FotografiaMostre a Reggio Emilia

Fotografia Europea 2024

  • Quando:   26/04/2024 - 09/06/2024
Fotografia Europea 2024
Luigi Ghirri, Bologna,1987 ©ARCHIVIO EREDI LUIGI GHIRRI

La XIX edizione del Festival di Reggio Emilia ci conduce a riflettere su un tema di grande urgenza: i legami tra Uomo e Natura, le trasformazioni immaginate dagli esseri umani, le dinamiche per superare l'atteggiamento di predominio.

Dal 26 aprile al 9 giugno 2024, Reggio Emilia torna ad osservare i cambiamenti della contemporaneità attraverso gli occhi di grandi fotografi e di giovani esordienti con la XIX edizione di Fotografia Europea, il festival promosso e organizzato dalla Fondazione Palazzo Magnani e del Comune di Reggio Emilia, con il contributo della Regione Emilia-Romagna.

"La natura ama nascondersi" è il tema scelto dalla direzione artistica del Festival composta, anche quest'anno, da Tim Clark (editor 1000 Words), Walter Guadagnini (storico della fotografia e Direttore di CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia) e Luce Lebart (ricercatrice e curatrice, Archive of Modern Conflict).

Un titolo che cerca di inglobare - recuperando il paradosso da un celebre frammento di Eraclito - la potenza di una natura che molte volte cela la sua essenza ai nostri occhi, ma che sempre più spesso la rivela in modi distruttivi, in un processo continuo che può essere inteso come un'oscillazione tra l'essere e il divenire. Fotografia Europea 2024 si propone di esplorare, attraverso le tante prestigiose mostre personali e collettive di questa edizione, le connessioni fra occultamento e scoperta che dominano il nostro rapporto con la Natura, immaginando nuove narrazioni, al di fuori di quell'atteggiamento di controllo dominante che la nostra specie esercita sul pianeta, per comprendere le dinamiche e le nuove direzioni da intraprendere.

Le mostre

La mostra storica di questa edizione torna nelle sale di Palazzo Magnani con la prima retrospettiva mai presentata in Italia di Susan Meiselas, fotografa americana nota soprattutto per il suo lavoro nelle aree di conflitto dell'America Centrale (1978-1983) e in particolare per i suoi potenti scatti della rivoluzione nicaraguense.... leggi il resto dell'articolo»

La mostra, intitolata "Mediations", raccoglie una selezione di opere che vanno dagli anni Settanta a oggi e rivela, attraverso le diverse forme che la Meiselas adotta per ampliare la sua opera – oltre al reportage fotografico tradizionale, anche installazioni, libri, film – il suo approccio unico di fotografa, che mette costantemente in discussione lo status delle sue immagini in relazione al contesto in cui vengono percepite, spaziando dalla dimensione personale a quella geopolitica.

Nelle sue opere la fotografa coinvolge i soggetti in un'incessante esplorazione e sviluppo di narrazioni, lavorando spesso su lunghi periodi e su un ampio ventaglio di paesi e soggetti: dalla guerra alle questioni relative ai diritti umani, dall'identità culturale all'industria del sesso.

Le sale dei cinquecenteschi Chiostri di San Pietro ospiteranno dieci esposizioni.

Al piano terra, ad aprire gli occhi dei visitatori, una mostra che cattura l'infinita mutevolezza delle nuvole in una collettiva, intitolata "Sky Album". 150 years of capturing clouds a cura di Luce Lebart e Michelle Wilson, in cui si celebra la vastità e la bellezza delle immagini di nuvole e l'unicità della pratica di fotografare il cielo da parte di scienziati, dilettanti e artisti. Oltre centocinquanta opere raccontano questa passione a partire dagli albori della fotografia, dal francese Gustave Le Gray all'italiano Mario Giacomelli, passando dai lavori dell'americano Edward Steichen fino ai due artisti contemporanei chiamati a creare due installazioni, la finlandese Anna Ninskanen e il britannico Kalev Erickson.

Al primo piano, il progetto espositivo di Helen Sear, dal titolo "Within Sight", presenta una serie di opere multiple e composite che esplorano la dissoluzione della prospettiva a lente singola associata all'obiettivo della macchina fotografica. Sear è un'attenta osservatrice degli elementi mutevoli che compongono un paesaggio e restituisce l'esperienza di essere presenti nella natura, combinando alla fotografia elementi disegnati a mano o cancellati, in un lavoro concettuale che affonda le sue radici nell'interesse per il realismo magico e il surrealismo.

Yvonne Venegas con "Sea of Cortez" traccia una storia intergenerazionale in equilibrio tra l'esperienza della sua famiglia - che ha abitato le miniere di rame di Santa Rosalia, nella Bassa California, all'inizio del Novecento- e quella di un'intera generazione che ha sfruttato i territori intorno al Mar di Cortez. La sua esplorazione si avvale dell'aiuto delle persone che incontra nel suo percorso di indagine, per esprimere il sentimento di sfruttamento e i resti che quelle storie di miniera hanno seminato sul loro cammino.

Il fotografo indiano Arko Datto porta all'attenzione dei visitatori la questione incombente della catastrofe climatica e dei rifugiati che questa genera, attraverso una trilogia fotografica in corso da nove anni. I due capitoli qui presentati, tratti dal progetto "The Shunyo Raja Monographies" sono interamente dedicati al territorio del Delta del Bengala, considerato uno degli epicentri del cambiamento; includono ritratti e paesaggi che mappano l'erosione e l'innalzamento del livello del mare attraverso l'India e il Bangladesh e traccia la traiettoria degli sfollati e dei paesaggi perduti a causa di una natura che reclama sempre più attenzione.

A seguire Matteo de Mayda, fotografo veneziano, espone ai Chiostri un'installazione composta da foto d'archivio e di reportage, immagini satellitari e al microscopio, testimonianze individuali e teorie scientifiche che fanno parte del progetto "There's no calm after the storm", in cui indaga gli impatti a lungo termine e meno visibili della tempesta Vaia, che ha colpito il Nord-est dell'Italia alla fine del 2018. Nato dopo la fine dell'emergenza, il progetto riflette sul fragile equilibrio tra l'azione dell'uomo e la tenuta degli ecosistemi.

La mostra di Jo Ractliffe si intitola "Landscaping" ed è interamente dedicata al paesaggio sudafricano ripreso durante i suoi viaggi in auto lungo la costa sud-occidentale. Negli scatti in bianco e nero, Ractliffe riflette sul concetto stesso di paesaggio, disconoscendone il termine nel tentativo di sottrarre le sue fotografie a convenzioni stereotipate: parlare di paesaggio in termini di bellezza, o al contrario di bruttezza, significa osservare invece che partecipare, ridurre il luogo a un concetto piuttosto che a un'esperienza vissuta. Con il termine landscaping, l'artista cerca di trasmettere l'idea di paesaggio come qualcosa di attivo, capace anche di conservare la memoria del passato.

Nel grande corridoio centrale, Natalya Saprunova espone il progetto "Permafrost" che racconta la vita delle popolazioni dell'estremo nord del continente asiatico. Qui, nei suoi lunghi viaggi in compagnia della macchina fotografica e di un taccuino, la fotografa russo-francese scopre luoghi come la Yakutia e le sue popolazioni indigene, tra cui i pastori di renne Evenki e gli Yakuti, allevatori stanziali di mucche e cavalli. I colori tenui dei suoi scatti restituiscono l'ansia di queste comunità, testimoni del rapporto simbiotico con una natura estrema che oggi è messo a rischio dalle conseguenze dell'industrializzazione.

La fotografa americana Terri Weifenbach in "Cloud Physics" esplora la vitale interconnessione tra le nuvole del nostro pianeta e le intime forme della sua vita biologica. La spina dorsale di questo lavoro è una serie di fotografie realizzate in un istituto di ricerca americano per lo studio e la misurazione delle nuvole, la loro origine, struttura, particelle e reazioni. Gli astrusi strumenti che vediamo sono progettati per esprimere fenomeni atmosferici effimeri, ma la macchina fotografica di Weifenbach – e il suo modo di guardare - ci restituisce il nostro mondo organico terrestre come un mistero non quantificabile.

Lisa Barnard con la mostra "An Act of Faith: Bitcoin and the Speculative Bubble" conduce alla riflessione sull'essenzialità della natura nella creazione di bitcoin, beni digitali che seppur immateriali richiedono un enorme sforzo ambientale. La fotografa britannica documenta lo sfruttamento dell'energia geotermica in Islanda, necessario per sostenere il processo di estrazione mineraria: le fredde temperature islandesi, infatti, fanno sì che le masse di calore generate dall'hardware coinvolto, siano notevolmente ridotte, contribuendo a mantenere un microclima obbediente.

Bruno Serralongue dedica il suo progetto, dal titolo "Community Gardens of Vertus, Aubervilliers", alla lotta - su scala locale, ma legata a una più ampia consapevolezza della necessità di preservare ambienti vivibili di fronte a progetti ecocidi – che alcuni giardinieri hanno iniziato nel 2020 per opporsi all'abbattimento di oltre 4.000 metri quadrati di orti, a favore di nuove costruzioni per i Giochi Olimpici di Parigi 2024. Questo succede a meno di due chilometri da Parigi, ad Aubervilliers in Seine-Saint-Denis, il dipartimento più popolato della Francia e dove gli spazi verdi sono i meno numerosi.

Nella sede di Palazzo da Mosto trova posto la Committenza di questa edizione, insieme a una mostra dedicata ai libri fotografici e ai due progetti vincitori della Open Call.

La produzione di Fotografia Europea 2024, affidata a Karim El Maktafi, si intitola day by day, e si focalizza sull'affascinante contesto delle "Aree Interne": regioni estremamente eterogenee, caratterizzate dalla lontananza da grandi centri di agglomerazione, che, pur occupando circa tre quinti del territorio nazionale, ospitano poco meno di un quarto della popolazione complessiva italiana. Nello specifico l'indagine del fotografo si è sviluppata in vaste porzioni dell'Appennino Emiliano, in cui El Maktafi ha esaminato il profondo e fragile legame tra l'uomo e la natura, facendo emergere l'eredità culturale attraverso stili di vita profondamente radicati nei cicli lenti dell'ambiente naturale montano.

La mostra "Index Naturae", a cura di Stefania Rössl e Massimo Sordi (OMNE - Osservatorio Mobile Nord Est), comprende 116 libri fotografici pubblicati negli ultimi cinque anni dedicati al tema della natura. La selezione dei volumi esposti, realizzati da autori nazionali ed internazionali che hanno aderito al progetto proposto da OMNE, rappresenta da un lato una fonte di riflessione sullo stato attuale della fotografia e dell'editoria, dall'altro individua un corpus di esperienze di ricerca capace di offrire punti di vista molto diversi sul tema del rapporto tra uomo e natura nella contemporaneità, stimolando possibili approfondimenti e sperimentazioni.

I progetti selezionati dalla giuria della Open Call, tra gli oltre 500 lavori di artisti e curatori che vi hanno partecipato, sono quelli di Marta Bogdańska e Michele Sibiloni. Il progetto Shifters di Marta Bogdańska parte dal presupposto che solo ripensando alla posizione dell'essere umano nel mondo e guardando quindi oltre l'orizzonte antropocentrico, si possa realizzare una coesistenza vera e profonda, che includa quindi anche gli animali. Il lavoro è iniziato con una ricerca d'archivio e una raccolta di articoli sulle spie animali in guerra e mettendo poi in relazione questa storia sfaccettata con quella della loro liberazione e dei loro diritti. Michele Sibiloni, invece, stimola una riflessione sul futuro dell'alimentazione mondiale e sul precario equilibrio degli ecosistemi naturali attraverso il progetto Nsenene, a cura di Marco Scotti, che documenta i momenti frenetici delle attività della raccolta delle cavallette (Nsenene, appunto) in Uganda, a cui si alternano lunghi periodi di attesa e speranza; tempistiche sempre meno prevedibili a causa del cambiamento climatico.

Riapre, per la XIX edizione di Fotografia Europea, la splendida Villa Zironi, gioiello dell'architettura liberty che ospiterà la mostra "Radici", di Silvia Infranco, a cura di Marina Dacci. Silvia Infranco ha sviluppato una ricerca che ha fatto della materia naturale il soggetto e l'oggetto delle sue opere. Negli ultimi anni si è orientata sullo studio degli erbari, sulla farmacopea e sui processi di cura arcaici e rituali rinvenuti in manoscritti e in testi a stampa antichi. La mostra sviluppa queste sue ultime riflessioni sul rapporto tra uomo e natura nell'ambito dell'approccio fitoterapico con particolare attenzione ai risvolti magici, simbolici ed alchemici intervenuti nel corso dei secoli. Le opere di Silvia Infranco si modulano su svariati media: opere su carta e su tavola, libri d'artista, sculture, polaroid che spesso includono le erbe stesse.

Ad abbracciare il festival, numerose altre mostre partner che gravitano intorno ad esso, organizzate dalle più importanti istituzioni culturali cittadine e ospitate nei loro spazi.

A Palazzo dei Musei, "Zone di passaggio", a cura di Ilaria Campioli, propone una riflessione sul tema del buio e della notte con l'obiettivo di raccontare l'importante ruolo che entrambi rivestono nell'immaginario collettivo. Punto di partenza sono le numerose opere di ambientazione notturna che Luigi Ghirri ha realizzato nel corso della propria produzione. Sono i luoghi "illuminati in maniera provvisoria, o gli spazi che vivono una loro discreta semioscurità e che solo temporaneamente diventano luminosi in maniera festosamente provvisoria", in cui si attiva una lettura alternativa del reale. Rispetto alla storia del procedimento fotografico, il rapporto fra luce e buio è essenziale. Per Ghirri sono quindi i bagliori, i lampi, le piccole intermittenze come quelle delle lucciole ad esprimere le migliori modalità di illuminazione poiché mantengono intatto l'incanto del buio, preservando le zone d'ombra. La mostra presenta quindi il lavoro di diversi ed importanti autori di rilievo internazionale che, a partire dalle sperimentazioni sul medium e sulla visibilità della fine degli anni Sessanta, utilizzano il buio come possibilità di narrazione. Come afferma il filosofo Alain Badiou "[...] la stessa contraddizione della notte è quella di offrire riparo a ciò che è esposto, invisibilità alla bellezza del visibile". Ecco quindi che gli autori in mostra si muovono all'interno di questo spostamento paradossale che viene offerto dal buio, utilizzandolo per cercare di raccontare ciò che vi accade.

Gli esiti della open call di Giovane Fotografia Italiana #11 | Premio Luigi Ghirri 2024, promossa dal Comune di Reggio Emilia, in partnership con alcuni festival internazionali, hanno dato vita a Contaminazioni, la collettiva a cura di Ilaria Campioli e Daniele De Luigi che vede in mostra, sempre a Palazzo dei Musei, gli scatti dei sette artisti selezionati dalla giuria internazionale: Claudia Amatruda con Good Use Of My Bad Health, Benedetta Casagrande con All ThingsLaid Dormant, Noemi Comi con Proxidium, Massimiliano Corteselli con Contrapasso, Camilla Marrese con Field Notes for Climate Observers, Cinzia Romanin con Transcendence e Alessandro Truffa con Nioko Bokk. I sette progetti selezionati propongono una riflessione su quelli che sono gli spazi intermedi, le zone di contaminazione e di reciproca trasformazione tra gli uomini e il resto del vivente, utilizzando materiali e approcci ampi e stratificati, in cui il medium fotografico entra a far parte della riflessione stessa.

Durante le giornate inaugurali Giovane Fotografia Italiana assegnerà diversi riconoscimenti, tra cui il Premio Luigi Ghirri, del valore di 4.000 euro. Il vincitore del Premio avrà anche la possibilità di esporre una versione più ampia del suo progetto in una mostra personale in Triennale Milano (inverno 2025). Con la menzione Nuove traiettorie. GFI a Stoccolma, promossa dall'Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma, inoltre un artista, prescelto tra i sette selezionati, potrà svolgere un periodo di studio e ricerca durante il quale dovrà produrre un progetto artistico che sarà esposto in una mostra a cura dello stesso Istituto.

Tre finalisti saranno inoltre selezionati per partecipare al programma di letture portfolio Photo-Match nell'ambito di Fotofestiwal Łódź previsto in giugno 2024 grazie alla partnership con il festival e a una borsa di studio a copertura delle spese di viaggio e alloggio. Infine Photoworks insieme alla Dalby Forest, Forestry England, offrono a due fotografi una residenza d'artista immersiva ed ecologica della durata di una settimana nel cuore della Dalby Forest, North Yorkshire – Regno Unito, insieme a tutoraggio, introduzione al team e agli ecosistemi della foresta e opportunità di networking.

La fototeca della Biblioteca Panizzi partecipa all'edizione del 2024 con una mostra che ridona visibilità alla collezione di Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea, con sede a Rubiera che dal 1990 al 2023 ha realizzato indagini fotografiche sul territorio regionale e nazionale. Oggi, gli scatti raccolti sono in deposito presso l'Archivio fotografico della Biblioteca Panizzi per essere conservati, valorizzati e restituiti alla cittadinanza. In particolare in questa edizione saranno esposte le due interpretazioni che Paola De Pietri nel 1994 e Walter Niedermayr nel 1997 hanno dato delle Casse d'espansione del fiume Secchia.

Paola De Pietri realizza la sua osservazione sorvolando con una mongolfiera l'area del parco fluviale, in modo da ottenere immagini a metà strada fra quella offerta dalla comune mappa topografica, quella dell'aereo e quella degli occhi del visitatore.

Walter Niedermayr produce invece una serie di dittici, attraverso cui si interroga sul destino delle aree sottoposte ad intenso sfruttamento economico e successivamente attrezzate per gestire sport e attività didattiche, osservando come i parchi rappresentino la nostra pretesa romantica di trovare una nostra immagine di "natura incontaminata".

Lo Spazio Gerra propone la mostra "New Theaters of the Real". Collaborating with AI che, nel quadro del dialogo permanente tra natura e artificio che percorre le arti, presenta cinque differenti posizioni della fotografia contemporanea capaci di aprire il confine della creazione a diverse modalità di collaborazione con l'intelligenza artificiale generativa. I Lavori di Xavi Bou, Antti Karppinen, Markos Kay, Katie Morris, Pierre Zandrowicz portano a una profonda riflessione in merito all'apporto dell'IA come strumento di conoscenza dei processi della natura e della stessa creatività umana, valutando anche il rischio che si tratti invece di un ulteriore mezzo di alienazione che allontana ancora di più gli umani dall'appartenenza a una natura unitaria.

Collegata al festival è la proposta della Collezione Maramotti, che espone la prima mostra personale istituzionale italiana di Silvia Rosi, dal titolo "Disintegrata. Specificamente" concepita per la Collezione, l'esposizione include venti nuove opere fotografiche, alcune immagini in movimento e un nucleo di fotografie d'archivio raccolte dall'artista in Italia – principalmente in Emilia-Romagna – tra il 2023 e il 2024. Rosi ha percorso il territorio per raccogliere le centinaia di fotografie ordinarie, scatti di album di famiglia che raccontano la quotidianità di chi, giunto dall'Africa prima del Duemila, ritraeva sé e la propria vita in contesti diversi. La mostra esplora, restituisce e mette in scena, con umorismo, un immaginario dell'idea di "italianità" nel nostro territorio contemporaneo.

Anche quest'anno lo Speciale Diciottoventicinque, il progetto formativo di Fotografia Europea, torna con la tredicesima edizione per accompagnare i giovani amanti della fotografia in un percorso che permette di imparare, condividere e confrontarsi con il mondo dell'arte fotografica, creando un vero progetto espositivo collettivo. Erik Messori, fotogiornalista è co-fondatore del collettivo Capta, ha accompagnato i giovani partecipanti nei 10 incontri in cui ha deciso di aprire alla multidisciplinarietà, consapevole che un progetto visivo si può costruire e arricchire attraverso diversi linguaggi. Il percorso di formazione si concluderà con l'esposizione dei progetti degli 11 ragazzi nella galleria dell'Isolato San Rocco.

Si è appena conclusa la terza edizione di FE+SK Book Award, il premio dedicato al libro fotografico, ideato da Fotografia Europea insieme a Skinnerboox - casa editrice di Jesi (AN) specializzata in fotografia contemporanea. Tra le oltre 230 candidature pervenute, la giuria -composta da Chiara Capodici, Tim Clark e Milo Montelli- ha scelto il progetto di Benedetta Casagrande "All Things Laid Dormant", spiegando che il suo lavoro ha particolarmente colpito: "per la potenza evocativa e poetica, per la coerenza, la maturità del linguaggio utilizzato che lo rendono un lavoro pronto a essere un libro".

Oltre alle mostre arricchisce il Festival un calendario di appuntamenti che accompagnerà i visitatori dalle giornate inaugurali – 26, 27, 28 aprile – fino al 9 giugno.

In programma, oltre agli incontri con gli artisti, anche momenti di confronto con Mariangela Gualtieri, poetessa e scrittrice, Marco Paolini drammaturgo e scrittore, entrambi in dialogo con Loredana Lipperini scrittrice e giornalista. Inoltre presentazioni di libri, book signing, letture portfolio e [Parentesi] Bookfair, lo spazio dedicato agli editori indipendenti.

La terza edizione di Fotofonia, la declinazione musicale del festival curata da Max Casacci (produttore e fondatore dei Subsonica), ha come titolo "Urban souls" ed è dedicata alla Storia, al presente e al futuro di una musica italiana capace di fondere radici black e soul, con la complessità dei linguaggi urbani contemporanei, attraverso melodia e parole. La serata di venerdì 26 aprile si aprirà con i giovanissimi napoletani Thru Collected, gruppo che oscilla tra i linguaggi metropolitani più contemporanei, per concludersi con il live dei Casino Royale, la band che per prima ha innescato una autentica rivoluzione riuscendo a fondere l'incisività melodica con le urgenze della cultura hip hop. Ospite dei Casino Royale sarà un'altra "anima urbana" - Venerus - celebre produttore, polistrumentista, cantautore milanese, oggi considerato il più importante protagonista di una certa scena "urban". Sabato 27 aprile ci si sposta in piazza San Prospero per il dj set dello stesso Venerus, che trasformerà la piazza in una colorata dance hall senza confini spazio-temporali. Ad iniziare la serata sarà una giovanissima rapper, Alda. Anche in questa terza edizione di Fotofonia, dopo le precedenti presenze di Mario Tozzi e Stefano Mancuso, la scienza e la battaglia per l'ambiente saranno unite alla musica. Domenica 28 aprile, alle 18 al Teatro Cavallerizza, Mariasole Bianco, biologa marina, divulgatrice scientifica e volto televisivo (Kilimangiaro, Rai3) parlerà di misteri e stupefacenti curiosità del grande oceano su un tappeto di suoni naturali creato da Max Casacci, da anni impegnato a trasformare in musica e ritmo, rumori e ambienti sonori della natura e della metropoli.

Anche per questa edizione il Circuito Off - l'evento collettivo e indipendente che arricchisce il Festival con una serie innumerevole di mostre diffuse in tutto il territorio cittadino – presenta progetti di fotografi professionisti accanto a giovani alle prime esperienze, appassionati e associazioni che dovranno misurarsi con il tema del fragile equilibrio tra Uomo e Natura esponendo i propri scatti in negozi, ristoranti, studi, cortili e case private, sedi storiche, gallerie d'arte. Parte di questo circuito è anche il progetto OFF@school che coinvolge le scuole di tutta la provincia di Reggio Emilia. Il 4 maggio è la serata dedicata al Circuito Off e in questo evento sarà decretato il vincitore del premio Max Spreafico a cui sarà data l'opportunità di produrre una nuova mostra ed esporla durante la prossima edizione di Fotografia Europea, nel 2025.

Il Concept di Fotografia Europea 2024 - Reggio Emilia, 26 aprile - 9 giugno 2024

La natura ama nascondersi

La natura cela il suo sapere ai nostri sensi, ma rivela la sua potenza in modi talvolta distruttivi, talvolta delicati. Si può intendere come un processo tra essere e divenire. Come esseri umani cerchiamo il carattere essenziale delle cose: di animali, piante, rocce, fiumi e sistemi meteorologici, nel tentativo di scoprire la natura e comprendere noi stessi e il mondo intorno a noi. D'altra parte l'essere umano fa parte della natura, è parte di un più vasto organismo naturale. Tutti gli esseri viventi, infatti, sono collegati fra loro in un "corpo globale", in cui i confini si dissolvono o si compenetrano*. Tuttavia, i sensi di ciascuna creatura sono diversi a seconda dell'istinto di sopravvivenza, perciò la realtà viene percepita come molteplice e mutevole, frammentata e limitata. La mente umana ha persino la capacità di nascondere la verità a se stessa, alla nostra vera natura, tranne quando sogniamo. Eraclito evoca molteplici spunti di riflessione nel celebre frammento: "La natura ama nascondersi".

Fotografia Europea 2024 si propone di catturare la natura esplorando le interconnessioni fra occultamento e scoperta. La ricca e variegata serie di fotografie riunite per questa edizione tematizza il senso del doppio o della coesistenza come parte di tutta la vita sulla terra. Il contesto è quello dell'Antropocene e le storie si snodano da un lato su una scala iperlocale, dall'altro sul palco planetario, per parlare delle idee di simbiosi, sostenibilità e di emergenza climatica. La selezione vuole anche evocare le azioni positive o di trasformazione che gli esseri umani possono intraprendere, uscendo dall'asse di controllo dominante che la nostra specie esercita. In questo processo si scopre l'individuo, e insieme si celebra la coscienza ecocentrica, immaginando nuove narrazioni, forme e interpretazioni, presentando i vari modi in cui i concetti di natura sono stati rappresentati, e in alcuni casi destabilizzati, attraverso la fotografia e il cinema della contemporaneità.

*Daisy Hildyard, The Second Body (Fitzcarraldo Editions, 2017)

Per l'edizione 2024 si confermano:

Special Sponsor: Iren
Main Sponsor: Coop Alleanza 3.0, FCR – Farmacie Comunali Riunite e Attolini Spaggiari Zuliani & Associati Studio Legale e Tributario

Sponsor: Coopservice, Gruppo Emak e Assicoop

Il programma delle mostre nel dettaglio - Fotografia Europea 2024

La Natura ama nascondersi 
Reggio Emilia, 26 Aprile – 09 Giugno 2024
Direzione artistica: Tim Clark, Walter Guadagnini, Luce Lebart

Mostre

Palazzo Magnani - corso Garibaldi, 29

Susan Meiselas, Mediations
in collaborazione con Magnum Photos

Susan Meiselas (1948 Baltimora, USA), sin dal 1976 membro di Magnum Photos, si è fatta conoscere per il suo lavoro nelle aree di conflitto dell'America Centrale (1978-1983) e in particolare per i suoi potenti scatti della rivoluzione nicaraguense. Nelle sue opere coinvolge i soggetti in un'incessante esplorazione e sviluppo di narrazioni, lavorando spesso su lunghi periodi e su un ampio ventaglio di paesi e soggetti: dalla guerra alle questioni relative ai diritti umani, dall'identità culturale all'industria del sesso.
La mostra, intitolata Mediations dalla sua opera omonima, è la retrospettiva più completa mai presentata in Europa e raccoglie una selezione di opere che vanno dagli anni Settanta a oggi.
La mostra rivela l'approccio unico di Meiselas come fotografa che mette costantemente in discussione lo status delle sue immagini in relazione al contesto in cui vengono percepite, mostrando il suo modo di muoversi attraverso diverse scale di tempo e di conflitti, spaziando dalla dimensione personale a quella geopolitica.

Chiostri di San Pietro - via Emilia San Pietro, 44/c

Sky Album. 150 years of capturing clouds
a cura di Luce Lebart e Michelle Wilson

Per la loro ispirazione e visione un grazie a Timothy Prus e David Thomson
Una co-produzione di Fotografia Europea e Archive of Modern Conflict

Agli albori della fotografia, quando fotografare richiede lunghi tempi d'esposizione, risultava quasi impossibile immortalare le nuvole. Solo a partire dalla seconda metà del XIX secolo, grazie ai miglioramenti di tecnica e tecnologia, i fotografi iniziarono a catturare l'infinita mutevolezza delle nuvole. Nacque così una vera ossessione per questo soggetto, un'affinità che da allora ha generato innumerevoli immagini: spesso per scopi scientifici, come lo sviluppo di un sistema di denominazione internazionale o la visualizzazione del movimento delle nuvole su scala planetaria, ma anche perscopi artistici. Ne sono prova gli innumerevoli approcci metodici, ripetitivi e ossessivi, con alcuni fotografi che dedicano anni della loro vita a inquadrare il cielo. Il fantasma dell'astrazione incombe su queste immagini, e il senso della messa a fuoco si rivela sfuggente: nella fotografia di una nuvola come si misura la sfocatura o come si distinguono le gocce che la compongono dalla grana o dai pixel?
La mostra celebra la vastità e la bellezza delle immagini di nuvole e l'unicità della pratica appassionata - di scienziati, dilettanti e artisti - di fotografare il cielo. In questo modo la mostra traccia un quadro della storia del cielo e della storia della fotografia, e dei modi in cui esse si intrecciano.


Helen Sear. Within Sight
Helen Sear presenta una serie di opere multiple e composite interconnesse che esplorano la dissoluzione della prospettiva a lente singola associata all'obiettivo della macchina fotografica.
A differenza della posizione fissa che il fotografo adottava nelle prime fotografie di paesaggi, Sear usa la macchina fotografica come fosse uno scanner che si muove nello spazio. Da una catasta di legna monumentale a un pino gigante caduto nella foresta, Sear esplora un senso di connessione e ritorno alla vita attraverso esposizioni multiple e stratificazioni. È un'attenta osservatrice degli elementi mutevoli che compongono un paesaggio, e i suoi metodi di registrazione e ricostruzione visualizzano l'esperienza di essere presenti nella natura, utilizzando tutti i nostri sensi nell'atto di guardare. Sear spesso rifiuta il tradizionale primo piano, il campo medio e il campo lungo nella realizzazione della foto, portando l'immagine quasi alla superficie dell'occhio, preferendo concepire gli elementi del paesaggio alla stregua di altri corpi in cui ci si può chiedere chi o che cosa stia guardando chi.

Yvonne Venegas. Sea of Cortez
Tra due altopiani al centro della penisola della Bassa California, nel 1885 fu fondata la città di Santa Rosalía in seguito alla scoperta nel terreno di grandi quantità di rame. Il presidente Porfirio Díaz diede in concessione per cinquant'anni lo sfruttamento del territorio alla società francese Del Boleo. Nel 1930, Francisco Percevault Sobarzo, secondo di quattro figli di un ex prete cattolico francese e di una donna Yaqui, lavorava come contabile nella miniera di El Boleo e viveva con la moglie e quattro figli in una delle case costruite per i suoi operai.
Il 10 settembre 1931 la popolazione che viveva vicino alla diga di cemento che proteggeva dal passaggio dell'acqua fu evacuata a causa di un uragano in avvicinamento dal Pacifico. Francisco, orgoglioso della sua casa e con un figlio appena nato, decise di non prendere sul serio l'avvertimento, ma purtroppo la diga cedette. Della sua famiglia sono sopravvissuti due figli che, aggrappati a un tronco, riuscirono a liberare il flusso d'acqua: erano Manuel di dieci anni e suo fratello di dodici anni, Rodolfo Percevault Ceseña, nonno di Yvonne Venegas.
Questo progetto è costituito da una serie di testimonianze documentarie che spaziano fra diversi generi e in bilico tra la storia di famiglia dell'artista e i luoghi abitati dai suoi antenati, i territori che circondano il Mare di Cortez, le persone che ha incontrato lungo la strada o gli attori e i danzatori locali con cui collabora.

Arko Datto. The Shunyo Raja Monographies
The Shunyo Raja Monographies è una trilogia fotografica in corso da nove anni che propone tre modi concettualmente distinti di visualizzare il delta del Bengala, considerato uno degli epicentri del cambiamento climatico. L'innalzamento del livello del mare e il brusco innalzamento dei fiumi hanno sommerso molte isole della regione esponendo milioni di persone al rischio di diventare rifugiati climatici. Questo lavoro mappa visivamente la traiettoria degli sfollati, delle case distrutte, delle scuole crollate e dei paesaggi perduti a causa dell'erosione, dell'innalzamento del livello del mare e dell'attività ciclonica.
La mostra racconta due dei tre capitoli della storia: il primo è un progetto fotografico che include ritratti e paesaggi che mappano l'erosione e l'innalzamento del livello del mare nel delta del Bengala attraverso l'India e il Bangladesh. Il secondo un quadro fotografico che delinea un'equivalenza tra la lotta al cambiamento climatico e la guerra globale al terrore, entrambe in conflitto con nemici invisibili ma onnipresenti e onnipotenti che possono colpire in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. L'acqua qui rappresenta l'elemento del terrore.

Matteo de Mayda. There's no calm after the storm
Un evento meteorologico estremo si è abbattuto sull'Italia nord-orientale nell'ottobre 2018. Lo scirocco ha soffiato fino a 200 chilometri orari nelle valli dolomitiche, schiantando al suolo circa 14 milioni di alberi. La pioggia incessante ha fatto esondare i torrenti, trascinando a valle tronchi e detriti. Nel volgere di una notte, gli abitanti di alcune comunità montane di Trentino, Veneto e Friuli-Venezia Giulia si sono trovati con le cantine allagate e le case scoperchiate dal vento.
A oltre cinque anni di distanza, le conseguenze della tempesta Vaia sono ancora visibili e tangibili. I versanti di alcune montagne sono brulli. I boschi che restano sono invasi dal Bostrico tipografo, un coleottero parassita che si ciba di legno. Senza le piante, è venuta a mancare una protezione contro le frane e le valanghe. Mentre esperti e gente del luogo si rimboccano le maniche per riportare la situazione alla normalità, il danno economico complessivo è stato stimato in tre miliardi di euro.
Realizzato in collaborazione con il giornalista Cosimo Bizzarri, i dipartimenti TESAF e DAFNAE dell'Università di Padova e il Grant ISPA 2021, There's no calm after the storm indaga le conseguenze a lungo termine di un evento metereologico estremo e l'equilibrio fragile tra l'azione dell'uomo e la tenuta degli ecosistemi.

Jo Ractliffe. Landscaping
Landscaping include scatti in bianco e nero realizzati durante lunghi viaggi in auto lungo la costa sud-occidentale dell'Africa. In Landscape and Power (2002), W.J.T. Mitchell sostiene che il 'paesaggio' dovrebbe essere considerato un verbo anziché un nome, qualcosa che modella e viene modellato dall'agire sociale e politico. Jo Ractliffe prende le distanze da questa idea, che parla di unai "vista" piuttosto che di "spazio reale", confondendola con il luogo stesso. Il "paesaggio" non è la geografia o lo "spazio là fuori". È già di per sé un artificio. Nel suo lavoro, l'artista si ritrova ancora una volta a disconoscere il termine nel tentativo di sottrarre le sue fotografie a convenzioni stereotipate. Parlare di paesaggio in termini di bellezza, o al contrario di bruttezza, significa osservare invece che partecipare, ridurre il luogo a un concetto piuttosto che a un'esperienza vissuta. Nella prima bozza di questa testimonianza, l'artista descriveva la costa atlantica come arida e spazzata dal vento. In seguito, si è resa conto che la sua rappresentazione riproponeva involontariamente le narrazioni coloniali della 'terra vuota', che vedevano l'uomo di frontiera come intrepido esploratore votato alla conquista e alla scoperta. Molte città del Namaqualand sono nate dopo la 'scoperta' del rame a Okiep nel 1685. Utilizzando il termine 'landscaping', l'artista ha cercato di trasmettere l'idea di paesaggio come qualcosa di attivo, di renderlo un 'fare' che ci impone di considerare da dove guardiamo e cosa pensiamo di guardare. La serie è stata realizzata con il sostegno del Lewis Baltz Research Fund 2022.

Natalya Saprunova. Permafrost
Dal 2019, Natalya ripercorre la rotta del Grande Nord, quella della sua infanzia, per raggiungere le tundre lapponi della penisola di Kola in Russia, vicino alla Finlandia e alla Norvegia. Nel 2022, scopre la Jacuzia nella Siberia orientale, e le sue popolazioni indigene, i pastori di renne Evenki e i più stanziali Jakut, allevatori di vacche e cavalli. Alcuni anni dopo, il suo progetto fotografico si è ampliato: ora l'intero Artico è nell'obiettivo della fotografa russo-francese che al momento sta lavorando nei Territori nord-occidentali canadesi.
Natalya Saprunova ha gradualmente introdotto nei suoi scatti gli scienziati, che trasformano queste aree isolate e remote nei loro terreni di sperimentazione, campionando sedimenti e permafrost. Le temperature estive sono in aumento, le nevi perenni si sciolgono, gli oceani si riscaldano... Il permafrost contenuto nei suoli artici si sta sciogliendo progressivamente, rilasciando grandi quantità di gas serra che aumentano il riscaldamento globale. Dall'alba al tramonto, i colori tenui delle fotografie di Saprunova danno voce alle preoccupazioni di queste comunità.


Lisa Barnard. An Act of Faith: Bitcoin and the Speculative Bubble
Le criptovalute sono un 'atto di fede', privo di prove tangibili della loro presenza fisica. I Bitcoin in circolazione sono poco più di 19,4 milioni (2024). Dei 21 milioni di token Bitcoin, il 92,44% è già in circolazione. Spesso etichettato come 'bolla speculativa', il Bitcoin è un bene digitale ad alto rischio che può circolare senza l'autorità centralizzata di una banca o di un governo. Continua a subire una costante mancanza di sostegno da parte del dibattito economico mainstream. Il 2017 è stato un anno spartiacque per le 'valute virtuali': il Giappone è stato il primo Paese a sostenere il Bitcoin, consentendogli di diventare una forma di pagamento legale. Nonostante i dubbi dell'Occidente, a Tokyo un gruppo di sostenitori simile a una setta è stato l'avanguardia che ha creato un elemento sia sociale che estetico per il Bitcoin, colmando il perdurante vuoto di esperienza umana, contribuendo al suo comportamento erratico sul mercato. Al termine di questo progetto nel 2017, il Bitcoin valeva circa 900 dollari; l'anno successivo era salito a oltre 13.000 dollari. Al suo apice, nel novembre 2021, un Bitcoin valeva oltre 60.000 dollari.
Sebbene un tempo fosse possibile per individui impegnati e capaci, il processo di estrazione di Bitcoin è diventato sempre più complesso e dispendioso in termini di energia man mano che la sua vita sul mercato proseguiva. Ne è risultata una crescente influenza delle imprese e dei poteri aziendali dedicati, le cui risorse collettive hanno permesso di espandere il processo di produzione, spesso trasferendosi in mining farm create ad hoc. Nel 2012 una di queste aziende, Genesis Mining (non più in attività), ha scelto di ospitare le proprie strutture in Islanda, che, proprio come il Bitcoin, ha un paesaggio dinamico e altamente volatile, con un'inestimabile abbondanza di energia geotermica a basso costo in grado di supportare il processo di estrazione estremamente dispendioso.


Terri Weifenbach. Cloud Physics
La serie a lungo termine della fotografa americana Terri Weifenbach è una luminosa osservazione fotografica dei fenomeni atmosferici, della percezione visiva e della vita sulla Terra. In Cloud Physics, esplora l'interconnessione vitale delle nuvole del nostro pianeta e le intime forme e trame della sua vita biologica.
La spina dorsale di quest'opera è una serie di fotografie (per le quali ha ricevuto una Guggenheim Fellowship nel 2015) realizzate in un centro di ricerca americano per lo studio e la misurazione delle nuvole, della loro origine, della loro struttura, delle particelle e delle relazioni solari. I curiosi strumenti da lei fotografati sono progettati per esprimere fenomeni atmosferici effimeri come insiemi di dati numerici, ma la macchina fotografica di Weifenbach (e il suo modo di vedere) rende il nostro mondo organico un mistero non quantificabile. Le scene vivaci delle sue numerose immagini - minuscole variazioni di luce, umidità, fuoco e fulmini; nebbie e vapori iridescenti; scorci del regno animale e del mondo vegetale - sono come miti nel mito che si disvelano attraverso le pagine del libro su uno sfondo di infiniti eventi meteorologici. 


Bruno Serralongue. Community Gardens of Vertus, Aubervilliers
In un contesto di crisi climatica e di crollo della biodiversità, oltre 4.000 m² di orti urbani sono stati distrutti per consentire la costruzione di una piscina per i Giochi Olimpici di Parigi 2024. Questi orti comunitari si trovano a meno di due chilometri dal centro di Parigi, ad Aubervilliers, nella Seine-Saint-Denis, il dipartimento francese più densamente popolato e con il minor numero di spazi verdi. Questa è solo la prima fase di un più ampio programma di distruzione: in totale, oltre 10.000 m² di orti saranno sostituiti da una stazione ferroviaria di treni Grand Paris Express e da un nuovo quartiere di hotel e uffici. Per opporsi ai piani di distruzione si è costituito un collettivo di difesa degli orti (Défense des Jardins des Vertus), composto dai cittadini i cui appezzamenti sono minacciati dalla demolizione. Alla fine del 2020 è iniziata una lotta durata diversi mesi. Il movimento di opposizione è cresciuto e ha ottenuto il sostegno della stampa. Poiché le dimostrazioni non erano sufficienti, il collettivo ha deciso di occupare gli orti il 23 maggio 2021, rinominandoli 'Jardins à Défendre' (in riferimento alla 'Zone A Défendre'). Contemporaneamente è stata avviata un'azione legale per cercare di annullare la concessione edilizia. Il 2 settembre 2021 l'area è stata evacuata dalla polizia per consentire l'inizio della demolizione. Tuttavia, nel marzo 2022 il tribunale ha dato ragione ai cittadini e ha ordinato l'immediata sospensione dei lavori. Nonostante questa vittoria, gli orti distrutti non saranno sostituiti, a causa dell'opposizione del consiglio comunale. Questa lotta su scala locale (gli orti sono curati da residenti a basso reddito del quartiere) è legata a una più ampia consapevolezza della necessità di preservare ambienti vivibili di fronte a progetti ecocidi.

Palazzo Da Mosto  - via Mari, 7

Karim El Maktafi. day by day
Committenza 2024

Le Aree Interne costituiscono una vasta porzione del Paese, occupando circa tre quinti del territorio nazionale, pur ospitando poco meno di un quarto della popolazione complessiva. Queste regioni sono estremamente eterogenee al loro interno, caratterizzate dalla lontananza da grandi centri di agglomerazione e servizi. 
La regione dell'Appennino Emiliano emerge come un'area di grande interesse, al centro di iniziative che mirano a riconoscere e valorizzare una specifica eredità culturale. Questa eredità si manifesta attraverso stili di vita profondamente radicati nei cicli lenti dell'ambiente naturale montano e attraverso reti mutualistiche consolidate. 
La produzione di Fotografia Europea 2024, affidata a Karim El Maktafi, si colloca in questo contesto affascinante. La profonda interconnessione tra l'uomo e la natura, caratterizzata da una relazione allo stesso tempo forte e fragile, si svela nei secoli attraverso un legame profondo che riesce a mantenersi vitale grazie alle attività che continuano a animare questi territori.
La sua esplorazione si configura come un viaggio che evidenzia la spiritualità intrinseca dell'uomo in armonia con la natura, catturando l'essenza di un legame che persiste nel tempo e che contribuisce in modo significativo alla ricchezza e alla diversità di questa regione montuosa.


Index Naturae
a cura di Stefania Rössl e Massimo Sordi (OMNE)
Index Naturae comprende 116 libri fotografici pubblicati negli ultimi cinque anni che riguardano il tema della natura. La selezione dei volumi e l'intervallo temporale scelto sono l'esito di una ricerca condotta a partire da progetti fotografici recenti sviluppati da autori nazionali ed internazionali che hanno aderito al progetto proposto da OMNE, Osservatorio Mobile Nord Est. Escludendo a priori il limite geografico, la ricerca propone esperienze sul tema relative a cinque continenti che trovano un riferimento specifico nell'origine dell'autore coinvolto o nel luogo d'indagine.
La raccolta da un lato rappresenta una fonte di riflessione sullo stato attuale della fotografia e dell'editoria, dall'altro individua un corpus di esperienze di ricerca capace di offrire punti di vista molto diversi sul tema del rapporto tra uomo e natura nella contemporaneità, stimolando possibili approfondimenti e sperimentazioni. Nella relazione che si stabilisce tra luoghi e soggetti la fotografia racconta infatti sé stessa attraverso il linguaggio e i codici che le appartengono e la dimensione autoriale dei fotografi è orientata, nella mostra, alla costruzione di un lavoro collettivo, concepito come corpo unico all'interno di una struttura aperta, disponibile a essere letta, approfondita e interpretata a partire dai suoi dettagli.




Marta Bogdańska. Shifters 
Open Call 2024

Il progetto Shifters è iniziato con una ricerca d'archivio e una raccolta di articoli sugli animali spia. Scoiattoli sospettosi, delfini spia, cicogne mal identificate, lucertole nucleari, piccioni fotografi: tutti questi animali sono stati accusati di spionaggio, comparendo sui media mainstream. Seguendo la linea di pensiero di Éric Baratay, uno storico francese che ha coniato il termine 'storia dal punto di vista animale', il progetto indaga e rivisita la storia visiva degli animali nelle guerre e nello spionaggio, in servizi come la Croce Rossa o la polizia e analizza il significato stesso del termine "agente": una spia ma anche un soggetto che compie azioni. Tenendo in considerazione questo interessante aspetto dell'agire dell'animale, il progetto mette in relazione la storia sfaccettata degli animali in guerra con quella della loro liberazione e dei loro diritti. Le immagini utilizzate sono quelle che circolano sul web, chiamate "immagini povere" da Hito Steyerl.
Marta Bogdańska propone una selezione di opere del progetto Shifters, che presenterà gli animali non umani come personaggi, come soggetti dotati di facoltà di agire, come agenti della storia, che plasmano attivamente i suoi fenomeni. Il progetto evoca la loro presenza, le loro vite e le loro esperienze, non essendo loro in grado di farlo da soli. Il tema di guardare oltre l'orizzonte antropocentrico è uno dei più urgenti e complessi del nostro tempo.




Michele Sibiloni. Nsenene, Open Call 2024, a cura di Marco Scotti

Le cavallette, Nsenene nella lingua locale, sono una prelibatezza e un'importante fonte di reddito in Uganda. Le cavallette migrano in massa due volte l'anno, subito dopo le due stagioni delle piogge. Enormi sciami riempiono il cielo poco prima dell'alba. Così, notte dopo notte durante questa stagione, molti ugandesi stanno alzati fino all'alba per catturare queste creature. L'onnipresenza dei lucenti insetti verdastri tra la nebbia notturna e il fumo dei falò sommerge l'intero paese in un'atmosfera ultraterrena, un effetto etereo creato dal curioso armamentario coinvolto, in particolare dagli strumenti e le trappole utilizzate. Raffiche di attività frenetiche si alternano a lunghi periodi di attesa e speranza. Dato il loro alto contenuto proteico, rimangono una promettente fonte di cibo per il futuro, secondo UN Food and Agriculture Organization , che sottolinea "se più persone aggiungessero insetti commestibili alla loro dieta, ciò potrebbe ridurre la fame nel mondo e migliorare la sicurezza alimentare". Tuttavia, la deforestazione ha decimato le popolazioni di insetti negli ultimi anni e alcune specie di cavallette sono ora gravemente minacciate. A peggiorare le cose, le piogge in Africa stanno diventando sempre meno prevedibili a causa del cambiamento climatico e la raccolta di questi insetti dipende interamente dalle tempistiche climatiche del luogo. La caccia alle cavallette si trova su un confine molto precario tra passato e futuro, tradizione e innovazione e può far luce sull'identità degli ugandesi e sulle nuove prospettive per l'intero pianeta.

Villa Zironi  - via della Racchetta, 20

Silvia Infranco. Radici
a cura di Marina Dacci

Negli ultimi anni la ricerca di Silvia Infranco si è orientata sugli erbari, sulla farmacopea e sui processi di cura arcaici e rituali rinvenuti in manoscritti e in testi a stampa antichi. La mostra sviluppa queste sue ultime riflessioni sul rapporto tra uomo e natura nell'ambito dell'approccio fitoterapico con particolare attenzione ai risvolti magici, simbolici ed alchemici intervenuti nel corso dei secoli. Recuperare alcuni aspetti di questi processi di cura, sottolinearne l'attualità nel rapporto corpo-sensi-psiche, sono motivi conduttori della mostra che pongono in continuità passato magico e presente scientifico per un approccio contemporaneo di rigenerazione della relazione uomo-ambiente (anche grazie a una validazione della loro efficacia da parte della chimica moderna). La ritualità antica sottesa è anche in grado di evidenziare un' attitudine verso la natura di "raccolta-restituzione" che andrebbe riconquistata oggi. Le opere di Silvia Infranco si modulano su svariati medium e abitano gli spazi di Villa Zironi.
Dopo le recenti mostre a Londra e a Venezia in cui erano state esposte opere su piante utilizzate per la terapia dell'umore e della psiche, per questo ulteriore passaggio a Reggio Emilia, l'artista ha consultato l'Erborario Naturale del Santo Spirito del XVII secolo, la più antica raccolta botanica conservata nei Musei Civici della città da cui l'artista ha estrapolato le immagini di 5 piante divenute poi cuore dei lavori: aconito, elleboro nero, belladonna, giusquiamo e papavero.

Mostre Partner

Palazzo dei Musei - via Spallanzani, 1

Zone di passaggio a cura di Ilaria Campioli

La mostra propone una riflessione sul tema del buio e della notte con l'obiettivo di raccontare l'importante ruolo che entrambi rivestono nell'immaginario collettivo.
Punto di partenza sono le numerose opere di ambientazione notturna che Luigi Ghirri ha realizzato nel corso della propria produzione. Sono i luoghi "illuminati in maniera provvisoria, o gli spazi che vivono una loro discreta semioscurità e che solo temporaneamente diventano luminosi in maniera festosamente provvisoria", in cui si attiva una lettura alternativa del reale. Rispetto alla storia del procedimento fotografico, il rapporto fra luce e buio è essenziale. Per Ghirri sono quindi i bagliori, i lampi, le piccole intermittenze come quelle delle lucciole ad esprimere le migliori modalità di illuminazione poiché mantengono intatto l'incanto del buio, preservando le zone d'ombra.
La mostra presenta quindi il lavoro di diversi ed importanti autori di rilievo internazionale che, a partire dalle sperimentazioni sul medium e sulla visibilità della fine degli anni Sessanta, utilizzano il buio come possibilità di narrazione. Come afferma il filosofo Alain Badiou "[...] la stessa contraddizione della notte è quella di offrire riparo a ciò che è esposto, invisibilità alla bellezza del visibile". Ecco quindi che gli autori in mostra si muovono all'interno di questo spostamento paradossale che viene offerto dal buio, utilizzandolo per cercare di raccontare ciò che vi accade.

Giovane Fotografia Italiana #11 | Premio Luigi Ghirri 2024
Contaminazioni

a cura di Ilaria Campioli e Daniele De Luigi
promossa dal Comune di Reggio Emilia–Servizi Culturali in partnership con Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma e Triennale Milano
in collaborazione con GAI–Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani, Fotografia Europea; Fotodok, Utrecht; Fotofestiwal Łódz in Polonia; Photoworks, Brighton
con il contributo di Reire srl. Sponsor Gruppo Giovani Imprenditori Unindustria Reggio Emilia

Da undici anni Giovane Fotografia Italiana è il progetto del Comune di Reggio Emilia volto a sostenere il lavoro di artisti emergenti che utilizzano il mezzo fotografico. La mostra collettiva dei sette artisti, selezionati attraverso una open call da una giuria internazionale - Claudia Amatruda, Benedetta Casagrande, Noemi Comi, Massimiliano Corteselli, Camilla Marrese, Cinzia Romanin, Alessandro Truffa - ruota attorno al tema Contaminazioni, che intende mostrare l'immagine contemporanea come nuova possibile interazione tra l'uomo (individui, comunità, specie) e il resto degli esseri viventi.
Oltre a concorrere per il Premio Luigi Ghirri, che offrirà al progetto vincitore l'opportunità di presentare una mostra personale alla Triennale di Milano, uno dei sette artisti parteciperà a una residenza d'artista a Stoccolma, che culminerà in una mostra curata dall'Istituto Italiano di Cultura; una borsa di studio per partecipare al programma di portfolio review Photo-Match nell'ambito di Fotofestiwal Łódź e la "Artist Residency Dalby Forest", grazie alla partnership con Photoworks.

Spazio Gerra - piazza XXV Aprile, 2

New Theaters of the Real. Collaborating with AI
Lavori di Xavi Bou, Antti Karppinen, Markos Kay, Katie Morris, Pierre Zandrowicz

Nel quadro del dialogo permanente tra natura e artificio che percorre le arti, la mostra presenta cinque posizioni della fotografia contemporanea che aprono il confine della creazione a diverse modalità di collaborazione con l'intelligenza artificiale generativa.
Può la IA, pur nella sua completa estraneità alla natura, aiutarci a intuirne i processi più nascosti e di conseguenza a preservarli? È il caso di Markos Kay che in aBiogenesis visualizza una delle teorie più note su come si sia sviluppata la vita sulla terra a partire da membrane lipidiche. Mentre la serie Ornitography di Xavi Bou, si avvale dell'algoritmo per ricostruire la bellezza nascosta del volo degli uccelli.
Ma, andando oltre, come si configura il rapporto tra le capacità predittive e logiche (o illogiche) dell'IA e la creatività umana? La IA è in grado di potenziare le nostre facoltà immaginative? O si tratta invece di un ulteriore strumento di alienazione che allontana gli umani ancora di più dall'appartenenza a una natura unitaria?
La post-fotografia di Katie Morris si innesta su una tradizione surrealista per creare un immaginario in cui vengono costantemente ridefiniti i confini del reale, in un conflitto permanente tra il fragile ordine del mondo organico e le costruzioni artificiali dell'intervento umano. In Pierre Zandrowicz ogni immagine della serie Whisper of Eternity è come il frame di un film che racchiude sia la scena che l'osservatore, in una quiete contemplativa che getta un ponte tra la vastità della natura e i più intimi recessi dell'esistenza umana. Lo sguardo ironico di Antti Karppinen infine ci proietta dentro una realtà alterata dai cambiamenti climatici, in cui le persone continuano a svolgere le proprie attività in una completa scissione con i processi della natura circostante.

Biblioteca Panizzi - via Farini, 3



La collezione di Linea di Confine a Reggio Emilia
Paola De Pietri, Walter Niedermayr, Parco Casse d'espansione del fiume Secchia. 1994-1997
a cura di William Guerrieri, Monica Leoni, Elisabeth Sciarretta
in collaborazione con Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea, Rubiera, RE
Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea, con sede a Rubiera (RE), ha realizzato dal 1990 indagini fotografiche sul territorio regionale e nazionale, con il sostegno di un gruppo di comuni ed enti della provincia di Reggio Emilia e Modena. Promuovendo la ricerca fotografica, incaricando noti fotografi italiani e stranieri, affiancata dall'originale esperienza dei "Laboratori di Fotografia", Linea di Confine per oltre 30 anni si è proposta nel panorama italiano come una delle esperienze più significative nel settore della pubblica committenza. Dal 2023 il Comune di Reggio Emilia, con l'archivio fotografico della Biblioteca Panizzi, ha ricevuto da Linea di Confine il deposito dell'intera collezione fotografica, per metterla a disposizione della cittadinanza, valorizzando e restituendo ad essa una seconda vita e una nuova visibilità. Questa mostra è la prima di diverse iniziative che vedranno la collezione di Linea di Confine protagonista nel panorama della fotografia in città.
Nel 1994 e nel 1997, due fotografi, Paola De Pietri e Walter Niedermayr, vengono incaricati per condurre un'indagine sull'area del parco fluviale.
Paola De Pietri decide di realizzare la sua osservazione sorvolando l'area del parco fluviale con una mongolfiera. Il punto di vista dalla mongolfiera in volo avrebbe permesso di produrre delle immagini ad una distanza che fosse a metà strada fra quella offerta dalla comune mappa topografica, quella dell'aereo e quella degli occhi del visitatore.

Collezione Maramotti - via Fratelli Cervi, 66

Silvia Rosi. Disintegrata
28 Aprile - 28 Luglio

La mostra, specificamente concepita per la Collezione, è la prima personale istituzionale italiana di Silvia Rosi. Include venti nuove opere fotografiche, alcune immagini in movimento e un nucleo di fotografie d'archivio raccolte dall'artista in Italia – e principalmente in Emilia-Romagna – tra il 2023 e il 2024.
Coadiuvata dal lavoro di Mistura Allison, Theophilus Imani Imani e Ifeoma N. Emelurumonye, Rosi ha percorso il territorio per raccogliere centinaia di fotografie ordinarie, scatti di album di famiglia che raccontano la quotidianità di chi, giunto dall'Africa prima del Duemila, ritraeva sé e la propria vita in contesti diversi.
La mostra rappresenta il punto di partenza di un più ampio progetto di Rosi: l'attivazione di una rete italiana di cittadini afrodiscendenti – generando una prolifica operazione di community building – e la formazione di un archivio familiare delle diaspore afrodiscendenti in Italia, con la volontà di approfondire nuove possibilità di trasmissione della conoscenza visiva attraverso immagini vernacolari.
La mostra esplora, restituisce e mette in scena, con umorismo, un immaginario dell'idea di "italianità" nel nostro territorio contemporaneo.

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Fotografia Europea 2024

Apertura: 26/04/2024

Conclusione: 09/06/2024

Organizzazione: Fondazione Palazzo Magnani, Comune di Reggio Emilia

Curatore: Direzione artistica Tim Clark, Walter Guadagnini, Luce Lebart

Luogo: Reggio Emilia, evento diffuso

Indirizzo: Corso Garibaldi, 29 - 42121 Reggio Emilia

Eventi inaugurali: 26, 27, 28 aprile 2024

Luoghi delle mostre: Palazzo Magnani corso Garibaldi, 29 | Chiostri di San Pietro via Emilia San Pietro, 44/c | Palazzo da Mosto via Mari, 7 | Villa Zironi via della Racchetta, 20 | Palazzo dei Musei via Spallanzani, 1 | Biblioteca Panizzi via Farini, 3| Spazio Gerra piazza XXV Aprile, 2 e gli spazi del Circuito OFF | Collezione Maramotti - via Fratelli Cervi, 66

Orari Palazzo Magnani | Chiostri di San Pietro | Palazzo da Mosto | VIlla Zironi | Spazio Gerra: giornate inaugurali 26 aprile › 19.00-23.00, 27 aprile › 10.00-23.00, 28 aprile › 10.00-20.00 dal 1 maggio al 9 giugno | 1 maggio › 10.00-20.00 mercoledì | giovedì › 10.00-13.00 e 15.00-19.00 | venerdì, sabato, domenica › 10.00-20.00

Palazzo dei Musei | Biblitoeca Panizzi: orari in corso di definizione

Collezione Maramotti: dal 28 aprile al 28 luglio, giovedì|venerdì › 14.30-18.30 | sabato, domenica › 10.30-18.30

Biglietti : acquistabili sul sito fotografiaeuropea.it o presso le biglietterie del Festival a Palazzo Magnani (corso garibaldi 29) e ai Chiostri di San Pietro(via Emilia 44/c) | 
Biglietto festival› intero 18 € | ridotto› 15€ | sostenibile› 20€ | studenti 18/26 anni› 13€

Per info: +39 0522 444446 | info@fotografiaeuropea.it 

Sito web per approfondire: https://www.fotografiaeuropea.it/