Non si tratta di una vera retrospettiva anche se ci sono moltissime opere circa 130, tra tele e accorpamenti, unitamente a numerosi taccuini, provenienti da collezioni private e dalla famiglia. Per cui, la mostra mira a render conto dell'intero percorso di Riva, un artista capace di immaginare e di rappresentare aspetti della vita quotidiana caricando sui suoi supporti oggetti di esperienze umane. Un risultato dopo anni di lavoro e dopo una prima fase figurativa. Lucio Riva assembla materiali di vario tipo rendendo l'opera fuori dai canoni accademici un artista non convenzionale dove maestria ed abilità lo rendono unico nel panorama dell'arte contemporanea. Combina oggetti diversi di antiquariato o modernariato presi dalle bancarelle o nei mercatini attraverso una strutturazione fatta di sensi arcani e di significati persino simbolici. Sviluppa così un'arte astratto-informale che per l'artista e' una continua ricerca di sperimentazione che amalgama, capace di sviluppare le proprie qualità espressive. Predilige anche la tecnica dell'assemblaggio con particolare uso di prodotti quotidiani, ed è questo un ulteriore segnale dell'originalità dell'artista. Anche quando usa materiali di recupero, c'è un atteggiamento di riflessione quasi a provocare lo spettatore usando una sorta di meraviglia di ammirazione di sorpresa che Lucio Riva salda sui suoi supporti concretizzando un dettaglio, il flash mentale di una visione, o di una sensazione. Un'arte in grado di incidere profondamente sui sentimenti, in cui il dato reale vi e' stravolto, immaginato o sognato. Ma in mostra possiamo trovare anche , piccole carte e taccuini, alcuni sfogliabili con l'ausilio di tablet messi a disposizione del pubblico. E' stato definito "Il pittore di Modena" non perché è il più grande di tutti, ma perché è sempre rimasto attaccato alle sue origini, alla sua città. Per cui la rassegna vuole esser anche un omaggio alla sua città e al suo lavoro, un abbraccio collettivo che lo celebra e ci auguriamo possa farlo conoscere alle generazioni più giovani. Uno stile unico originale ben individuato in un'armonica visione della realtà, sia per il suo grado di fantasia sia per la sua perfetta singolarità, e per la parte pittorica anche dai ben strutturati accostamenti cromatici e una pennellata sciolta, un armonioso dettaglio di vita, atmosfere calde che rivelano un desiderio di evasione che si concretizza nella capacità del suo creare. Si tratta dunque di lavori nei quali la ricerca è sempre indirizzata ad uno specifico scopo, quello di approfondire l'estrema eleganza e raffinatezza della composizione sia nelle movenze delle figure sia nella fusione compositiva tra tradizione e avanguardia. Con oggetti che ravvivano il concetto della meraviglia e della fantasia.
Lucio Riva nasce a Campogalliano (Modena) il 18 gennaio 1928, figlio di Dario e di Elena Boccolari. Frequenta la scuola fino alla quinta elementare, avviandosi fin da giovane al lavoro. Dopo alcune esperienze iniziali in diversi ambiti, trova un'apparente stabilità nel settore assicurativo, dove in pochi anni costruisce una carriera solida. Nel 1958, però, decide di abbandonare il lavoro, rifiutando una vita che sente estranea alla propria vocazione. L'attività espositiva di Riva prende avvio dagli anni Sessanta, con la sua prima personale al Circolo di Cultura Formiggini (1961), presentata da Franco Minelli. A partire dal 1962, con la mostra presentata da Nella Clara Roncaglia, fino alle esposizioni degli anni Settanta, la Galleria La Sfera, diretta dall'amico fraterno Mario Cadalora, rappresenta uno spazio fondamentale per la sua attività. Qui Riva espone sia in mostre personali, tra cui quella del 1964 e quella del 1969, sia in collettive, come Figure e personaggi di Modena d'oggi del 1965 e le rassegne dedicate agli artisti contemporanei del 1968 e 1970. Attraverso queste esposizioni, Riva si inserisce stabilmente nel panorama dell'arte modenese e nazionale, come dimostra anche la partecipazione a iniziative fuori dal contesto locale, tra cui la mostra Dieci pittori di Modena a Novi Sad (1962) e la presenza sulla rivista "NAC – Notiziario Arte Contemporanea" (1969), che segnano una prima attestazione critica più ampia. La mostra antologica La traccia, la freccia, la scatola, il tempo, allestita nel 1979 presso la Galleria Civica di Modena e curata da Carlo Federico Teodoro, sancisce il riconoscimento istituzionale del lavoro di Riva e ne restituisce la complessità attraverso una lettura critica organica. Le esposizioni più recenti, tra cui Nel gioco delle idee (1996), Insoliti (2006) e Oggetti esclamanti (2012), contribuiscono a riconsiderare l'intero percorso dell'artista, mettendo in luce la continuità tra le ricerche degli anni Sessanta e Settanta e gli sviluppi più maturi. Nonostante la partecipazione a numerose mostre, Riva preferì sempre un rapporto diretto con il pubblico, aprendo le porte della sua casa-studio in Via del Teatro n. 1 a partire dal 1982. Questa scelta, coerente con la sua visione etica ed esistenziale dell'arte, contribuisce a definire la sua figura come quella di un artista appartato ma profondamente consapevole del proprio tempo.
Per informazioni: ricognizionisullarte@gmail.com
Complesso San Paolo|Sale di cultura
Via F.Selmi 67. Modena
venerdi-sabato-domenica
10:00-13:00 | 17:00-19:00
martedì 2 giugno
10:00-13:00 | 17:00-19:00
Pubblicato il 17/04/2026
Antonio Castellana
Antonio Castellana, è critico d’arte, scrittore, curatore, conduttore televisivo, (presso Canale Italia) fondatore della Galleria d’arte on line “Arte Collezioni”. Laureato in Storia dell’Arte con una tesi su Giorgio De Chirico. Corrispondente de “La Gazzetta di Modena” e “Il Resto del Carlino”, collaboratore de “L’Indicatore Mirandolese”, della rivista Euroarte di Milano. Collabora con i siti artistici Pitturiamo, l’Archivio Monografico dell’Arte Italiana, Pittart, Galleria Milanese, Momarte, la Galleria DEM, l’Enciclopedia dell’Arte e con Orler TV su progetti artistici nazionali. Partecipa agli eventi proposti da Art Consulting il più grande centro di diffusione dell’arte italiana. Ha pubblicato più di 20 progetti editoriali, dando prova di una grande apertura verso artisti soprattutto emergenti e ricerche internazionali. Per cinque edizioni consecutive è stato Direttore Artistico della Biennale Nazionale di Pittura di Modena. Ha istituito il Premio d’Arte dedicato a Giovanni Pico della Mirandola in collaborazione con il Centro Internazionale di Cultura di Mirandola, ha fondato la corrente pittorica “Novarte” con lo storico dell’arte Tiziano Soldavini di Carpi (MO). A livello nazionale sono tantissime le critiche d’arte che ha scritto per molti artisti affermati italiani tra i quali Ghelli, Alinari, Pomodoro, Rapetti, Capogrossi, Schifano. E’ autore di tre volumi dedicati all’arte nonché di svariati saggi per riviste artistiche e culturali e per cataloghi di mostre. La sua lezione di arte contemporanea “Capire l’arte moderna” è stata presentata in numerosi spazi espositivi. Inoltre organizza moltissime mostre, collettive ed eventi artistici nel nord d'Italia con la partecipazione di artisti di tutta Italia. La sua attività scientifica si è orientata, prevalentemente, all'approfondimento della Metafisica e di altri movimenti sorti in Europa nella seconda parte del secolo XX; mentre in campo didattico e divulgativo ha preso in considerazione anche le manifestazioni più importanti dell'arte moderna e contemporanea. Curatore di cataloghi per spazi pubblici e per gallerie private, annovera anche partecipazioni a Comitati scientifici e a Convegni nazionali, così come contributi a mostre in istituzioni pubbliche. Ultime rassegne organizzate: “Stop al Femminicidio”, “Arte e Moda”, “I Top 200” “I Maestri del Colore”, “Biennale di Cremona”, “Triennale di Venezia”, a novembre 2025 “Triennale di Milano”. Inoltre Antonio Castellana introduce artisti di talento, anche sconosciuti, nel panorama artistico italiano.
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