Nuovo appuntamento dedicato a cinque mostre appena inaugurate per la nostra rubrica Settimana d'Arte. Scopriamo in Sardegna l'opera dell'artista newyorkese Hannah Levy. Ritroviamo quindi l'opera di Nanni Valentini in Puglia, per proseguire al Museo Rocca di Dozza con Andrea Salvatori. A Milano ci rivolgiamo a una bi-personale di Gabriella Garcia e Léa Dumayet, per chiudere a Gorizia con un'esposizione dedicata al rapporto tra materia, trasformazione e sostenibilità e in particolare con un'opera di Anna Marzuttini.
1. Hannah Levy. Blue Blooded – Sangue blu
Quando: 28 marzo - 12 luglio 2026
Luogo: Orani, Museo Nivola
Il Museo Nivola ospita la prima mostra personale in Italia di Hannah Levy, artista newyorkese nata nel 1991, nota per sculture e installazioni in cui metallo lucidato, silicone e vetro danno forma a presenze sospese tra organismo vivente e oggetto di design.
Il fulcro del progetto è il granchio a ferro di cavallo, o limulo, creatura marina antichissima e oggi al centro di questioni scientifiche ed etiche per l’utilizzo del suo caratteristico sangue blu nei controlli di sicurezza farmaceutica. Da questa figura prende forma un percorso espositivo che unisce suggestione visiva e riflessione sul rapporto tra uomo, tecnologia e natura.
Tra le opere spicca una grande installazione tentacolare in acciaio inox e silicone che occupa la navata dell’ex lavatoio di Orani: una struttura che richiama insieme un riparo, uno scheletro fossile e un organismo alieno. Accanto a questa, sculture in vetro sostenute da artigli metallici e gusci in alluminio con inserti di vetro blu amplificano la tensione tra solidità e fluidità, tra materia industriale e forme organiche.
La mostra è stata pensata in dialogo diretto con l’architettura del museo e con la figura di Costantino Nivola. Le linee curve e pulsanti delle opere si confrontano con la severità dello spazio, trasformando l’ambiente in parte integrante dell’esperienza di visita.
L’aspetto più interessante di questa mostra è proprio la dimostrazione della capacità di Levy di costruire un universo scultoreo immersivo, dove materiali contemporanei e riferimenti al mondo naturale si intrecciano in modo insieme elegante e inquietante, offrendo anche uno spunto di riflessione sulle implicazioni etiche dello sfruttamento delle risorse viventi. Scopri di più.
2. Nanni Valentini. Volto e luogo
Quando: 28 marzo - 24 maggio 2026
Luogo: Pisogne, Mirad'Or e Chiesa di Santa Maria della Neve... leggi il resto dell'articolo»

Mostra di Nanni Valentini, foto allestimento Mirad'Or
Questa Settimana d’Arte che vuole rendere omaggio alla scultura prosegue con un nome fondamentale del secondo Novecento italiano: Nanni Valentini (1932–1985), artista ormai pienamente storicizzato, la cui ricerca occupa un posto di rilievo nella scultura e nella ceramica contemporanea.
La mostra, ospitata tra il Mirad’Or e la Chiesa di Santa Maria della Neve a Pisogne, rende omaggio a una delle figure più originali della scena artistica italiana del dopoguerra. Curata da Simona Spinella, con la supervisione di Flaminio Gualdoni e Marco Lagorio, riunisce un nucleo di opere in gres incentrate sul rapporto tra volto, materia e luogo.
Le opere esposte, segnate da incisioni, crepe e cavità, mostrano bene il modo in cui Valentini ha trasformato terra e argilla in un linguaggio poetico e concettuale. Il volto non è qui semplice figura, ma emerge dalla materia come presenza interiore, memoria e paesaggio insieme. È proprio questo dialogo tra forma e terra uno degli aspetti più interessanti per il visitatore.
Formatosi tra Pesaro e Faenza e sostenuto in gioventù da Lucio Fontana, Valentini ha superato i confini tradizionali della ceramica, sperimentando superfici graffite e impasti complessi con sabbia, cera e catrame. La materia diventa così il vero centro della sua ricerca: non supporto, ma spazio di pensiero e di visione.
La scelta di distribuire la mostra tra il Mirad’Or e la Chiesa di Santa Maria della Neve permette alle opere di confrontarsi con due contesti espositivi diversi. Come evidenziato nel testo curatoriale, i lavori dialogano con lo spazio storico dei luoghi, mettendo in relazione la dimensione più raccolta e materica delle sculture con l’architettura e l’identità del contesto che le ospita. Scopri di più.
3. Andrea Salvatori. Armonia in grigio et in silenzio
Quando: 28 marzo - 12 luglio 2026
Luogo: Dozza, Museo Rocca di Dozza

Foto opera Andrea Salvatori
Al Museo Rocca di Dozza, la mostra personale di Andrea Salvatori, curata da Agnese Tonelli, presenta una selezione di sculture in ceramica legate al tema della roccia. Le opere sono inserite nelle sale arredate del museo, instaurando un dialogo diretto con gli ambienti storici.
Uno degli elementi più evidenti del percorso è il contrasto tra la solidità evocata dal tema e la leggerezza delle soluzioni formali. Le sculture, spesso costruite a partire da oggetti esistenti rielaborati, giocano su equilibri precari e accostamenti inattesi, in cui convivono riferimenti alla tradizione artigianale, al design e a un immaginario più ironico e pop.
Nella Sala Armi è collocata l’installazione site specific Puro e disposto a salire a le stelle, pensata in relazione allo spazio e accompagnata da un testo critico di Enrico Maria Davoli. Questo intervento rappresenta uno dei punti centrali della visita.
L'esposizione alla Rocca di Dozza ci restituisce un artista che utilizza la ceramica non solo come tecnica, ma come strumento per rielaborare immagini e oggetti, creando composizioni che mettono in discussione il rapporto tra peso e leggerezza, stabilità e trasformazione.
Andrea Salvatori (Faenza, 1975) è tra i principali interpreti italiani della ceramica contemporanea. Formatosi tra Faenza e Bologna, ha sviluppato un linguaggio personale basato sulla manipolazione e combinazione di elementi preesistenti, con una particolare attenzione alla qualità tecnica e a un uso consapevole dell’ironia. Scopri di più
4. Tout se tient. Gabriella Garcia e Léa Dumayet
Quando: 25 marzo - 8 maggio 2026
Luogo: Milano, Ipercubo / Orma

Foto allestimento, in primo piano un'opera di Gabriella Garcia
La mostra mette in dialogo le ricerche di Gabriella Garcia e Léa Dumayet a partire da un elemento comune: la materia come deposito di memoria e luogo di trasformazione. La scultura si configura qui come un linguaggio aperto, capace di accogliere tensioni tra presenza e assenza, stabilità e mutamento.
Pur con approcci differenti, entrambe le artiste lavorano su forme che appaiono instabili, spesso sospese tra forza e fragilità. La manualità ha un ruolo centrale: le opere nascono da processi di raccolta, assemblaggio e modellazione in cui il gesto diventa parte integrante del significato.
Il lavoro di Gabriella Garcia si sviluppa a partire da esperienze recenti legate a una residenza in Sicilia, dove il confronto con il paesaggio e i materiali locali ha contribuito alla definizione delle opere in mostra. I diversi nuclei presentati riflettono su memoria, eredità culturale e spostamento, attraverso forme che evocano architetture e costruzioni simboliche.
Nelle opere di Léa Dumayet, invece, la materia si articola in relazione allo spazio e all’ambiente. Elementi naturali e artificiali convivono in composizioni essenziali, dove il rapporto tra interno ed esterno e tra equilibrio e instabilità diventa centrale. Interventi misurati e non monumentali costruiscono un dialogo diretto con lo spazio espositivo.
Il percorso evidenzia un uso della scultura come pratica relazionale, in cui materiali e forme non definiscono oggetti chiusi, ma configurazioni in continua tensione tra ciò che permane e ciò che si trasforma. Scopri di più.
5. Anna Marzuttini e Il ciclo della materia
Quando: 28 marzo – 26 aprile 2026
Dove: The Circle, Gorizia

Opera di Anna Marzuttini
Tra le mostre di questa settimana, The Matter Loop propone una lettura contemporanea del rapporto tra materia, trasformazione e sostenibilità, mettendo in dialogo quattro artisti del Friuli Venezia Giulia con altrettante realtà produttive del territorio.
Particolarmente interessante, in chiave scultorea, è l’intervento di Anna Marzuttini, sviluppato in collaborazione con Contea Cooperativa sociale. L’artista costruisce un’installazione a partire da tronchi, rami e materiali organici provenienti dalla manutenzione del verde urbano. Gli elementi lignei vengono mantenuti nella loro condizione primaria e rielaborati attraverso interventi pittorici e plastici che assecondano le tensioni naturali della materia.
La struttura si sviluppa in forme verticali, configurando uno spazio frammentato e attraversabile, quasi un paesaggio scultoreo in cui il visitatore si muove tra naturale e costruito. Emerge quindi una dimensione installativa dell'opera, fondata sulla presenza fisica del legno e sul rapporto diretto con lo spazio.
Più in generale, il progetto curatoriale, ideato da Vincenzo Alessandria, mette al centro il tema dell’economia circolare: materiali di scarto tessili, metallici, organici e sintetici vengono affidati agli artisti per essere trasformati in nuove forme e narrazioni. La mostra si inserisce così in una riflessione concreta sul riuso della materia e sul dialogo tra pratica artistica e sistema produttivo.
Il percorso espositivo, allestito negli spazi di The Circle in via Rastello, restituisce il risultato di questo confronto tra creatività, tecnologia e responsabilità ambientale, offrendo una lettura della scultura e dell’installazione come strumenti capaci di dare nuova forma a materiali già esistenti. Scopri di più.
Pubblicato il 01/04/2026 dalla Redazione
Itinerarinellarte.it

itinerarinellarte.it è un sito che parla di arte in Italia coinvolgendo utenti, musei, gallerie, artisti e luoghi d'arte.