Dopo i contributi di Sonia Boyce, Mercedes Azpilicueta, Chiara Gambirasio, Lin May Saeed e Studio Ossidiana per Bergamo, Castione della Presolana, Dalmine e Brembate, il nuovo ciclo di eventi vede protagonisti del prossimo autunno Marta Cuscunà, Gabriel Chaile, Yesmine Ben Khelil e Agostino Iacurci insieme alle comunità di Casnigo, Vertova e Bergamo. Il programma sarà promosso e raccontato nella rivista online che accompagna Pensare come una montagna, che raccoglie interviste agli artisti, testi critici e contenuti di approfondimento legati ai temi trattati dai progetti.
In contemporanea, sarà presentata l'opera video En Ausencia di Caterina Erica Shanta, selezionata da GAMeC per la sedicesima edizione di Artists' Film International, il programma cinematografico itinerante, curato e presentato collettivamente da quindici istituzioni d'arte contemporanea internazionali. Il network di Artists' Film International 2024 è dedicato al lavoro di artiste e artisti che privilegiano i linguaggi dell'immagine in movimento. Il programma sarà attivo per 300 giorni con mostre, proiezioni e programmi pubblici in quattro continenti. Per questa edizione GAMeC e gli altri partner hanno commissionato o selezionato film recenti di autori e autrici che rispondono al tema della "solidarietà". Considerando la solidarietà come una forma collettiva di resistenza, unione e interdipendenza, i film presentati affrontano i modi in cui questa viene ricercata e messa in atto su scala micro e macro, e coltivano immaginari radicali che hanno il potenziale di trasformare la nostra più ampia esperienza collettiva.
MARTA CUSCUNÀ
Casnigo, Teatro Circolo Fratellanza
Alleanze multispecie. Fantascienza, femminismi e creature più-che-umane
Racconto performativo
3 ottobre 2024
Il teatro di Casnigo, fondato negli anni Venti del Novecento nelle stalle del Circolo di aggregazione della laica Società di mutuo soccorso, ha attraversato un lungo periodo di abbandono prima di essere restaurato e riaperto, nei primi anni Duemila, dai soci del Circolo Fratellanza. Il restauro ha mantenuto l'originale impianto liberty e ha riportato alla luce le decorazioni pittoriche dell'epoca, restituendo al teatro il suo antico splendore.
Nell'ambito del programma Pensare come una montagna, il teatro sarà lo spazio in cui Marta Cuscunà (Monfalcone, 1982), autrice e performer di teatro visuale, nota per la sua ricerca che unisce l'attivismo ambientale e sociale alla drammaturgia per figure, offrirà uno spazio di riflessione critica, interrogando il pubblico sulla possibilità di un futuro capace di coniugare progresso tecnologico e cura degli ecosistemi, promuovendo una visione integrata e collaborativa.
Questo racconto performativo condensa le riflessioni portate nelle recenti produzioni di Cuscunà sul futuro del pianeta Terra ed esplora le interconnessioni tra specie e ambienti, mettendo in luce le relazioni tra le forze naturali e le azioni umane. Un discorso in cui è ravvisabile l'eco del pensiero dell'antropologa Anna Tsing, della biologa Lynn Margulis, del filosofo Bruno Latour, e specialmente dell'ecofemminismo di Donna Haraway, che sottolinea come le dinamiche di dominazione e sfruttamento ambientale siano spesso parallele a quelle di oppressione di genere e giustizia sociale. La performance racconta il viaggio immaginifico dell'artista oltre il confine sempre più sfocato che separa il naturale dall'antropico, l'individualità e la simbiosi, la fine e un possibile nuovo principio.
L'evento è parte di una serie di iniziative realizzate con il supporto del Club GAMeC – l'associazione degli amici del museo che dal 2005 sostiene le attività della Galleria, volte a promuovere la ricerca artistica contemporanea in tutte le sue forme.
Marta Cuscunà è autrice e performer di teatro visuale; nella sua ricerca unisce l'attivismo alla drammaturgia per figure. Nel 2009 vince il Premio Scenario per Ustica con È bello vivere liberi! primo capitolo di Resistenze femminili, una trilogia di cui fanno parte La semplicità ingannata e Sorry, boys. Nel 2021 partecipa alla trasmissione televisiva di Rai 3 "La Fabbrica del mondo" di Marco Paolini e Telmo Pievani, per la quale scrive e interpreta una mini serie per corvi meccanici dedicata ai temi dell'ecofemminismo. Nel 2023 la serie diventa uno spettacolo teatrale dal titolo Corvidae. Sguardi di specie, co-prodotto dal MUSE - Museo delle Scienze di Trento. Dal 2009 al 2019 ha fatto parte di Fies Factory, un progetto di Centrale Fies. Dal 2021 è artista associata al Piccolo Teatro di Milano.
GABRIEL CHAILE
Vertova, Ex convento - Circolo degli anziani
Festa del pane / Bread Baking Party
5 ottobre 2024
Originario di San Miguel de Tucumán, nel nord-est dell'Argentina, l'artista Gabriel Chaile (1985) esplora le tradizioni pre-colombiane del suo Paese per intrecciarle con le esperienze e i racconti delle variegate comunità che incontra, dando vita a opere che celebrano la memoria collettiva e la narrazione visiva e che sono capaci di affrontare, attraverso la loro attivazione, temi quali la sostenibilità, il cooperativismo, la decolonizzazione.
L'artista è particolarmente interessato alla trasmissione orale della conoscenza e alla narrazione per immagini, caratteristiche tipiche delle culture indigene. Egli si definisce un "comunicatore di immagini", concretizzando queste narrazioni in forme e simboli che attingono sia dalla tradizione sia dalla propria biografia personale. Tra questi elementi ricorrenti troviamo in particolare il forno e la pentola, simboli dell'operosità e della cura tramandati dalla famiglia dell'artista e in particolare dalla nonna.
Chaile utilizza materiali naturali come l'argilla cruda, il fango e il metallo per dare vita alle proprie opere scultoree, traendo ispirazione dalle "ollas populares" argentine – dove condividere la cucina e il cibo sono atti di cooperazione – e dagli elementi formali della cultura La Candelaria di Tucumán, le cui raffinate ceramiche sono spesso popolate da figure antropomorfe o zoomorfe e da complessi motivi decorativi geometrici e simbolici. Il risultato sono prototipi di forno la cui messa in funzione e testimonia l'impegno e il coinvolgimento di diverse persone attraverso il dialogo e la sperimentazione.
In Val Seriana, presso il Circolo degli anziani di Vertova, l'artista ha raccolto testimonianze delle tradizioni locali legate alla produzione del pane e della pasta, con il fine di creare un'opera-forno capace di celebrare e riattualizzare queste usanze, alimentando dunque il senso di comunità attraverso il recupero e la valorizzazione di pratiche antiche. In occasione di un Bread Baking Party – come l'artista è solito definire questi eventi – la festa del pane che animerà il circolo degli anziani e pensionati del paese, nel forno verranno cotti i "Michini di San Patrizio", pane benedetto e distribuito ai fedeli di Vertova fino alla Prima Guerra Mondiale. Questo "pane dei miracoli" veniva conservato nelle case e consumato in caso di malattia, sia dalle persone sia dagli animali. La tradizione dei "Michini" è stata recentemente recuperata, con la produzione affidata a un forno locale e la distribuzione presso il Santuario di Colzate dedicato a San Patrizio.
Fare il pane, così come riprendere a impastare i Teedèi, tipiche tagliatelle di Vertova, assume oggi un significato particolare. Non si tratta soltanto di rievocare usanze antiche, ma di generare relazioni che si ricostruiscono attraverso pratiche condivise.
Il pane e la pasta sono l'innesco di un discorso e di un incontro collettivo: una questione di ospitalità radicale, allo stesso tempo estetica, culturale e politica.
Al termine dell'evento di attivazione, l'opera-forno di Gabriel Chaile sarà esposta alla GAMeC per l'intero ciclo autunnale del progetto Pensare come una montagna.
Gabriel Chaile vive e lavora tra Buenos Aires e Lisbona. Ha studiato Belle Arti all'Università Nazionale di Tucumán. Nel 2009 ha ottenuto una borsa di studio dalla Fundación YPF, che lo ha portato a partecipare alla prima edizione dell'Artists Program lanciato dall'Università Torcuato Di Tella. Nel 2010 è stato selezionato per partecipare a Lipac, un programma artistico del Centro Cultural Ricardo Rojas. Ha partecipato a diverse residenze d'artista tra cui il Callao Monumental, Perù; SENS e URRA, Buenos Aires. Nel 2022 ha ricevuto il Premio Konex per l'arte del fuoco. Ha inoltre ricevuto una menzione per il Klemm Prize 2015 ed è stato nominato per il 1° Itaú Cultural Award nel 2010. Nel 2022 ha partecipato a The Milk of Dreams, la 59ª Biennale di Venezia curata da Cecilia Alemani. Le sue opere sono state esposte anche alla BIENNALE GHERDËINA ∞ PERSONES PERSONS, Ortisei; Bienal de Arte Contemporânea de Coimbra, Coimbra; 5th New Museum Triennial, New York; Museum of Modern Art of Buenos Aires (MAMBA); Art Basel Cities: Buenos Aires; Centro Cultural San Pablo T, Tucumán; Centro Cultural Recoleta, Buenos Aires; Fondo Nazionale delle Arti, Buenos Aires; Espacio Tucumán, Buenos Aires; Centro Cultural Borges, Buenos Aires; New Energy Museum of Contemporary Art (l'Ene), Buenos Aires; New Museum Triennal, New York e presso la Fondazione Thalie, Bruxelles.
YESMINE BEN KHELIL
Bergamo, Orto Botanico "Lorenzo Rota" / Giardino d'inverno
RIEN NE POURRA NOUS SEPARER / NIENTE CI POTRÀ SEPARARE
Installazione site-specific
6 ottobre 2024 – 19 gennaio 2025... leggi il resto dell'articolo»
I lavori dell'artista Yesmine Ben Khelil (Tunisi, 1986) si concentrano sulla riappropriazione di immagini, testi o oggetti al fine di creare narrazioni che confliggono con quelle ufficiali, in particolare coloniali. Spesso le sue opere – disegni, collage, installazioni, dipinti – scaturiscono da elementi tratti dalla realtà per esplorare antiche credenze popolari, miti e leggende che s'intrecciano nel mondo in cui viviamo. La sua ricerca artistica non si limita a mettere in discussione le prospettive antropocentriche, ma cerca anche di ridefinire il rapporto tra l'uomo e il mondo naturale, proponendo narrazioni alternative dove il non umano non è subordinato ma coesiste in un equilibrio complesso.
Nel corso di un periodo di residenza a Bergamo, Ben Khelil ha avuto l'opportunità di esplorare il patrimonio naturale e culturale della città, e conoscere l'Orto Botanico di Città Alta. Tra le specie qui presenti e profondamente radicate nel paesaggio urbano bergamasco, l'artista ha riconosciuto l'Acanthus, pianta erbacea perenne che cresce spontaneamente anche a Tunisi, sua città natale.
L'Acanthus mollis, diffusa in luoghi aridi e cespugliosi nell'Europa Meridionale e nel Nord Africa, si distingue per le sue foglie ampie e lobate, di un verde brillante, riunite in una rosetta basale dalla quale si erge, nel periodo primaverile-estivo, una spiga fiorita. Nella mitologia greca, Acanto era una ninfa che, per resistere all'assalto sessuale di Apollo, graffiò il suo volto e che per questo affronto venne tramutata nell'omonima pianta, adatta all'ombra ma che per vivere ha comunque bisogno del sole, divenuta poi simbolo di verginità. Pur essendo una pianta ornamentale, l'acanto possiede una natura invasiva. Il suo nome, che dal greco significa "spina", sembra evocare un aspetto minaccioso, eppure nel linguaggio dei fiori esprime inseparabilità.
L'acanto è al contempo seducente e "aggressivo", coltivabile ma difficile da controllare. La pianta stessa sembra sfidare ogni tentativo di divisione, affermando con determinazione che nulla potrà separare ciò che è unito.
Le contraddizioni che questa pianta sembra portare con sé e la sua dispersione nel Mediterraneo sono il pretesto per l'artista di fare un parallelo con le dinamiche umane che interessano queste aree e riflettere sul complesso rapporto tra la sponda settentrionale e meridionale del Mediterraneo.
L'installazione pittorica ideata dall'artista, e realizzata in collaborazione con l'Orto Botanico "Lorenzo Rota", è posta lungo il perimetro vetrato del Giardino d'inverno e riflette sui significati simbolici attribuiti alla pianta mescolando passato e presente, realtà e finzione, Storia e storie, e geografie solo apparentemente distanti.
L'installazione dal titolo Rien ne pourra nous separer / Niente ci potrà separare è composta da una serie di dipinti realizzati su tela di cotone fine, per consentire alla luce di filtrare attraverso di essi e, al contempo, al paesaggio circostante di essere parzialmente intravisto.
Utilizzando l'acanto e le sue robuste radici come metafora delle complesse dinamiche migratorie e culturali che caratterizzano il Mediterraneo, l'artista costruisce un ponte culturale e simbolico, un dialogo tra diversi luoghi e culture, mettendo in luce come la natura possa essere un elemento di connessione e comprensione reciproca.
Yesmine Ben Khelil (1986, Tunisi) si concentra sulle rappresentazioni che saturano il mondo, narrando storie frammentate che spesso ruotano attorno alla realtà manipolata o a forze invisibili. Tra le mostre personali si ricordano La boîte, B7L9 Art Station e Selma Feriani Gallery a Tunisi, oltre alla Galerie Maia Muller a Parigi. Il suo lavoro è stato esposto anche alla 9ª edizione della Biennale Gherdëina, alla Kunsthalle Wien, al MUCEM di Marsiglia, alla Biennale dei Giovani Artisti Mediterranea 19 di San Marino, a Cosmopolis #1.5 di Chengdu, a Jaou Tunis e alla Biennale di Dakar. Le sue opere fanno parte delle collezioni di La boîte, un lieu d'art contemporain, Kilani Group, Artothèque de la Ville de Strasbourg e Kamel Lazaar Foundation. È stata residente presso B7L9 Station d'Art Contemporain, Tunisi; Philomena + Art and Architecture Platform, Vienna; e L'escalier B, Bordeaux.
Pubblicato il 04/10/2024 , Comunicato stampa
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