MAGAZINE · Grandi Artisti

Ugo Nespolo. Oggetti e forme al condizionale

Ugo Nespolo è uno degli artisti italiani più longevi e inclassificabili della scena contemporanea. Pittore, cineasta, ceramista, designer, scenografo, scrittore: l'elenco dei linguaggi che ha attraversato nel corso di sessant'anni di attività dice già molto su come concepisca il lavoro artistico. Non come esplorazione di un territorio definito, ma come rifiuto sistematico di qualsiasi confine.

Ugo Nespolo, Purple Blonde, 2025, Courtesy Ugo Nespolo, Ph. Studio Nespolo

La sua produzione si è caratterizzata fin dall'inizio per un'accentuata impronta ironica, trasgressiva e ludica, per un personale senso del divertimento che ha rappresentato da sempre una sorta di marchio di fabbrica. Per questo, quella del gioco serio, in effetti, è forse la formula che lo descrive meglio.

La formazione a Torino

Nespolo nasce a Mosso Santa Maria il 29 agosto 1941 e trascorre l'infanzia nel Biellese, prima di trasferirsi a Torino dove il padre si occupa di commercio di strumenti di misura. In famiglia c'è già qualcosa di artistico: un fratello del padre, pittore, trascorre lunghi periodi con la famiglia e incoraggia il nipote nei primi approcci con l'arte.

A Torino si diploma in Pittura all'Accademia Albertina di Belle Arti con Enrico Paulucci, e si laurea in Lettere moderne all'Università degli Studi con una tesi in Semiologia. Quella tesi non è un dettaglio biografico secondario. La semiologia, cioè lo studio dei segni e dei loro meccanismi di produzione del senso, resterà una chiave di lettura costante nel suo lavoro: Nespolo è un artista che si interroga su come le immagini funzionino, su come citino, ingannino, e costruiscano significato per stratificazione. Sicuro che la figura dell'artista debba coincidere con quella dell'intellettuale, studia e scrive con continuità sull'estetica e sul sistema dell'arte, collabora alle pagine culturali del Sole 24 Ore, La Stampa e Il Foglio, e pubblica i propri scritti con Einaudi e Skira.

La Torino dei primi anni Sessanta è un posto fertile. Nespolo entra in contatto con figure decisive della cultura italiana dell'epoca, tra cui il filosofo Gianni Vattimo e Edoardo Sanguineti, capofila del Gruppo '63 e della neoavanguardia, che scriverà testi e poesie per le prime mostre personali dell'artista nel 1966.

New York, le avanguardie, e la prima mostra milanese

Nei tardi anni Sessanta Nespolo si trasferisce a New York. La città gli offre qualcosa che Torino, pur vivace, non può ancora dargli: la piena immersione nell'esplosione della Pop Art e delle correnti concettuali. Gli incontri americani sono decisivi. Frequenta Jonas Mekas, P. Adams Sitney, Andy Warhol e Yōko Ono, esponenti del New American Cinema, e queste conversazioni lo spingono verso il cinema sperimentale.

Al ritorno in Italia, fa parte della Galleria Schwarz di Milano, che annovera tra i suoi artisti Duchamp, Picabia, Schwitters, Arman. La sua prima mostra milanese, Macchine e Oggetti Condizionali (5 marzo 1968), viene presentata da Pierre Restany. Restany, il teorico del Nouveau Réalisme, descriverà così la poetica nascente di Nespolo: «L'universo di Nespolo è quello della ricostruzione oggettiva... oggetti e forme di Nespolo vivono al condizionale e non all'indicativo.» È una lettura acuta. Nespolo non vuole mostrare le cose come stanno, vuole metterle in dubbio.

Parteciperà poi alle prime mostre del movimento dell'Arte Povera organizzate da Germano Celant, affiancando artisti come Boetti, Anselmo, Merz, Gilardi e Pistoletto nelle rassegne fondative della scena torinese. La sua traiettoria tuttavia si discosta presto da quella del gruppo: mentre l'Arte Povera riduce, Nespolo accumula; mentre quella punta alla smaterializzazione, lui non rinuncia al colore, all'ironia, alla citazione.

Il cinema degli artisti

Uno dei capitoli meno conosciuti della biografia di Nespolo, almeno al grande pubblico, è quello cinematografico. Eppure è uno dei più originali. L'attività cinematografica inizia nel 1966 con una serie di film in cui compaiono come interpreti artisti amici: Lucio Fontana, Enrico Baj, Michelangelo Pistoletto, Alighiero Boetti, Allen Ginsberg, Edoardo Sanguineti. I titoli dicono già tutto: Grazie Mamma Kodak, La galante avventura del cavaliere dal lieto volto, Buongiorno Michelangelo, Boettinbianchenero. Sono piccoli film-ritratto, brevi lavori che isolano un momento, trasformano l'artista in performer anomalo, fanno dell'amicizia un linguaggio visivo....leggi il resto dell'articolo»

A Parigi, Man Ray gli dona il testo per un film che Nespolo realizzerà col titolo Revolving Doors. Insieme a Mario Schifano, Nespolo fonda quello che verrà definito il Cinema degli Artisti, una corrente del cinema sperimentale italiano senza equivalenti precisi altrove. I film verranno proiettati e discussi al Centre Pompidou di Parigi, alla Tate Modern di Londra, al Reina Sofia di Madrid, al Philadelphia Museum of Art, alla Filmoteka Polska di Varsavia, alla Fondazione Prada e alla Biennale di Venezia. Nel 2015 Nespolo è ospite alla Tate Modern per il dibattito che segue la proiezione di Buongiorno Michelangelo nell'ambito del programma "If Arte Povera was Pop: Artists' and experimental cinema in Italy 1960s-70s". L'anno dopo lo stesso ciclo viene presentato al Guggenheim di Venezia e al Centre Pompidou di Parigi.

La Patafisica, Baj, e l'arte come pensiero laterale

Con Enrico Baj, Nespolo apre a Milano il Premiato Studio d'Arte Baj & Nespolo e approfondisce l'interesse per la Patafisica, la "scienza delle soluzioni immaginarie" inventata da Alfred Jarry. I due partecipano alla fondazione dell'Istituto Patafisico Ticinese nel 1979. Non si tratta di un passatempo eccentrico. La Patafisica è per Nespolo uno strumento concettuale serio: l'arte, come la Patafisica, si occupa delle eccezioni, non delle regole. Raymond Queneau, fondatore dell'OuLiPo e Satrapo patafisico, approva il libro di logica formale Verità e Menzogna. Un'alternativa logica scritto da Nespolo nel 1969 per l'editore Schwarz.

Gli anni Settanta: il colore, l'intarsio, Il Museo

I Settanta sono un decennio di consolidamento e allargamento del campo. Nespolo vince il Premio Bolaffi nel 1974 e realizza Il Museo (1975-76), un dipinto monumentale di dieci metri che segna l'inizio di una vena mai esaurita di rilettura, scomposizione e reinvenzione dell'arte altrui. L'opera viene esposta per la prima volta nel 1976 al Museo Progressivo d'Arte Contemporanea di Livorno. Da qui in avanti, la citazione e la riscrittura dei grandi maestri diventeranno temi strutturali nel suo lavoro: Nespolo guarda a Vermeer, a Matisse, a Picasso, non per omaggio reverenziale ma per giocarci sopra, per smontarli e rimontarli con il suo sistema cromatico.

In questi anni inizia anche la sperimentazione con tecniche e materiali inconsueti: l'intarsio in legni pregiati, la madreperla, l'avorio, l'alabastro, l'argento, la porcellana. Nasce L'albero dei cappelli, poi prodotto in serie come elemento d'arredo. La frontiera tra arte e design inizia a diventare per lui un territorio da abitare, non da difendere.

Il "periodo americano" e l'arte applicata

Gli anni Ottanta sono il cuore di quello che viene chiamato il "periodo americano". Nespolo trascorre parte dell'anno negli States e le strade, le vetrine, i grattacieli e i venditori di hamburger di New York diventano i protagonisti dei suoi quadri. È una Pop Art filtrata attraverso la sensibilità di un europeo che guarda l'America con ammirazione e distanza insieme.

New York, foto di Ugo Nespolo

New York, foto di Ugo Nespolo

In parallelo, l'interesse per l'arte applicata si fa sistematico. Realizza una cinquantina di manifesti per esposizioni e avvenimenti, tra cui Azzurra, il Salone Internazionale dell'Auto di Torino e la Federazione Nazionale della Vela; firma il calendario RAI del 1986; realizza le scenografie per l'allestimento americano (Stanford) della Turandot di Busoni. Per la RAI firma anche la sigla di Indietro Tutta di Renzo Arbore. Sono lavori che altri artisti della sua generazione avrebbero rifiutato come commerciali; Nespolo li accetta come conseguenza logica del principio futurista dell'"arte nella vita".

Quello stesso principio lo porta nel 1990 a firmare la campagna pubblicitaria per la Campari e le scenografie del Don Chisciotte di Paisiello per il Teatro dell'Opera di Roma; nel 1996 assume la direzione artistica di Richard-Ginori; nel 2003 crea la maglia rosa del Giro d'Italia; nel 2007 dipinge il drappellone del Palio di Siena.

La ceramica e il legame con Albisola

La ceramica è un capitolo a sé nella produzione di Nespolo, coltivato con discontinuità ma profonda convinzione fin dagli anni Sessanta. Nel 1990, nell'ambito della Biennale Internazionale della Ceramica e dell'Antiquariato al Palazzo delle Esposizioni di Faenza, espone ceramiche come nuovo territorio d'indagine. Nel 1991 partecipa all'International Ceramic Festival di Shigaraki, in Giappone. La tradizione albisolese ha sempre esercitato su di lui una particolare attrazione: Albisola è il luogo dove, negli anni Trenta, il Futurismo ha trovato nella ceramica una delle sue espressioni più originali, con Tullio d'Albisola e tutta la scena che gli ruotava attorno, incluso Lucio Fontana.

Nespolo e la ceramica di Albisola

Ugo Nespolo 
Note in tondo, 2025 
Terracotta dipinta a rilievi 
42 x 32 x 32 cm

Nel 2026 questo rapporto prende forma in una mostra specifica. Nespolo e Albisola. Fuoco ritrovato, aperta dal 30 maggio al 6 settembre 2026 e curata da Riccardo Zelatore, presenta oltre trenta opere inedite realizzate presso la storica manifattura Ceramiche Pierluca di Albissola. La mostra si articola su due sedi: il MuDA Centro Esposizioni di Albissola Marina e il Museo della Ceramica di Savona. Le opere includono sculture autoportanti sferiche e cilindriche, piastre di poesia visiva, piatti graffiti e a rilievo. Al Museo della Ceramica di Savona vengono inserite nelle sale delle maioliche rinascimentali e barocche, in un confronto diretto che mette in evidenza la continuità storica del lavoro ceramico ligure. Come spiega il curatore Zelatore, «per Ugo Nespolo la ceramica non è un semplice supporto, ma un terreno di sperimentazione dove il colore si fa sostanza».

La citazione come metodo

Il tema della citazione e della riscrittura dei grandi maestri, già presente in Il Museo del 1975, è tornato al centro dell'attenzione critica nel 2026 con la mostra Di quadro in quadro. L'arte della citazione, aperta al MART di Rovereto dal 13 giugno al 1 novembre 2026. La mostra, curata da Daniela Ferrari, propone 150 opere di quasi ottanta artisti ed esplora il fitto reticolo di rimandi, citazioni e riscritture che attraversa la storia dell'arte moderna e contemporanea, da Giorgio de Chirico ad Andy Warhol ad Ai Weiwei.

Nespolo vi figura nell'ultima sezione del percorso, quella dedicata all'"Avida Dollars" della Pop Art e dei mass media, con le sue Marilyn del 2025, rielaborazioni della celebre serigrafia warholiana che confermano come il dialogo con Warhol non si sia mai interrotto, rimanendo vivo e produttivo a distanza di decenni.

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Il teatro, l'opera lirica e i riconoscimenti

Sul versante del teatro musicale, Nespolo ha firmato alcune tra le produzioni più riconoscibili degli ultimi decenni. Nel 2007 la Fondazione Festival Puccini gli affida scene e costumi per Madama Butterfly; nel 2014, per il Festival di Spoleto USA a Charleston, disegna scene e costumi per l'opera barocca di Francesco Cavalli Veremonda, l'Amazzone di Aragona. In precedenza aveva firmato L'elisir d'amore di Donizetti per l'Opera di Roma nel 1991, ripresa poi a Parigi e Liegi, e aveva curato le scenografie per la Turandot di Busoni a Stanford.

Il riconoscimento accademico più significativo arriva nel 2019: il 29 gennaio l'Università degli Studi di Torino conferisce a Nespolo la Laurea honoris causa in Filosofia. Un riconoscimento che chiude un cerchio: il pittore che aveva discusso una tesi di laurea in Semiologia torna all'università come filosofo.

Collezioni e presenza museale

Le opere di Nespolo sono conservate nei musei di tutta Italia e all'estero: dal MART di Rovereto al Castello di Rivoli a Torino, dalla GAM di Torino alla Galleria Civica d'Arte Moderna di Bologna, dal MUSEION di Bolzano al Museo d'Arte della Svizzera Italiana di Lugano. Il Museo Nazionale del Cinema di Torino gli ha dedicato una retrospettiva antologica; i suoi film sono patrimonio di istituzioni come il Centre Pompidou, la Tate Modern e il Philadelphia Museum of Art.

Tra le esposizioni più significative degli ultimi decenni: Nespolo+Napoli a Palazzo Reale di Napoli (2000), a cura di Flavio Caroli; l'antologica al Museo d'Arte Moderna di Mosca (2003); la partecipazione alla mostra Italics a Palazzo Grassi di Venezia (2008); la retrospettiva Nespolo, ritorno a casa al Museo del Territorio Biellese (2009); The Years of the Avantgarde alla GAM di Torino (2012); Fuori dal Coro a Palazzo Reale di Torino (2019); l'antologica Universo Nespolo a Villa Giulia di Verbania (2025), curata da Sandro Parmiggiani, con un centinaio di opere che ripercorrono quasi sessant'anni di attività.

Un artista senza rete di protezione

Nespolo vive e lavora a Torino, nel grande atelier che ha ricavato personalmente all'interno di una fabbrica dismessa nel centro della città: quattromila metri quadri che contengono dipinti, sculture, bozzetti, intarsi, ceramiche, materiali di scavo accumulati in sessant'anni. È uno spazio che dice tutto su come lavora: senza separazioni di genere, senza gerarchie tra opera e progetto, tra arte "alta" e arte applicata.

La sua posizione nel panorama italiano resta difficile da classificare, e forse è proprio per questo che la critica accademica lo ha spesso tenuto a distanza. Non ha la gravità dell'Arte Povera, né la malinconia metafisica della Transavanguardia. Ha qualcos'altro: l'energia di chi non si è mai fermato a chiedersi se stava facendo la cosa giusta, ma ha continuato a fare le cose che voleva fare. A modo suo, appunto.

Ugo Nespolo all'opera da Ceramiche Pierluca, Albissola Marina, ph. Marcello Campora

Ugo Nespolo all'opera da Ceramiche Pierluca, Albissola Marina, ph. Marcello Campora

Principali collezioni pubbliche: MART, Rovereto; Castello di Rivoli, Torino; GAM, Torino; Galleria d'Arte Moderna, Bologna; MUSEION, Bolzano; Museo d'Arte della Svizzera Italiana, Lugano.


Pubblicato il 25/06/2026dalla Redazione

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