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Franco Menicagli. Ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale

  • Quando:   21/01/2024 - 10/03/2024
Franco Menicagli. Ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale
Espansioni, 2020/23 12 sculture collocate su sedie, pliurietano espanso, metallo, marmo, vernice, sedie di recupero, misure variabili.

Dal 21 gennaio al 10 marzo 2024 Villa Rospigliosi ospita la mostra "Ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale" di Franco Menicagli.

Attraverso opere scultoree e installative in modo effimero una essenzialità precaria nell'uso di materiali poveri e di recupero caratterizza e si manifesta tra gli spazi della Villa. Una occasione per creare stimolanti contrapposizioni e disgressioni, espansioni e fratture, capace di generare tensioni fisiche e di relazione con persone, storia e luoghi.

L'artista pondera e con coerenza quasi ironica percorre, moltiplica, dispone e scompone piccole o grandi elastiche forme tra gli spazi di lavoro interni della villa, gli storici ambienti privati della cappella e il verde esterno del parco in un interessante e inaspettato rapporto dinamico e mutuale di traslazioni continue tra passato e presente, staticità e anti-monumentalità, durevolezza e deperibilità, sorpresa e imprevisto. Secondo l'idea di Menicagli l'opera è pienamente se stessa nel mentre che si forma, nel momento stesso del suo farsi, le cui infinite possibilità generano meraviglia e stupore anche nell'artista.

Nel lavoro sono presenti strutture tridimensionali di effimere figure e di numero dai molteplici rimandi, forme elastiche o espanse dal variare imprevedibile che nella casualità e unicità paiono assumere doppi binari di senso, energie e forze rovesciate sugli ambienti che con tensione vitale si sprigionano e invadono gli spazi. Linee di rottura in evidenza sottolineano il valore della fragilità e deperibilità mentre con leggera ironia nel parco una proliferazione di elementi non segue alcuna legge gravitazionale e si moltiplica. Segni ripetuti e incisi delimitano e consumano sulla abrasiva superficie, lo sforzo e il pensiero impegnato riguardo l'idea e i luoghi dell'operare poi, sulla riflessione del significato tra sacro e opera d'arte, una scelta in trasparente rimanda alla trascendenza e all'immaterialità.

È uno spostamento costante tra forme e spazio che determina disorientamento di certezze e destabilizzazione nei punti di vista costringendo l'osservatore alla ricerca di altri riferimenti, di nuove riflessioni.... leggi il resto dell'articolo»

Testo Riccardo Farinelli

Il progetto "Ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale" di Franco Menicagli è una meditazione sul linguaggio artistico e sugli stereotipi ad esso connessi come, ad esempio, la monumentalità e la staticità, che in Menicagli diventano deperibilità e sviluppo dinamico delle forme nello spazio.

Ma il lavoro dell'artista induce altre possibilità di riflessione. Nel progetto per ChorAsis negli spazi di Villa Rospigliosi queste si dipanano e articolano per tappe successive, anche se in realtà non hanno, nè vogliono avere, alcun ordine gerarchico perchè così Menicagli sa essere l'atto creativo, dove ogni elemento procede in simultanea. La successione degli spunti è data più che altro dagli spazi che via via andiamo scoprendo insieme all'artista, a loro volta stimolatori di pensieri e suggestioni che cercano forma concreta e visibile.

C'è un invito esplicito rivolto al pubblico, ed è quello di non avere fretta, di percorrere in proprio tutti gli spazi visibili di Villa Rospigliosi, anche quelli che non ospitano direttamente le opere di Menicagli ma dei quali è possibile, poi, ritrovare un'eco in certi chiaroscuri, rugosità e cromie che ne evocano le suggestioni, dando così maggiore densità di senso alle opere che andiamo scoprendo.

Dunque la curiosità e la capacità di osservazione è quanto l'artista pare richiedere al visitatore, così da avere uno scambio utile con i lavori e lo spazio nel quale sono collocati. Curiosità e capacità di osservazione che sono poi caratteristiche necessarie per l'esercizio della creatività, pilastri importanti che addirittura possiamo mettere per primi nella ideale lista delle azioni e dei concetti connessi al linguaggio artistico, sui quali l'artista pare garbatamente invitarci a riflettere.

E lo fa fin dall'inizio, nel locale rettangolare della Rimessa dove troviamo Espansioni una installazione composta da dodici sedie di varie tipologie, che accolgono sulla seduta altrettante strutture tridimensionali in poliuretano espanso, che possono ricordare figure organiche dai molteplici rimandi: dal sasso-tufo delle grotte ricostruite a certe sculture manieriste, oppure busti umani, così come siamo abituati a pensare un certo tipo di ritrattistica, nel qual caso il numero dodici ci appare improvvisamente non casuale e interconnesso con ben altre immagini. Qui l'artista pare chiosare sul doppio binario della casualità e della unicità, come se vi fossero fra di esse sotterranee relazioni di senso.

La sedia, nella mente di tutti, è da sempre un oggetto pensato in relazione al corpo, del quale non sfugge la particolarità. Le forme in poliuretano nella loro vitalistica imprevedibilità assecondano e valorizzano, nelle molteplici varianti, l'idea di Menicagli secondo la quale l'opera è pienamente se stessa nel mentre che si forma, nel momento stesso del suo farsi. Concetto dinamico opposto a quello statico del monumento, capace di generare, anche nell'artista stesso, meraviglia e stupore davanti allo spettacolo della infinita e incontrollabile variegatezza delle forme.

La stessa idea presiede a Clues, dove pare echeggiare il ricordo delle linee-forza di Balla e Boccioni, opera nella quale l'energia che lo spazio contiene prende le forme dinamiche, imprevedibili ed avvolgenti che l'artista rende concrete e visibili attraverso l'uso di fascette e flessibili listelli di legno i quali, attorti in curve sovrapposte, franano dal soppalco fin giù, ad invadere gli spazi della sala degli attrezzi e occupandoli praticamente per intero.

Sulla parete di fondo Fratture, serie di sei tavolette in terracotta le cui linee di rottura, ben lungi dall'essere nascoste, sono evidenziate da strisce di gesso bianco, così da andare a costruire una sorta di alfabeto inventato. L'assonanza con la procedura giapponese del Kintsugi non è casuale e Menicagli ne fa esplicito riferimento rendendo chiaro, una volta di più, che la fragilità e la deperibilità può essere un valore, da opporre concettualmente a ciò che appare troppo stabile e statico.

Più interessanti, agli occhi dell'artista, le imprevedibili possibilità che offre il caso, capace di stimolare l'immaginazione e l'intelligenza e per il quale non c'è scarto possibile che non possa essere recuperato nell'atto creativo. Così Menicagli dice la sua anche su un certo modo di vivere, che vede proprio nell'accumulo degli scarti la propria ragione di esistenza.

C'è un'opera che magari, nel suo essere discreta, è sfuggita all'osservazione: Cartavetrata-Villa Rospigliosi. Si tratta di una sorta di planimetria degli spazi utilizzati, incisa appunto su un foglio di carta vetrata. È la risposta dell'artista alla domanda: come si segnala la vitale energia che è stata necessaria per pensare, costruire, allestire tutte le opere previste dal progetto? Menicagli immagina, eppoi compie, gesti insistiti avanti e indietro, in tutte le direzioni su un foglio di carta vetrata, fino a portar via, per pura energia ripetuta, la parte abrasiva. Così si rende visibile l'occupazione dinamica dello spazio da parte dell'artista, il quale letteralmente consuma gli ambienti percorrendoli instancabilmente.

E proprio il percorrere, l'attraversare può essere preso come riferimento ideale per quella sorta di ironica installazione dal titolo Bonsai-Erbacce che è possibile incontrare all'aperto: cento piccoli abeti, rigorosamente sintetici, sono composti dall'artista e distribuiti nello spazio del giardino. La loro proliferazione non rispetta un uso o un essere, possono confondersi a piccoli gruppi con il verde del prato ma anche spuntare dalla facciata architettonica contraddicendo, fra l'altro, ogni regola gravitazionale. Così in questo caso, proprio per vitalistica eccessiva moltiplicazione, si annulla con la leggerezza dell'ironia una visione che tende a consumare cose e concetti.

Si è detto dall'inizio che il progetto di Menicagli, interagendo costantemente con lo spazio ragiona, riflette sul linguaggio artistico e sulla percezione del mondo che è possibile intravedere attraverso di esso. La decisione di utilizzare la cappella familiare, aprendone gli spazi per la prima volta ad una fruizione pubblica, segue coerentemente questa idea e ne rappresenta la degna chiusura.

L'installazione è un invito dell'artista a riflettere sul significato del sacro connesso all'opera d'arte, aura che ambiguamente da sempre la circonda. L'acetato trasparente di recupero rimanda ad una idea di trascendenza e di immaterialità, lettura aiutata dal luogo e dagli arredi, che invitano alla meditazione e al raccoglimento. E poco importa se il materiale è povero, l'impressione visiva resta, amplificata anche dalla piastra in metallo che ne aumenta l'effetto di lampi di trasparenza. Del resto l'opera deve evocare, come ci suggerisce il nome, Blister, non essere realmente ciò di cui parla e il titolo che Menicagli ha voluto dare al progetto, da questo punto di vista, è assai chiaro: Ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale.

Così non resta che sedersi, sostare qualche minuto, provando a ricordare quanto visto e meditare sul valore reale dell'opera d'arte e la funzione collettiva dell'artista, magari aiutati dalle parole, improvvisamente ricordate, di Leonardo da Vinci(1), frutto di una sua meditazione sulla propria condizione, in grado di permetterci di poter legare presente a passato, capendone la continuità. Così, grazie a Franco Manicagli e al suo lavoro, è possibile intuire più ampi orizzonti di consapevolezza, quelli desiderati, molto tempo fa, dai maestri delle avanguardie, Duchamp in testa.

"E se alcuno se ne trova virtuoso e bono, non lo cacciate da voi, fategli onore, acciò che non abbia a fuggirsi da voi e ridursi nelli eremi o spelonche o altri lochi solitari, per fuggirsi dalle vostre insidie; e, se alcuni di questi tali si trova, fateli onore, perché questi sono i vostri idii terrestri, questi meritan da voi le statue e li simulacri."
(codice Forster III)

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Franco Menicagli. Ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale

Apertura: 21/01/2024

Conclusione: 10/03/2024

Curatore: direzione artistica di Chorasis

Luogo: Prato, Villa Rospigliosi

Indirizzo: Via Firenze, 83 - 59100 Prato (PO)

Domenica 3 marzo ore 11.00-21.00, ChorAsis aderisce ad Aprto 2° ediz., giornata del contemporaneo di  aperture condivise con realtà territoriali.

Presente per l’occasione un lavoro di proiezione video dell’artista.

Contatti e informazioni: chorasis.spaziovisione@gmail.com



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