottanta, ha scritto che in questa pittura "tra una stagione e quella successiva non c'è mai una cesura netta": una osservazione che vale in modo particolare per le Presenze-Assenze, che non si aprono su una data precisa e non si chiudono con uno scarto brusco, ma che filtrano lentamente nel ciclo successivo delle Mitologie.

Il ciclo WHY (2007–2012)

Il ciclo WHY rappresenta una svolta significativa nel percorso di Mario Raciti, certamente la più carica di tensione esistenziale. Tra il 2007 e il 2012, l'artista abbandona, almeno parzialmente, quella poetica della sospensione e dell'atmosfera rarefatta che aveva caratterizzato decenni di lavoro, e porta sulla tela qualcosa di più diretto, più aspro, che guarda alla sofferenza sacra, al dubbio umano, all'iconografia della crocifissione.

Il titolo è una domanda "Perché?": non un tema formale, non un ciclo stilistico nel senso convenzionale, ma un atto di interrogazione. Raciti ha settantatré anni quando inizia questa stagione: è la pittura di chi ha attraversato molto, e che non si accontenta più di abitare l'ambiguità senza nominarla. Il WHY è il momento in cui l'artista chiede conto a qualcosa: a Dio, alla storia, alla vita, alla propria stessa pratica, di ciò che non si spiega.

Le opere di questo ciclo mostrano una tensione compositiva inusuale rispetto alla produzione precedente. Le figure, che nelle Presenze-Assenze erano ombre o sagome, qui acquistano una presenza più marcata, talvolta una postura riconoscibile: le braccia aperte, una verticalità che evoca senza illustrare l'iconografia della passione cristiana. Raciti non è pittore di soggetti sacri, ma di pittura che usa la morfologia del sacro per contenere una domanda secolare: il dolore, il silenzio di fronte al dolore, l'impossibilità di risposta.

Mario Raciti, Why, 2011

Mario Raciti, Why, 2011, Collezione privata - Foto Riccardo Molino

I colori si fanno più scuri, più contrastati. Il grigio e l'ocra del periodo precedente cedono a toni che stringono maggiormente il campo cromatico, lasciando meno spazio all'apertura luminosa. La materia pittorica è più densa. Il gesto, per quanto mai gestuale nel senso dell'Informale, è più inciso. C'è qualcosa di trattenuto che preme verso l'esterno, una forza che le tele contengono a fatica.

Nel ciclo WHY questa formula acquista una connotazione più drammatica: l'"altro luogo", evocato dal critico Parmiggiani, non è il territorio onirico e malinconico delle atmosfere precedenti, ma uno spazio di crisi, di sospensione morale, di dubbio che non trova scioglimento.

La mostra a Palazzo Reale

La mostra di Palazzo Reale, a ingresso gratuito, curata da Luca Pietro Nicoletti, promossa dal Comune di Milano–Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Silvana Editoriale, raccoglie circa 100 opere che coprono l'intero arco della carriera, dai lavori degli anni Cinquanta fino alle ultime tele del ciclo I fiori del profondo. Le opere provengono dal Museo del Novecento, dal MART di Rovereto e da importanti collezioni private.

Il progetto si inserisce nel ciclo che Palazzo Reale dedica ai "Maestri a Milano", in continuità con le antologiche dedicate negli ultimi anni a Ruggero Savinio, Grazia Varisco e Valerio Adami.

Il percorso espositivo si apre con le figurazioni emblematiche degli anni Sessanta, prosegue con le atmosfere sospese delle Presenze-assenze degli anni Settanta, fino ai cicli delle Mitologie degli anni Ottanta e dei Misteri degli anni Novanta. Negli anni Duemila, la pittura di Raciti evolve verso soluzioni visive sempre più complesse e drammatiche, in cui l'immagine viene spinta al limite della dissoluzione.


Mario Raciti, Spiritelli

Mario Raciti, Fabbrica di spiritelli, 1967 - Foto Riccardo Molino

Tra le ricerche più recenti emergono le riflessioni sulla crocifissione e il ciclo Why, parte de I fiori del Profondo, dove il mito di Proserpina diventa metafora del bisogno umano di comunicazione. Nelle ultime tele, raccolte sotto il titolo Una o due figure e Fonti, i fiori si trasformano in dardi e la pittura rinuncia alla descrizione del corpo per evocare l'impossibilità dell'incontro.

L'artista

Mario Raciti è nato a Milano il 19 aprile 1934. Ha esposto per la prima volta nel 1951, ma la sua carriera professionale ha preso avvio definitivo negli anni Sessanta, quando ha abbandonato la professione legale. La prima personale risale al 1964, alla Galleria Il Canale di Venezia.

Tra le mostre personali più significative ricordiamo quelle di Palazzo Sarcinelli a Conegliano (1998), di Palazzo Magnani a Reggio Emilia (2010) e al MART di Rovereto (2016). Nel 2008 è stato nominato Accademico presso l'Accademia Nazionale di San Luca di Roma, uno dei riconoscimenti istituzionali più importanti nel sistema artistico italiano. Nel 2023 è stato pubblicato il catalogo ragionato della sua opera pittorica.

Le sue opere sono conservate in diverse collezioni pubbliche, tra cui il Museo del Novecento di Milano (con più di 30 opere che Mercedes Garberi acquisì per le civiche raccolte del CIMAC), il MART di Rovereto e il Museo di Tolosa.

A livello internazionale, le opere di Raciti sono presenti al Museo di Tolosa in Francia e, tramite la retrospettiva del 2013, documentate al Morat-Institut di Friburgo. Sono presenti anche nelle Gallerie d'Italia (Intesa Sanpaolo) a Milano, che rappresenta una delle collezioni aziendali italiane più rilevanti per l'arte del Novecento.

Mario Raciti

Mario Raciti

Informazioni pratiche:

Dove: Palazzo Reale, Piazza del Duomo 12, Milano
Quando: 1° luglio – 20 settembre 2026
Orari: 10:00–19:30 (chiuso il lunedì; giovedì fino alle 22:30) - Ingresso: gratuito


Pubblicato il 02/07/2026

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