Nostalgia. Modernità di un sentimento dal Rinascimento al Contemporaneo

  • Quando:   25/04/2024 - 01/09/2024

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Nostalgia. Modernità di un sentimento dal Rinascimento al Contemporaneo

Una grande mostra,"Nostalgia. Modernità di un sentimento dal Rinascimento al contemporaneo", nelle sale dell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale di Genova per esplorare un sentimento ambivalente e dai molteplici significati, attraverso un itinerario tra le arti figurative dal Quattrocento al Contemporaneo. L’esposizione, curata da Matteo Fochessati in collaborazione con Anna Vyazemtseva, è prodotta e realizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e rientra nell’ambito delle iniziative di Genova Capitale Italiana del Libro.

A partire dal 25 aprile fino al 1° settembre 2024, oltre centoventi opere dipinti, sculture, arti decorative, grafica e volumi illustrati di artisti come Albrecht Dürer, Luca Giordano, Jean Auguste Dominique Ingres, Francesco Hayez, Giovanni Boldini, Giacomo Balla, Giorgio De Chirico, Lucio Fontana, Ives Klein e Anish Kapoor, provenienti da prestigiosi musei e collezioni private italiani e internazionali, saranno le protagoniste di un itinerario diviso in dodici sezioni tematiche.

Apre il percorso espositivo il prezioso volume della Dissertatio medica de ΝΟΣΤΑΛΓΙΑ, proveniente dalla Biblioteca dell’Università di Basilea (Svizzera), nella quale l’alsaziano Johannes Hofer, giovane laureando in medicina a Basilea, identificò nel 1688 una nuova patologia clinica, classificando i malesseri fisici e psichici patiti dai soldati svizzeri durante le trasferte militari come conseguenza ed effetto della loro lontananza da casa. Il termine nostalgia da lui coniato unendo due radici di origine greca, nóstos (ritorno) e algos (dolore) – cominciò tuttavia a perdere progressivamente l’originaria connotazione medica e a far più in generale riferimento, soprattutto a partire dall’Ottocento, a stati di sofferenza determinati da forzati e dolorosi allontanamenti (da qualcosa o da qualcuno) e al disagio che si prova quando, costretti a vivere in un determinato tempo e luogo, si ritorna con struggimento al passato o a un altrove idealizzato.

Nonostante l’individuazione di tale sentimento risalga all’età moderna, la nostalgia fu presente nell’antichità nelle figure epiche e mitologiche di Odisseo, Enea, Demetra e Persefone e nei testi poetici e letterari di Dante, Foscolo, Byron, Leopardi e Proust, così come nelle vedute dei ruderi romani di Giovanni Battista Piranesi e nelle opere politiche di Giuseppe Mazzini. Molto spesso il concetto di nostalgia si sovrappone a quello di malinconia, che tuttavia rappresenta una condizione di tristezza patologica la cui definizione, invece, ha un’origine antica e una precisa corrispondenza astrologica, come illustrato in mostra dalla celebre incisione di Albrecht Dürer, Melancolia I (1514), affiancata da alcune versioni moderne di tale sentimento.

I temi affrontati all’interno della mostra abbracciano le diverse espressioni della nostalgia e oltrepassano il concetto di linearità temporale: la nostalgia di casa, dalla servitù d’Israele in Babilonia ai grandi fenomeni migratori a cavallo tra Otto e Novecento e della contemporaneità; la nostalgia del paradiso che, presente nell’iconografia cristiana medievale e nella tradizione mussulmana, è stata d’ispirazione per l’ideazione di sontuosi giardini e di vedute bucoliche e agresti; la nostalgia del classico, alimentata dal vedutismo settecentesco e dalle rovine all’epoca del Grand Tour, fonte poi di ispirazione artistica per le ricerche espressive degli anni tra le due guerre; la nostalgia nell’età della propaganda, dalle esperienze del nazionalismo romantico a cavallo tra Otto e Novecento all’artificiosa narrazione storica delle ideologie totalitarie, contraddistinta dall’avversione verso la modernità e dall’aspirazione a guardare a un passato idealizzato; la nostalgia dell’antico con l’attrazione di alcuni eccentrici personaggi, tra cui Frederick Stibbert e Evan Mackenzie, verso modelli di gusto di epoche lontane; la nostalgia dell’altrove, connesso al fenomeno dell’esotismo, ispirato dal mistero di terre ignote e lontane; gli sguardi della nostalgia interpretati dalle espressioni femminili per gli affetti perduti o per esperienze esistenziali irrimediabilmente legate al passato; la nostalgia della felicità: struggimento per un tempo che rimanda ai ricordi dell’infanzia e, più in generale, a sereni istanti del nostro vissuto; la nostalgia dell’infinito, quel particolare sentimento che, scaturito in epoca romantica nell’incontro con la grandiosità della natura e del cosmo, ha continuato a ispirare sino ai giorni nostri l’appassionato dialogo tra l’uomo e la grandiosità dell’universo. ... leggi il resto dell'articolo»

Tra gli artisti in mostra: Giacomo Balla, Pompeo Batoni, Benedetto Bembo, Leonardo Bistolfi, Amedeo Bocchi, Giovanni Boldini, Frank William Brangwyn, Armando Brasini, Jan Bruegel il Giovane, Anselmo Bucci, Michele Busiri Vici, Giacomo Antonio Caimi, Duilio Cambellotti, Felice Carena, Athos Casarini, Gisberto Ceracchini, Galileo Chini, Sexto Canegallo, Gino e Adolfo Coppedè, Giorgio De Chirico, Evelyn De Morgan, Fortunato Depero, Filippo De Pisis, Luigi De Servi, Gustave Doré, Albrecht Dűrer, Ferruccio Ferrazzi, Lucio Fontana, Raffaello Gambogi, Pietro Gaudenzi, Franco Gentilini, Luca Giordano, Francesco Hayez, Florence Henri, Jean Auguste Dominique Ingres, Boris Iofan, Yves Klein, Anish Kapoor, Edwyn L. Lutyens, Tammar Luxoro, Antonio Maraini, Pompeo Mariani, Arturo Martini, Emile René Ménard, Domenico Morelli, Gerhard Munthe, Arturo Nathan, Adrian Paci, Renato Paresce, Alberto Pasini, Giovanni Battista Piranesi, Gio Ponti, Gregorio Prieto, RAM (Ruggero Alfredo Michahelles), Ivo Saliger, Giulio Aristide Sartorio, Ruggero Savinio, Ettore Spalletti, Ettore Tito, Giacomo Trècourt.

La curatela della mostra è affidata a Matteo Fochessati in collaborazione con Anna Vyazemtseva.

Didattica e laboratori - Progetti speciali

Cantare la nostalgia

La nostalgia riecheggia in alcune delle pagine più belle della letteratura di tutti i tempi e di tutte le culture. Per questo il Liceo Linguistico Internazionale Grazie Deledda di Genova propone un lavoro di ricerca che ha come risultato un percorso di parole in grado di fare da contrappunto alle immagini esposte in mostra. I brani scelti dagli studenti sorprendono per la varietà degli autori e dei contesti da cui scaturiscono, a riprova del fatto che il sentimento della nostalgia, nelle sue diverse sfaccettature, è davvero universale: si spazia dal poeta cinese Qu Juan, vissuto al tempo degli Stati Combattenti (tra IV e III secolo a.C.) alla scrittrice statunitense contemporanea Hanya Yanagihara, da Alessandro Manzoni a Emily Dickinson, da Aleksandr Puskin a Pablo Neruda. Benché sia sempre fornita la traduzione in italiano, i testi sono riprodotti anche nelle loro lingue originali. La registrazione audio è fruibile attraverso semplici qr-code posti a fianco delle didascalie.

Il progetto può essere fruito come PCTO — Percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento

Nostalgie geografiche ed esistenziali

Nostalgie geografiche ed esistenziali. É questo il titolo del video - realizzato dalla Comunità di Sant'Egidio e curato da Marta Olla - che vuole dare voce al senso di spaesamento vissuto da anziani e da giovani migranti, ma che in fondo accomuna tutti nel tempo della globalizzazione. Chi sono? Chi sarò? Richiami e assonanze tratteggiano la nostalgia di un paese che si è stati costretti a lasciare. Ma anche la nostalgia e il disagio in un mondo in cui si fatica a riconoscere il proprio posto

Percorso in mostra + laboratorio breve

Ricordi intrecciati

Un breve percorso della durata di 45′ attraverso le dieci sezioni in cui si articola la mostra e che ci permettono di approfondire il sentimento della nostalgia in tutte le sue declinazioni con lo sguardo che in tempi e in modi diversi gli artisti hanno dato. A seguire in laboratorio si avranno a disposizione fotografie, immagini e vecchie cartoline, tutte rigorosamente in bianco e nero, supporti su cui aggiungere, con ago e filo, intrecci colorati per trasformare e attualizzare le memorie del passato in una grande tessitura collettiva.

Scuola infanzia, primaria e secondaria di I e II grado

Laboratorio

Profumo di madeleine
Vi è mai capitato di sentire un profumo e d'improvviso veder riaffiorare ricordi lontani? La fragranza di un fiore di un pomeriggio in campagna o l'aroma intenso di focaccia di una colazione in vacanza: vere e proprie scintille sensoriali che innescano pensieri e ci fanno partire in un viaggio tra i ricordi. Un laboratorio in cui, seguendo l'esempio magistralmente descritto da Proust in occasione dell'assaggio della petite madeleine, e avendo a disposizione vasetti con spezie, scorze d'arancio e limone, erbe aromatiche, chicchi di caffè e candele, si annusa e si annotano i pensieri che emergono da odori già sentiti, in modo spontaneo ed immediato, creando un campionario di ricordi.
Scuola infanzia, primaria e secondaria di I grado
Tutti i giorni – Durata: ca. 1h30'
Costo: 7€ + 5€ a studente

Visita guidata alla mostra

Percorsi articolati per rispondere alle esigenze delle diverse età dei partecipanti sono realizzati in modo da consegnare agli studenti le corrette chiavi di lettura della mostra.
Possono essere richieste anche in lingua.
Durata 1h

Costo visita guidata in italiano: 90 € a classe (max 25 studenti) + 5 € ingresso in mostra (a studente)
Costo visita guidata in lingua: 100 € a classe (max 25 studenti) + 5 € ingresso in mostra (a studente)

Visita guidata alla mostra + percorso in città

La proposta si articola in due percorsi a scelta: Genova medioevale, da San Lorenzo a San Matteo; Genova e il sistema dei Palazzi dei Rolli, Patrimonio dell'Umanità Unesco.
Durata complessiva 2h30' – giornata e orario da concordare direttamente al momento della prenotazione

Costo: 150 € (max 25 studenti) + 5 € ingresso in mostra (a studente)

Nostalgia. Iconografia di un sentimento, dal testo di Matteo Fochessati

Nel 1688 quando Johannes Hofer, grazie ai buoni auspici del professor Johann Jacob Harder, pubblicò a Basilea la sua tesi di laurea dedicata alle sofferenze fisiche e psicologiche patite dai mercenari svizzeri, ma anche da domestici emigrati e da studenti fuorisede, sicuramente non poteva prevedere che la nuova patologia da lui individuata avrebbe accompagnato l’umanità in tutti gli anni a venire, diventando una delle principali sindromi della modernità: una condizione che sembra aver assunto un aspetto epidemico nel XXI secolo e «alla quale ciascuno di noi non può non andare incontro negli snodi infiniti della vita» (Borgna 2018).

Per definire questa inedita patologia Hofer dovette inventare, come era pratica comune all’epoca, un nuovo vocabolo. Il termine da lui coniato e anteposto ad altre definizioni, come nostomania o philopatridomania (la mania che scaturisce dall’amore per la patria), derivò dall’unione di due parole di origine greca: nóstos (ritorno) e algos (dolore o tristezza). Nonostante la sua progressiva diffusione in campo medico, tale definizione, che andava a sostituire il termine tedesco Heimweh (mal di casa o mal di patria) comparso per la prima volta in Svizzera nel 1569 «pensando al dolore prodotto dalla perduta dolcezza della patria», fu sin da subito sottoposto, data l’intrinseca complessità semantica della nostalgia, a un serrato confronto con un’ampia varietà di alternative linguistiche. Già nella prima riedizione del testo, pubblicata nel 1710 all’interno di una raccolta di studi medici curata da Theodhor Zwinger, la parola nostalgia fu sostituita con il termine pothopatridalgia (il dolore per il desiderio della patria), con il quale si rimarcava la causa scatenante della patologia: la sofferenza suscitata dalla lontananza dal suolo natio, cui Cristoforo Marzaroli diede forma nella scultura Nostalgia (1864), ispirata ai versi composti dal patriota Jacopo Sanvitale (Parma 1785 Fontanellato 1867) durante l’esilio in Francia: «Mi cacciò la tempesta al vostro lido. / Non canto io no, ma strido / lungi dal nido. Voi siete in festa, e lo mio spirito è fosco:/ augel d’estranio bosco; non vi conosco».

L’espressione coniata da Hofer e rimasta di uso corrente fu in seguito abbinata ad altri termini con specifiche declinazioni nazionali, come mal du pays, homesickness o saudade, che contribuirono all’evoluzione del concetto di nostalgia dall’ambito medico a quello dei sentimenti. E proprio tale pluralità linguistica è stata così riletta da Milan Kundera nel romanzo L’ignoranza: «La nostalgia è [...] la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare. Per questa nozione fondamentale la maggioranza degli europei può utilizzare una parola di origine greca (nostalgia, nostalgie), poi altre parole che hanno radici nella lingua nazionale: gli spagnoli dicono añoranza, i portoghesi saudade. In ciascuna lingua queste parole hanno una diversa sfumatura semantica. Spesso indicano esclusivamente la tristezza provocata dall'impossibilità di ritornare in patria. Rimpianto della propria terra. [...] Ma è una riduzione spaziale di questa grande nozione. Una delle più antiche lingue europee, l'islandese, distingue i due termini: söknudur: “nostalgia” in senso lato; e heimfra: “rimpianto della propria terra”. Per questa nozione i cechi, accanto alla parola “nostalgia” presa dal greco, hanno un sostantivo tutto loro: stesk, e un verbo tutto loro; la più commovente frase d'amore ceca: stýská se mi po tobě: “ho nostalgia di te”; “non posso sopportare il dolore della tua assenza”» (Kundera 2000). Tornando ora alla diagnosi della nostalgia, tale patologia fu individuata da Hofer – basandosi sulle recenti scoperte della moderna neurologia – in un’epoca in cui la percezione del tempo, come prosecuzione di un pensiero maturato nel Rinascimento, si era ormai secolarizzata sulla contrapposizione tra il tempo lineare della tradizione giudaico-cristiana e quello ciclico del paganesimo. Ogni analisi sulla nostalgia deve pertanto essere opportunamente inquadrata all’interno di una storia del tempo, di cui l’epoca moderna ci ha offerto molteplici interpretazioni, non tutte necessariamente afferenti a un senso unidirezionale. E ogni forma esperienziale di connessione tra passato, presente e futuro deve confrontarsi con la condizione di irreversibilità e irripetibilità del tempo che, determinante nel provocare le sofferenze dei nostalgici, fu investigata nel 1915 da Sigmund Freud nello studio Caducità.

La dissertatio di Hofer vide inoltre la luce in un periodo storico connotato da una forte crescita dei centri urbani, verso cui moltitudini di abitanti della campagna convergevano alla ricerca di lavoro, diventando così potenziali soggetti della nostalgia, alla stregua dei militari che, mobilitati dalle nuove norme del reclutamento di massa, erano destinati a un rigido inquadramento all’interno dei nascenti eserciti moderni (Sulla storia della nostalgia nel campo della medicina militare, in particolare in riferimento ai soldati napoleonici e ai coloni francesi, vd. Dodman 20229). E se i soldati risultavano i soggetti più vulnerabili rispetto agli attacchi di nostalgia, come attestato dalla diffusione dei casi tra i militari russi durante le operazioni belliche in Germania nel 1733 o tra quelli napoleonici durante la campagna di Russia, diversi studi su tale fenomeno concordavano sul fatto che il mal du pays colpisse in genere le fasce sociali meno istruite, confermando così l’opinione che la frequenza delle manifestazioni nostalgiche era inversamente proporzionale al grado di civilizzazione. Lo stesso Immanuel Kant nell’Antropologia dal punto di vista pragmatico (1798) sostenne che i soggetti più predisposti alla nostalgia non appartenevano a classi sociali connotate da un consapevole impegno nelle proprie attività professionali o dall’abitudine a viaggiare, ma in quelle più povere, disagiate e stanziali, i cui membri vivevano isolati e vincolati da stretti legami famigliari.

Il desiderio di casa, la «tristezza ingenerata dall’ardente brama di ritornare in patria», sviluppava così una mania ossessiva che, scatenata dalla «idea esclusiva e persistente del ritorno» (Hofer), presentava un caratteristico decorso fisiologico e sintomi distintivi, quali febbre, stati d’agitazione, tristezza, insonnia, battito cardiaco irregolare e un deficit di attenzione determinato dalla compresenza tra un forte eccitamento interno e un’apatia esterna.

Le terapie generalmente adottate per la nostalgia erano – secondo le modalità del tempo – purghe, salassi, emetici o l’oppio e il laudano, ma la cura considerata più efficace restava comunque il ritorno a casa. Tuttavia, alla fine del XVIII secolo la scienza clinica scoprì che non sempre il ritorno in patria poteva alleviare il sintomo. Nel frattempo, più cresceva l’interesse della medicina per tale patologia e per le sue possibili cure, più sembrava aumentare il proliferare dei casi; ma nel momento in cui la nostalgia cominciò a trasformarsi da disturbo trattabile a malattia incurabile, le sofferenze fisiche mutarono in sofferenze dell’anima. Di conseguenza da oggetto clinico divenne argomento di analisi filosofiche e psicanalitiche. Con Kant la nozione di nostalgia non fu più solamente identificata attraverso il concetto di spazio (il luogo di cui si sente la mancanza), ma anche con quello di tempo (il periodo in cui si è vissuto felicemente in un luogo, non necessariamente assimilato alla patria): un ambito temporale spesso coincidente con la stagione che precede la vita adulta e che rende pertanto irrealizzabile l’auspicato ritorno.

La consapevolezza dell’impossibilità di recuperare il tempo perduto e l’oggetto dei propri desideri rafforzò in epoca romantica la propagazione di un sentimento nostalgico che non implicava più necessariamente l’idea di nóstos, ma che poteva rimandare al termine tedesco Sehnsucht, citato da Kundera, con il quale si indica il «desiderio di ciò che è assente»13. Tale privazione (di un amore, dell’infanzia perduta, di ciò che genericamente è passato) poteva addirittura manifestarsi allora per qualcosa che non si era neanche mai vissuto, generando il desiderio di un desiderio: la nostalgia della nostalgia.

Nostalgie

Nella storia della nostalgia il mito di Ulisse è considerato il paradigma universale di una condizione determinata dal dolore per l’impossibilità del ritorno. L’Odissea non rappresenta infatti «[...] la storia di un sentimento di struggimento nostalgico individuale e di conseguente ritorno ai valori familiari. Si tratta piuttosto di una parabola sulla sorte umana» (Boym 2003). E come riflesso di un sentimento collettivo, la nostalgia nel poema omerico salda in un unico flusso diversi piani temporali, integrando i ricordi, grazie ai quali l’eroe greco è in grado di affrontare le avversità che ostacolano il suo ritorno verso casa, con la futura finalità progettuale delle sue azioni.

Un’analoga compresenza tra passato e futuro connotava anche, non a caso, la sequenza narrativa del film di Franco Piavoli Nostos (1989), moderna rivisitazione dell’epopea omerica che, punteggiata da rari dialoghi in un linguaggio d’invenzione costruito su antichi idiomi mediterranei, intercalava il racconto del tormentato viaggio di un guerriero verso casa con il persistente affiorare dei suoi nostalgici ricordi famigliari e dei rimorsi per gli eccidi compiuti. Se l’universalità della condizione di esule di Ulisse ha trovato una suggestiva rappresentazione ne L' Odyssée (1827-1850) di Jean Auguste Dominique Ingres, in cui il pittore francese riprese il modello iconografico della personificazione del poema omerico raffigurata nel 1827 nella sua monumentale tela Apoteosi di Omero per il Louvre di Parigi, il tema della nostalgia si ritrova in tutte le opere ispirate al cruciale episodio narrato nel quinto canto dell’Odissea. È questo il momento in cui Calipso, pressata dagli Dei, acconsente a por fine alla lunga permanenza di Ulisse nell’isola di Ogigia e, recatasi da lui per annunciargli il suo consenso a partire, lo trova seduto di fronte al mare che piange ripensando a Itaca e ai suoi affetti lontani15. Tale scena raffigurata da Arnold Böcklin nel dipinto Odisseo sulla riva del mare (1866-1868), ripreso in seguito da Giorgio De Chirico nell’Enigma dell’oracolo (1910), è rievocata in un’altra sua opera: l’Autoritratto come Odisseo (1922-1924), che non rappresenta solo un’esemplare interpretazione del sentimento del nóstos, ma anche una suggestiva riflessione sul rimpianto per la perduta antichità.

Il viaggio di Ulisse può anche essere considerato, infatti, come un rimando a quell’aspirazione alla grecità perduta (e vagheggiata come luogo originario di tutti i miti) che guidò Lord Byron a recarsi, a sostegno della lotta d’indipendenza contro i turchi, in terra ellenica, trovando la morte a Missolungi il 19 aprile 1824. E proprio in occasione di questa sua ultima avventura, il poeta compose il 22 gennaio di quello stesso anno una lirica intrisa di nostalgia, On this day I complete my thirty-sixth year, che così recitava: «Se rimpiangi la tua giovinezza, perché vivere? / La terra della morte onorevole / è qui vai al campo! E dai / via il tuo respiro» (Lord Byron).

L’idealizzazione della classicità aveva peraltro già trovato un’affascinante rappresentazione nelle visionarie vedute dedicate da Giovan Battista Piranesi alle architetture e al monumentale impianto urbanistico dell’antica Roma: la seduzione decadente e malinconica delle sue rovine evocava infatti lo splendore e la magnificenza di un glorioso passato, ma al tempo stesso tali vestigia ruderi di un mondo che fu, come recita il titolo dell’opera di Federico Cortese in mostra suscitavano anche, nel loro rovinoso degrado, una cupa riflessione sull’inesorabile azione corruttiva del tempo.

Se le radici famigliari e l’attaccamento al luogo natio appaiono strettamente connessi con l’interpretazione mitica della nostalgia, il destino di Enea rappresenta l’esatto contrario di quello di Ulisse. Nel poema omerico, concentrato sul nóstos e sulla narrazione dei drammatici intralci a questo lungo ritorno, Odisseo si presenta saldamente ancorato all’aspirazione di ritornare in patria: il suo compito è ricordare quanto ha perduto e ritrovarlo.

Portando sulle spalle il padre Anchise durante la fuga da Troia data alle fiamme dagli Achei come raffigurato nel dipinto di Pompeo Batoni il protagonista del poema virgiliano simboleggia invece l’eroe che carica su di sé il fardello di una missione imposta dal fato. Con la caduta di Troia e l’allontanamento dalla sua terra natale Enea non può infatti indulgere al vagheggiamento di un ritorno, ma deve predisporsi alla conquista di una patria di nuova fondazione. Non può quindi assecondare il richiamo della nostalgia: è obbligato a scordare il passato e a volgere lo sguardo al futuro.

Il fascino e il dramma di Enea, condannato a cancellare i propri ricordi e le sue radici, risiedono in questa sua ineluttabile condizione di costrizione ai voleri di un destino implacabile. Esule perenne, sradicato dalla sua terra d’origine, in qualche misura rappresenta nonostante il suo premio sia la conquista di un nuovo regno – l’archetipo della complessa figura del migrante contemporaneo, costretto da guerre, epidemie e povertà a fuggire all’estero, rompendo definitivamente con il proprio passato.

Nel mondo classico il sentimento nostalgico non appare tuttavia vincolato in maniera esclusiva all’idea del nóstos, ma si lega anche al tema della perdita e del lutto: del rimpianto per chi non c’è più. La più emblematica incarnazione di tale condizione nell’universo mitologico è rappresentata da Demetra, dea della fertilità, madre della terra e nume tutelare dei misteri iniziatici di Eleusi e delle celebrazioni del ciclo delle morti e delle rinascite. Dopo il rapimento della figlia Persefone per mano di Ade, Demetra straziata dal dolore come raffigurata da Evelyn De Morgan in un dipinto connotato dall’ossessiva centralità della figura femminile nella pittura preraffaellita discende nelle viscere della terra alla sua ricerca. E ottiene così che ogni anno, come il grano, Persefone possa riemergere dagli inferi per trascorrere sei mesi alla luce dell’Olimpo accanto alla madre.

Nelle sue molteplici manifestazioni e in tutte le epoche la nostalgia è stata una potente ispirazione per i versi e le prose di poeti e scrittori: da Dante Alighieri a Marcel Proust che, «lacerato dalla nostalgia» come ha scritto Walter Benjamin, riuscì in maniera esemplare a dare forma, attraverso la ricerca del tempo perduto, al sentimento della nostalgia.

Nell’opera di Dante si ritrova innanzitutto il nostalgico rimpianto dell’esule forzatamente costretto ad abbandonare la patria e gli affetti, come ricordato dalla famosa terzina «Era già l’ora che volge il disio / ai navicanti e intenerisce il core / lo dì c’han detto ai dolci amici addio» (Dante Alighieri, La divina commedia. Purgatorio, Canto VIII, 1-3). e dal dipinto di Tammar Luxoro raffigurante il poeta durante una sosta sulle rive dell’Entella, nel corso del suo peregrinare per l’Italia. Nei canti dell’Inferno Dante intrecciò tuttavia la sua personale nostalgia con i rimpianti dei dannati per la trascorsa vita terrena. Le anime che incontra durante l’attraversamento dell’Ade, in compagnia di Virgilio, mantengono infatti, pur tra i supplizi a loro inflitti, una viva reminiscenza della loro passata esistenza. E tra i suoi colloqui con le anime perdute memorabile resta quello con Paolo e Francesca che, alla richiesta di Dante di raccontargli la sua vicenda, esordisce col celebre verso «Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria» (Dante Alighieri, La divina commedia. Inferno, Canto V, 121-12321).

Nel XIX secolo la cultura romantica, come già accennato a proposito di Lord Byron, cominciò a coltivare la nostalgia anche come espressione del sentimento di perdita della giovinezza, delle gioie e delle occasioni offerte dalla vita. In tale epoca, tuttavia, si iniziò pure a evocare tra i patrioti italiani una condizione di struggimento per l’incompiuta unità nazionale e di desiderio per una terra promessa alla quale fare ritorno dall’esilio, a cui tanti di loro erano stati destinati. Raffigurato nel 1813 in un celebre ritratto di Francois-Xavier Fabre, Ugo Foscolo è stato il principale cantore di tali sentimenti: in particolare nella lirica "A Zacinto", nota anche con il titolo Né più mai toccherò le sacre sponde, che il poeta dedicò all'isola (conosciuta pure come Zante), dove era nato e che non avrebbe più rivisto, essendosi lui stesso autoesiliato dopo la cessione da parte di Napoleone agli Austriaci della Repubblica di Venezia e dei suoi possedimenti. In tale poema Foscolo paragonò la sua condizione a quella di Ulisse, ricordando però che l’eroe greco era stato più fortunato di lui, poiché era potuto tornare nella sua amata Itaca, mentre il suo destino una «illacrimata sepoltura» in terra straniera appariva ormai segnato.

Assurta ad affezione attinente agli espatriati politici, costretti a vivere all’estero in una dolorosa condizione di sradicamento, la nostalgia, in quanto espressione di un sempre più diffuso sentimento nazionalistico, cominciò dunque a essere valorizzata come modello di amor patrio. E proprio nel contesto di tali istanze patriottiche per definire la nostalgia si cominciarono a coniare nuovi termini linguistici, connotati in genere dall’intraducibilità in altri idiomi e da precipui riferimenti nazionalistici.

In quest’epoca i romantici «idearono una geografia affettiva della propria madrepatria che spesso rispecchiava il paesaggio melanconico della loro psiche» (Boym 2003): una fisionomia culturale che si ritrova nella personalità e negli scritti di Giuseppe Mazzini, influente esponente della comunità degli esuli politici italiani, raffigurato con espressione mesta e inquieta sullo sfondo carminio di un tramonto infuocato, nel ritratto eseguito a Londra da Emilie Ashurst Venturi, devota discepola del pensatore repubblicano e traduttrice in inglese delle sue opere.

La nostalgia pervade infine tutta l’opera poetica di Giacomo Leopardi. Nei suoi versi la dimensione mnestica delle rimembranze risuona infatti come amaro rimpianto per l’irrevocabile passare del tempo: «Qui non è cosa / Ch’io vegga o senta, onde un’immagin dentro / Non torni, e un dolce rimembrar non sorga. / Dolce per sé; ma con dolor sottentra / Il pensier del presente, un van desio / Del passato, ancor tristo, e il dire: io fui» (Giacomo Leopardi, Le ricordanze). Nel poeta recanatese tale struggimento determinò, attraverso il filtro di una modalità esperienziale scaturita dalla tensione lirica dei suoi componimenti, una fondamentale identificazione tra vita e creazione letteraria che assurse, nel suo caso, a realtà sostitutiva della pratica esistenziale.

Melanconia

Sovente il concetto di nostalgia sembra potersi sovrapporre alla condizione melanconica, che già in Hofer appare «ora causa, ora sintomo della nostalgia» (Teti 2020).
La melanconia, tuttavia, rappresenta una condizione di tristezza patologica la cui definizione,
rispetto alla nostalgia, ha un’origine antica e una precisa corrispondenza astrologica con il pianeta Saturno. Così ci appare almeno nella celebre ed ermetica incisione di Albrecht Dürer, Melencolia I o Melancholia I (1514). In tale opera Erwin Panofsky, riferendosi alla teoria dei quattro umori, individuò la rappresentazione dell’umore malinconico, corrispondente alla terra, all’autunno, alla sera e all’età matura dell’uomo, e rilevò come la figura al centro della scena (dominata da un senso di disordine e incompiutezza, emblematicamente simboleggiato dall’edificio in costruzione) apparisse soggiogata da un’aura di insensatezza e inquietudine esistenziale e da un malessere paralizzante che le impediva di sottrarsi alle sue cupe riflessioni26.

Considerata originariamente un’affezione tipica degli intellettuali (monaci e filosofi) e afferente quindi una ristretta cerchia elitaria, la malinconia appare strettamente vincolata a una dimensione individuale, differenziandosi dunque dalla nostalgia che, diffusa in ampi settori della popolazione, si presenta come espressione di un sentimento sociale, collettivo e, si potrebbe dire, “democratico”. Come evidenziato infatti dalla Boym «Unlike melancholia, which confines itself to the plane of individual consciousness, nostalgia is about the relationship between individual biography and the biography of groups or nations, between personal and collective memory» in Boym 2001, XVI.

Agli inizi del Novecento Freud dedicò il breve saggio Lutto e melanconia (1915) alla connessione tra questo sentimento e gli effetti del lutto, che nella sua intrinseca dimensione di mistero rappresentava, a suo modo di vedere, il campo privilegiato per l’arte e la poesia. In tale ottica va approntata la lettura di un’opera come L’isola dei morti, replica del celebre dipinto Die Toteninsel di Arnold Böcklin (1886), che Otto Vermehren dipinse, presumibilmente in Toscana, i primi del Novecento. Connotato da una cornice a edicola in stile neorinascimentale, il quadro rappresentava un omaggio a questa celebre icona del gusto e della sensibilità figurativa simbolista che, influenzata dal pensiero di Nietzche, fu accolto, nelle sue varie versioni, da un clamoroso successo internazionale. La melanconica sublimazione della morte di Böcklin stimolò infatti una grande massa di copisti e imitatori e ispirò le ricerche di alcuni tra i principali esponenti del mondo della cultura e dell’arte del Novecento. Tra i suoi più fedeli seguaci si deve appunto ricordare Vermerhen il quale, trasferitosi a Firenze nel 1900, ebbe finalmente l’opportunità di frequentare il maestro tedesco, spentosi l’anno successivo nella sua Villa Bellagio a San Domenico di Fiesole.

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Mostra: Nostalgia. Modernità di un sentimento dal Rinascimento al Contemporaneo

Genova - Palazzo Ducale - Appartamento del Doge

Apertura: 25/04/2024

Conclusione: 01/09/2024

Organizzazione: Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura

Curatore: Matteo Fochessati con Anna Vyazemtseva

Indirizzo: Piazza Matteotti 9 - 16123 Genova (GE)

Orari:
da martedì a venerdì, ore 11 - 19
sabato e domenica ore 10 - 19
la biglietteria chiude alle ore 18

Biglietti:
biglietto intero 14€
biglietto ridotto 12€

Catalogo: Electa edizioni

Sito web per approfondire: https://palazzoducale.genova.it/



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Arte contemporaneamostre Genova

Si era rimasti soli | Raffaele Collina, Edgardo Rossaro, Enrico Goretti

"Il ricordo, la sua salute" - seconda mostra del 2024 organizzata dalla sede genovese di Fondazione A.N.M.I.G. leggi»

31/05/2024

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Ingresso libero

Arte contemporaneamostre Genova

Festival del Tempo alla Genova Design Week

Il Festival del Tempo alla Genova Design Week: opere di Ugo La Pietra-Special Guest e Sara Ciuffetta dal 22-26 maggio a Santa Maria di Castello. leggi»

22/05/2024 - 26/05/2024

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Arti digitali Installazionimostre Genova

Fabio Catapano. "Everything is fine" per Terrazza Colombo

NEXUS è l’innovativo progetto prodotto da Terrazza Colombo che porta l’arte digitale dell’artista Fabio Catapano nello skyline della città di Genova. leggi»

17/05/2024 - 03/06/2024

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Arte contemporaneamostre Genova

Il disagio agiato e la nuova carne

Dal 25 maggio al 16 giugno 2024, Palazzo Bronzo a Genova ospita "Il disagio agiato e la nuova carne" con Silvia Capuzzo, Davide Quartucci e Vittorio Zeppillo. leggi»

25/05/2024 - 16/06/2024

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Visitabile su appuntamento

Arte grafica Editoriamostre Genova

Franco Maria Ricci. L’Opera al Nero

Dal 20 aprile al 30 giugno 2024 Palazzo Ducale di Genova dedica una mostra a Franco Maria Ricci, grande editore, grafico e collezionista. leggi»

20/04/2024 - 30/06/2024

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Fotografiamostre Genova

Aqua Mater. Sebastião Salgado

Palazzo Ducale ospita "Aqua Mater" di Sebastião Salgado, a Genova fino al 14 luglio 2024. leggi»

22/03/2024 - 14/07/2024

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Arte contemporanea Fotografiamostre Genova

Mario Schifano. Correre Rapinoso attraverso le cose del Mondo

ABC-ARTE celebra uno dei più importanti artisti italiani, Mario Schifano, attraverso un approfondito ed esaustivo percorso fotografico e pittorico. Dall'8 febbraio al 15 giungo a Genova e Milano. leggi»

08/02/2024 - 15/06/2024

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