Cinque luoghi e sei mostre da visitare tra Trento, Gaeta, Roma, Lissone e Venezia, tra pittura, scultura e installazione. Grande spazio ad artisti contemporanei ed emergenti per un insieme di progetti espositivi che declinano in forme diverse una riflessione sulle tensioni, che appartengono sia alla sfera intima che a quella sociale, che ispirano e sollecitano l'espressione artistica dal secondo Novecento ai giorni nostri.
1. Nebojša Despotović e Barbara De Vivi alla Galleria Civica di Trento
A partire dal 19 luglio, la Galleria Civica di Trento mette in dialogo con una doppia persona,e due artisti emergenti dall'Accademia di Belle Arti di Venezia, accomunati da un approccio fortemente autobiografico e intimista, pur con sensibilità diverse e complementari. In un allestimento curato da Gabriele Lorenzoni, Daniele Capra e Carlo Sala, la ricerca di Nebojša Despotović (Serbia, 1982) in Tutte le nostre vite esplora il lutto e la memoria familiare: quattordici opere recenti, mai esposte prima, vanno a costituire un percorso sospeso tra passato e presente, culminando nel polittico monumentale Nel giardino della mia vita. Abbandonati i toni sintetici del passato, l'artista vira su seppia, bianco e nero, cercando nella stratificazione delle forme un coinvolgimento emotivo diretto con l'esperienza familiare, tra perdita della madre e relazione con le figlie. Ricordiamo che avevamo già incontrato pochi mesi fa Nebojša Despotović nella mostra tutt'ora in corso a Vicenza La Scuola di Venezia, dedicata a cinque artisti formatisi presso l'Accademia delle Belle Arti di Venezia.
A fianco all'artista originario di Belgrado che oggi vive e lavora in Veneto, troviamo Barbara De Vivi (Venezia, 1992) debutta con la sua prima mostra museale, Due di due, presentando oltre quaranta opere - molte appositamente realizzate per questa occasione - tra pittura e grandi carte. La mostra approfondisce il tema del doppio e della relazione tra sorelle: la figura della gemella diventa specchio, eco visiva e mentale, in un immaginario fatto di gesti familiari, narrazioni intime e risonanze psicologiche.

Barbara De Vivi, Sorelle 1, 2024, Courtesy Galleria Poggiali
Il titolo si ispira al romanzo di Andrea De Carlo, e lavora sulla tensione tra analogie e differenze, in una proposizione visivamente intensa e carica di emozioni.
Questo dialogo tra due ricerche figurative - una virata verso l'inclusività emotiva, l'altra verso la riflessione sul ruolo del sé e della relazione - rende l'esposizione un'occasione rara per incontrare due voci molto interessanti del panorama artistico contemporaneo capaci di essere attuali e rivolte all'intimità.
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2. Michele Rosa alla Pinacoteca di Gaeta per il centenario della nascita

In occasione del centenario della nascita di Michele Rosa (Sora, 1925–2021), la Pinacoteca di Gaeta dal 18 luglio ospita una significativa tappa di un progetto espositivo diffuso denominato Dinamica del Flusso Visuale. La mostra si inserisce in un itinerario ampio, articolato anche tra Sora, Arpino, Roma e Cassino, e intende restituire la ricchezza di una carriera molto lunga, capace di attraversare epoche, temi e linguaggi con sorprendente libertà espressiva.
La selezione presentata a Gaeta - che integra circa 40 opere tra dipinti figurativi, astratti, visioni ambientali e ricerche informative - restituisce uno spaccato significativo della ricerca pittorica e sociale di Rosa, attento alle trasformazioni culturali e paesaggistiche del suo tempo. La sua pittura, marcata da una forza coloristica vibrante e da accensioni quasi psichedeliche nelle opere più tarde, riflette una poetica costruita sulle visioni femminili, l'ambiente, le architetture e le questioni sociali ed ecologiche.
La curatrice Roberta Melasecca propone un percorso che suggerisce un dialogo coerente tra le fasi creative e le esperienze umane dell'artista: dagli anni Cinquanta, in cui Rosa si muove tra studi artistici a Roma e Napoli fino agli Usa (dove collabora con il fisico Gilberto Bernardini), fino all'adesione critica ai fermenti socio-politici dei decenni successivi. Rosa alterna testimonianze di vita vissuta, vicinanza alla scena romana, attività divulgativa e impegno istituzionale (tra cui la direzione della Galleria "La Saletta" a Frosinone, dal 1961) a una pratica pittorica che prosegue fino ai suoi ultimi anni.
Gli anni Settanta e Ottanta vedono l'artista impegnato nel teatro sperimentale e nel mondo underground, mentre nella fase successiva il suo lavoro vira verso l'astrazione ambientale, contaminata di religiosità pagana, mitologia e riferimenti archeologici. Scopri di più.
3. A Palazzo Merulana gli "Echi Del tempo" di Zhang Xiaotao

Zhang Xiaotao, La montagna vuota, olio su lino, 200×300 cm, 2023
A partire dal 18 luglio, gli spazi multiculturali di Palazzo Merulana a Roma ospitano la personale Echi del Tempo di Zhang Xiaotao (Chongqing, 1970), una mostra dalla grande intensità visiva, realizzata con 18 opere - tra grandi oli su lino e sperimentazioni digitali - che riescono a fondere pittura e animazione in un linguaggio denso di significati: memorie, traumi personali e prassi sociali emergono come vere "risonanze" nel flusso del presente.
L'artista cinese Zhang, già presente alla Biennale di Venezia nel 2013, versatile nell'uso di materiali e forme, combina iconografie post-industriali, immagini erotiche, creature naturali e figure sacre logorate, in quadri che evocano paesaggi mentali e architetture immaginarie. Il risultato è un'estetica capace di sedurre, e allo stesso tempo provocare un intenso disagio percettivo. Il curatore Andrea Romoli Barberini definisce le opere come "campi di forze", strutture visive in collisione, dove non esiste distinzione netta tra fondo e figura, tra bellezza e rovina.
Uno degli aspetti caratterizzanti del percorso espositivo è il dialogo tra visioni pittoriche e animazioni digitali, come The Adventures of Volume, che non raccontano una storia, ma generano flussi visivi, frammenti mentali che interagiscono con l'osservatore in modo viscerale. Zhang proietta uno sguardo profondamente personale, segnato da esperienze come incidenti d'acqua nell'infanzia, e da un background accademico legato alla pittura e alla sperimentazione multimediale. Scopri di più.
4. Alice Ronchi e la Collezione 25 al MAC di Lissone

Alice Ronchi, Indoor Flora, 2016 – in corso, scultura, tubi idraulici in pvc e vernice
Nel suo venticinquesimo anno di attività, il MAC di Lissone rinnova la sua vocazione museale con un progetto espositivo duplice che valorizza la collezione permanente e accoglie un nuovo protagonista della scena contemporanea. Si tratta di Alice Ronchi, che con Rendez‑Vous presenta un corpus di opere – pittura, disegni, installazioni e video – entrate a far parte della collezione grazie al progetto PAC2024.
La rassegna è una continuazione ideale di Amami Ancora, la personale dell'artista milanese ospitata al MAC tra febbraio e maggio 2024, e rinnova il suo dialogo con i capolavori storici del Museo: Bellegarde, Dorazio, Perilli, Scanavino, Schifano e altri. Alice Ronchi sceglie questi confronti per tessere una relazione tra il presente e l'eredità del dopoguerra: le sue opere possiedono un tono emotivo e una carica narrativa che si inseriscono tra i frammenti storici del Museo, rivelando un'affinità con linguaggi diversi e trasversali. Il format coincide anche con l'ingresso del MAC nella rete AMACI, sottolineando il prestigio e il riconoscimento formale del museo.
Collezione 25 punta a far vivere nel presente i capolavori acquisiti durante il storico Premio Lissone (1946–1967), esponendo circa cinquanta opere per la prima fase del progetto: tra le più significative citiamo Composizione (1956) di Karel Appel, vincitrice del Premio Lissone e caratterizzata dallo slancio espressionista e informale; i due dipinti di Claude Bellegarde (Cyclope, 1959; Sans titre, 1961), rappresentanti dell'Achromatisme francese, e ancora di Piero Dorazio emergono Teodora (1959) e Tenax (1964), esempi della sua poetica basata sulla tessitura lineare e ritmata.
Tra gli altri protagonisti troviamo ancora François Dufrêne, con i suoi décollage sperimentali della corrente Nouveau Réalisme, e Achille Perilli, che graffia e modella la tela con stratificazioni materiche e simboli visivi, senza dimenticare gli intensi Ecce Homo (1956) e Frammenti (1960) di Emilio Scanavino, emblematici della tensione interiore del dopoguerra, o i monocromi ironici e comunicativi di Mario Schifano (Cartello n.20, 1960). Scopri di più.
5. Fluid Matter. Humanature

Claudia Vitari, Umarus portrait - dettaglio
Un medium diverso, il vetro, per una collettiva che coinvolge tredici artisti internazionali negli spazi di SPARC - Spazio Arte Contemporanea, a Venezia. Per la seconda edizione del progetto Fluid Matter, la mostra Humanature vuole riaffermare la capacità del vetro di essere un medium ricco di significati e potenzialità espressive. Il vetro diventa filtro, trasparenza e superficie di dialogo, capace di riflettere e deformare la percezione di un mondo in rapido mutamento.
Tra gli artisti chiamati a partecipare troviamo Alessandro Pugno, Claudia Virginia Vitari, Francesca Piovesan, Henriikka Pöllänen, Jessica Rimondi, Lætitia Jacquetton, Lothar Böttcher, Margarida Alves, Mollified, Patrick Roth, Penzo+Fiore, quatrième_paysage, artisti che mettono il vetro al servizio di una riflessione sul rapporto tra uomo e natura, tra realtà fisica e digitale, tra società e ambiente.
La mostra enfatizza due direttrici interpretative: da un lato, il coinvolgimento attivo degli elementi naturali nella stessa creazione dell'opera, dall'altro un approccio più critico e introspettivo alla fragilità umana, alla capacità di resistere e trasformare il proprio contesto in un mondo in crisi. La scelta del vetro non è casuale: materiale al tempo stesso duro e delicato, trasparente e nucleo di memoria fluida, diventa simbolo dell'ambivalenza della nostra epoca. Le opere in mostra usano lavorazioni complesse – a caldo come a freddo, chimico‑fisiche o meccaniche – per ribadire la metamorficità del mezzo, e la sua capacità di immagazzinare la storia del tempo in ogni superficie.
L'allestimento promosso da SPARC* – Spazio Arte Contemporanea, nell'ex-chiesa sconsacrata di San Marco, crea un dialogo con il tessuto urbano circostante: le vetrate architettoniche si aprono idealmente al canale, amplificando l'esperienza del vetro come elemento permeabile e riflettente tra interno ed esterno. Tra le opere di spicco, Métamorphique No. 2 di Lætitia Jacquetton esplora la trasformazione visiva in equilibrio tra tensione e leggerezza; mentre gli interventi di quarta_paysage e Margarida Alves integrano processi naturali come cristallizzazione e sedimentazione, restituendo una visione multisensoriale della materia vetrosa. Patrick Roth e Penzo+Fiore si confrontano con materiali compositi, che fondono vetro e altri elementi in configurazioni sospese e complesse, capaci di suggerire coexistence, interconnessioni e mutamenti in corso. Scopri di più.
Pubblicato il 23/07/2025 dalla Redazione
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