MAGAZINE · Grandi Artisti

Maurizio Cattelan. Il gioco serio di un grande provocatore dell'arte

Nessun artista contemporaneo, in Italia, divide quanto Maurizio Cattelan. Per alcuni è il più acuto interprete delle contraddizioni del nostro tempo, per altri un abilissimo intrattenitore capace di vendere provocazioni a peso d'oro. La verità, come spesso accade, sta probabilmente nel mezzo, ed è proprio in quella zona ambigua che Cattelan ha costruito una delle carriere più singolari dell'arte degli ultimi trent'anni.

Maurizio Cattelan, La rivoluzione siamo noi (dettaglio), 2000. Courtesy Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Da "Reaching for the Stars. Da Maurizio Cattelan a Lynette Yiadom-Boakye" a Palazzo Strozzi, 2023.

Un papa abbattuto da un meteorite, un Hitler in preghiera, un dito medio gigante davanti alla Borsa di Milano, un water d'oro massiccio e, naturalmente, una banana attaccata al muro con lo scotch: le sue opere sono entrate nell'immaginario collettivo ben oltre i confini del mondo dell'arte, diventando fatti di cronaca, oggetti di dibattito e fenomeni virali.

L'occasione per tornare su di lui è una grande mostra che si apre proprio in questi mesi: dal 10 settembre 2026 al 7 marzo 2027 la Neue Nationalgalerie di Berlino gli dedica NIGHT, la sua prima grande personale in Germania, nell'ambito del Preis der Nationalgalerie 2026.

Le origini: Padova, l'autodidatta, i mestieri

Maurizio Cattelan nasce a Padova il 21 settembre 1960, in una famiglia della classe lavoratrice: il padre camionista, la madre addetta alle pulizie. È un dato biografico che conta, perché Cattelan non arriva all'arte dalle accademie né dalle famiglie colte che popolano di solito il mondo dell'arte contemporanea. È un autodidatta e, prima di diventare artista, svolge una serie di lavori umili e disparati, tra cui, secondo il racconto che lui stesso ha alimentato negli anni, l'inserviente in obitorio, il giardiniere e il cuoco.

Comincia negli anni Ottanta disegnando e producendo mobili in legno, avvicinandosi al mondo del design prima che a quello dell'arte. È da questa esperienza, dal confine tra oggetto d'uso e oggetto artistico, che parte la sua ricerca. Fin da subito il suo tratto distintivo è chiaro: un rapporto irriverente con l'autorità, con le convenzioni e con le aspettative del sistema dell'arte, affrontato però con un'intelligenza concettuale che lo distingue dal semplice gesto provocatorio.

Breath, Maurizio Cattelan

Maurizio Cattelan - Breath, 2021. Veduta dell'installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2021. Marmo di Carrara - Figura umana: 40 x 78 x 131 cm - Cane: 30 x 65 x 40 cm - Courtesy l'artista, Marian Goodman Gallery e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto: Agostino Osio

Gli anni Novanta: l'ascesa di un provocatore concettuale

Cattelan si impone sulla scena italiana e internazionale nel corso degli anni Novanta con una serie di opere che mettono a nudo, con ironia feroce, i meccanismi del mondo dell'arte e della società. Nel 1991 realizza Stadium, un lunghissimo calcio balilla pensato per squadre di undici giocatori per parte. Nel 1993, invitato alla Biennale di Venezia, affitta il proprio spazio espositivo a un'agenzia pubblicitaria: al posto della sua opera, i visitatori trovano una réclame di profumi. È una mossa che dice già molto della sua strategia: trasformare l'assenza, il rifiuto, il gesto apparentemente vuoto in contenuto critico.

M. Cattelan, Novecento

Maurizio Cattelan, Novecento, 1997. Photo : Paolo Pellion di Persona/Courtesy Castello di Rivoli...leggi il resto dell'articolo»

Del 1996 è Bidibidobidibù, uno scoiattolo impagliato suicida nella sua minuscola cucina; del 1997 Novecento, un cavallo imbalsamato sospeso al soffitto, dal corpo allungato e le zampe penzolanti, immagine malinconica di un secolo che si conclude. In questi lavori compare uno dei materiali-firma dell'artista, la tassidermia, insieme a una qualità che accompagnerà tutta la sua opera: la capacità di far convivere il comico e il tragico, la risata e il disagio, nello stesso istante.

La consacrazione: La Nona Ora e Him

A cavallo tra i due secoli arrivano le due opere che consacrano Cattelan come uno degli artisti più discussi al mondo, entrambe centrate sui grandi tabù del potere e della storia.

Nel 1999 realizza La Nona Ora: una scultura iperrealistica in cera che raffigura papa Giovanni Paolo II a terra, schiacciato da un meteorite. L'opera, esposta l'anno seguente alla Zachęta di Varsavia, scatena aspre polemiche in Polonia, patria del pontefice. Nel 2001 è la volta di Him: vista di spalle sembra un bambino inginocchiato in preghiera, ma girando attorno alla figura il volto rivelato è quello di Adolf Hitler. Collocata più volte in luoghi carichi di memoria, tra cui nel 2012 nel ghetto di Varsavia, l'opera pone una delle domande più scomode possibili, quella sulla possibilità stessa di rappresentare, e magari di perdonare, il male assoluto.

Maurizio Cattelan, GaMec Bergano, 2021

Installazione di Maurizio Cattelan al GAMeC di Bergamo, 2025 - Ph. Lorenzo Palmieri

Sono opere che spiegano bene la natura del lavoro di Cattelan: non provocazioni gratuite, ma cortocircuiti visivi costruiti su immagini profondamente radicate nella memoria collettiva, spostate di significato attraverso un intervento minimo e straniante.

Il dito medio, il water d'oro, l'America

Il rapporto di Cattelan con lo spazio pubblico e con il potere economico produce alcune delle sue opere più celebri. Nel 2010 installa in Piazza Affari a Milano, davanti al palazzo della Borsa, L.O.V.E.: una gigantesca mano di marmo di Carrara con tutte le dita mozzate tranne il medio. Il titolo è l'acronimo di Libertà, Odio, Vendetta, Eternità, e l'opera, nata come intervento temporaneo, è stata in seguito donata dall'artista al Comune di Milano, rimanendo permanentemente al suo posto e diventando uno dei monumenti più fotografati della città.

Nel 2016 realizza per il Guggenheim di New York America, un water perfettamente funzionante in oro massiccio a 18 carati, installato in un bagno del museo e liberamente utilizzabile dai visitatori: una riflessione tagliente sul lusso, sull'accessibilità e sul sogno americano. L'opera avrà una coda clamorosa nel 2019, quando viene trafugata durante un'esposizione a Blenheim Palace, in Inghilterra, e mai più ritrovata.

M. Catelan, Ego

Maurizio Cattelan, Ego, Installation view Battistero di San Giovanni Battista a Cremona, 2023 - foto Andrea Rossetti

The Comedian: la banana che ha fatto il giro del mondo

Nel dicembre 2019, alla fiera Art Basel Miami Beach, Cattelan presenta Comedian: una banana fissata a una parete con un pezzo di nastro adesivo grigio. L'opera, proposta in tre esemplari a un prezzo compreso tra i 120.000 e i 150.000 dollari, diventa immediatamente un fenomeno mediatico globale. La ressa attorno all'opera è tale che la galleria è costretta a rimuoverla; a un certo punto un artista performativo, David Datuna, la stacca dal muro e la mangia davanti al pubblico.

Ciò che rende Comedian un'opera esemplare della poetica di Cattelan è la sua natura di readymade concettuale: quello che si acquista non è la banana, destinata a marcire, ma un certificato di autenticità con le istruzioni per esporla. È l'idea, non l'oggetto, a costituire l'opera, in una linea che risale direttamente all'orinatoio di Marcel Duchamp del 1917. La banana diventa uno specchio puntato sul mercato dell'arte e sul modo, spesso arbitrario, in cui esso attribuisce valore alle cose.

La storia ha un secondo capitolo nel novembre 2024, quando un esemplare di Comedian viene battuto da Sotheby's a New York per 6,2 milioni di dollari, dopo una contesa durata alcuni minuti. Ad aggiudicarselo è l'imprenditore delle criptovalute Justin Sun, che paga in criptovaluta e poco dopo, in una conferenza stampa a Hong Kong, mangia la banana dichiarando che, vista la sua storia, il sapore è naturalmente diverso da quello di una banana comune. David Galperin, responsabile dell'arte contemporanea di Sotheby's, ha commentato che l'opera punta uno specchio contro il mercato dell'arte in modo molto preciso, ponendo domande importanti ma con sincerità, non come parodia.

I record d'asta e il valore di mercato

Per quanto Cattelan critichi apertamente le logiche speculative del mercato, le sue opere raggiungono cifre altissime. Il clamore mediatico della banana, con i suoi 6,2 milioni di dollari, non costituisce in realtà il suo record: il prezzo più alto mai raggiunto in asta da un suo lavoro resta quello di Him, la scultura di Hitler inginocchiato, aggiudicata da Christie's a New York nel 2016 per circa 17,2 milioni di dollari. È una delle tante ambiguità che circondano l'artista: il più feroce critico del sistema è anche uno dei suoi protagonisti più quotati, e questa contraddizione è, a ben vedere, parte integrante del suo discorso.

Il curatore, l'editore, il regista di se stesso

Ridurre Cattelan all'immagine del burlone sarebbe un errore. La sua pratica include da sempre la curatela e l'editoria. Nel 2002 apre a New York, insieme a Massimiliano Gioni e Ali Subotnick, la Wrong Gallery, uno spazio espositivo grande quanto una porta, poco più di un metro quadrato di vetrina. Fonda e dirige riviste come Permanent Food, Charley e soprattutto Toiletpaper, il progetto editoriale fotografico realizzato con Pierpaolo Ferrari a partire dal 2010, fatto di immagini surreali e disturbanti che hanno influenzato la pubblicità e la cultura visiva contemporanea. Nel 2006 cura, insieme a Gioni e Subotnick, la quarta edizione della Berlin Biennale.

Un capitolo importante è il rapporto con il curatore Francesco Bonami, suo interlocutore storico, autore della "biografia ufficialmente non autorizzata" dell'artista e curatore di numerosi suoi progetti. È Bonami, con la consueta ironia complice, a definire Cattelan "l'artista italiano più famoso, dopo Caravaggio".

Il ritiro annunciato e la grande retrospettiva del Guggenheim

Nel 2011 il Solomon R. Guggenheim Museum di New York gli dedica una retrospettiva che è essa stessa un'opera. Invece di distribuire i lavori nelle sale lungo la celebre rampa a spirale progettata da Frank Lloyd Wright, Cattelan fa appendere tutte le sue opere, oltre un centinaio, a un unico grande grappolo di corde sospese al centro del vuoto dell'edificio. La mostra, intitolata All, assume l'aspetto di un'enorme impiccagione collettiva della propria intera produzione. In quell'occasione l'artista annuncia clamorosamente il proprio ritiro dall'attività.

M. Cattelan al Guggenheim di New York

Foto della retrospettiva che nel 2011 il Solomon R. Guggenheim Museum di New York dedica a Maurizio Cattelan - Courtesy Solomon R. Guggenheim Museum di New York

Il ritiro, naturalmente, non è definitivo: negli anni successivi Cattelan torna a esporre, confermando che anche l'addio faceva parte del gioco. Nel 2016, con America, e poi con Comedian, dimostra di avere ancora intatta la capacità di generare eventi che travalicano il mondo dell'arte.

L'attualità italiana: da Venezia ad Alba Capitale

Negli ultimi anni la presenza di Cattelan in Italia è tornata particolarmente intensa, sia come artista sia come curatore. Nel 2024, per la 60ª Biennale di Venezia, realizza un'opera profondamente diversa dal suo registro abituale: Father, un grande intervento in bianco e nero con la raffigurazione delle piante dei piedi, dipinto sulla facciata della cappella del carcere femminile della Giudecca, sede del Padiglione della Santa Sede. Un'opera pensata per un pubblico particolare, le detenute che vivono accanto alla cappella, in cui l'irriverenza consueta lascia spazio a un registro più intimo e compassionevole.

Come curatore, Cattelan firma nel 2025 la grande mostra Endless Sunday al Centre Pompidou-Metz, in Francia, un progetto che attinge alle collezioni del Pompidou per riflettere sui temi del lavoro e del tempo libero. Ma è soprattutto il legame con Alba a segnare la sua attualità italiana: la città piemontese, che nel 2021 è stata Capitale della Cultura d'Impresa e che nel 2027 sarà Capitale italiana dell'Arte Contemporanea, ha annunciato che sarà proprio Cattelan a curare la mostra inaugurale di quel programma, dedicata a Pinot Gallizio, l'artista albese tra i protagonisti della scena artistica del Novecento. Un ritorno alle radici, in un certo senso, per un artista che ha fatto della provocazione internazionale la propria cifra.

NIGHT: la prima grande personale in Germania

Arriviamo così all'appuntamento che dà l'occasione a questo articolo. Dal 10 settembre 2026 al 7 marzo 2027, la Neue Nationalgalerie di Berlino, il capolavoro modernista progettato da Ludwig Mies van der Rohe, ospita NIGHT, la prima grande mostra personale di Cattelan in Germania, curata da Lisa Botti, curatrice della Neue Nationalgalerie, con Klaus Biesenbach, direttore della Neue Nationalgalerie, in stretta collaborazione con l'artista.

La mostra si inserisce nell'ambito del Preis der Nationalgalerie 2026, uno dei più importanti riconoscimenti dedicati all'arte contemporanea in Germania. Dopo venticinque anni dalla sua fondazione nel 2000, il premio inaugura nel 2026 una nuova fase, trasferendosi alla Neue Nationalgalerie e proponendo una mostra personale dedicata a un artista di rilievo internazionale il cui lavoro non sia ancora stato presentato in modo esaustivo a Berlino. La scelta di Cattelan, artista italiano né nato né residente a Berlino, ha in sé qualcosa di sorprendente, ma trova una sua logica nel dialogo strettissimo che diverse sue opere intrattengono con la storia tedesca.

NIGHT riunisce infatti alcuni dei suoi lavori storici più importanti, tra cui proprio Him, il piccolo Hitler in preghiera, Novecento, il cavallo sospeso, La Rivoluzione Siamo Noi del 2000 e Untitled del 2003, ispirato all'Oskar Matzerath del Tamburo di latta di Günter Grass, accanto a nuove opere concepite appositamente per lo spazio, tra cui una definita dal museo un intervento di ampia portata nella struttura stessa dell'edificio. L'architettura di Mies van der Rohe non fa da semplice contenitore, ma diventa parte attiva della messa in scena, in un contesto, quello berlinese, segnato in profondità dai processi della memoria storica. È il terreno ideale per un artista che ha fatto dell'ambiguità delle immagini, e del loro potere di disturbare, la ragione stessa del proprio lavoro.

NIGHT, con il suo titolo notturno e sospeso, sembra la cornice perfetta per un artista che con le sue opere si muove da sempre tra sorpresa e inquietudine.

Maurizio Cattelan. NIGHT. Berlino, Neue Nationalgalerie, 10 settembre 2026 – 7 marzo 2027. A cura di Lisa Botti e Klaus Biesenbach. Preis der Nationalgalerie 2026.

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Pubblicato il 08/09/2026dalla Redazione


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