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La Madonna di Sassoferrato dal Louvre torna a Perugia

Dopo più di due secoli torna a Perugia 'L'Immacolata Concezione', capolavoro di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato trasferito dai commissari imperiali di Napoleone al Louvre. L'occasione, dall’8 di aprile,  è una grande mostra dedicata al pittore marchigiano e allestita fino  all'1 ottobre negli spazi del complesso benedettino di San Pietro a Perugia, che proporrà un suggestivo confronto con l'opera di Perugino e Raffaello, cui il Salvi molto si ispirò mentre elaborava una sua cifra originale. Intitolata 'Sassoferrato dal Louvre a San Pietro: la collezione riunita', l'importante rassegna, che permette di riscoprire il talento del maestro seicentesco, è frutto della collaborazione tra il Louvre, la Galleria Nazionale dell'Umbria, la Galleria Nazionale delle Marche e con altre istituzioni, prima fra tutte la Fondazione per l'Istruzione Agraria.
“In mostra saranno presenti capolavori del pittore marchigiano provenienti da varie raccolte pubbliche e private italiane e straniere. Si potranno ammirare, fra l’altro, tutte le opere del Salvi (ben 17) eseguite per il complesso benedettino di San Pietro” ha annunciato la professoressa Cristina Galassi, curatrice della mostra insieme a Vittorio Sgarbi.  “L’intento, evidenzia la Curatrice, è quello di far capire quanto il pittore rinascimentale abbia influito sulla visione dell’artista seicentesco, a cominciare dalla purezza formale delle immagini”.  In mostra vengono messe a confronto due copie della Deposizione Borghese di Raffaello, la prima di Orazio Alfani, la seconda di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino, provenienti dalla Galleria Nazionale dell’Umbria, con la bella versione dipinta da Sassoferrato nel 1639. 
Uno spazio significativo viene riservato anche alla cosiddetta Madonna del Giglio, immagine devozionale che assicurò grande notorietà al Sassoferrato: se ne presentano tre versioni: le prime due provengono da Modena e da Bologna, la terza è di proprietà della Fondazione. In queste opere l’artista riprende un’antica immagine di culto realizzata da Giovanni di Pietro detto lo Spagna, dotatissimo seguace di Perugino e Raffaello. In mostra non mancano, d’altra parte, opere in cui l’artista si palesa in tutta la sua eccezionale originalità. Come  la Giuditta con la testa di Oloferne, un dipinto che non è esagerato includere tra i capolavori del Seicento italiano, la grande Annunciazione della Vergine, opera di rara finezza esecutiva, i santi Benedetto, Barbara, Agnese e Scolastica, lavori in cui l’artista, pur rispettando l’autorità dei modelli, mette da parte ogni forma di deferente imitazione. Esemplare, in tal senso, è anche la Madonna con il Bambino e Santa Caterina da Siena, concessa dalla Fondazione Cavallini Sgarbi, autentico vertice della pittura religiosa del Seicento. 
Tutte le opere del Salvi conservate in San Pietro furono commissionate dall’abate Leone Pavoni che resse per lunghi anni la comunità benedettina di San Pietro. Era di sua proprietà la magnifica Santa Francesca Romana con l‘angelo, 
oggi custodita nella sagrestia della Basilica, per lunghi anni attribuita a Caravaggio, in realtà capolavoro di Giovanni Antonio Galli detto lo Spadarino, uno degli interpreti più fedeli del maestro lombardo. In omaggio all’ abate Pavoni, singolare figura di committente e collezionista, anche questa tela farà parte del percorso espositivo. 
Lo studio sistematico delle opere esposte, in aggiunta ad alcuni documenti inediti emersi dalle carte custodite nell’archivio della Basilica e alla pubblicazione di nuove fonti utili per la ricostruzione della vita del Sassoferrato, confluiranno in un ricco catalogo

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