La mostra, aperta al pubblico giovedì 30 ottobre, e prevista fino al 1° marzo 2026, origina dalla presenza nelle Collezioni di Ca' Pesaro di quattro grafiche di Munch (1863, Løten - 1944, Oslo): Angoscia, L'urna, La fanciulla e la morte, Ceneri. Sappiamo che l'arte grafica per l'artista norvegese, ma non solo per lui, era tutt'altro che una forma artistica minore. L'assenza del colore conferisce infatti al segno una forza espressiva più profonda. Munch arriva all'arte incisoria a Parigi, dove si reca nell'autunno del 1889, anno del giubilo generale per l'Exposition Universelle, per entrare in contatto con quello che allora era il centro del mondo dell'arte che contava, lui che arrivava da una regione assolutamente marginale, cresciuto a Christiania (località che nel 1925 cambierà il nome in Oslo).
Ma è alcuni anni dopo, nel 1892, che la fama di Munch esplode, suppure in senso negativo, quando una sua mostra a Berlino fece tanto scandalo, da costringere gli organizzatori a chiuderla dopo appena una settimana. Era l'anno della Secessione di Monaco di Baviera, prima manifestazione di dissenso di un gruppo di giovani artisti che abbandonarono l'accademia e le organizzazioni ufficiali per creare un'associazione indipendente. E' documentato come quella secessione ebbe degli echi anche a Venezia, arrivando, tra gli altri, a Valeri e a Wildt (presenti in mostra).
Quella presenza di Munch a Berlino lasciò però un segno profondissimo su quel gruppo di artisti tedeschi che nel 1898 diedero vita alla Secessione di Berlino, movimento di cui troviamo dei rimandi anche nella mostra mestrina, fino ad arrivare, seppure trent'anni dopo, ad un grande riconoscimento generale quando, nel 1927, la Nationalgalerie di Berlino dedicò all'artista norvegese la più grande retrospettiva mai realizzata.

Munch. La rivoluzione espressionista - Centro Culturale Candiani, Mestre - Allestimento
Da questo Munch più noto, in una fase della vita, personale e artistica, in cui egli stesso alimenta una certa fama di artista maledetto, si passa, dopo la fine del suo periodo berlinese (dove soggiornò fino al 1908) e un ricovero psichiatrico tra il 1908 e il 1909, a seguito di un esaurimento nervoso, ad un Munch diverso, meno conosciuto, che qui al Candiani è magistralmente rappresentato da un prestito che la curatrice Elisabetta Barisoni definisce "eccezionale". Si tratta di "Due anziani", del 1910, proveniente dal museo Prins Eugens Waldemarsudde di Stoccolma, esemplare espressione di questa fase di ritrovata serenità, dove Munch utilizza colori chiari, quasi a ricordare la tavolozza di Matisse - sono le parole della curatrice - e con composizioni e forme che richiamano Van Gogh. E' il periodo in cui Munch è impegnato a lasciare un segno nella società attraverso la realizzazione di molte opere pubbliche. Un grande salto, quindi, da un Much concentrato sulle sue inquietudini interiori, ad un artista che si apre all'esterno e concepisce l'arte come strumento di relazione col mondo.
Negli occhi dei due anziani ritratti traspare ancora quell'espressività lontana dalla leggerezza, che sembra trasmettere il peso dell'avvicinarsi della fine della vita, ma i colori del paesaggio e la costruzione dell'immagine rimandano certamente ad una nuova percezione della vita e della realtà.
E da questa nuova stagione nell'arte di Munch, il percorso espositivo ci porta alla seconda parte della mostra dove è protagonista l'arte tedesca del periodo tra le due guerre, in cui la Germania vive il dramma dei reduci di guerra, dell'umiliazione della nazione dopo la sconfitta, e della Repubblica di Weimar. Artisti come Beckmann, Dix e Heckel esprimono magistralmente nelle loro incisioni, presenti in mostra, la crudezza di quel periodo....leggi il resto dell'articolo»
Arriviamo quindi ad un nuovo dramma, la Seconda Guerra Mondiale, e gli echi dell'espressionismo di Munch si ritrovano anche in Italia, in opere di Guttuso e Vedova, qui presente con un dipinto del 1941 che pochi attribuirebbero all'artista veneziano. Per giungere poi ad un'altrettanto sorprendente Maternità di Ennio Finzi del 1953, che nel rappresentare una donna con bambino riesce ad esprimere un "urlo del Novecento" - sono le parole della Barisoni - in un momento di piena ricostruzione dalle macerie lasciate in Europa dal secondo conflitto mondiale.

Munch. La rivoluzione espressionista - Centro Culturale Candiani, Mestre - Allestimento - sala dell'Urlo Contemporaneo con la Maternità di Ennio Finzi (1953)
La mostra procede ancora in avanti nel tempo, fino all'arte contemporanea, con Marina Abramović e la sua performance simbolista alla Biennale di Venezia del 1997, "Balkan Baroque", in quell'occasione premiata con il Leone d'Oro, che denunciava a suo modo il dramma delle guerre balcaniche. La foto presente in mostra si riferisce alla fase della performance dove Marina era seduta sul pavimento del seminterrato del Padiglione Italia, su un grande mucchio di ossa di manzo, ancora insanguinate e con attaccate carne e cartilagini, che lei pulì per sette ore al giorno e per quattro giorni.
E ancora l'urlo per la condizione delle donne iraniane di Shirin Neshat, qui presente con una grande foto del 1998 dal titolo Rabbia.
La storia delle guerre del Novecento, e purtroppo anche dei giorni nostri, ha quindi elevato a livello di dramma collettivo quello che il primo Munch esprimeva come disagio interiore individuale, e questa è l'idea sottesa dall'originale racconto, di drammatica attualità, che il MUVE e la curatrice hanno concepito e realizzato per questo nuovo significativo appuntamento con l'arte del Novecento e del panorama contemporaneo.

Munch. La rivoluzione espressionista - Centro Culturale Candiani, Mestre - Allestimento - a sinistra un'opera di Félicien Rops, a destra "Maschera del Dolore" di Adolfo Wildt
Il percorso espositivo, che fin qui abbiamo riussunto in pochi punti cardine, è articolato in sette sezioni: nella prima sala le grafiche e i dipinti di Munch (presente anche un suo importante doppio ritratto di Paul Herman e Paul Contard del 1897 proveniente da Vienna), si trova a confronto con il connazionale, meno noto, Aksel Waldemar Johannessen (Kongsvinger, 1880 — Oslo, 1922), e con l'impressionismo di matrice tedesca di Ludwig Dettmann, tra i fondatori della Secessione berlinese, qui presente col dipinto Sera di festa del 1896. Le Secessioni, di Monaco nel 1892, e poi Vienna, nel 1897 e Berlino, nel 1898, e il Simbolismo italiano e quello belga, sono l'oggetto della prosecuzione del percorso nella prima e nella seconda sala.
Troviamo quindi nomi come Franz von Stuck, interprete di un simbolismo visionario e sensuale, e gli italiani Arturo Martini e Alberto Martini. La Secessione di Berlino è testimoniata nei lavori di artisti come Liebermann, Klinger, Dettmann, Egger-Lienz.
Ancora di matrice simbolista, viene dato spazio all'opera di Redon, Sérusier, Bonnard, alla produzione di Klinger e ai dipinti di Böcklin, che certamente hanno influenzato Munch, con le loro immagini allusive e visionarie. Dal Belgio troviamo autori come Félicien Rops - legato agli ambienti letterari decadenti parigini e influenzato da Baudelaire, Mallarmé e Verlaine - e James Ensor, inventore di un mondo grottesco popolato da maschere, scheletri e figure mostruose, con evidenti riferimenti di satira sociale. Per l'Italia troviamo in mostra opere di Adolfo Wildt, Cesare Laurenti e Ugo Valeri.

Munch. La rivoluzione espressionista - Centro Culturale Candiani, Mestre - Allestimento - serie di opere di Max Beckmann - puntasecca su carta giapponese
Si prosegue quindi con un'ampia rappresentazione di opere grafiche riferibili all'Espressionismo tedesco, dove l'influenza di Munch, soprattutto nella grafica, è fondamentale per il gruppo Die Brücke e artisti come Erich Heckel. Troviamo quindi i già citati Otto Dix e Max Beckmann, che nelle loro grafiche esprimono il trauma collettivo della Germania post-bellica. Quello che in Munch era un grido individuale, qui diventa il riflesso di una società lacerata.
Nell'ultima sala, dedicata agli anni quaranta e cinquanta fino al contemporaneo, troviamo tracce delle istanze dell'Espressionismo in Renato Guttuso, Zoran Musič, Ennio Finzi e Emilio Vedova. Si termina con gli orrori dell'attualità e i teschi di Mike Nelson, i mostri e le maschere di Brad Kahlhamer e Tony Oursler, passando per la tragedia della guerra di Jugoslavia e Marina Abramović, e la denuncia appassionata di Shirin Neshat per i drammi vissuti dal popolo iraniano.

Munch. La rivoluzione espressionista - Centro Culturale Candiani, Mestre - Allestimento - sala dell'Urlo Contemporaneo
Una mostra che, nelle parole della Presidenza del MUVE e dell'amministrazione della città, ambisce a superare il già straordinario successo, con 33 mila accessi, dell'evento espositivo che l'ha preceduta, dedicato a Matisse e ai pittori della luce del Mediterraneo.
La mostra è accompagnata da un bel catalogo, edito da lineadacqua, e sono in programma una serie di iniziative rivolte sia alle scuole, sia agli adulti, con laboratori, workshop e incontri.
Anche per questa mostra, come per le precedenti, l'acceso è gratuito, previa prenotazione online obbligatoria, importante segno della volontà inclusiva, sia per i cittadini di Mestre e Venezia, sia per per il flusso di turismo che arriva, dall'Italia e dall'estero, nella città lagunare, e che avrà un ottimo motivo per fermarsi anche a Mestre.
Per un ulteriore approfondimento della mostra, invitiamo a proseguire la lettura con la scheda col comunicato di presentazione dell'evento.
Pubblicato il 30/10/2025
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