La fotografia è oggi più che mai linguaggio trasversale e multiforme: strumento di denuncia e di contemplazione, mezzo documentario e forma d'arte. Le mostre che vi segnaliamo raccontano la varietà di questo mezzo espressivo attraverso cinque diversi progetti espositivi: tre dedicati ad autori che hanno fatto la storia della fotografia italiana – Mario Giacomelli e Gianni Berengo Gardin, una che esplora una dimensione più concettuale e partecipativa, come nel caso di JR a Napoli, e infine un racconto per immagini di Steve McCurry dedicato al cibo, come simbolo, memoria e legame.
1. Mario Giacomelli. Il fotografo e il poeta a Palazzo Reale
In occasione del centenario dalla nascita di Mario Giacomelli, Palazzo Reale, giovedì 22 maggio, ha inaugurato a Milano una retrospettiva che esplora il profondo legame tra la sua fotografia e la poesia. L'esposizione si inserisce nell'ambito dell'Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.
Curata da Bartolomeo Pietromarchi e Katiuscia Biondi Giacomelli, la mostra "Mario Giacomelli. Il fotografo e il poeta" presenta un percorso espositivo che si concentra sui riferimenti espliciti nella sua opera ai grandi testi poetici, ma anche sulla sua visione della fotografia come pura espressione lirica, capace di trasformare la realtà in racconto, emozione e suggestione. L'esposizione si apre con la serie "Per poesie" (1960-1990), prosegue con "L'Infinito" (1986-1990), ispirata all'omonima poesia di Leopardi, e include "Bando" (1997-1999), tratta da un testo di Sergio Corazzini.
Cuore pulsante della mostra è una sala dedicata alla straordinaria serie "Io non ho mani che mi accarezzino il volto" (1961/63), ispirata alla poesia di Padre David Maria Turoldo, il cui titolo diventa emblema visivo e concettuale di un'opera intensa e senza tempo. Scopri di più.
2. Mario Giacomelli. Il fotografo e l'artista a Palazzo delle Esposizioni

Mario Giacomelli, Metamorfosi della terra, anni 90 © Archivio Mario Giacomelli
Parallelamente alla mostra milanese, dal 20 maggio, Roma celebra Giacomelli a Palazzo delle Esposizioni con un'esposizione complementare, che mette in luce il suo rapporto con l'arte e con i movimenti visivi contemporanei. Viene esaltata qui la componente sperimentale del suo linguaggio, il suo utilizzo della fotografia come mezzo di astrazione, deformazione e invenzione. I contrasti forti, le inquadrature ardite, i neri profondissimi diventano materia per una vera e propria operazione estetica. Attraverso un percorso tematico e cronologico, il visitatore è accompagnato nella scoperta del Giacomelli "artista visivo", in dialogo non solo con la realtà, ma anche con le avanguardie pittoriche e grafiche del suo tempo. Oltre 300 stampe originali, molte inedite, dialogano con le opere di artisti come Afro, Alberto Burri, Jannis Kounellis, Enzo Cucchi e Roger Ballen....leggi il resto dell'articolo»
Al cuore del percorso espositivo si trova una sala interamente dedicata alla celebre serie Io non ho mani che mi accarezzino il volto (1961/1963), che, nei primi anni Sessanta, ha consacrato Mario Giacomelli sulla scena internazionale.
La mostra "Mario Giacomelli. Il fotografo e l'artista" evidenzia come Giacomelli sia stato attratto e si sia misurato con diverse discipline artistiche, rendendo la sua fotografia uno strumento per esplorare l'indicibile. Scopri di più.
3. Gianni Berengo Gardin fotografa lo studio di Giorgio Morandi

Gianni Berengo Gardin, Uno dei ripiani utilizzati per le composizioni nello studio, 1993, stampa ai sali d'argento, Archivio Gianni Berengo Gardin, Milano © 2025 Gianni Berengo Gardin / Fondazione Forma per la Fotografia / Contrasto
Dal 23 maggio, la Galleria Nazionale dell'Umbria a Perugia, nello spazio CAMERA OSCURA dedicato alla fotografia, allestito all'interno del percorso del museo perugino, ospita la mostra "Gianni Berengo Gardin fotografa lo studio di Giorgio Morandi", a cura di Alessandra Mauro.
Due mondi silenziosi si incontrano: quello rarefatto e contemplativo di Giorgio Morandi e lo sguardo discreto e penetrante di Gianni Berengo Gardin, autore che ha fatto della fotografia uno strumento al servizio di un profondo rispetto per la realtà. L'esposizione raccoglie 21 dei più significativi scatti realizzati da Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, 1930) nel 1993, quando venne chiamato per documentare i luoghi dove ha lavorato il grande pittore emiliano, in occasione dell'apertura, a Palazzo d'Accursio a Bologna, del Museo Morandi.
In questa mostra, la lente di Berengo Gardin entra nello studio dell'artista bolognese e lo documenta con la cura e la sobrietà che da sempre contraddistinguono il suo lavoro. Ne risulta un diario visivo delicato, in cui ogni dettaglio – un pennello, una bottiglia, un raggio di luce – diventa elemento poetico. Scopri di più.
4. Chi sei, Napoli? L'opera site-specific dell'artista francese JR

Foto: Salvatore Laporta
L'artista francese JR porta a Napoli un progetto che mescola fotografia, installazione pubblica e partecipazione collettiva. Il titolo Chi sei? rimanda a un'indagine sull'identità individuale e collettiva, condotta attraverso la moltiplicazione dei volti e la loro esposizione nello spazio pubblico. La fotografia qui non è solo documento, ma leva per l'inclusione, la riflessione e il cambiamento sociale.
L'opera site-specific di JR è stata presentata il 21 maggio in Via Duomo, di fronte alla facciata della "Cattedrale di San Gennaro", Duomo di Napoli, trasformata in un mosaico di volti locali, incarnando lo spirito comunitario, la resilienza, l'energia e l'anima polimorfa della città.
Nel settembre 2024, l'artista francese JR ha iniziato a Napoli un'esplorazione profonda dell'identità culturale complessa della città. In una settimana sono stati protagonisti i cittadini di sette quartieri, con set fotografici allestiti a Piazza Sanità, Piazza Dante, Fuorigrotta, Mergellina, San Giovanni a Teduccio, Piazza Cavour e Borgo di Sant'Antonio. Durante questo periodo intenso, sono stati raccolti i ritratti e le storie di 606 napoletani provenienti da diversi background sociali e culturali, catturando così l'essenza di Napoli. Se il progetto fosse stato fatto una settimana prima o dopo, sarebbe stato completamente diverso. Scopri di più.
5. Steve McCurry a Vieste

Weligama, Sri Lanka, 1995 © Steve McCurry
Il Museo Civico Archeologico di Vieste sabato 24 maggio ha inaugurato la mostra fotografica "Steve McCurry – Cibo", una narrazione per immagini che mette al centro dell'obiettivo il cibo. Il cibo torna simbolo di sopravvivenza, identità, condivisione, in un tempo in cui le culture occidentali ne fanno oggetto di spettacolo, arte, passione e competizione.
La mostra fotografica raccoglie una selezione di 70 immagini, scelte personalmente dal fotografo e da Biba Giacchetti, sua storica collaboratrice e curatrice della mostra. Afferma Biba Giacchetti: "[...] Ecco dunque una mostra che racconta il cibo nella sua accezione primaria, quella che fonda e rinnova i rapporti tra gli esseri umani, i luoghi poveri dove ritrovarsi felici intorno a un piatto, seduti a terra in mezzo alla strada, magari rotti dalla stanchezza o dimentichi delle difficoltà. Cibo come vita, socializzazione e affetto familiare."
McCurry ritrae il pane come elemento essenziale, i mercati come luoghi di energia e bellezza, i pasti consumati a terra o intorno al focolare come momenti di conforto, legame e dignità. Attraverso i suoi scatti, McCurry ci accompagna in luoghi devastati da conflitti e calamità, dove il cibo assume un valore quasi sacro. Scopri di più.
Pubblicato il 28/05/2025dalla Redazione
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