Padiglione Uruguay alla 60. Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia

  • Quando:   20/04/2024 - 24/11/2024

Arte contemporaneaMostre a Venezia


Padiglione Uruguay alla 60. Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia
Latente, Padiglione Uruguay alla 60. Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia

Latente è il titolo del Padiglione Uruguay alla 60. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia. Presentato dall'artista Eduardo Cardozo, con la curatela di Elisa Valerio e la collaborazione di Álvaro Zinno, il progetto è stato selezionato all'unanimità dalla giuria per essere esposta nel Padiglione dell'Uruguay alla Biennale Arte 2024 visitabile dal 20 aprile al 24 novembre 2024.

Note biografiche

EDUARDO CARDOZO (1965, MONTEVIDEO)
Artista visivo, si è diplomato alla Escuela Nacional de Bellas Artes nel 1990 con Ernesto Arostegui. Ha studiato presso la Facultad de Arquitectura, ha ricevuto una borsa per lo studio dell'incisione con Luis Camnitzer a Valdottavo (Italia, 1993) e ha seguito corsi di video («El ojo disidente» [L'occhio dissidente]) e filosofia dell'arte con Andrea Carriquiry. Tra gli altri riconoscimenti, ha vinto due volte il Primo Premio al Salón Nacional (2012 e 2004), il Premio Bicentenario de Pintura (2011), la Bienal Municipal de Montevideo (1994) e il Premio Paul Cézanne (1991), che gli è valso una borsa di studio in Francia. Ha partecipato a numerose biennali: prima e quinta Bienal del Mercosur a Porto Alegre (Brasile, 1997 e 2005), Bienal de Cuenca (Ecuador, 2001), IV Biennale Do ut do "La morale dei singoli" a Pompei (Italia, 2018-2019) e la Biennale di Pechino (Cina, 2021). Dalla fine degli anni Ottanta ha realizzato decine di mostre personali e collettive in Uruguay, Brasile, Argentina, Ecuador, Stati Uniti, Germania, Spagna, Austria, Francia e Cina. Tra le sue mostre personali si segnalano Rauschen al Museo Nacional de Artes Visuales (2012, Uruguay) e Sin fechar [Senza data] alla Fundación Atchugarry (2013, Uruguay). Le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private in Uruguay, Argentina, Brasile, Italia, Germania, Francia e Stati Uniti. Nel 2021 ha svolto una residenza d'artista presso Portal de Luz a Pueblo Eden (Uruguay), dove ha realizzato l'opera Humano [Umano]. In Uruguay è rappresentato dalla Galería Sur, dove esibirà la sua prossima mostra personale La celebración de la pintura [La celebrazione della pittura]. Vive e lavora a Montevideo, in Uruguay.

ELISA VALERIO (1990, MONTEVIDEO)
Ha terminato un master in Studi Avanzati di Storia dell'Arte presso la Universitat de Barcelona (Spagna), la cui tesi finale verteva sul rapporto tra mediazione e pratiche curatoriali; ha svolto il suo stage di master presso la Coordinación de Proyectos Educativos de la Fundació Antoni Tàpies (Barcellona, Spagna). Ha inoltre conseguito una laurea in Lettere presso la Universidad de la República (Uruguay) e un diploma in Editoria presso la Universidad CLAEH (Uruguay). Dal 2019 lavora in maniera indipendente come curatrice, manager, produttrice e giornalista per progetti nell'ambito delle arti visive in Uruguay. Ha collaborato, in ruoli diversi, con varie istituzioni nazionali, tra cui il Ministerio de Educación y Cultura, il Museo de Arte Contemporáneo Atchugarry (MACA), l'Espacio de Arte Contemporáneo (EAC), il Museo José Gurvich, la Galería Xippas, la Diana Saravia Gallery, ESTE ARTE. Dal 2020 è coordinatrice della Fiera Internazionale dell'arte e Summit Culturale ESTE ARTE di Punta del Este. Scrive regolarmente di arti visive su ArtNexus (Colombia-USA) e la diaria (Uruguay). Porta avanti inoltre consulenze per artisti per lo sviluppo delle loro carriere e della loro professionalizzazione, e insegna corsi relativi alla mediazione e al mercato dell'arte. Vive e lavora in Uruguay.

ÁLVARO ZINNO (1958, MONTEVIDEO) Artista e fotografo. Ha studiato disegno e pittura con Clever Lara nel 1980. Nel 1986 ha seguito un corso di fotoincisione con David Finkbeiner alla New York University e nel 1988 un corso di videoarte con John Sturgeon al Museo Nacional de Artes Visuales. È laureato in Ingegneria civile strutturale presso la Universidad de la República. Nel 1987 ha ottenuto una borsa di studio Fulbright per un progetto fotografico a New York. Dagli anni Ottanta ha esposto opere in mostre personali e collettive in Uruguay, Argentina, Stati Uniti, Belgio, Messico, Cuba e Cile. Sue opere sono presenti in collezioni nazionali e internazionali. Il suo lavoro gli è valso numerosi premi e riconoscimenti. Nel 1988 ha vinto il Premio Graciela Paternó del Concurso Pan Am, esposto al Museo de Arte Americano di Maldonado. Nel 1991 ha vinto il primo premio del Concurso 500 años, organizzato dall'Instituto de Cooperación Iberoamericana. Nel 1996 ha vinto il Primo Premio Citibank al Museo de Arte Americano di Maldonado e il Primo Premio del Concurso 100 Años del giornale El Día. Nel 2006 ha vinto il Broadcast Design Award per un editing di Smallville della Warner Brothers. Dal 2000 svolge le attività di postproduttore, regista pubblicitario e direttore della fotografia. Vive e lavora in Uruguay.

Latente. Sul progetto curatoriale di Elisa Valerio

Latente è una proposta immersiva che cerca di generare un atto relazionale a distanza tra due pittori: l'artista uruguaiano Eduardo Cardozo e il veneziano Tintoretto. Questo dialogo si compone di tre momenti: il nudo, le vesti e il velo. Il nudo è la parete dello studio di Cardozo, trasferita a Venezia con la tecnica dello stacco. Le vesti è un'interpretazione dell'artista uruguaiano di uno dei bozzetti del «Paradiso» di Tintoretto. Il velo, infine, è un pezzo di stoffa cucita con i ritagli di tela grezza di cotone utilizzati per trasferire la parete dello studio. Si genera così un contrappunto tra l'Uruguay e l'Italia, tra il sud e il nord, tra l'opera di Cardozo e la sua reinterpretazione del dipinto di Tintoretto.... leggi il resto dell'articolo»

Per prima cosa, Cardozo decide di esporre la pelle del suo studio e trasferisce, utilizzando la tecnica dello stacco, gli strati superficiali delle pareti del suo atelier. In questo modo lascia allo scoperto la parte più intima del suo essere artista, il nudo, lo spazio in cui concepisce e produce le sue opere.

Questi muri rivelano il loro uso e i danni subiti nel corso del tempo; testimoniano e rendono conto fisicamente ed esteticamente del suo processo di lavoro e dello sviluppo del suo pensiero e della sua ricerca artistica. Questo muro scrostato mette in evidenza la fragilità dell'artista e della sua opera, lo espone nella sua mancanza di radici; l'artista non esiste senza il suo contesto, senza una cornice che lo contenga. In questa sala prismatica di linee pure e fredde, le pareti dello studio di Cardozo cessano di essere avvolgenti e divengono un innesto su un'unica parete in maniera lineare; cambiando ubicazione si differenziano per la loro alterità. In questo modo, la parete diventa una presenza straniera a Venezia: un muro uruguaiano che abita un muro veneziano.

In secondo luogo, come un viaggiatore, Cardozo si muove nello spazio e nel tempo per indagare il posto verso cui è diretto: Venezia. È durante questa ricerca che scopre uno dei due bozzetti de Il Paradiso di Tintoretto. Questa tela gigantesca, che si trova nella sala d'ingresso del Museo Nacional Thyssen-Bornemisza di Madrid, è stata restaurata attraverso un lungo processo tra il 2012 e il 2013.

È proprio questo processo che ha affascinato Cardozo. Partendo da lì, l'uruguaiano ha deciso di ricreare le vesti dei personaggi del dipinto. Ne realizza così una reinterpretazione volumetrica su tela grezza, tela e lino, modellata e tinta con pigmenti. Cardozo spoglia il dipinto del suo soggetto e del suo contenuto, ne riprende solo il suo linguaggio pittorico: le forme, i gesti, la luce, il colore.... Nella sua interpretazione non cerca di imitare l'originale in un altro formato, ma piuttosto di estrarre da esso un modo di fare, una certa gestualità caratteristica del veneziano. In queste tele Cardozo recupera quel senso di intreccio e di torsione tipiche dell'incipiente manierismo veneziano. Questi gruppi di tele si presentano come cumuli fluttuanti di grande fluidità e armonia. I colori veneziani danzano in un grande dialogo di forme organiche. I bordi delle tele si dissolvono l'uno nell'altro. In questo modo, Cardozo veste nuovamente i personaggi di Tintoretto, coprendone la nudità.

Per finire, al centro della stanza è appeso il velo. Una tela leggera e traslucida composta dai ritagli di tela grezza utilizzati per trasferire le pareti dello studio dell'artista, cuciti insieme. Prevale una sensazione di garza che mostra e allo stesso tempo nasconde. Questa velatura costituisce uno spazio liminare, di transizione tra la nudità delle pareti dello studio e gli abiti delle figure di Tintoretto. È, a sua volta, un ostacolo nell'incontro tra questi artisti e il loro lavoro. Propone un gioco di seduzione tra le altre due opere. Quasi come si trattasse di un corteggiamento, questi frammenti ci permettono di scoprire le diverse parti, che si rivelano in una luce diffusa. Questa membrana semipermeabile ci invita a conoscere l'artista e a conoscere noi stessi nel suo riflesso.
In questo atto relazionale, Cardozo conosce e apprende sia su Tintoretto e Venezia che su se stesso.

Padiglione Uruguay alla 60. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia

Facundo De Almeida / Commissario (DNC-MEC)
Elisa Valerio / Curatrice
Eduardo Cardozo / Artista
Álvaro Zinno / Collaboratore
Mechtild Endhardt / Consulente in restauro

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Mostra: Padiglione Uruguay alla 60. Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia

Venezia - Giardini dell'Arsenale

Apertura: 20/04/2024

Conclusione: 24/11/2024

Organizzazione: La Biennale di Venezia

Curatore: Elisa Valerio con Álvaro Zinno

Indirizzo: Giardini dell'Arsenale - Venezia

Sito web per approfondire: https://labiennale.org



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