André Kertész

André Kertész (1894 - 1985)
André Kertész, la cui carriera copre un arco temporale di oltre settant'anni (1912-1984), è considerato oggi uno
dei maggiori fotografi del Novecento. La sua vasta opera affonda le radici nella cultura ungherese e vede, accanto
a composizioni segnate dall'influenza delle avanguardie, soprattutto quelle dell'Europa orientale, creazioni in cui
dominano poesia e intimismo. La stretta interconnessione tra attività fotografica ed editoriale che ne ha
accompagnato tutta la vita è all'origine di un racconto per immagini che riflette il periodo tra le due guerre in
Europa e i quarant'anni trascorsi dall'artista negli Stati Uniti. Le prime esperienze in Ungheria rappresentano una
tappa fondamentale nella carriera di un autodidatta come Kertész, la cui fotografia realista fin da subito prende le
distanze dal pittorialismo dominante tra i colleghi ungheresi della sua generazione. Arruolato nell'esercito austro-
ungarico allo scoppio della Prima guerra mondiale, il giovane fotografo ritrae la vita quotidiana dei soldati
sviluppando una poesia dell'attimo, poco interessata agli aspetti eroici o drammatici del conflitto. Terminata la
guerra, Kertész decide di fare della fotografia la sua professione. Nell'ottobre del 1925 arriva a Parigi munito di un
visto di qualche mese. All'inizio dell'anno seguente, mentre lavora come ritoccatore all'Atelier Moderne, pubblica
le prime fotografie sulla rivista "Art et industrie". Frequenta gli ambienti dell'avanguardia, fotografa i suoi amici
ungheresi, gli studi degli artisti, le scene di strada, i caffè e i parchi parigini. La città è per lui una continua fonte
d'ispirazione come attestano gli scatti dedicati alle ombre dei passanti che vede sfilare dalla finestra. Nel 1927
espone le sue immagini alla galleria "Au Sacre du printemps"; grazie alla crescente notorietà, collabora a diverse
pubblicazioni francesi come "L'Art Vivant" o "Art et Médecine", lavora inoltre per alcune riviste tedesche come
"Die Dame" o "Uhu", ma soprattutto diventa uno dei fotografi del rotocalco settimanale "VU", per il quale
illustrerà quasi centocinquanta articoli dal 1928 fino alla partenza per gli Stati Uniti. Tra il 1932 e il 1933, realizza
la celebre serie delle Distorsioni in cui i corpi nudi di due modelle si riflettono in uno specchio deformante. Dal
1934, nonostante la pubblicazione di "Paris vu par" André Kertész, con prefazione di Pierre Mac Orlan (1882-1970),
l'editoria francese lo cerca sempre più di rado. Nel 1936, con in tasca un contratto dell'agenzia Keystone emigra
negli Stati Uniti. Ha inizio così la sua collaborazione con le riviste del gruppo editoriale Condé Nast, tra cui "Vogue"
e "House and Garden". Nel 1945, alla fine della guerra, pubblica "Day of Paris" in cui ci restituisce un ritratto della
Parigi degli anni Trenta. A partire dal 1962, Kertész assiste al riconoscimento della propria opera da parte delle
istituzioni e del grande pubblico: si susseguono le esposizioni alla Biennale di Venezia, alla Bibliothèque nationale
de France o al Museum of Modern Art di New York. L'artista torna di frequente a Parigi che continuerà a
fotografare fino al 1985, anno della sua morte. La città in generale, e in particolare la Ville Lumière, è al centro di
alcune sue pubblicazioni come "Sixty Years of Photography" (1972), "J'aime Paris" (1974) o "Of Paris and New
York" (1985). Kertész muore a New York, nel 1985. Nel marzo dell'anno precedente, il fotografo aveva donato i
suoi negativi e i suoi archivi alla Francia. Presso la Médiathèque du patrimoine et de la photographie sono
conservati più di centomila negativi, alcune stampe a contatto, una parte della biblioteca del fotografo e la sua
fitta corrispondenza. Un certo numero di negativi digitalizzati è reperibile sul database Mémoire, accessibile
tramite la piattaforma POP. Gli archivi di Kertész sono consultabili su appuntamento presso la Médiathèque du
patrimoine et de la photographie al forte di Saint-Cyr (Montigny-le-Bretonneux).

Ultimo aggiornamento: 22/12/2023

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