Furio Cavallini ovvero il Crazy Horse di Bianciardi

  • Quando:   15/01/2022 - 13/03/2022
  • evento concluso

Arte contemporanea‎

Furio Cavallini ovvero il Crazy Horse di Bianciardi
Furio Cavallini, Nudo supino, 1998, olio su tela, cm 70x100

Il Polo Culturale le Clarisse, fino al 13 marzo 2022, ospita la mostra “Furio Cavallini ovvero il Crazy Horse di Bianciardi”, promossa dall’Associazione Culturale Giuseppe e Gina Flangini, in collaborazione con il Comune di Grosseto, la Fondazione Grosseto Cultura, il Polo culturale le Clarisse, la Fondazione Luciano Bianciardi e la Famiglia Cavallini.

La mostra è il primo evento culturale con cui il Comune di Grosseto dà ufficialmente inizio alle celebrazioni dei cento anni dalla nascita di Luciano Bianciardi (1922-2022).

Curata da Elisa Favilli, storica dell’arte, e Fabio Canessa, critico letterario e cinematografico, la mostra è un intreccio narrativo basato sull’amicizia ventennale (1954-1971) intercorsa tra il pittore Furio Cavallini (Piombino 1929 - Cecina 2012) e lo scrittore Luciano Bianciardi (Grosseto 1922 - Milano 1971).

23 opere (quadri e disegni) realizzate da Cavallini dialogheranno con 12 brani tratti dagli scritti realizzati da Bianciardi. Testi quest’ultimi che avranno il compito di svelare ad ogni lettore-visitatore sia lo sguardo critico con cui lo scrittore grossetano raccontava il suo personale punto di vista sull’arte, sia la complicità su cui Cavallini e Bianciardi seppero edificare la propria amicizia, grazie alla presentazione in mostra delle lettere che Bianciardi inviò all’amico piombinese, oggi conservate negli archivi della Fondazione Luciano Bianciardi e della Famiglia Cavallini.

Essenziale, la mostra si pone l’obiettivo di mettere in luce la dimensione umana dei due personaggi, lasciando ad ogni visitatore il compito di catturare la bellezza con cui i due autori seppero, nel rispettivo medium, pittorico e scrittorio, interpretare il proprio tempo, denunciando la disumanità con cui il benessere effimero del boom economico rendeva l’uomo schiavo del lusso, privandolo di tutti quei valori che solo un decennio prima avevano liberato l’Italia dal nazifascismo.
All’interno del catalogo (Pacini Editore Srl) il tempo della mostra sarà ampliato nella dimensione critica-scientifica per offrire ad ogni visitatore la possibilità di conoscere la figura artistica di Furio Cavallini, la sua vita, i personaggi che intrecciarono con lui i suoi passi e la sua evoluzione espressiva, Bianciardi e il suo personale rapporto con l’arte, i suoi gusti e le sue opinioni sul cinema, la musica, la pittura con i suoi stili, le proprie correnti e i suoi attori. Tutto senza dimenticare il punto focale delle mostra: l’amicizia sincera che i due amici seppero tessere.

Sulla mostra

Ci si conobbe nell’autunno del 1954, a Milano, dalle parti di Brera, dentro un caffeuccio che poi è diventato alla moda, e anzi l’hanno anche abbellito” sono le parole con cui Luciano Bianciardi racconta il suo incontro con il pittore piombinese Furio Cavallini nei locali del Bar Jamaica. Il suo carattere “schietto” e la sua origine maremmana lo colpiscono diventando il pretesto per creare un’amicizia che durerà per circa un ventennio. Nella Milano dissennata del “Miracolo” Cavallini arriva con l’intento di approfondire il suo lessico pittorico, superare la dinamica del disegno toscano e abbracciare nella sua concezione primordiale la materia e la sua dimensione informale. Si iscrive al corso di pittura dell’Accademia di Brera, mentre Bianciardi nella città lombarda amplia la sua attività di scrittore collaborando con Nuovi Argomenti e l’Unità, e firmando un contratto con la nuova casa editrice diretta da Giangiacomo Feltrinelli. L’identità toscana li accomuna, l’indole ribelle e anticonformista verso una società sempre più distratta da qualsiasi impegno sociale, perché ammaliata dai benefici effimeri del boom economico, li porta, nei rispettivi linguaggi espressivi, a puntare il dito contro la fragilità umana. Ironico e sagace, esule in una Milano dinamica e produttiva, Bianciardi ricerca nell’anima urbana la sua natura provinciale, raccontando i suoi personaggi e le sue contraddizioni, mentre Cavallini cattura i suoi tratti salienti attraverso i ritratti e gli schizzi rubati tra i vicoli e le realtà industriali. Nel 1956 Cavallini torna in Toscana. Viene ricoverato nel sanatorio di Firenze per gravi problemi respiratori. Le ore estenuanti passate nella fabbrica di Motomeccanica di Milano, per sbarcare il lunario e pagare i debiti, lo fanno ammalare gravemente di tubercolosi. Si chiude temporaneamente la sua vita milanese, mentre il capoluogo toscano lo consacra pittore e maestro d’arte. Dopo una breve parentesi piombinese, Cavallini torna a lavorare a Firenze dove vince una cattedra di disegno, mentre a Milano, nel 1962, Bianciardi con il romanzo “La vita agra” ottiene un successo clamoroso di pubblico e critica. Tra le pagine del romanzo, lo scrittore grossetano dedica un piccolo cammeo all’artista piombinese, mentre per la presentazione di una mostra personale a Forte dei Marmi (1966) dichiara apertamente la complicità con cui, anche fuori dal contesto milanese, i due restano amici: “ ogni tanto mi compare per casa all’improvviso, qua fuor di Milano dove anch’io sono scappato, e parla, racconta, discute, legge, e appena gli capita tra le mani un pezzo di carta e qualcosa che lasci il segno, attacca a dipingere”. Amicizia che Bianciardi ribadisce in una missiva del 1970, dove dichiara a Cavallini di essere “fra i pochi a non compiangere l’uno sulla spalla dell’altro gli anni passati. No, Furio mi chiede cosa ho scritto, io gli chiedo cosa ha dipinto. Fra noi due, sono queste le sole cose che contano. Si capisce, insieme al resto, alle persone che ci vogliono bene. Con quelle, e con il nostro mestieraccio, non si lesina mai”.
Nel 1971 Bianciardi muore, mentre Cavallini torna a Milano. Cambia lo scenario, la città del boom economico cede il passo a una Milano contestatrice, scossa dalle lotte politiche. Cavallini rivolge la sua ricerca nel silenzio degli interni, offrendo agli oggetti il compito di raccontare l’assenza morale di un uomo moderno sempre più solo nel suo pessimismo esistenziale.

Titolo: Furio Cavallini ovvero il Crazy Horse di Bianciardi

Apertura: 15/01/2022

Conclusione: 13/03/2022

Organizzazione: Associazione Culturale Flangini

Curatore: Elisa Favilli e Fabio Canessa

Luogo: Grosseto, Polo Culturale le Clarisse

Indirizzo: via Vinzaglio, 27 - 58100 Grosseto (GR)

Orario di apertura: dal giovedì al sabato ore 11-13 e 17-19

Ingresso gratuito

Per info:
Tel.: 0564/488066 - 488067, 0564/488547, 0564/453124
E-mail: clarissearte@fondazionegrossetocultura.it

Sito web per approfondire: https://www.associazioneflangini.eu/eventi/

La tua iscrizione non può essere convalidata.
La tua iscrizione è avvenuta correttamente.

Utilizziamo Sendinblue come nostra piattaforma di marketing. Cliccando qui sotto per inviare questo modulo, sei consapevole e accetti che le informazioni che hai fornito verranno trasferite a Sendinblue per il trattamento conformemente alle loro condizioni d'uso