Dal 9 Aprile al 25 Maggio 2024, negli spazi di Via Cerva 25 a Milano, Galleria Gaburro presenta "Strati. Eco-fobia poetica", la mostra collettiva che indaga il paradigma della "stratificazione" come base concettuale del reale, curata da Valeria Schäfer e Matteo Scabeni.
La nostra contemporaneità è caratterizzata da una rete di connessioni, prodotte da una iperstratificazione: politica, economica, estetica, culturale, formale e informale, naturale o artificiale, organica e inorganica, diacronica o sincretica, la stratificazione è la base concettuale dell'intera organizzazione del reale.
Ed è qui che si insedia il paradigma, inteso come spazio di ricerca sulle profonde origini del pensiero del reale, dell'antropocene: la necessaria riconcezione e rimodulazione del ruolo dell'essere umano che non sia più gerarchia verticale ma una convivenza orizzontale.
Da questa riflessione nasce il progetto Strati. Eco-fobia poetica.
Attraverso 26 opere - tra tele, foto e sculture - l'esposizione mette a confronto la particolare visione della realtà di cinque artisti: Macoto Murayama, rappresentato dalla Galleria, Fabio Roncato e delle giovani promesse internazionali, Dingyue (Luna) Fan, Sophia Pauley e Katharina Veerkamp.
"C'è sempre una stratificazione complessa di livelli interconnessi. La mostra vuole essere un'analisi critica dell'emergenza ecologica. Galleria Gaburro, con questo progetto, vuole trasmettere la luce dell'arte vista attraverso il prisma della percezione del pensiero" spiega Cecilia Gaburro .... leggi il resto dell'articolo»
In un reale sempre più permeabile e permeato da stratificazioni – realtà differenti di cui la dimensione ecologica è uno dei frammenti che compongono il sistema – gli artisti affrontano lo strato non solo attraverso il proprio mezzo di espressione, ma anche nella concezione stessa della propria poetica.
Macoto Murayama costruisce processi di trasformazione della realtà e sviluppa la propria pratica artistica dall'osservazione al microscopio e dalla dissezione di piante, esseri organici. Ricrea questi elementi attraverso grafiche 3D, esprimendo le massime potenzialità dell'agire umano. Nelle due opere esposte le forme sinuose dei fiori sono la metafora plastica di un archetipo seducente: due corpi curvi si incontrano, in una danza leggera in cui tempo e spazio perdono la loro rilevanza. Marcatamente erotici, velatamente esistenziali, si fondano su diversi strati di significato che si mescolano e uniscono nella narrazione.
L'intera opera di Fabio Roncato esplora una riflessione sulla scultura, intesa come pratica necessaria all'emersione della verità oggettiva opposta a una sempre più dilagante verosimiglianza soggettiva. I suoi lavori manifestano una concezione liquida della materia, in cui processi di crescita organica emergono assumendo la struttura del Momentum: un movimento nello spazio e nel tempo. In Landscape, forme frastagliate rimandano all'immagine archetipica di una visione dall'alto dell'increspature dell'acqua o delle cime delle montagne. L'artista riprende i processi di stratificazione dei messaggi per insistere sulla trasformazione, dell'opera, da elemento visivo a oggetto che convoglia il significato nella forma.
Katharina Veerkamp, nella sua serie Invasive Aliens, riporta la condizione di una tipologia di pianta che occupa, domina, plasma e trasforma il paesaggio in cui viene inserita. Una specie aliena che, tuttavia, non violenta il contesto in cui viene inserita ma cerca di abitare luoghi precedentemente occupati da altri. Grazie alla pittura cangiante e all'uso di pannelli traslucidi, queste opere appaiono frontalmente monocrome, mentre osservandole lateralmente emergono le trame e le forme di questa natura libera e spregiudicata. Le sculture, invece, insistono sulla concezione del gesto come pratica pervasiva, in cui i differenti livelli di lettura sono trasparenti, appiattiscono la differenza e i loro confini. Il mimetismo e la sembianza sono metafora del narcisismo dell'individuo, che cerca solo sé stesso all'infuori di sé.
L'ordine primordiale, il vortice caotico di un tempo immobile, cristallizzato. Dingyue (Luna) Fan crea forme che si perdono nel flusso degli oggetti e nella tensione all'interno di paesaggi onirici. Fondamentalmente, legati alla memoria. Nel ciclo à rebour (upstream) mette in relazione le prospettive di corpi, creature e sfondi attraverso un approccio transfigurativo in cui cattura la fluidità del subconscio femminile in un ritmo scandito da un susseguirsi fragile di istantanee e momenti. Una matrice realista si ibrida in una profonda vocazione astratta, esito di una stratificazione estetica.
La fluidità della pratica di Sophia Pauley alterna pittura, disegno e installazioni scultoree, coinvolgendo un profondo senso di nostalgia ed emotività. La produzione in studio, basata su un processo ripetitivo e ossessivo, rispecchia l'immersione della mente nell'atto creativo. Il suo lavoro include l'esplorazione di materiali sempre mutevoli, in cui ricerca e ritrova altre vie oltre i tradizionali modelli pittorici. Le opere cercano di emergere nello spazio della parete e del pavimento creando profondità. Il suo lavoro riflette le contraddizioni del concetto di flusso: un'analisi attenta e precisa dell'adrenalina, dell'attenzione e del controllo.
Costruire, abitare, pensare, con questo saggio, nel 1951, Martin Heidegger introduce il pensiero ad una concezione radicalmente diversa dello spazio. L'abitare dà senso al costruire, e nella loro tensione si inserisce il pensiero: luogo esistenziale, metafora dell'essere-nello-spazio. Un concatenamento consequenziale in cui costruire presuppone l'abitare, che presuppone il pensare, il concepire l'individuo come parte agente nello spazio che occupa. La riflessione di Heidegger, tuttavia, non si limita ad una nuova prospettiva sullo spazio, ma alimenta con forza una visione ben precisa del tempo: il costruire necessita di costruire su qualcosa, con qualcosa, per qualcosa; l'abitare implica la popolazione di luoghi nuovi, già presenti, precedentemente occupati o liberi; il pensare si fonda, per sua natura, su un lungo e sostanziale retaggio atavico, origine delle strutture del pensiero (l'a priori kantiano).
Ed è qui che si insedia il paradigma, inteso come spazio di ricerca sterminata sulle profonde origini del pensiero del reale, dell'antropocene: la necessaria riconcezione e rimodulazione del ruolo dell'essere umano che non sia più gerarchia verticale ma una convivenza orizzontale. La dimensione ecologica è solo uno dei frammenti che compongono questo sistema articolati di teorie. Nella nostra contemporaneità, infatti, manifestiamo quotidianamente una sensibilità strutturata per il futuro, che appare attorno a noi come una infinita costellazione che compone, nella riflessione di Vilém Flusser, un "universo a puntini" in cui il futuro aleggia impercettibile. L'ecologia sembrerebbe essere, seguendo la falsa riga di Flusser nell'interpretazione di Byung-Chul Han, un certo principio per restituire, all'individuo, il proprio spazio e il proprio ruolo nel futuro. Il rischio riguarda l'utopizzazione di questa prospettiva. L'eco, infatti, non implica necessariamente un approccio scientificamente fondato sul cambiamento di un dato ambiente, ma approfondisce il mutamento di quell'ambiente nel corso del tempo. Una trasformazione che è, innanzitutto, di matrice culturale. Ancora più sopita, forse trascurata, l'utopia dell'eco-filia e dell'ecologia sembra cedere il passo all'atopia dell'eco-fobia: il tremendo e solipsistico terrore, figlio della nostra inadeguatezza, che i nostri sforzi siano profondamente vani. L'atopia eco-fobica si manifesta nella mancanza di possibilità di riconoscimento, dell'individuo, all'interno del luogo che abita - estraneo allo stesso mondo in cui partecipa attivamente. Il regime politico e poetico dell'eco-filia costituisce lo strato eco-politico, che nel processo, fondamentalmente, si muta in stratificazione eco-fobica. Nella pratica artistica, questa si manifesta nell'ideazione di immagini immediate che possano permettere la percezione della natura trasformativa della realtà e la sua mutevolezza.
Un'esposizione in cui l'inevitabile cambiamento della prospettiva umana, troppo umana, si unisce alla perversione della pretesa, propria della rappresentazione artistica, di disvelare mondi altri, di approfondire la struttura dell'esistenza, di pensare. Eco-filia ed eco-fobia sono due dimensioni strettamente complementari in cui la transitorietà, figlia di un presentismo radicale, si scontra con la permanenza della natura stessa del gesto della riflessione. Una concezione, quella del pensiero, trascurata e degradata nella speculazione e nell'idealismo.
(Valeria Schäfer, Matteo Scabeni)
Note biografiche
Macoto Murayama (Kanagawa, 1984) unisce alla tecnologia l'arte botanica in modo da poter coltivare la "flora inorganica" da lui concepita. L'opera risultante non è solamente l'immagine di un fiore, ma la rappresentazione del potere dell'intelletto e dei suoi elaborati strumenti, utilizzati per indagare la natura.
Dingyue (Luna) Fan (Chongqing, 1994) si è laureata al Royal Collage of Arts nel 2023. L'artista Incentra la sua ricerca su temi paradigmatici come il femminismo, l'inconscio e il mondo naturale e le sue opere catturano la fluidità della memoria, del segno e dell'immaginazione, esplorando la fragilità e la tensione delle emozioni e la vitalità di un paesaggio onirico.
Sophia Pauley (Cardiff, 1994) sta attualmente terminando i suoi studi presso il Royal College of Arts. Pauley alterna pittura, disegno e installazioni scultoree, coinvolgendo un profondo senso di nostalgia ed emotività legato al controllo del corpo e alla concentrazione. La sua produzione è basata su un processo ripetitivo e ossessivo.
Fabio Roncato (Rimini, 1982) indaga la difficoltà e lo sforzo nella comprensione del piano percettivo, fondamentale alla riflessione sul ruolo dell'essere umano nella realtà in cui è inserito. Le sue opere si inseriscono all'interno di un quadro di ricerca pensato per riformulare le relazioni fra conoscenza, percezione dello spazio, e pratica artistica.
Katharina Veerkamp (Mettingen, 1986) ha studiato, vive e lavora a Düsseldorf, in Germania. La sua ricerca insiste sul rapporto tra percezione, forma ed immagine. Attraverso un processo complesso, costruisce degli sfalsamenti di significato per indagare la percezione dello spettatore in un'analisi profonda e radicale volta a sviscerare i paradigmi della contemporaneità.
Valeria Schäfer Curina (Germania, 1990) è curatrice, art advisor e artist manager. La sua ricerca è incentrata su giovani artisti emergenti che producano innovazione partendo da una solida radice culturale: per comprendere la devastazione della contemporaneità è necessario pensare e agire. Una profonda conoscenza del mondo dell'arte derivata dall'essere manager di lunga data di Danh Vo, direttrice di KÖNIG e collezionista. Matteo Scabeni (Bergamo, 1999) è un giovane curatore, laureato all'Università IULM di Milano nel 2023. La sua ricerca si incentra sull'analisi di alcuni paradigmi della contemporaneità: l'algologia (il rapporto tra soggetto e dolore), la corporeità nel confronto della sua immagine, il nesso inscindibile tra stratificazione culturale e realtà. Scrive e collabora con diverse riviste, come exibart, e ha già curato e partecipato alla curatela di diverse mostre.
Galleria Gaburro è stata fondata nel 1995 da Giorgio Gaburro, collezionista e mercante d'arte. Con due sedi, Milano e Verona, dal 2020 è co-diretta dalla figlia Cecilia.
La Galleria ha all'attivo produzioni, eventi, progetti espositivi e editoriali con artisti italiani e internazionali come Daniel Spoerri, Hermann Nitsch, Emilio Isgrò, Marco Cingolani, Danilo Bucchi, Jan Fabre e Liu Bolin. Tra le istituzioni con cui ha collaborato, il MART di Rovereto, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, la Biennale di Venezia, Palazzo Ducale a Mantova, l'Università Bocconi di Milano, il MUDEC Museo delle Culture di Milano, la Galleria Borghese di Roma, la Reggia di Caserta, la Galleria d'Arte Moderna Achille Forti di Verona, il Complesso del Vittoriano di Roma, la Galleria degli Uffizi e il Palazzo Vecchio di Firenze. Linea guida dell'attività è il concetto di Project Gallery: ogni progetto nasce dall'interscambio tra l'artista, il curatore e la galleria, ed è concepito ad hoc per gli spazi espositivi, privati o istituzionali, sempre coerenti con il messaggio e l'intervento dell'artista.
Mostra: Strati. Eco-fobia poetica
Milano - Galleria Gaburro
Apertura: 09/04/2024
Conclusione: 25/05/2024
Organizzazione: Galleria Gaburro
Curatore: Valeria Schäfer e Matteo Scaben
Indirizzo: Via Cerva 25 - 20122 Milano
Inaugurazione e cocktail: martedì 9 Aprile ore 18.30
Orario: martedi-sabato ore 11.00-13.00 e 14.00-19.00
Per info: info@galleriagaburro.com | +39 02 99262529
Sito web per approfondire: https://www.galleriagaburro.com/intro/
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