Il segno e il disegno tengono infatti insieme le cinque mostre selezionate per questo numero. Si parte dai taccuini africani di Edoardo Di Muro a Trieste, si passa per una collettiva internazionale all'Aquila dedicata proprio al segno come origine del gesto creativo, poi per la pittura in blu di Juan Lin a Firenze e per gli animali sacri di Tarshito in Salento, fino a chiudere con uno dei maggiori interpreti italiani del disegno, Omar Galliani, in mostra a Dozza. Cinque proposte in cui il tratto, la linea come matrice dell'immagine, conta quanto e più del colore.
1. L'Africa di Edoardo Di Muro a Trieste
Quando: 2 agosto – 27 settembre 2026
Luogo: Trieste, Sala Nathan – Magazzino 26, Porto Vecchio
La Sala Nathan del Magazzino 26, nel Porto Vecchio di Trieste, ospita una retrospettiva dedicata a Edoardo Di Muro (Cuneo, 1944 – 2022), disegnatore e illustratore che dell'Africa fece il centro della propria vita e del proprio lavoro. La mostra, realizzata dall'Associazione Viva Comix con il Comune di Trieste e curata da Paola Bristot e Mimina Di Muro, antropologa e figlia dell'artista, riunisce 100 tra opere originali, litografie e taccuini che coprono oltre trentacinque anni di produzione.
Imbarcatosi come marinaio nel 1973, Di Muro scelse di vivere stabilmente nel continente africano, attraversando oltre venti Paesi e producendo più di 700 disegni realizzati dal vivo, con un tratto minuzioso a china e rapidograph capace di cogliere l'anima di mercati, foreste e riti. Firmate con il diminutivo «Edo», le sue illustrazioni erano, e in parte sono tuttora, diffuse come arte africana; molte hanno anche un contenuto politico, dai manifesti per la SWAPO namibiana ai disegni contro l'apartheid. Negli anni Ottanta collaborò a Parigi con riviste come Charlie Hebdo e Pilote, e la sua prima mostra a Dakar, nel 1979, gli valse l'attenzione del presidente-poeta Léopold Sédar Senghor, che acquistò una serie completa delle sue litografie.
Il percorso triestino è organizzato in tre sezioni: il porto, come legame ideale tra Dakar e Trieste, ricostruito con materiale fotografico d'archivio; la natura e i paesaggi, dominati da grandi alberi dettagliatissimi; la dimensione antropologica dei villaggi e delle città, con scene di vita quotidiana, lavoro e danze. L'allestimento, curato dall'architetto Giulia Sgrò, integra gli arredi della collezione M'Afrique dell'azienda Moroso, prodotti nella sua sede senegalese. Dopo Trieste, la mostra proseguirà proprio a Dakar. Scopri di più.
2. Anatomie del Segno
Quando: 2 agosto – 16 agosto 2026
Luogo: L'Aquila, Palazzo dell'Emiciclo

Opera di Gianni Testa
All'Aquila, Capitale Italiana della Cultura 2026, il segno diventa esplicitamente il tema di una mostra collettiva internazionale. Anatomie del Segno, ideata e curata da Nicoletta Rossotti, Coordinatrice Nazionale dell'Accademia Internazionale Medicea, è allestita al Palazzo dell'Emiciclo, sede del Consiglio regionale d'Abruzzo, e riunisce artisti provenienti da diversi Paesi attorno al segno inteso come origine del gesto creativo e della ricerca artistica contemporanea....leggi il resto dell'articolo»
Il percorso, che attraversa pittura e scultura, muove dall'essenzialità del tratto verso la complessità della materia e del colore, intrecciando ricerca estetica, sperimentazione e riflessione sul linguaggio visivo. La mostra ospita una sezione personale dedicata a Pierpaolo Mancinelli, in dialogo con gli altri artisti invitati, e vede Stefano Zaniboni come unico scultore selezionato; rende inoltre omaggio al maestro Gianni Testa, alla presenza della figlia Chiara. Tra gli oltre venti espositori figurano, tra gli altri, Carlos Antonio Sablon, Lorena Reyes Clavijo, Françoise De Gail, Miyuki Tahanashi, Riccardo Salusti e Annamaria Campus. L'iniziativa rientra nel calendario ufficiale della Capitale della Cultura, con il patrocinio del Consiglio Regionale d'Abruzzo e della Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell'Aquila. Scopri di più.
3. Juan Lin a Firenze, nel Blu
Quando: Visioni in Blu, 31 luglio – 13 agosto 2026 (Palazzo Medici Riccardi); Profondo Blu, 18 – 30 agosto 2026 (Accademia delle Arti del Disegno)
Luogo: Firenze, Palazzo Medici Riccardi e Accademia delle Arti del Disegno

Un'opera di Juan Lin
Se all'Aquila il segno è indagato in uno spettro espressivo più ampio, a Firenze il protagonista è un unico colore. Il giovane pittore Juan Lin (Buenos Aires, 1997, da famiglia cinese) è al centro di un progetto in due tempi, curato da Claudio Rocca, già direttore dell'Accademia di Belle Arti di Firenze, e promosso dalla Fondazione Juzhan Culture: Visioni in Blu nelle Sale Ginori di Palazzo Medici Riccardi e Profondo Blu nella Sala delle Esposizioni dell'Accademia delle Arti del Disegno, per un totale di 54 opere a olio su tela.
Formatosi tra la China Academy of Art di Hangzhou e l'Accademia di Belle Arti di Roma, Lin fa del blu l'orizzonte cromatico quasi esclusivo della propria pittura. Attraverso velature, stratificazioni e trasparenze, città, montagne, alberi e orizzonti perdono progressivamente la loro dimensione descrittiva per diventare evocazioni interiori: il paesaggio non coincide con ciò che si vede, ma con la traccia che continua a vivere nella memoria. La scelta del monocromo, lungi dal limitare la pittura, ne amplifica le possibilità, permettendo di indagare il tempo, il silenzio e la distanza.
Il colore richiama anche una lunga storia culturale, che l'artista porta con sé più o meno consapevolmente: dal blu imperiale della dinastia Han, segno distintivo del potere derivante dal Cielo, all'azzurro oltremare che in Europa, ricavato dal lapislazzulo afghano, valeva quanto l'oro e veniva concesso a pittori e miniatori solo in piccole dosi. Il viaggio è parte integrante del suo metodo: disegni dal vero e annotazioni raccolti negli spostamenti sono il punto di partenza di tele che trasformano i luoghi in geografie della memoria. Scopri di più.
4. Nicola Strippoli (Tarshito). Animali di luce
Quando: 4 agosto – 3 settembre 2026
Luogo: Nardò, Chiesa di San Trifone

Tarshito the sacred rhino and chimm sothy - 2025 - acrilico e inchiostro su tessuto - cm 130x165
Dalla pittura di paesaggio si passa a un lavoro incentrato sul rapporto tra uomo, mondo animale e sacro. Animali di luce – creature sacre tra terra e cielo, personale di Tarshito nella Chiesa di San Trifone di Nardò, a cura di Davide Miceli, presenta una selezione di dipinti e una scultura realizzati insieme ad artisti italiani e stranieri provenienti dalla Cambogia e dal Giappone. Bufali, rinoceronti, elefanti, tigri, orsi e leopardi diventano custodi di giardini, templi, alberi e città, letti come simboli del dialogo tra materia e spirito, terra e cielo.
Tarshito, pseudonimo di Nicola Strippoli (Corato, 1952), si laureò in Architettura a Firenze nel 1979 e nello stesso anno ricevette da Osho il nome spirituale che in sanscrito indica «colui che cerca la luce». Da oltre quarant'anni intreccia arte e viaggio, collaborando con artisti e artigiani di India, Nepal, Cina, Giappone, Cambogia e Mongolia, e concepisce l'animale non come soggetto da raffigurare ma come presenza vivente che attraversa ogni cultura. La mostra completa il ciclo Tarshito e il Sacro, avviato nel 2025 con le esposizioni di Galatina, Melendugno e Nardò. L'inaugurazione è accompagnata da una performance di Taiko, i tradizionali tamburi giapponesi, eseguita dalla Scuola Aikidaiko. Scopri più.
5. Omar Galliani alla Rocca di Dozza
Quando: 30 maggio – 30 agosto 2026
Luogo: Dozza, Museo Rocca di Dozza

Omar Galliani. Ph. Michele Stanzione
Parlando di disegno contemporaneo in Italia non si può non citare Omar Galliani, tra i massimi interpreti di questa tecnica, di cui a fine mese si chiude la mostra allestita al Museo Rocca di Dozza. Fiabeska, a cura di Agnese Tonelli e promossa dalla Fondazione Dozza Città d'Arte, riunisce oltre 40 opere tra disegni su carta, carta seta e tavole in pioppo, lungo un arco che va dagli anni Settanta a oggi.
Al centro c'è la potenza del segno, che nella pratica di Galliani diventa strumento di indagine dell'intimo e del simbolico, capace di rileggere iconografie ricorrenti come la rosa e il femminile. In apparenza figurativo, quel segno è in realtà fortemente concettuale, e la mostra intende mostrarne un versante insolito e intimo. In occasione dell'esposizione viene presentato il leporello d'artista Ti accarezzerò a mezzanotte, stampato in dodecacromia e sviluppato in orizzontale per circa tre metri, che raccoglie alcuni elementi distintivi della sua poetica: la linea grafitica, le tracce di inchiostro rosso, il gesto ambivalente dell'accarezzare e incidere.
Nato a Montecchio Emilia nel 1954 e formatosi all'Accademia di Belle Arti di Bologna, Galliani ha insegnato a Urbino, Carrara e Brera e, fin dagli anni Settanta, ha preso parte a importanti rassegne internazionali. Negli anni Ottanta ha aderito ai movimenti del Magico Primario e dell'Anacronismo, partecipando a tre Biennali di Venezia e alle Biennali di San Paolo, Tokyo e Parigi. Sue opere sono entrate nelle collezioni delle Gallerie degli Uffizi e dei Musei Vaticani; nel 2026 Omar Roma Amor è entrata alla GNAMC di Roma. Scopri di più.
Pubblicato il 04/08/2026dalla Redazione
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