Si parte da Torino, dove incontriamo Donna in blu che legge una lettera, uno dei dipinti più celebri di Vermeer, per incontrare poi Caravaggio e i Maestri della Luce a Roma. Uno sguardo alle vedute di Francesco Guardi a Venezia, per terminare con due mostre dedicate alla fotografia: Saul Leiter a Bologna e 100 fotografie per ereditare il mondo, presentate al Mudec di Milano.
1. A Torino un Vermeer dal Rijksmuseum di Amsterdam
Quando: 05 marzo 2026 - 29 giugno 2026
Luogo: Torino, Palazzo Madama
Un dipinto solo, ma tra i più celebri della pittura europea: è questa l’idea che apre il nuovo ciclo espositivo di Palazzo Madama a Torino. Dal 5 marzo al 29 giugno 2026 il museo ospita Incontro con il capolavoro. Vermeer. Donna in blu che legge una lettera, occasione rara per vedere in Italia un’opera di Johannes Vermeer, proveniente dal Rijksmuseum di Amsterdam.
Per la prima volta Torino accoglie un dipinto del maestro olandese, protagonista della pittura del Seicento e noto per le sue scene di interni domestici illuminate da una luce calibrata e silenziosa. Donna in blu che legge una lettera mostra una giovane donna di profilo mentre legge una lettera che tiene tra le mani. L’ambiente è essenziale: alcune sedie di legno scuro con borchie in ottone, un tavolo coperto da un drappo su cui si trovano una collana di perle, un foglio e una cassetta aperta. Alle spalle della figura compare una grande carta geografica dell’Olanda e della Frisia occidentale.
Il punto visivo dominante della composizione è l’abito blu della donna, realizzato con pigmento di lapislazzuli, materiale raro e prezioso che nel Seicento arrivava in Europa attraverso le rotte commerciali asiatiche. Questa intensa tonalità azzurra assorbe la luce e contribuisce a strutturare l’intera immagine, diventando l’elemento che organizza lo spazio e l’atmosfera della scena.
La mostra propone anche un approfondimento sul contesto culturale in cui l’opera nasce. La città di Delft, dove Vermeer visse e lavorò, nel XVII secolo è infatti un ambiente ricco di fermenti scientifici e intellettuali, legati alla rivoluzione ottica e allo sviluppo delle conoscenze scientifiche. In questo quadro si inserisce la ricerca pittorica dell’artista, caratterizzata da uno studio attento della luce, della prospettiva e della composizione.
Accanto al dipinto sono esposte alcune opere provenienti dalle collezioni di Palazzo Madama – tra incisioni, arredi e ceramiche – che aiutano a contestualizzare alcuni elementi presenti nel quadro: la dimensione domestica della scena, l’uso delle tonalità di blu e la diffusione delle mappe nella cultura visiva del Secolo d’oro olandese. Scopri di più.
2. Caravaggio e i Maestri della Luce a Roma
Quando: 07 marzo 2026 - 07 giugno 2026
Luogo: Roma, Museo Storico della Fanteria dell'Esercito Italiano
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Caravaggio, Incredulità di San Tommaso
Dalla pittura olandese del Seicento alla rivoluzione luministica che attraversa l’Europa barocca: il tema della luce ritorna anche nella mostra ospitata a Roma dal 7 marzo al 7 giugno 2026 al Museo Storico della Fanteria dell’Esercito Italiano. Caravaggio e i Maestri della Luce è dedicata a Michelangelo Merisi da Caravaggio e alla diffusione della sua lezione tra numerosi artisti attivi nel XVII secolo.
Curata da Alberto Bertuzzi e Francesco Gallo Mazzeo, la rassegna riunisce 23 dipinti di 22 artisti, provenienti da collezioni private, per mostrare come il linguaggio caravaggesco si sia diffuso e trasformato nei diversi contesti europei. Il percorso è articolato in sei sezioni tematiche, organizzate attorno al ruolo della luce come elemento narrativo e costruttivo dell’immagine.
Il percorso riunisce dipinti che mostrano la diffusione del linguaggio caravaggesco in Europa, spaziando dalle scene di vita quotidiana ambientate in interni e taverne – come I giocatori di carte di Bartolomeo Manfredi, Ragazzo morso da un ramarro di Bartholomeus van der Helst e una Scena di taverna attribuita a Valentin de Boulogne – ai soggetti religiosi interpretati secondo una sensibilità fortemente umana, tra cui la Sacra Famiglia con san Giovannino di Antiveduto Gramatica, La negazione di Pietro di Pietro Paolini e La cattura di Cristo del francese Trophime Bigot, noto anche come Maître à la Chandelle.
Accanto a questi temi emergono opere in cui la luce artificiale diventa elemento centrale della composizione, come Santa Cecilia e un angelo di Orazio Gentileschi, Maddalena in meditazione di Matthias Stomer e Lucrezia di Johann Carl Loth. Non mancano soggetti drammatici legati alla violenza e al martirio, con diverse interpretazioni di Caino e Abele di Bartolomeo Manfredi, Giuseppe Vermiglio e Cecco Bravo, oltre a Salomè con la testa del Battista di Massimo Stanzione e Giuditta con la testa di Oloferne di Bartolomeo Mendozzi. Il percorso include infine opere che mostrano l’evoluzione del ritratto caravaggesco come indagine psicologica, tra cui Diogene di Giovan Battista Langetti, un San Pietro penitente attribuito a Jusepe de Ribera e bottega, due versioni di San Giovannino di Battistello Caracciolo e Louis Finson, i San Girolamo di Simon Vouet e Simone Cantarini, il San Sebastiano di Carlo Saraceni e La lettura a lume di candela di Gerrit van Honthorst.
La mostra si conclude con uno spazio dedicato direttamente a Caravaggio, con L’Incredulità di San Tommaso (1600-1601), opera al centro di un complesso dibattito attributivo. La versione esposta, già nella collezione Gracco Muratti a Trieste e oggi di proprietà austriaca, è considerata un esempio significativo della pittura caravaggesca per il realismo delle figure e per l’uso della luce che evidenzia il gesto e il dubbio del protagonista. Scopri di più.
3. Francesco Guardi: dal Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona a Venezia
Quando: 07 marzo 2026 - 08 giugno 2026
Luogo: Venezia, Ca' Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano

Francesco Guardi Il Ponte di Rialto secondo il progetto di Andrea Palladio Olio su tela, cm 61 × 92 Lisbona, Museo Calouste Gulbenkian, inv. 393 © Calouste Gulbenkian Museum. Photo: Catarina Gomes Ferreira.
Dalla luce intensa del caravaggismo alla luminosità mobile delle vedute veneziane del Settecento. A Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano, dal 7 marzo all’8 giugno 2026, la mostra I Guardi di Calouste Gulbenkian riporta a Venezia un gruppo significativo di dipinti di Francesco Guardi, provenienti dal Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona.
L’esposizione presenta una selezione di opere dell’ultimo grande vedutista veneziano del Settecento, databili tra il 1770 e il 1790 e parte del nucleo di diciannove dipinti acquistati tra il 1907 e il 1921 dal collezionista e filantropo Calouste Sarkis Gulbenkian. Aperto nel 1969, il museo di Lisbona conserva infatti una delle raccolte più importanti dedicate all’artista.
Le opere esposte nel portego al primo piano di Ca’ Rezzonico mostrano alcuni tratti caratteristici della pittura di Guardi: pennellate rapide e allusive, proporzioni liberamente interpretate e una costruzione prospettica più elastica rispetto alla tradizione della veduta veneziana. Diversamente dalle vedute più rigorose di Canaletto, la città appare attraversata da una luce che corrode le architetture e le trasforma in immagini atmosferiche e vibranti.
I soggetti appartengono ai temi più frequentati dall’artista. Tra questi la Festa della Sensa in Piazza San Marco, celebrazione del matrimonio simbolico tra Venezia e il mare, e La partenza del Bucintoro, con la nave di stato del doge diretta verso la chiesa di San Nicolò al Lido per il tradizionale rito dell’anello gettato nell’Adriatico. La vita della città torna anche nella Regata sul Canal Grande, mentre Il Ponte di Rialto secondo il progetto di Palladio propone una versione immaginaria di uno dei luoghi simbolo veneziani. Alla terraferma è invece dedicata la Veduta delle chiuse di Dolo.
Il percorso include anche un confronto con alcuni disegni di Francesco Guardi provenienti dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle collezioni civiche veneziane, tra cui Il Gran Teatro La Fenice e i fogli acquerellati dedicati a Le nozze del duca di Polignac. Le opere su carta evidenziano il tratto leggero e atmosferico dell’artista e dialogano con i dipinti riportati temporaneamente a Venezia. Scopri di più.
4. Le fotografie di Saul Leiter a Bologna
Quando: 05 marzo 2026 - 19 luglio 2026
Luogo: Bologna, Palazzo Pallavicini

Advertisement for Miller Shoes, 1957 © Saul Leiter Foundation
Da Venezia alla luce urbana di New York: a Palazzo Pallavicini di Bologna, dal 5 marzo al 19 luglio 2026, Saul Leiter. Una finestra punteggiata di gocce di pioggia celebra uno dei più raffinati fotografi del XX secolo. La mostra, curata da Anne Morin in collaborazione con la Saul Leiter Foundation, riunisce 126 fotografie in bianco e nero, 40 a colori, 42 dipinti, riviste d’epoca e materiale filmico, offrendo un percorso tra immagini sperimentali e celebri lavori di moda realizzati per Harper's Bazaar ed altre testate internazionali.
Leiter trasforma la quotidianità in poesia visiva: il vapore dai tombini, gli ombrelli sotto la pioggia, i riflessi sulle vetrine diventano elementi lirici, quasi haiku fotografici. La sua poetica rifiuta la documentazione classica della città per privilegiare inquadrature frammentarie, giochi di trasparenze e superfici sfocate, dove il vetro, la pioggia e la neve diventano strumenti compositivi. Già negli anni Quaranta sperimentò il colore come linguaggio poetico, creando immagini astratte e sensuali che anticipano di decenni la fotografia a colori artistica.
La mostra evidenzia anche l’aspetto pittorico della sua visione: Leiter trattava la fotografia come una tela, curando la luce, il colore e la composizione con sensibilità da pittore. La disposizione delle opere invita il pubblico a sperimentare il suo modo di osservare, trasformando la visita in un’esperienza immersiva e partecipativa.
Figlio di un rabbino, Leiter si trasferì a New York nel 1946 per dedicarsi all’arte e sviluppò uno stile personale, influenzato da artisti come Richard Pousette-Dart e W. Eugene Smith. Pur vivendo a lungo lontano dai riflettori, le sue fotografie oggi appartengono alle collezioni dei principali musei del mondo, tra cui il Whitney Museum of American Art e il Victoria and Albert Museum. La Saul Leiter Foundation, fondata nel 2014, continua a promuovere il suo archivio e a far emergere nuove opere.
La mostra include anche otto opere di Ernesto Anderle, noto come Roby il pettirosso, che interpretano la vita e il pensiero di Leiter, aggiungendo una prospettiva contemporanea e personale al percorso espositivo. Scopri di più.
5. Il MUDEC presenta 100 fotografie per ereditare il mondo
Quando: 07 marzo 2026 - 28 giugno 2026
Luogo: Milano, MUDEC – Museo delle Culture

Maryam Firuzi. Reading on Teheran Streets (2017) Courtesy of Pier Luigi Gibelli ©Maryam Firuzi
La riflessione sulla fotografia prosegue a Milano, dove il MUDEC – Museo delle Culture presenta dal 7 marzo al 28 giugno 2026 la mostra 100 fotografie per ereditare il mondo, curata da Denis Curti con Alessio Fusi e Alessandro Curti. Il progetto riunisce cento immagini che attraversano quasi due secoli di storia della fotografia, proponendo un percorso che mette in relazione passato e presente attraverso alcuni dei momenti e degli autori più significativi del medium.
L’esposizione si apre con una sezione dedicata alle origini della fotografia, quando dagherrotipi, ambrotipi e carte de visite segnarono il passaggio da un mondo con poche immagini a una società in cui il ritratto e la fotografia diventano strumenti diffusi di memoria e identità. Da qui il percorso ripercorre le principali tappe della storia fotografica: dalle prime sperimentazioni tecniche di Joseph Nicéphore Niépce e Louis Daguerre ai ritratti di Julia Margaret Cameron, fino alle immagini della guerra di Crimea realizzate da Roger Fenton e agli studi sul movimento di Eadweard Muybridge.
Il Novecento segna l’apertura verso nuove possibilità espressive. Accanto alla dimensione documentaria, la fotografia diventa anche campo di sperimentazione e costruzione dell’immagine, come dimostrano le opere di Man Ray, Aleksandr Rodčenko, André Kertész e Henri Cartier-Bresson. A queste si affiancano immagini che hanno segnato la memoria collettiva, tra cui Migrant Mother di Dorothea Lange e alcune fotografie legate a eventi cruciali della storia contemporanea, dallo sbarco dell’uomo sulla Luna alla caduta del Muro di Berlino.
Le sezioni finali si concentrano sulla fotografia come strumento di indagine personale e di interpretazione simbolica del reale. Tra gli autori presenti figurano Claude Cahun, Pierre Molinier e Robert Mapplethorpe, mentre la parte dedicata alla contemporaneità include lavori di artisti come Newsha Tavakolian, Sandy Skoglund, David LaChapelle, Mat Collishaw e Alba Zari. Insieme, queste opere mostrano come la fotografia continui a evolversi, intrecciando racconto storico, ricerca visiva e riflessione sul presente. Scopri di più.
Pubblicato il 11/03/2026 dalla Redazione
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