Rothko visita per la prima volta Firenze nel 1950, rimanendo particolarmente affascinato dagli affreschi del Beato Angelico, e dall'architettura michelangiolesca del Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana. In particolare il secondo sarà d'ispirazione per la serie dei Seagram Murals, a cui lavorò alla fine degli anni '50, per una commissione del Four Seasons Restaurant nel Seagram Building a New York da cui poi si ritirò (oggi le opere di quel ciclo si trovano tra Washington, Londra e Tokyo, oltre che nella collezione della famiglia).
Ma l'influenza dell'arte italiana del Quattrocento si ritrova già nelle sue prime opere degli anni Trenta, a cui è dedicata la prima sala della mostra a Palazzo Strozzi, esposte insieme a quelle della fase neo-surrealista del decennio successivo. La vicinanza di Rothko al Beato Angelico si ritrova nel comune intento di voler evocare attraverso la pittura un senso di trascendenza. Lo farà con le sue campiture cromatiche, che, superando il concetto di astrazione, mettono in discussione le teorie del colore più consolidate.
Questo dialogo a distanza di secoli tra il Beato Angelico e l'artista statunitense viene oggi ricomposto al Museo di San Marco, con l'esposizione di cinque opere di Rothko, per lo più di piccole dimensioni, all'interno delle celle, scelte per dialogare con gli affreschi del frate artista, per affinità cromatiche, o di sentimenti evocati.
Ma il cuore della mostra è a Palazzo Strozzi, dov'è stato riunito un gran numero di capolavori, molti dei quali mai esposti insieme, e presentati per la prima volta in Italia.
Nelle sale del palazzo, altro capolavoro, di architettura rinascimentale, è stato costruito un percorso sia cronologico che emozionale, dagli inizi figurativi, agli anni della maturità, per concludersi nei cicli più tardi, poco prima della sua scomparsa.
Si parte dagli anni '30 quando la sua pittura è ancora figurativa con opere come Interior del 1936, proveniente dalla National Gallery of Art di Washington D.C., che dimostra una chiara ispirazione dalle tombe medicee della Sagrestia della Basilica di San Lorenzo.

Mark Rothko, Interior, 1936 - olio su tavola, cm 60,6x46,4 - Washington, DC, The National Gallery of Art. Donazione The Mark Rothko Foundation - Photo Courtesy National Gallery of Art
Si prosegue con le opere della fase neo-surrealista degli anni '40, e quindi con le Multiforms, in cui le figure degli anni precedenti si sono ormai dissolte in forme completamente astratte. Le opere del 1946-1947 presentano molteplici campiture irregolari dai colori intensi, dominate da contrasti cromatici. Le opere del 1948 e 1949 mostrano invece una forma più definita e organizzata, con composizioni architettoniche, in cui è probabile l'ispirazione da quell'antichità greco-romana che l'artista avrebbe visto da lì a poco di persona.... leggi il resto dell'articolo»
Nel 1949 Rothko dipinge ormai nel suo noto formato classico, ed ecco dunque l'opera No. 3/ No.13, che è stata scelta come immagine della mostra, a dimostrare un esempio precoce del suo stile più riconoscibile.

Mark Rothko, No.3/No. 13, 1949, New York, MoMA-The Museum of Modern Art, Bequest of Mrs. Mark Rothko through The Mark Rothko Foundation, Inc. 428.1981. © Digital Image, The Museum of Modern Art, New York/Scala, Florence © 1998 by Kate Rothko Prizel and Christopher Rothko / Artists Rights Society (ARS), New York
Il tema dell'importanza del colore e dell'architettura in tutta la sua pittura successiva è centrale nella curatela di Christopher Rothko ed Elena Geuna per l'esposizione fiorentina, insieme all'aspetto emozionale, con quella straordinaria capacità dell'artista di suscitare, con le sue opere, sensazioni universali verso un trascendente che supera i confini delle religioni classiche.
Nelle sale successive, la mostra ci conduce attraverso un viaggio davvero emozionante, in cui al colore è affidato il compito di trasportarci in un altrove, guidati, sala dopo sala, attraverso una temperatura cromatica sempre diversa, e uno spettro di esperienze emotive straordinarie: dalle gradazioni vitali dei gialli e degli arancioni ad una tavolozza più intima dei verdi e dei blu, per poi transitare attraverso i bruni degli anni '60 e arrivare alle gradazioni calde e avvolgenti dei rossi. In questi rossi ritroviamo ancora una volta un contatto con l'antichità e con l'Italia. Non è difficile immaginare che Rothko sia stato ispirato dalle pitture murali di Pompei e della Villa dei Misteri, che visitò nel suo secondo viaggio nel nostro Paese.
A fianco alle sale principali e ai dipinti di grande e grandissima dimensione, in due salette più piccole e dall'atmosfera molto intima, si è scelto di esporre anche dei bozzetti e delle opere su carta, a ulteriore testimonianza dell'ispirazione che Rothko raccolse nei suoi viaggi in Italia e nei soggiorni a Firenze. Si tratta dei bozzetti per i Seagram Murals e per tele classiche, e per gli Harvard Murals.
Il percorso si conclude con due sale dedicate alla fine degli anni Sessanta, precisamente al 1969. Prima con una serie di 3 opere bianche e nere, e per finire, nell'ultima sala, con un omaggio all'architettura ottagonale del Battistero di Firenze, ma anche della Rothko Chapel, con una serie di opere su carta, tra cui diverse caratterizzate da tonalità delicate, dal terra di Siena agli azzurri, ancora una volta di ispirazione quattrocentesca.
Rothko a Firenze prosegue fuori da Palazzo Strozzi, al Museo di San Marco e nel Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana, i due luoghi già citati che per Rothko furono fonte di ispirazione. Come ha affermato il figlio Christopher durante la conferenza stampa di presentazione, suo padre sarebbe onorato di vedere le sue opere esposte in questi luoghi così unici, in una città che è la culla dell'arte rinascimentale.

Rothko al Museo di San Marco - foto allestimento di Itinerarinellarte.it
Oltre alle già citate cinque opere esposte al Museo di San Marco, nel Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana si trovano due opere su carta, ancora a ricordare la visita dell'artista in questo luogo nel 1950, e il suo lavoro per i Seagram Murals, nove anni più tardi, quando avrebbe ricordato di aver aspirato a ottenere con quei murali lo stesso effetto che Michelangelo aveva creato nel Vestibolo.
Si comprende quindi come la mostra Rothko a Firenze sia senza dubbio un progetto complesso, che ha impegnato i curatori e tutti quelli che hanno collaborato alla sua realizzazione, dallo staff della Fondazione Palazzo Strozzi, a quello degli altri musei coinvolti, per ben cinque anni. Ne emerge un'idea di museo diffuso, per una proposta di respiro internazionale, che le Istituzioni promotrici si attendono attirerà molto turismo, di persone che verranno a Firenze principalmente per visitare la mostra, come già accaduto per quella dedicata al Beato Angelico.

Rothko al Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana - foto allestimento di Itinerarinellarte.it
Di certo Firenze aggiunge ulteriore fascino e significato storico e artistico ad una mostra che anche altrove sarebbe, per la sola serie di capolavori esposti a Palazzo Strozzi, di quelle da non perdere assolutamente, almeno da parte di chi ama la pittura astratta e coglie fino in fondo la potenza espressiva dei Color Field Paintings di Rothko.
Rothko a Firenze resterà visitabile fino al al 23 agosto 2026. Per maggiori informazioni sulle modalità di visita e altri dettagli tecnici, rimandiamo alla scheda dell'evento.
Pubblicato il 18/03/2026
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