mostre

Pop Art italiana. A Pordenone si racconta come è nata

Era il 1962 quando Mimmo Rotella, Mario Schifano e Tano festa furono invitati a New York (insieme ad altri tre artisti italiani) in occasione di una mostra sulle nuove tendenze mondiali dell’arte contemporanea. I tre per la prima volta si trovarono faccia a faccia con la Pop Art americana di cui avevano solo sentito parlare. Soprattutto Schifano e Festa pensarono ad una rielaborazione in chiave italiana di quello che avevano visto: Schifano mischiò i monocromi con i i simboli, tipo Coca Cola e Esso, Festa pensò che più popolare di Michelangelo non c’era nulla al mondo.


C’è stata quindi una “via italiana” al Pop ed è stata assolutamente originale. Per conoscerla ed approndirla, fino ad ottobre, bisogna andare a Pordenone. Presso la Galleria d’arte moderna e contemporanea “A. Pizzinato”, la simpatica e arguta Silvia Pegoraro ha organizzato una mostra dal forte taglio critico, “Il mito del pop. Percorsi italiani”, che riunisce circa 70 opere, sceltissime e alcune mai prima esposte, di una ventina di artisti.

Si è spesso sostenuto che gli artisti italiani non fecero sostanzialmente altro che “copiare” gli americani. Non è vero e gli stessi americani lo hanno riconosciuto. Alcuni di essi, è vero, si erano informati in precedenza sulle nuove poetiche visive statunitensi: per esempio Mimmo Rotella (celebri i suoi décollages – collages di manifesti pubblicitari strappati), Franco Angeli (tra le sue opere più famose le sue lupe e le sue aquile romane, ma anche Half dollar, una banconota americana serigrafata). Ma la rielaborazione pop italiana è del tutto originale e ha la sua base soprattutto a Roma. Nel dopoguerra, Roma è un luogo di incontri e dibattiti di livello internazionale. Di qui passano molti grandi artisti europei e americani. Si parla, si discute, si crea. Le gallerie di riferimento sono La Tartaruga di Plinio de Martiis e La Salita di Gian Tomaso Liverani, dove espongono gli artisti che fanno tendenza. Oltre a quelli già nominati, ci sono Cesare Tacchi, Sergio Lombardo, Renato Mambor, Ettore Innocente, e Mario Ceroli, che nelle sue famose sculture ricostruisce in legno grezzo immagini e oggetti della quotidianità .

L’altro centro propulsivo della Pop Art italiana è Milano, e il suo cuore è lo Studio Marconi, dove nel ’65 espongono in una mostra, insieme a Schifano, Valerio Adami, Emilio Tadini e Lucio Del Pezzo.
Questi artisti guardano più all’Europa che all’America: dalle soluzioni genialmente kitsch di Enrico Baj, influenzate dal dadaismo e dal surrealismo, alla altrettanto geniale ibridazione di metafisica dechirichiana e iconografia da fumetto di Adami, alla rigogliosa vena “narrativa” di Tadini che acquisisce, grazie al contatto con la Pop Art, una maggior sintesi dell’immagine, oltre che un più forte impulso a inserire nella figurazione oggetti appartenenti al mondo reale e quotidiano. 
La mostra sarà anche un’occasione per ricordare e celebrare, nel trentennale della morte, l’artista Ettore Innocente, noto come uno dei più interessanti e originali artisti della Pop Art di ambito romano, ma provenienete in realtà dal territorio pordenonese, con il quale ha sempre mantenuto legami profondi, coltivati con assiduità.

Pubblicato il

Itinerarinellarte.it