Mostre

Inaugurata a Mestre la nuova mostra su Kandinsky e le avanguardie

In mostra presso il Centro Candiani di Mestre una raffinata selezione di capolavori del Novecento internazionale e italiano con ben nove opere di Kandisky, tra le quali “Zig zag bianchi” del 1922, acquisito alla Biennale del 1950.
Wassily Kandinsky Zig zag bianchi, 1922 olio su tela, cm 95 x 125 inv 1686 Ca' Pesaro- Galleria Internazionale d'Arte Moderna, acquisto alla Biennale, 1950

Ha aperto al pubblico al Centro Culturale Candiani di Mestre la mostra Kandinsky e le avanguardie. Punto, linea, superficie, che resterà allestita fino al 21 febbraio 2023.

Curata da Elisabetta Barisoni, Responsabile di Ca’ Pessaro, la mostra espone una raffinata selezione di capolavori del Novecento internazionale e italiano, pervenuti all’istituzione veneziana per volontà di grandi collezionisti – da Paul Prast a Giuseppe Giovanna Panza di Biumo – o attraverso acquisizioni da artisti-collezionisti come Emanuel Föhn o derivati da lasciti, come quelli di Lidia de Lisi Usigli, oppure acquisiti dal Comune di Venezia in occasioni di Biennali o ancora destinati da Ca’ Pesaro dal Ministero della Cultura, da altre istituzioni o da aziende come Esso Standard Italia.

Partiamo da Kandinsky - anticipa Elisabetta Barisoni, che di Ca’ Pesaro è la responsabile - padre dell’astrattismo, rivoluzionario dello sguardo che, dopo aver scavato, studiato, elaborato la figurazione e l’accademia se ne allontana per approdare all’essenza del punto, della linea, della superficie, dei colori come vibrazioni dell’anima.
Da Punto, linea, supericie, titolo di un celebre libro scritto da Kandisky nel 1926, divenuto ben presto uno dei testi capitali della moderna teoria dell’arte, prende avvio la mostra che descrive il percorso dell’Astrattismo a partire dalle opere e dal pensiero del Maestro russo.”

Già dall’inizio del ‘900, Kandinsky libera progressivamente la sua pittura da qualunque riferimento alla realtà, dando vita ad un astrattismo lirico fondato su solide basi filosofiche e su profonde affinitità con il linguaggio della musica.

La prima parte dedicata alla Nascita dell’Astrazione.

Sono ben nove opere di Kandisky, tra le quali “Zig zag bianchi” del 1922, acquisito alla Biennale del 1950, e “Tre triangoli” del 1938, lascito di Lidia de Lisi Usigli, insieme ad un’emozionante sequenza di “Piccoli mondi” del 1922, donazione di Paul Prast.
Si tratta di una raccoltà di opere grafiche che il maestro russo realizza nel 1922, quando insegna presso l’importante officina creativa rappresentanta della scuola del Bauhaus. Le tecniche sono diverse: la litografia che combina segni e colori per produrre un’immagine che si avvicina il più possibile a un dipinto, la xilografia, caratterizzara dall’interazione di primo piano e sfodo, e la puntasecca che permette orecisione di segno e studio delle linee.
I “piccoli mondi” diventano per Kandisnky microcosmi autonomi, quasi delle piccole galassie in dialogo le une con le altre”. In abbinata con Kandisky, Paul Klee, anch’egli rappresentato da un nucleo di sette opere tra cui “Idillio di villaggio” a “Mangia dalla mano”, rispettivamente del 1913 e del 1920, a “Con il serpente”(1924),“Paesaggio con rocce e abeti” (1929) e “Tre soggetti polifonici” (1932). Completa la sezione un lavoro su carta di Lyonel Feinenger, “Il molo sul Rega” del 1927.

In generale, il colore è un mezzo che consente di esercitare un influsso diretto sull’anima. Il colore è il tasto, l’occhio è il martelletto, l’animo è il pianoforte dalle molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, mette opportunamente in vibrazione l’anima umana. Il suono del bianco è come un silenzio di cui all’improvviso si riesce a capire il significato. È un nulla giovane, o più esattamente, un nulla anteriore al principio, alla nascita. Il nero è un nulla privo di possibilità, come un morto nulla dopo lo spegnersi del sole, come un eterno silenzio senza futura e senza speranza. Esso può essere rappresentato musicalmente come una pausa conclusiva dopo la quale un’eventuale prosecuzione si presenta come l’inizio di un nuovo mondo.

Wasilly Kandinsky (Del Spiritule nell’arte, 1912)... leggi il resto dell'articolo»

Attraverso i capolavori esposti si esprime pienamente la grande rivoluzione del gruppo artistico Der Blaue Reiter, Il Cavaliere Azzurro, che oltre a Kandisky ha avuto Klee e lo stesso Feineger tra i protagonisti e che propone un rinnovamento dell’arte a partire dalle sue origini.
Alle esposizioni del Cavalieri Azzurro partecipa anche cui Jean Arp, rappresentano in mostra da una belissima scultura entrata nella collezioni di Ca’ Pesaro quando l’artista vince il premio come miglior scultore alla Biennale di Venezia del 1954.
Questi autori passano poi nella scuola del Bauhaus, luogo dove si sviluppano le ricerche delle avanguardie e dove queste sono tradotte alla nuove generazioni che si stavano formando in Europa tra gli anni venti e il 1933, data di chiusura della scuola tedesca ad opera del potere nazista.

La successiva sezione è dedicata alle “Avanguardie tra Astrazione e Surrealismo” con opere di Enrico Prampolini, Luigi Veronesi, Joan Mirò, Antoni Tàpies, Yves Tanguy, Victor Brauner e Jean Arp.
Ancora una volta Kandisky è in relazione con numerose correnti artistiche non figurative che nascono durante gli anni venti, nel momento in cui Parigi è crocevia di gruppi che ripensano la creazione a partire dall’astrazione.
Tra gli italiani è presente il futurista Enrico Prampolini, che alle forme geometriche affianca nuovi motivi, organismo embrionali e cromie che ricreano liriche assonanze musicali.
Prampolini, di cui Ca’ Pesaro conserva un dipinto della serie “Analogie cosmiche” (1931), rappresenta anche il legame più significativo tra la linea dell’arte astratta e l’arte non figurativa informale del secondo dopoguerra.
Anche Luigi Veronesi è a Parigi nello stesso periodo e nel 1934 aderisce ad Abstraction-Création, gruppo di cui faranno parte, oltre a Prampolini, Ben Nicholson e Jean Arp, rappresentati in mostra con due opere eccezzionali che costituiscono, ancora una volta, presenze uniche nel panorama dei Musei italiani.

Astrazione nel secondo dopoguerra” è il tema della terza sezione della mostra, che apre con l’inglese Ben Nicholson e si sviluppa poi ad abbracciare movimenti artistici lontani nel tempo e nello spazio, con uno sguardo trasversale e parallelo nel secondo dopoguerra quali le esperienze internazionali dell’Espressionismo astratto e in Italia del Fronte Nuovo delle Arti e dell’Astrattismo segnico.

Le forme espressive dell’Informale e dell’Espressionismo astratto intendono l’atto artistico come azione indiviuale, singolare, diretta, che superi qualunque mediazione, codificazione preventiva, formalizzazione del linguaggio.
Il punto di partenza è vicino alle riflessioni del maestro russo e l’arte viene vissuta come un processo esistenziale oltre che creativo, come espressione più libera possibile di passione, tensioni, sensazioni, trasformate in segno, gesto, colore, materia.

Karel Appel

Karel Appel: Composizione, 1967 ca. guazzo su carta, mm 500 x 650. Galleria Internazionale d'arte Moderna, dono dell’artista, 1967

Da Afro e Santomaso a Emilio Vedova, da Mario Deluigi, in mostra con una magnifica tempera su tela del 1961 a Tancredi, da Karel Appel a Mark Tobey, le forze dell’astrazione nella seconda parte del ‘900 si collocano tra informale, suggesione lirica e carica gestuale.

La mostra si chiude con una preziosa selezione di scultura nella sezione, La scultura verso il minimalismo, tecnica espressiva di cui Ca’ Pesaro conserva esempi importanti, e qui troviamo ancora il dialogo tra astrazione e biomorfismo: negli archetipi, vicini a Paul Klee, di Mirko Bosaldella, nelle concrezioni plastiche, tra pieni e vuoti, del maestro spagnolo Eduardo Chillida e, in ambito spazialista, nella lezione di Arp ripresa della costruzioni di Bruno De Toffoli e nelle intime e sofferte “Luci del bosco” di Luciano Minguzzi.
La linea dell’astrazione rimane e diventa radicale, quasi ascetica nelle epoche successive, quando prendono vita i movimenti dalle concezioni minimali, ben espresse nel lavoro di Richard Nonas e di Julia Mangold che introducono il visitatore nel pensiero degli anni settanta, alla ripresa di una nuova vita dell’arte e delle forme astratta.

Queste prove plastiche, pur lontane nel tempo e nello spazio, instaurano un dialogo vivace con i capolavori delle avanguardie di inizio secolo e tesimoniano la vitalità della lezione di Kandisky e il suo credo nel potere della produzione artistica, come scriveva nel 1926 nel volume “Punto, linea, superficie”: “L’arte supera i limiti in cui la sua epoca vorrebbe constringerla e annuncia il contenuto del futuro”.

Kandinsky e le avanguardie – commenta Mariacristina Gribaudi, Presidente della Fondazioni Musei Civici di Venezia – conferma la nostra volontà di dare ad una nuova fase collaborazione con il Centro Cuturale Condiani, forti delle importanti iniziative che ci hanno visti protagonisti a Mestre fin dal 2016.
Si tratta inoltre di una grandissima opportunità di vedere con occhi nuovi un nucleo importante delle raccolte di Ca’ Pesaro e mia auguro che queste iniziative, concretizzate in un’azione diffusa sul territorio possano dare buoni frutti per la crescita delle nostre comunità e per il ritorno di visitatori nazionali e internazionali nel nostro paese”.

Per altre informazioni sulla mostra si rimanda alla scheda dell'evento.

Elisa Stocchetti, Itinerarinellarte.it


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