MAGAZINE · Ottocento

Silvestro Lega e i Macchiaioli
Una mostra celebrativa per il bicentenario

Nel bicentenario della nascita, la città di Modigliana rende omaggio al suo artista più illustre con una mostra che va oltre la celebrazione locale. Silvestro Lega. La causa della Patria, la causa dell'Arte, alla Pinacoteca Comunale di Palazzo Pretorio dal 12 settembre al 13 dicembre 2026, riunisce oltre sessanta opere per raccontare non solo un pittore, ma un'intera generazione e la stagione che la vide protagonista.

Silvestro Lega Il bindolo, 1863 Olio su tela Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma

Sono gli anni in cui, in Italia come nel resto d'Europa, l'arte iniziò a prendere le distanze dal passato accademico per rivolgersi al vero, al presente, alla vita concreta degli uomini. Curata da Gianfranco Brunelli ed Elisabetta Matteucci, in collaborazione con l'Istituto Matteucci di Viareggio, e insignita della Medaglia del Presidente della Repubblica, la rassegna sceglie un filo conduttore preciso, riassunto nel titolo: il legame tra il rinnovamento della pittura e gli ideali del Risorgimento, centrale per Lega e per una parte importante della generazione dei Macchiaioli.

Per capire la portata di quel legame, però, occorre fare un passo indietro e guardare al contesto in cui quella pittura nacque.

Firenze, il Caffè Michelangelo e la nascita della "macchia"

Verso la metà degli anni Cinquanta dell'Ottocento, Firenze diventa uno dei centri più vivaci della cultura figurativa italiana. Attorno al 1855 un gruppo di giovani pittori comincia a riunirsi al Caffè Michelangelo, in via Larga, per discutere di arte, di politica e della necessità di rompere con le convenzioni insegnate dalle accademie. Sono toscani come Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Odoardo Borrani, Raffaello Sernesi, Adriano Cecioni e Cristiano Banti, ma anche artisti giunti da altre regioni, come il napoletano Giuseppe Abbati e il veneto Vincenzo Cabianca. A loro, dopo un percorso di formazione accademica, si avvicina anche Silvestro Lega.

Ciò che questi artisti mettono progressivamente a punto è una nuova ricerca linguistica. Al primato del disegno e della costruzione levigata insegnati in accademia, oppongono la "macchia": accostamenti di zone di colore, luce e ombra capaci di restituire la realtà attraverso la percezione visiva e gli effetti della luce naturale. È diventato emblematico, in questo percorso, lo studio del "maiale nero contro un muro bianco" dipinto da Vincenzo Cabianca tra la fine del 1855 e l'inizio del 1856, esempio estremo di quel contrasto di chiaro e scuro che avrebbe contribuito alla definizione della nuova ricerca.

Il nome stesso, "Macchiaioli", nasce come insulto. Fu un recensore della Gazzetta del Popolo, nel 1862, a usare il termine in senso spregiativo, giocando anche sul significato di "alla macchia", cioè furtivo, fuori dalle regole. Gli artisti, con una scelta che dice molto del loro spirito, accolsero l'etichetta con ironia e la fecero propria. Giovanni Fattori avrebbe poi sintetizzato l'origine della loro esperienza ricordando che «la macchia nacque in Firenze al Caffè Michelangiolo e non altrove».

Perché in Toscana, perché in quel momento: arte e Risorgimento

Non è un caso che questa rivoluzione avvenga proprio negli anni che portano all'Unità d'Italia. La generazione dei Macchiaioli è in parte la stessa che partecipa direttamente alle vicende del Risorgimento. Lega si arruolò volontario nel 1848 nella guerra contro l'Austria, mentre Giovanni Fattori ottenne la commissione per Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta attraverso il concorso bandito nel 1859 dal governo provvisorio toscano presieduto da Bettino Ricasoli. Per questi artisti, il rinnovamento della pittura e la costruzione della nuova nazione entrarono spesso in rapporto: rompere con un'arte accademica, retorica e lontana dalla realtà significava anche prendere posizione nei confronti del vecchio ordine politico e culturale.

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Silvestro Lega, Imboscata di bersaglieri,1860-1861 ca

Ecco perché la mostra di Modigliana sceglie di leggere Lega anche attraverso il Risorgimento. È attraverso i soggetti patriottici, i ritratti dei protagonisti e le scene di guerra osservate senza enfasi che Lega trova una parte importante della propria strada. La sua stessa biografia lo lega a questo mondo: modiglianese di nascita, fu vicino agli ambienti mazziniani e conobbe don Giovanni Verità, il sacerdote patriota che nel 1849 aveva aiutato Garibaldi durante la sua fuga attraverso la Romagna. Non stupisce quindi che tra le opere in mostra figurino il Ritratto di Giuseppe Garibaldi (1861), lo studio per gli ultimi momenti di Mazzini e il Ritratto di Don Giovanni Verità (1885)....leggi il resto dell'articolo»

Di quegli anni Lega lasciò una testimonianza diretta e commossa. In una lettera del 1870 all'amico critico Diego Martelli, ricordando i dipinti legati alla stagione risorgimentale, scrisse la frase diventata una delle più note per comprendere la sua evoluzione: «Lì ero io; che cominciava a fare come sentiva, come voleva, come sapeva». È la dichiarazione di un artista che riconosce, nell'incontro tra esperienza civile e pittura del vero, il momento in cui ha iniziato a trovare una voce più personale.

Lo sguardo sull'Europa: Barbizon, il Realismo e i cugini francesi

La rivoluzione fiorentina non nasce isolata. Uno dei suoi motori è proprio il confronto con ciò che accadeva oltralpe. Nel 1855 Serafino De Tivoli e Saverio Altamura si recano a Parigi in occasione dell'Esposizione Universale e tornano a Firenze portando con sé l'interesse per le nuove ricerche sulla pittura del paesaggio. È soprattutto De Tivoli, che Telemaco Signorini avrebbe definito il "papà della macchia", a contribuire alla diffusione al Caffè Michelangelo delle esperienze della Scuola di Barbizon: quei pittori francesi, da Corot a Millet e Daubigny, che avevano portato la pittura del paesaggio verso una maggiore attenzione all'osservazione diretta della natura.

Il parallelo con la Francia è doveroso, ma va collocato con precisione, per non cadere in un equivoco diffuso. I Macchiaioli non sono imitatori degli Impressionisti: la loro ricerca si sviluppa prima della nascita ufficiale dell'Impressionismo. Quando nel 1874 a Parigi si tiene la prima mostra del gruppo impressionista, la stagione fondativa della macchia è ormai alle spalle, anche se diversi artisti macchiaioli, tra cui Lega, continuano a sviluppare le proprie ricerche. Macchiaioli e Impressionisti condividono il rifiuto di molti principi accademici, l'interesse per la pittura dal vero e la ricerca sugli effetti della luce, ma seguono percorsi differenti. Nella pittura macchiaiola rimangono infatti particolarmente importanti la costruzione dell'immagine, la solidità dei volumi e l'equilibrio della composizione.

Un terreno comune importante con la Francia è piuttosto il Realismo di Gustave Courbet, con la sua rivendicazione del diritto di dipingere il presente, la gente comune e il lavoro senza la mediazione nobilitante del mito o della storia antica. È in questa più ampia corrente europea, che attraversa la Francia di Courbet e Millet, l'Italia dei Macchiaioli e, più tardi, il Verismo, che va collocata anche l'esperienza di Lega: la scelta di guardare al vero non come semplice questione tecnica, ma come atto insieme estetico e morale.

Silvestro Lega: dalla formazione purista alla ricerca del vero

All'interno di questo panorama, la figura di Lega ha caratteri propri. Nato a Modigliana l'8 dicembre 1826, nella Romagna toscana che allora faceva parte del Granducato di Toscana, si trasferisce a Firenze nel 1843. Solo nel 1845 si iscrive all'Accademia di Belle Arti, dove completa una prima formazione accademica. La sua evoluzione è decisiva per capire la sua diversità rispetto ad altri Macchiaioli: prima di arrivare alla macchia, Lega passa attraverso il Purismo. Studia con Luigi Mussini, da cui assorbe l'attenzione per il rigore formale, la chiarezza della composizione e lo studio dei maestri italiani del Quattrocento. Prosegue poi la formazione con Antonio Ciseri, affinando un metodo fondato sull'osservazione della realtà.

Questa radice purista non sarà mai del tutto abbandonata e costituisce una delle specificità di Lega nel gruppo. Se la pittura di Fattori è più epica e robusta, e quella di Signorini più tagliente e cittadina, quella di Lega conserva sempre una costruzione dello spazio rigorosa, un equilibrio formale e una particolare attenzione alla luce che danno alle scene di vita quotidiana una dimensione raccolta e solenne. Anche nella fase macchiaiola, la lezione della formazione precedente rimane quindi riconoscibile.

Piagentina: la poetica del quotidiano

Il vertice della sua arte coincide con la stagione di Piagentina, la campagna lungo l'Affrico e l'Arno, appena fuori Firenze, dove Lega si stabilisce dal 1861 e dove viene ospitato dalla famiglia Batelli. Qui la ricerca del vero, che negli anni risorgimentali si era rivolta anche alla storia e agli eventi contemporanei, si sposta sulla vita di ogni giorno. Nascono in questi anni alcuni dei suoi capolavori: L'educazione al lavoro, Un dopo pranzo, noto anche come Il pergolato, La curiosità e I fidanzati.

Silvestro Lega, I fidanzati

Silvestro Lega, I fidanzati (I promessi sposi), 1869 - Olio su tela. Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, Milano

Sono opere in cui i gesti ordinari, il lavoro, gli affetti familiari e i ritmi della vita rurale acquistano un valore che va oltre il singolo episodio. La luce naturale, osservata nelle sue variazioni, non serve soltanto a descrivere, ma contribuisce alla costruzione dello spazio e alla definizione dei rapporti tra le figure. C'è, in questi dipinti, una dimensione raccolta e spesso malinconica, che accompagna la rappresentazione di una società borghese e rurale ormai lontana dall'enfasi degli anni risorgimentali. Piagentina è anche il luogo degli affetti: qui Lega vive il rapporto con Virginia Batelli e coltiva l'amicizia con i compagni di strada. Di quel sodalizio resta una testimonianza significativa nel dipinto di Giovanni Fattori Silvestro Lega che dipinge sugli scogli (1866-67 circa), in cui il pittore diventa a sua volta soggetto dell'opera di un amico.

L'elegia degli ultimi anni: Bellariva e il Gabbro

La stagione felice di Piagentina si interrompe bruscamente. La morte di Virginia Batelli, nel 1870, apre una frattura profonda nella vita di Lega. Non abbandona la ricerca del vero, ma il suo sguardo si fa più intimo e meditativo. Prima a Bellariva, nei pressi di Firenze e lungo l'Arno, poi sulle colline del Gabbro, vicino a Livorno, la sua pittura acquista una dimensione più personale: le marine, le strade di campagna, le figure domestiche e i ritratti restituiscono una realtà sempre più essenziale, nella quale il dato osservato si intreccia con una componente emotiva.

Gli ultimi anni sono segnati da difficoltà crescenti: l'isolamento, i problemi economici e la malattia agli occhi che ne indebolisce progressivamente la vista. Eppure è proprio in questa fase, soprattutto dalla metà degli anni Ottanta, che Lega trova nel piccolo mondo rurale del Gabbro una materia nuova e intensa. Lontano dai salotti cittadini, guarda agli uomini e soprattutto alle donne di quella comunità, le "gabbrigiane", restituendone i volti e i gesti con una pittura sempre più libera. La materia si fa più intensa, la pennellata più frammentata, la luce meno descrittiva e più emotiva. In quelle figure, apparentemente lontane dai grandi temi della storia, Lega ritrova la stessa ricerca di autenticità che aveva guidato la sua opera fin dagli esordi. Muore a Firenze il 21 settembre 1895.

Un dipinto ritrovato: il caso di "Don Giovanni Verità e il generale Cialdini"

La mostra del bicentenario riserva anche un episodio di riscoperta. In una collocazione autonoma rispetto al percorso principale viene esposto Don Giovanni Verità e il generale Cialdini, dipinto attribuito a Lega, a lungo considerato disperso e conservato in una collezione privata. L'opera era stata mostrata a Modigliana nel 1926, in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita, e torna ora visibile al pubblico esattamente cento anni dopo, riconosciuta grazie al confronto con le fotografie della storica esposizione. La documentazione che la accompagna è curata da Antonella Brin, che ha ritrovato il dipinto e ne ha ricostruito la vicenda.

Lega, Don Giovanni Verità e il generale Cialdini

Silvestro Lega (attribuito a), Don Giovanni Verità e il Generale Cialdini, s.d - Olio su tela. Collezione privata

La scelta curatoriale è significativa anche sul piano scientifico: l'opera viene presentata non come una certezza attribuzionistica, ma come un caso aperto, offerto a studiosi ed esperti perché possano confrontarsi sulla sua attribuzione, sulla sua iconografia e sulla sua storia. Il bicentenario diventa così anche l'occasione per riaprire una ricerca, restituendo al dibattito critico un'opera rimasta per un secolo sottratta alla vista.

Perché guardare oggi a Lega

La forza della proposta di Modigliana sta nel non trattare Lega soltanto come una gloria locale da celebrare, ma come una porta d'accesso a una delle stagioni più importanti della pittura italiana dell'Ottocento e al più ampio rinnovamento della cultura figurativa europea. Attraverso di lui si capisce perché, a metà del secolo, un gruppo di giovani pittori riuniti in un caffè di Firenze abbia deciso di mettere in discussione le convenzioni accademiche e di dipingere il vero; perché quella scelta fosse insieme estetica e, per alcuni di loro, politica; e come essa dialogasse con ciò che negli stessi anni accadeva a Parigi e a Barbizon.

Come ha sintetizzato il curatore Gianfranco Brunelli, ogni mostra su Lega «vive di una sua parzialità», e questa sceglie consapevolmente di illuminare il nodo tra la causa dell'arte e la causa della patria. È una scelta che restituisce a Lega e ai Macchiaioli non l'immagine di provinciali attardati rispetto ai francesi, ma quella di protagonisti autonomi di una stagione di rinnovamento che si inserisce pienamente nel più ampio quadro europeo.

Giovanni Fattori, Silvestro Lega-che-dipinge-sugli-scogl

Giovanni Fattori, Silvestro Lega che dipinge sugli scogli, 1866 ca. Olio su tavola. Collezione privata, Courtesy Gallerie Maspes, Milano

Silvestro Lega. La causa della Patria, la causa dell'Arte. Modigliana (FC), Pinacoteca Comunale di Palazzo Pretorio, 12 settembre – 13 dicembre 2026. A cura di Gianfranco Brunelli ed Elisabetta Matteucci. In collaborazione con l'Istituto Matteucci di Viareggio.

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Pubblicato il 15/09/2026dalla Redazione


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