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Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia - Aperture straordinarie di Agosto

Il Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia (PACT) comprende due dei siti etruschi più importanti del mondo, riconosciuti dall'UNESCO come Patrimonio dell'Umanità nel 2004: essi custodiscono una testimonianza di civiltà che in nessun altro posto del Mediterraneo ha questa estensione, questa integrità, questa potenza visiva.

Cerveteri e Tarquinia distano una dall'altra circa 50 km lungo la costa tirrenica del Lazio, a nord di Roma. Erano due delle più potenti città dell'Etruria: la prima, nota agli antichi come Caere, primeggiava nei commerci e nell'architettura funeraria; la seconda, Tarchna, era un centro culturale e religioso di primo piano, sede di uno dei più grandi santuari etruschi conosciuti. I due siti sono complementari e vale la pena visitarli entrambi, anche in giorni diversi.

Per il mese di agosto 2025, il PACT ha annunciato aperture straordinarie: tutti i lunedì (3, 10, 17, 24 e 31 agosto), incluso Ferragosto, tutti e quattro i siti resteranno aperti con orari e tariffe ordinari. E' quindi l'occasione giusta per presentare i siti e dare alcune informazioni utili alla visita.

Cerveteri: la necropoli come città

La Necropoli della Banditaccia si raggiunge dal centro di Cerveteri percorrendo pochi chilometri tra campagna e macchia mediterranea. L'impatto, arrivando, è insolito: non ci si trova davanti a rovine sparse, ma a qualcosa che somiglia a un quartiere, con strade, piazzette e quartieri che seguono una logica urbanistica precisa. Gli Etruschi costruivano le loro necropoli come estensioni del mondo abitabile, non come luoghi separati dall'esistenza.

La Banditaccia si estende su una superficie di circa 20 ettari e comprende centinaia di tumuli circolari, sotto ognuno dei quali si apre una o più camere funerarie scavate nel tufo, riferibili a un arco temporale molto ampio: dall'VIII al II secolo a.C. È una delle più grandi necropoli del mondo antico, attraversata da una via sepolcrale lunga più di 2 km. Di questi 20 ettari, circa 10 sono visitabili; il resto è ancora in attesa di scavo sistematico.

Le tombe più antiche sono del tipo a pozzo, con incinerazioni entro vasi biconici, e del tipo a fossa per inumati. Dal VII secolo a.C., con il prevalere del rito dell'inumazione, si sviluppano grandi tumuli con camere funerarie decorate con motivi ispirati all'architettura domestica. Questi monumenti, appartenuti a famiglie di alto rango, hanno restituito ricchi corredi con frequente presenza di materiali importati dal Vicino Oriente e dalla Grecia. Nel corso del VI secolo a.C., alla tipologia del tumulo si affiancano le tombe a dado, allineate regolarmente lungo le vie sepolcrali.

La tomba da non perdere è la Tomba dei Rilievi: un ipogeo del IV-III secolo a.C. appartenuto alla famiglia Matunas, le cui pareti mostrano, resi a stucco e dipinti, oggetti di uso quotidiano: armi, utensili, cinghie, cuscini, persino un gatto accucciato sotto un lettino. È una rappresentazione dell'esistenza domestica così minuziosa da sembrare quasi un inventario. La visita richiede prenotazione separata e con anticipo: la capienza è ridottissima per motivi conservativi. Tra le altre tombe degne di attenzione vi sono la Tomba dell'Alcova, dei Sarcofagi e del Triclinio.

La passeggiata tra i tumuli, con i cipressi e i pini marittimi che li costeggiano, è piacevole anche solo per l'atmosfera: il tufo, la vegetazione, il silenzio. D'estate, le camere scavate nella roccia mantengono una temperatura fresca che rende la visita confortevole anche nelle ore centrali della giornata.

Il Museo Cerite: due capolavori tornati a casa

A pochi passi dalla piazza principale di Cerveteri, dentro il Castello Ruspoli (una rocca duecentesca che incorpora tratti di mura etrusche del IV secolo a.C.) si trova il Museo Archeologico Nazionale Cerite. Le collezioni seguono un percorso cronologico che parte dal periodo villanoviano del IX secolo a.C. e arriva alla romanizzazione, con corredi sepolcrali, ceramiche in bucchero, anfore e oggetti importati che documentano i rapporti commerciali dell'antica Caere con il Mediterraneo.

Ma la ragione principale per cui vale fermarsi qui sono due oggetti: il Cratere di Eufronio e la Kylix di Eufronio. Entrambi sono ceramiche attiche a figure rosse, opera di Eufronio, uno dei ceramisti greci più raffinati dell'età tardo-arcaica. Il Cratere, datato intorno al 515 a.C., raffigura il trasporto del corpo dell'eroe Sarpedonte da parte del Sonno e della Morte dopo che Patroclo lo aveva ucciso in battaglia; la Kylix, di poco successiva, riprende anch'essa temi omerici con la firma congiunta di Eufronio come ceramista e di Onesimos come ceramografo....leggi il resto dell'articolo»

Entrambi erano stati trafugati da una tomba etrusca proprio nel territorio ceretano. Il Cratere è rimasto esposto al Metropolitan Museum di New York dal 1972 al 2006; la Kylix era al Getty Museum di Los Angeles. Recuperati dai Carabinieri attraverso indagini internazionali, i due pezzi sono tornati definitivamente a Cerveteri nel 2015. Vederli esposti nel luogo da cui provengono ha un senso che le grandi collezioni universali non possono restituire.

Il museo ospita anche un'installazione multimediale interattiva con un personaggio etrusco narrante a grandezza naturale, utile soprattutto per chi si avvicina per la prima volta al mondo etrusco o visita con bambini.

Mostra in corso:Veder greco in Etruria. Le idrie di Cerveteri, un approfondimento sui rapporti tra la Grecia e il territorio di Caere documentati attraverso grandi vasi ceramici da acqua di produzione ceretana con decorazioni in stile greco.

Tarquinia: il primo capitolo della pittura italiana

A Tarquinia si va per le tombe dipinte della Necropoli dei Monterozzi. Non c'è modo di prepararsi davvero all'esperienza: si scendono pochi gradini sotto il livello del suolo, si apre un cancello di vetro antisfondamento, e ci si trova davanti a pitture di 2.500 anni fa che sembrano eseguite ieri.

La collina dei Monterozzi, lunga circa 6 km, si estende parallela alla costa tirrenica tra il mare e l'altura della Civita dove sorgeva la città etrusca. Le tombe coprono praticamente tutto il colle: se ne conoscono più di seimila, per la maggior parte camere scavate nella roccia e sormontate da tumuli. Circa 200 di queste tombe conservano cicli pittorici, il che ne fa il nucleo di pittura etrusca più esteso e meglio conservato del Mediterraneo. Lo storico Massimo Pallottino le ha definite «il primo capitolo della storia della pittura italiana», e la formula non è retorica: si tratta del più ampio documento di pittura antica che preceda l'età imperiale romana.

Nel settore aperto al pubblico è possibile visitare 22 ipogei dipinti, con scene di atleti, cacciatori, pescatori, danzatori, suonatori, banchetti e figure del mondo degli inferi. Tre tombe in particolare non si dimenticano. La Tomba dei Leopardi (V secolo a.C.) mostra un banchetto funebre con convitati sdraiati su klinai, suonatori e danzatori su sfondo arancione vivo: i colori sono intatti con una freschezza che disorenta. La Tomba delle Leonesse, di poco precedente, ha soffitto a scacchiera e colonne doriche dipinte, con evidente influsso ionico. La Tomba della Caccia e della Pesca occupa due sale: nella prima una danza rituale di ispirazione dionisiaca, nella seconda una delle marine più antiche della pittura occidentale.

Parte dei dipinti, staccati da alcune tombe per preservarli (tra cui quelli della Tomba delle Bighe, del Triclinio, del Letto Funebre e della Nave) sono custoditi nel Museo Nazionale di Tarquinia. Vale quindi aggiungere il museo all'itinerario: non è un ripiego, ma un completamento necessario.

Il Museo di Tarquinia: dentro Palazzo Vitelleschi

Il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia occupa tre piani di Palazzo Vitelleschi, costruito tra il 1436 e il 1439 per volontà del cardinale Giovanni Vitelleschi, uno degli edifici più significativi del primo Rinascimento laziale. La struttura gotico-rinascimentale si trova nel cuore del centro storico medievale di Tarquinia; al secondo piano, un loggiato quadrangolare offre una vista sulla città.

Al piano terra si trovano, in sequenza cronologica, i materiali in pietra, con una notevole raccolta di sarcofagi databili dalla metà del IV secolo a.C., alcuni scolpiti in marmo greco e appartenuti alle famiglie più in vista della città. Al primo piano le ceramiche, ordinate dal periodo villanoviano in avanti, con una ricca sezione di vasi greci importati: tra questi la kylix di Oltos, il vaso di Charinos, l'anfora di Phintias e il cratere del Pittore di Berlino.

Il pezzo simbolo del museo è in sala 9: i Cavalli Alati. Nel 1938 l'archeologo Pietro Romanelli, durante gli scavi sul pianoro della Civita, rinvenne in circa cento frammenti una lastra di terracotta ad altorilievo che dopo il restauro si rivelò la più importante decorazione frontonale mai emersa dall'Etruria. La lastra, alta 114 cm e larga 124, raffigura una coppia di cavalli aggiogati a una biga nell'atto di spiccare il volo. Proviene dal santuario dell'Ara della Regina, il più grande tempio etrusco conosciuto. Le proporzioni volutamente alterate dei cavalli non sono un errore: sono correzioni ottiche calcolate per fare apparire le figure perfette allo spettatore che guarda dal basso, dalla distanza di 6-8 metri a cui la lastra era originariamente collocata. Un dettaglio che dice molto sulla sofisticazione tecnica degli artigiani tarquiniesi del IV secolo a.C.

Mostra in corso:In viaggio nel Regno delle Ombre. Capolavori della pittura etrusca fra Tarquinia e Orvieto, un percorso sulla pittura funeraria etrusca in dialogo tra i due grandi centri produttivi.

Informazioni pratiche per la visita

Il PACT gestisce quattro siti: la Necropoli della Banditaccia e il Museo Cerite a Cerveteri; la Necropoli dei Monterozzi e il Museo di Palazzo Vitelleschi a Tarquinia. I due poli distano circa 50 km l'uno dall'altro e richiedono spostamento in auto o con mezzi pubblici. Per visitarli entrambi in modo approfondito è consigliabile riservare due giornate.

  • Orari: 9:00 – 19:30 (ultimo ingresso ore 18:30)
  • Biglietteria: tariffe ordinarie e riduzioni secondo il regolamento PACT
  • Tomba dei Rilievi: prenotazione separata obbligatoria, capienza molto limitata
  • Sito ufficiale: pact.cultura.gov.it

Da Roma, Cerveteri è raggiungibile in auto percorrendo l'A12 (uscita Cerveteri-Ladispoli, circa 40 km) o con i treni regionali fino a Ladispoli e da lì in bus. Tarquinia è sulla linea ferroviaria Roma-Grosseto; la stazione si trova a circa 3 km dal centro storico. Una soluzione pratica per chi vuole visitare entrambi i siti è pernottare a Tarquinia, che dispone di un centro storico medievale ben conservato e della vicina costa del Lido.


Pubblicato il 01/08/2026dalla Redazione


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