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Matteo Baroni. Opera viva

Matteo Baroni. Opera Viva - Foto Niccoletta Filardi

Si presenta come una cupola, la monumentale installazione di Matteo Baroni Opera Viva, realizzata alle Serre Torrigiani, all’interno dell’omonimo giardino all’italiana nel cuore di Firenze. Una sorta di chiosco fatto di tondini di ferro, “vivo” perché creato per integrarsi con l’ambiente circostante, che viene presentato oggi al pubblico. Appena costruito, come un antico pergolato di campagna o come la pagoda arabescata di un elegante giardino liberty, ha iniziato a coprirsi di rampicanti: i kiwi – gli unici in città – pieni di frutti in estate; i glicini di vario tipo che lo hanno riempito di colore a primavera e poi, quasi in estate, i bianchi gelsomini.

Opera viva, infatti, come indica il nome, è una struttura vivente, in continuo divenire, che grazie al verde che la circonda e che la abita non appare mai la stessa, ma evolve con il passare delle stagioni. Realizzata con i tondini di ferro usati in edilizia, quelli di scarto, soprammessi, incastrati e intrecciati, la scultura pervade lo spazio e si espande in altezza, trovando il suo compimento in una grande cupola di otto metri. Sedute e tavoli si sviluppano dalle colonne portanti, mentre dall’alto cadono due altalene e vasi, sempre sorretti dagli intrecci di ferro.

Opera viva” spiega il critico d’arte Gianni Pozzi, autore dei testi del giornale che accompagna il visitatore “è un intervento ambientale, ma anche un’opera che si aggiunge alle tante che caratterizzano lo spazio: la statua di Osiride, dio dei morti e della rinascita, posta all’ingresso, quella di Pio Fedi con Seneca e il giovane Piero Torrigiani, e poi i vari tempietti, torri e laghetti che costituiscono un singolare percorso esoterico all’interno di questo che è uno dei grandi giardini storici italiani. Non una delle tante installazioni temporanee cittadine ma la ripresa – da parte della ricerca e della committenza artistica – di una reale progettualità ambientale”.

Se la struttura ferrea può dirsi conclusa e fruibile dal pubblico, l’operazione nel suo insieme si modifica invece costantemente, come le sensazioni di chi la usa. Le piante, infatti, con i loro effetti benefici sull’ambiente e sulle persone, sono le vere protagoniste di quest’opera ambientale, che a loro si ispira, nei materiali e nella forma che, con i suoi rami di ferro, rimanda immediatamente al mondo vegetale.

Come in un vero work in progress, l’artista non si è basato su un progetto prestabilito, ma su un’idea che si è sviluppata pian piano, mentre l’opera prendeva forma. Un’idea che dalla botanica ha poi toccato l’arte, la scultura d’ambiente, l’architettura e il design. Opera viva, la cui origine risale a più di dieci anni fa proprio in occasione di alcuni interventi artistici nel giardino Torrigiani, rientra in quel panorama contemporaneo che vede l’artista non solo come narratore ma come attore di un’azione concreta per trasformare il mondo. Essa è allo stesso tempo denuncia e ispirazione per contribuire, seppure nel suo piccolo, a contrastare la crisi climatica e ambientale, uno dei grandi problemi del nostro tempo.

Realizzata non solo per il pubblico ma anche per la natura stessa, Opera viva “propone uno spazio naturale e sociale insieme, dalle funzioni polivalenti - come afferma Matteo Baroni in un’intervista-dialogo con Gianni Pozzi - È un giardino urbano versatile e fruibile, è luogo di gioco e di riflessione insieme, per adulti e bambini; un angolo un po’ magico realizzato grazie a una struttura che è povera ma inventiva, modesta ma altamente simbolica, in cui ci si può immergere, godere del fresco e dei profumi.”

"Serre Torrigiani – spiega il suo amministratore delegato Simone Bellocci – fin dai suoi inizi si è prefisso di aprire un luogo dove crescessero forme di aggregazione, bellezza e cultura. Questa opera sembra la sintesi perfetta dei nostri intenti in origine e per questo sarà sempre aperta, visibile e fruibile da cittadini e dai visitatori della città".

Opera Viva – aggiunge Alessandra Scognamiglio, senior researcher ENEA, presente all’incontro – apre la strada alla visione di combinazioni tra elementi dall’aspetto industriale ed elementi naturali, che possano supportare il progetto di nuovi paesaggi per il nostro secolo, caratterizzato da un uso massivo della tecnologia. Questo progetto di futuro non può avvenire se non in presenza di 00un’azione poetica, per perseguire l’utile, ed anche il bello”.

L’artista

Matteo Baroni, fiorentino, classe 1977, si è formato all’Istituto Statale d’Arte di Firenze, conseguendo poi la laurea presso la Central Saint Martins di Londra. Nella capitale del Regno Unito, dove trascorre parte della sua vita, lavora come intagliatore ed esplora l’uso di diverse tecniche e materiali, confrontandosi con la scena artistica contemporanea. E’ proprio a Londra che espone per la prima volta. Si occupa di scultura e di installazioni ambientali con particolare attenzione agli equilibri ecologici e agli effetti di questi sulla vita quotidiana, utilizzando per lo più materiali di recupero. Tra gli interventi recenti, si ricordano la partecipazione alla rassegna “da ragioni invisibili” nel parco di villa La Cartiera a Pontremoli (estate 2020); la creazione di un ambiente/scultura nella Piazzetta dei Tre Re a Firenze (2019); il laboratorio itinerante FLOCKERS nella casa circondariale di Busto Arsizio, pensato per insegnare a trasformare gli scarti materiali del carcere in prodotti artistici (2019); la partecipazione come rappresentante di Italia e Francia alla creazione di un parco di sculture in metallo riciclato a Bhubaneswar in Orissa, India (2018). Vive a Bagno a Ripoli.

Informazioni
https://matteobaroni.it/

Opera Viva
Serre Torrigiani
Via Gusciana 21, Firenze
https://serretorrigiani.it/

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Itinerarinellarte.it