Dallo sguardo fotografico che rinuncia a fissare l'istante, alla pittura che lascia affiorare le tracce di un fenomeno naturale, fino alle installazioni che coinvolgono corpo e spazio. Scopriamo le 5 mostre di questa settimana, tra Bologna, Venezia, Latina, Roma e Lugo (RA).
1. Michele Levis. Risonanza: l'armonia degli opposti
Quando: 05 frebbraio 2026 - 07 marzo 2026
Luogo: Bologna, Spazio b5
Inaugurata in occasione di Arte Fiera Bologna Risonanza: l’armonia degli opposti è una mostra personale del fotografo Michele Levis, ospitata nella sede della galleria Spazio b5 nel centro storico cittadino.
L’esposizione resterà visitabile fino al 7 marzo 2026 e riunisce un progetto composto da 47 fotografie, pensato come una riflessione sul mutamento continuo della realtà, richiamando l’idea eraclitea del “tutto scorre”.
Al centro della ricerca c’è l’acqua, non come semplice soggetto ma come presenza attiva: un elemento che genera immagini sospese tra presenza e assenza, forma e dissoluzione, stabilità e movimento. Più che contrasti netti, emergono equilibri temporanei e punti di contatto tra poli opposti.

Risonanza armonia degli opposti©Michele Levis
Secondo lo storico e critico dell'arte Konstantinos Th. Spyropoulos l'acqua viene vista da Levis come un "agente performativo", capace di riflettere, distorcere, assorbire e ricombinare la luce, trasformando la fotografia in un esercizio di ascolto dei ritmi della materia e del tempo.... leggi il resto dell'articolo»
Il bianco e nero rafforza questa impostazione: eliminando il colore, l’immagine si concentra su luce e ombra e mette in evidenza passaggi e soglie, l’istante in cui una forma affiora e subito cambia.
Un aspetto pratico utile per il pubblico è la presenza di tavole tattili relative a due fotografie, pensate per un’esperienza inclusiva rivolta anche a persone cieche e ipovedenti. L’intervento è curato da Stefano Manzotti e Michele Piccolo (Studio Manforte), attivi da anni sul tema dell’accessibilità culturale.
Levis (Venezia, 1971) vive e lavora a Bologna; nel 2011 ha fondato Fotostudio L+M. Opera tra fotografia di architettura, beni culturali e ambito industriale, e affianca a queste attività una ricerca legata allo spazio urbano e alle trasformazioni contemporanee, con mostre in Italia e all’estero. Scopri di più.
2. Jacques Cordier - Venise
Quando: 06 febbraio 2026 - 10 aprile 2026
Luogo: Venezia, Biblioteca Morandiana

Jacques Cordier Reflets violets sur Venise 1973 Olio su tela 46x61 cm Courtesy Fonds de dotation Jacques Cordier
Dopo le riflessioni fotografiche sull’acqua come elemento in continuo mutamento viste a Bologna, il percorso prosegue idealmente a Venezia, dove l’acqua non è solo soggetto artistico ma condizione stessa del paesaggio urbano. Qui, negli spazi della Biblioteca Morandiana di ACP – Palazzo Franchetti, la Fondazione Calarota presenta Jacques Cordier – Venise, visitabile fino al 10 aprile 2026.
La mostra è dedicata alle ultime ricerche pittoriche di Jacques Cordier (Bois-Colombes, 1937 – Lione, 1975), realizzate poco prima della sua scomparsa, e si concentra su una fase cruciale del suo percorso, segnata dal confronto con l’opera di William Turner, vista dall’artista nel 1971 alla Tate Gallery di Londra. Il progetto curatoriale è affidato a Marie-Isabelle Pinet.
Lo studio della luce turneriana apre per Cordier una stagione pittorica più fluida e luminosa, che trova nelle atmosfere veneziane un terreno privilegiato. L’artista soggiorna più volte in laguna, interessato meno alla descrizione della città che alla resa dell’impressione: il movimento dell’aria, la luce diffusa, il continuo dialogo tra acqua e architetture.
Il percorso espositivo presenta principalmente olii su tela in cui le forme si fanno via via più leggere e diluite. I soggetti restano riconoscibili, ma tendono a dissolversi in vibrazioni cromatiche, dove acqua, cielo e costruito si fondono in un’unica trama visiva.
Un nucleo importante delle opere nasce dai soggiorni veneziani tra il 1971 e il 1975: qui la luce nebbiosa della laguna diventa protagonista, insieme al vento e al moto incessante dell’acqua, elementi che definiscono l’energia del paesaggio più che la sua forma.
Nato a Bois-Colombes nel 1937 e formatosi guardando alla tradizione paesaggistica ottocentesca, Cordier esordisce con il disegno e con vedute di Parigi, della Normandia e della Bretagna. Negli anni Sessanta il colore acquista un ruolo centrale, anche grazie al trasferimento a Saint-Tropez e alla luce mediterranea. Scopri di più.
3. Simona Ballesio. di-vento
Quando: 07 febbraio 2026 - 22 febbraio 2026
Luogo: Latina, Spazio COMEL Arte Contemporanea

Simona Ballesio. di-vento
Dopo il passaggio veneziano dedicato alla pittura, il nostro percorso settimanale torna alla fotografia, ancora una volta concentrata sul paesaggio come spazio di trasformazione e di percezione. A Latina, negli spazi di Spazio COMEL Arte Contemporanea, è in programma di-vento, progetto fotografico di Simona Ballesio, visitabile fino al 22 febbraio 2026.
di-vento si muove attorno ai temi del tempo, del cambiamento e della fragilità delle forme, concentrandosi su paesaggi e presenze minime. La ricerca non punta alla descrizione né alla fissazione dell’istante, ma a una restituzione aperta, in cui ciò che conta è il processo più che il risultato.
Ballesio osserva ciò che muta senza dichiararsi apertamente: le sue immagini suggeriscono un momento, una trasformazione in atto, uno stato transitorio. Il paesaggio diventa così un luogo di passaggio, attraversato da segni lievi e instabili, più percepiti che mostrati.
Come sottolinea il curatore Augusto Pieroni, il termine “di-vento” unisce l’idea di diario, autoritratto e testamento, richiamando il concetto di divenire come condizione dell’esistenza. La fotografia è intesa come intervento sulla materia già presente, un soffio che anima rami, steli e fiori, senza mai imporre una forma definitiva.
In mostra sono presentate fotografie realizzate con tecniche artigianali, utilizzando sali d’argento stesi a pennello su carta, alluminio e vetro. La scelta dei materiali e del processo manuale evidenzia l’unicità di ogni opera, valorizzando imperfezioni, tracce e variazioni come parte integrante del lavoro.
Fotografa romana, Simona Ballesio sviluppa una ricerca che indaga la distanza sottile tra ciò che è visibile e ciò che viene percepito interiormente. La sua pratica si muove tra fotografia analogica e digitale e si colloca in una zona di soglia, dove immagine, materia ed emozione dialogano con il tempo, richiedendo allo spettatore uno sguardo lento e partecipe. Scopri di più.
4. Amir Zainorin. Gravity of the Wall
Quando: 04 febbraio 2026 - 12 aprile 2026
Luogo: Roma, Museo delle Mura

Amir Zainorin, Boot-ed — Old boots planted with cactus and orchid, balanced on boxes of atlas pages and colored film. Outsider and mainstream, survival and bloom; site-specific installation, Museo delle Mura, Courtesy the artist
Dopo il ritorno alla fotografia e a una grammatica dell’instabilità legata al paesaggio e al tempo, il percorso si sposta a Roma, dove questa stessa tensione si traduce in un confronto diretto con lo spazio costruito. Al Museo delle Mura è in corso Gravity of the Wall, mostra personale di Amir Zainorin, visitabile fino al 12 aprile 2026.
La pratica interdisciplinare di Zainorin affronta il sito come un paesaggio incarnato, modellato da confini, difesa, movimento e durata. Le mura storiche, le torri e i corridoi del museo diventano parte attiva del progetto, in un dialogo continuo tra la fragilità dei gesti contemporanei e il peso materiale dell’architettura antica.
Installazioni, sculture, suoni e formati partecipativi si articolano in un percorso non lineare, che invita il pubblico a muoversi tra opere interconnesse. Più che raccontare una storia, la mostra costruisce una sequenza di esperienze che riflettono su vulnerabilità, resistenza e trasformazione.
Il percorso si apre in una delle torri con The Weight of Lightness, un intervento a pavimento realizzato con carta fatta a mano da pagine di atlanti riciclati e fibre di garza. La fragilità del materiale contrasta con la solidità della pietra, mentre le mappe, strumenti di controllo e misurazione, vengono riassemblate in una superficie segnata dall’esperienza umana.
Suono e partecipazione assumono un ruolo centrale in Rhythm of Identity: A Cultural Laboratory of Percussion and Memory, installazione composta da tamburi malesi realizzati con legno e pellicole radiografiche riutilizzate. I visitatori sono invitati ad attivarli, generando paesaggi sonori in continua variazione, dove il confine tra pubblico e performer si attenua.
In Boot-ed, un singolo paio di stivali consumati accoglie un cactus e un’orchidea, accostando resistenza e delicatezza. La scritta DO / DIE introduce una tensione tra azione e conseguenza, senza offrire una soluzione.
Lungo il camminamento di ronda, Color Theory avvolge le colonne in pietra con bende dai colori accesi, materiali associati alla cura e alla protezione, che interrompono il ritmo dell’architettura storica. Il percorso include anche Stateless Mind Pavilion, struttura in evoluzione che funziona come opera e piattaforma di incontri collettivi.
Nel suo insieme, Gravity of the Wall propone una riflessione sui confini come condizioni fisiche, emotive e culturali, trasformando la visita in un esercizio di negoziazione tra forza e fragilità, immobilità e movimento.
Amir Zainorin (classe 1963), cresciuto in Malesia, ha studiato e lavorato negli Stati Uniti e vive in Danimarca dal 2002. Scopri di più.
5. Lorenzo Nardi. Certezze Irrazionali
Quando: 01 febbraio 2026 - 01 marzo 2026
Luogo: Lugo, Palazzo del Commercio, Sale Lino Longhi

Lorenzo Nardi. Certezze Irrazionali
Dopo le riflessioni sul paesaggio come spazio instabile e sul rapporto tra corpo, materia e architettura, il percorso si chiude tornando al legame tra fenomeni naturali e spazio della coscienza. A Lugo, nelle Sale Lino Longhi del Palazzo del Commercio, è visitabile fino al 1° marzo 2026 Certezze Irrazionali, mostra personale di Lorenzo Nardi, a cura di Marco Genzanella.
Il progetto nasce dalla serie Alluvioni, sviluppata a partire dagli eventi che hanno colpito l’Emilia-Romagna nel maggio 2023 e nel settembre 2024. Nardi traduce questi episodi in un corpus di opere materiche di matrice informale, dove la superficie pittorica diventa luogo di sedimentazione fisica ed emotiva.
La materia non è semplice supporto, ma assume il ruolo di testimone attivo: raccoglie tracce, cretti, accumuli, restituendo l’impronta di un evento che agisce su più piani, naturale, storico e interiore. Le opere si presentano come superfici attraversate da tensioni, dove il gesto artistico registra processi già avvenuti.
La stratificazione diventa così una metafora della vulnerabilità umana di fronte alle energie planetarie e al tempo. Le immagini, spesso seriali e programmatiche, rimandano a una fruizione contemporanea segnata dallo scorrimento continuo, in cui eventi traumatici e memorie collettive convivono senza trovare una risoluzione.
Un silenzio attraversa l’intero ciclo di lavori: un silenzio che richiama una coscienza chiamata a fare i conti con ciò che resta dopo la catastrofe. Crepe, fenditure e spaccature emergono come segni essenziali, alleggeriti dell’acqua distruttrice e resi inerti da un tempo successivo, asciutto e implacabile.
Nel suo lavoro Nardi dialoga apertamente con la lezione dell’arte informale, richiamando in particolare Alberto Burri, ma lo fa collocando la materia in una dimensione contemporanea, dove conservazione e disfacimento procedono insieme.
La ricerca più recente prende forma nell’isolamento di un campo perduto nel paesaggio, luogo di sottrazione e silenzio, dove l’inattività diventa tempo dell’invenzione. Qui l’artista dà corpo alle proprie convinzioni pittoriche, interrogando ciò che sopravvive alla perdita: il rapporto tra essere umano, natura e tempo, osservato senza retorica, attraverso una materia che continua a parlare. Scopri di più.
Pubblicato il 10/02/2026 dalla Redazione
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