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MIC Faenza: un'eccellenza italiana. Storia e presente della ceramica

In occasione della chiusura, il 2 giugno, della mostra dedicata al marchio Ginori, che rilegge due secoli di storia della manifattura di Doccia e l'evoluzione della ceramica nel XVIII e XIX secolo, vogliamo dedicare un approfondimento ad una straordinaria realtà italiana, che ogni anno, grazie al Premio Faenza, coinvolge centinaia di artisti provenienti da tutto il mondo.

Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura - foto allestimento

Il MIC Faenza – Museo Internazionale delle Ceramiche – è considerato il più importante museo al mondo dedicato alla ceramica. Le sue collezioni comprendono oltre 60mila opere che attraversano più di quattromila anni di storia, dal Mediterraneo antico all'arte contemporanea, in un percorso che mette in relazione manifattura, ricerca artistica, design, archeologia e cultura materiale.

Fondato nel 1908 al termine della grande Esposizione Internazionale dedicata a Evangelista Torricelli, il museo nasce grazie alle donazioni delle manifatture italiane ed europee che parteciparono all'esposizione faentina. Quel primo nucleo di opere divenne la base di una raccolta destinata ad ampliarsi rapidamente grazie a acquisizioni, lasciti, premi e relazioni internazionali.

Figura decisiva per la costruzione dell'identità del MIC fu Gaetano Ballardini, direttore fino al 1953, che trasformò il museo in un centro internazionale di studio e promozione della ceramica. Sotto la sua direzione il museo consolidò rapporti con manifatture, collezionisti, artisti e istituzioni culturali europee e americane, ampliando progressivamente il patrimonio e costruendo una rete di relazioni che ancora oggi rappresenta uno dei punti di forza del MIC.

Nel maggio 1944 il museo venne quasi completamente distrutto da un bombardamento che causò perdite gravissime nelle collezioni e negli archivi. La ricostruzione nel dopoguerra fu resa possibile dalla determinazione dello stesso Ballardini, dal sostegno della comunità faentina e da numerose donazioni provenienti dall'Italia e dall'estero. Il motto scelto per la rinascita del museo, Post fata resurgo, sintetizza bene la capacità del MIC di ricostruire non solo gli spazi ma anche il proprio ruolo internazionale.

Oggi il museo occupa oltre 15mila metri quadrati espositivi e continua a essere un luogo di conservazione, ricerca e produzione culturale. Accanto alle collezioni permanenti trovano spazio mostre temporanee, attività educative, laboratori, restauri, archivi e iniziative dedicate alla ceramica contemporanea. Il MIC ospita inoltre una biblioteca specialistica con oltre 70mila volumi, un laboratorio di restauro attivo dagli anni Ottanta e la storica rivista Faenza, pubblicata dal 1913.

Le collezioni permanenti

Il percorso del MIC si sviluppa attraverso sezioni cronologiche e geografiche che raccontano la  come tecnologia, linguaggio artistico e strumento d'uso quotidiano. Le raccolte comprendono ceramiche archeologiche, islamiche, orientali, rinascimentali, popolari, industriali e contemporanee.

Le ceramiche classiche

La sezione dedicata alle ceramiche classiche raccoglie materiali provenienti dal mondo greco, etrusco e romano. Vasi attici, ceramiche a figure nere e rosse, reperti funerari e oggetti d'uso testimoniano il ruolo centrale della ceramica nelle civiltà mediterranee antiche.
La collezione permette di osservare sia gli aspetti decorativi sia quelli tecnici della produzione antica: dalle modalità di cottura alla funzione narrativa delle immagini dipinte, fino al ruolo della ceramica nella vita domestica e rituale.

Vicino Oriente, Egitto e ceramica islamica

Il MIC conserva importanti raccolte dedicate alle civiltà del Vicino Oriente antico e dell'Egitto, accanto a una vasta sezione di ceramica islamica che documenta produzioni provenienti da Persia, Siria, Turchia e area mediterranea islamica.
Queste collezioni sono particolarmente rilevanti per comprendere l'evoluzione delle tecniche decorative che influenzarono profondamente anche la ceramica europea, dalla diffusione degli smalti stanniferi fino alle decorazioni a lustro metallico.

Le ceramiche precolombiane

Tra i nuclei più particolari del museo figura la raccolta di ceramiche precolombiane provenienti dall'America centrale e meridionale. Le opere raccontano culture molto differenti tra loro attraverso oggetti rituali, figure antropomorfe, recipienti e manufatti funerari.
La collezione evidenzia il ruolo della ceramica non solo come oggetto funzionale ma anche come elemento simbolico e religioso all'interno delle società precolombiane.... leggi il resto dell'articolo»

Faenza dal Medioevo al Barocco

Una parte centrale del percorso permanente è dedicata alla produzione faentina dal Medioevo al Seicento, periodo in cui la città diventa uno dei principali centri europei della maiolica.
Il termine francese faïence, ancora oggi utilizzato per indicare la ceramica smaltata, deriva proprio dal nome della città romagnola. Nelle sale del museo si possono osservare l'evoluzione tecnica e decorativa delle botteghe faentine, dai motivi geometrici medievali fino alle grandi composizioni istoriated del Rinascimento.
Le opere mostrano il rapporto tra produzione artistica, committenza aristocratica e sviluppo delle botteghe cittadine, documentando il momento in cui Faenza diventa un riferimento internazionale per la ceramica europea.

Le officine italiane del Rinascimento

Accanto alla produzione faentina, il MIC dedica ampio spazio alle principali manifatture italiane rinascimentali. Urbino, Deruta, Casteldurante, Gubbio e Montelupo sono rappresentate attraverso opere che testimoniano la ricchezza della maiolica italiana tra Quattrocento e Cinquecento.
La ceramica rinascimentale italiana si distingue per l'uso della pittura narrativa, per l'influenza della cultura umanistica e per la qualità tecnica raggiunta nelle botteghe specializzate.

Le manifatture europee dal Seicento all'Ottocento

Il percorso prosegue con le grandi manifatture europee tra XVII e XIX secolo. Sono presenti porcellane francesi, tedesche, austriache, inglesi e scandinave che documentano la diffusione della cultura della porcellana in Europa dopo l'importazione dei modelli orientali.

Tra i nuclei più significativi figurano opere provenienti da Sèvres, Meissen, Wedgwood e da numerose manifatture nord europee che contribuirono alla trasformazione della ceramica in prodotto industriale e di lusso.

L'Asia Orientale: Cina, Giappone e Sud-est asiatico

MIC - Asia orientale

Veduta allestimento della sezione "Asia Orientale"

La collezione orientale rappresenta uno dei punti di maggiore interesse del MIC. Il nuovo riallestimento della sezione "Asia Orientale", inaugurato nel 2025, espone circa 230 opere dal II secolo fino alla contemporaneità.
Il percorso comprende ceramiche e porcellane delle dinastie Han, Tang, Song, Ming e Qing, insieme a opere giapponesi e del Sud-est asiatico. Il nuovo allestimento, curato da Eline van den Berg con la collaborazione di Fiorella Rispoli e Roberto Ciarla, abbandona il modello strettamente cronologico per costruire un racconto per temi e funzioni.
Particolare attenzione è dedicata alla nascita della porcellana, alle tecniche di lavorazione, agli scambi commerciali tra Oriente ed Europa e alla permanenza di pratiche tradizionali nell'arte contemporanea asiatica.
La nuova sezione è stata inoltre progettata con criteri di accessibilità ampliata grazie a un intervento sostenuto dal PNRR del Ministero della Cultura finanziato dall'Unione Europea Next Generation EU.

Art Nouveau e Déco

MIC - Art Nouveau e Déco

La bacheca dedicata ad Achille Calzi ed Ercole Drei nella sezione dedicata a Art Nouveau e Déco

Nel 2024 il MIC ha inaugurato il nuovo allestimento dedicato alla ceramica europea tra Art Nouveau e Déco, curato dalla direttrice Claudia Casali. La sezione ricostruisce la storia delle arti decorative tra fine Ottocento e anni Quaranta del Novecento attraverso oltre 600 opere.
Il percorso affronta la nascita delle grandi esposizioni internazionali, il rapporto tra arti decorative e industria, il Futurismo, il Déco e il ruolo delle principali manifatture europee. Accanto ai grandi nomi internazionali trovano spazio anche le esperienze italiane e faentine.
Tra le manifatture presenti figurano Sèvres, Villeroy & Boch, Zsolnay, Bing & Grøndahl, la Manifattura Imperiale di San Pietroburgo e numerose realtà olandesi e scandinave.
Il riallestimento ha inoltre consentito il recupero di numerosi manufatti conservati nei depositi del museo, alcuni dei quali assenti dal percorso espositivo da oltre ottant'anni.

Il Novecento e la scultura internazionale

MIC Faenza, opere di Lucio Fontana

Opere di Lucio Fontana al MIC 

Il MIC conserva una delle più importanti raccolte europee dedicate alla ceramica del Novecento. Le sale ospitano opere di artisti come Pablo Picasso, Henri Matisse, Marc Chagall, Fernand Léger, Lucio Fontana, Alberto Burri e molti altri protagonisti dell'arte moderna che si confrontarono con la ceramica.
La presenza di questi artisti testimonia come nel Novecento la ceramica venga progressivamente riconosciuta come linguaggio pienamente inserito nella ricerca artistica contemporanea e non più relegato alle arti applicate.
Accanto alle opere dei grandi maestri internazionali trovano spazio le esperienze italiane del secondo dopoguerra e le ricerche sviluppate a Faenza da artisti e laboratori che hanno contribuito a ridefinire il rapporto tra arte e materia.

Design, ceramica d'uso e rivestimenti

La sezione "Ceramiche popolari, design e rivestimenti, tra passato e futuro" racconta la dimensione quotidiana della ceramica, dalle stoviglie alle piastrelle, dai servizi da tavola agli oggetti d'arredo.
Il percorso mette in relazione produzione artigianale, design industriale e cultura dell'abitare, mostrando l'evoluzione delle forme e delle funzioni della ceramica nella vita domestica.
Tra gli autori presenti figurano Gio Ponti, Ettore Sottsass, Antonia Campi, Enzo Mari, Alessandro Mendini e altri protagonisti del design italiano del Novecento.

La ceramica del XXI secolo

Sala del XXI secolo

MIC Faenza - sezione dedicata al XXI secolo - foto allestimento

Le raccolte contemporanee del MIC continuano ad aggiornarsi grazie al Premio Faenza, alle acquisizioni pubbliche e ai progetti del PAC – Piano per l'Arte Contemporanea del Ministero della Cultura.
La sezione dedicata al XXI secolo presenta opere che riflettono sul rapporto tra materia, installazione, ambiente e ricerca concettuale. Gli artisti utilizzano la ceramica come linguaggio aperto, spesso in dialogo con scultura, pittura e pratiche installative.
Tra gli artisti presenti figurano Bertozzi & Casoni, Salvatore Arancio, Sissi, Kathy Ruttenberg, Yves Malfiet e numerosi autori internazionali emersi nelle ultime edizioni del Premio Faenza.

Il Premio Faenza

63^ Premio Faenza

63° Premio Faenza, veduta allestimento

Dal 1938 il MIC organizza il Premio Faenza, una delle più importanti biennali internazionali dedicate alla ceramica contemporanea. Nato inizialmente come concorso nazionale, il premio ha progressivamente assunto una dimensione internazionale diventando uno strumento fondamentale per documentare le trasformazioni del linguaggio ceramico contemporaneo.
Le opere premiate e selezionate entrano spesso nelle collezioni del museo, contribuendo ad aggiornare costantemente il patrimonio contemporaneo del MIC.

La 63ª edizione del Premio Faenza, ospitata nel 2025, ha riunito oltre cento artisti provenienti da tutto il mondo. Le opere affrontavano temi legati alla sostenibilità, ai conflitti, alle trasformazioni ambientali, al corpo e alla fragilità sociale.
Tra le vincitrici figurano Hanna Miadzvedzeva, premiata per l'opera November, e Léa Renard con l'installazione Subtle conversations of states of mind. La selezione ha confermato la crescente attenzione internazionale verso la ceramica come linguaggio centrale dell'arte contemporanea.

Argillà e il rapporto con il territorio

Accanto alle attività museali, il MIC coordina Argillà Italia, grande mostra mercato internazionale dedicata alla ceramica artistica e artigianale che trasforma periodicamente Faenza in un centro di incontro tra artisti, botteghe e manifatture provenienti da numerosi paesi.
L'iniziativa conferma il forte rapporto tra il museo e la città, mantenendo vivo il legame tra ricerca artistica, produzione contemporanea e tradizione artigianale locale.

Le mostre temporanee del 2026

Alchimia Ginori 1737-1896 - ultimi giorni per vederla

Tra le principali mostre del 2026 il MIC ospita "Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura", organizzata insieme alla Fondazione Museo Ginori.
Curata da Oliva Rucellai e Rita Balleri, la mostra ripercorre due secoli di storia della manifattura di Doccia attraverso il rapporto tra innovazione tecnica, sperimentazione chimica, decorazione e sviluppo industriale.
Il percorso prende avvio dalla figura di Carlo Ginori e dalla ricerca della formula della porcellana, per arrivare alle trasformazioni ottocentesche della manifattura e allo sviluppo delle produzioni industriali.
Tra le opere più importanti spicca il confronto tra due versioni del gruppo Amore e Psiche, esposte insieme per la prima volta, che documentano le difficoltà tecniche della grande scultura in porcellana.
La mostra approfondisce inoltre le innovazioni nella produzione dei colori, il recupero della tecnica del lustro rinascimentale, l'introduzione della cromolitografia e lo sviluppo delle porcellane elettrotecniche legate alla diffusione dell'elettricità.

Giorgia Severi e i paesaggi culturali

Da pochi giorni si è rinnovata la proposta per la Project Room del museo con Losing Cultural Landscapes di Giorgia Severi, progetto curato da Giovanni Gardini e parte del più ampio ciclo Ghost Landscapes, avviato dall'artista nel 2016.
La ricerca di Severi si concentra sui paesaggi naturali e rurali della Romagna minacciati dai cambiamenti climatici e dalle trasformazioni antropiche. Attraverso ceramica, fotografia e frottage l'artista costruisce un archivio visivo di elementi destinati a modificarsi o scomparire.
Le opere in ceramica sono state realizzate in collaborazione con la storica bottega Ceramica Gatti 1928, ulteriore testimonianza del rapporto tra il museo e il tessuto produttivo faentino.

Un museo in continua trasformazione

Il MIC Faenza rappresenta oggi una realtà unica nel panorama museale europeo. Alla dimensione storica e conservativa affianca infatti una costante attività di ricerca, aggiornamento e produzione culturale.
Le collezioni permanenti, i riallestimenti recenti, il Premio Faenza, le mostre temporanee e i progetti educativi mostrano un museo che continua a interrogarsi sul ruolo della ceramica nella contemporaneità.
Più che una semplice raccolta di manufatti, il MIC si presenta come un luogo in cui la ceramica viene osservata nelle sue molteplici dimensioni: artistica, tecnica, industriale, antropologica e sociale.
È questa continuità tra memoria e sperimentazione ad aver reso Faenza uno dei principali centri internazionali dedicati alla cultura della ceramica. (micfaenza.org)


Pubblicato il 28/05/2026 dalla Redazione

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